Sepolcri imbiancati

23 09 2009

Una manifestazione annunciata quasi in contemporanea con l’esordio di We have a dream, il movimento nato dal silenzio e dal vuoto lasciato da chi avrebbe potuto e dovuto organizzare una fiera ed immediata reazione rispetto all’escalation di episodi di violenza e di intimidazione che hanno colpito nel corso del 2009 le persone della comunità lgbt.

Una fiaccolata istituzionale convocata da Nicola Zingaretti proprio su questa onda emozionale, che ha coinvolto subito Piero Marrazzo e Gianni Alemanno, “contro ogni forma di razzismo, di intolleranza, di xenofobia e di omofobia. Una manifestazione in cui si ritrovino insieme il Comune, la Provincia, la Regione, il cardinale vicario di Roma, il rabbino capo, l’imam della moschea, le associazioni dei gay, degli immigrati, i sindacati e tutta la società civile per chiarire che chi colpisce il diverso colpisce anche noi”.

Un intento lodevole che dal giorno dell’annuncio si è andato via via stemperando fino a far scomparire le parole omofobia e xenofobia dal manifesto, segno evidente che per allargare il consenso e le adesioni, era necessario fare delle “selezioni”. Chiarito infatti che la manifestazione è contro il razzismo e l’intolleranza, è arrivata puntuale l‘adesione del vicariato di Roma e di formazioni cittadine di estrema destra. Un’abile manovra politica che, passata la manifestazione, servirà a tutti per dire che per loro l’omofobia è da condannare e che hanno anche partecipato alle manifestazioni contro. Peccato che ormai, la manifestazione, per quanto possa essere partecipata, non è diventata che un lenzuolino fino e stretto che a malapena potrà coprire l’ipocrisia e le iniquità di chi ha deciso di esserci solo quando era chiaro che il tema dell’omofobia e della transfobia sarebbe stato presente in dosi omeopatiche.
Sepolcri imbiancati. Un signore detto il Nazareno lo diceva già un paio di millenni fa: “Guai a voi, poiché siete come sepolcri imbiancati, che all’esterno appaiono belli a vedersi, e dentro, invece sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. Volete apparire giusti, davanti agli uomini, ma, all’interno, siete pieni di ipocrisia e di iniquità”.
Dunque? Partecipare o non partecipare? Lasciare che si compia la rappresentazione o tentare fino all’ultimo di ridarle il suo significato iniziale? Ardua questione. Che in un nuovo guizzo di creatività e di elaborazione politica di parte della comunità lgbt di Roma trova una soluzione intelligente. Nella manifestazione, accanto alle istituzioni e alle associazioni (anche quelle lgbt), ci saranno anche le cittadine e i cittadini della comunità lgbt che porteranno il loro contributo critico e civile all’interno stesso della fiaccolata proprio per evidenziare l’ipocrisia di chi partecipa alla farsa e proclamandosi contro l’omofobia e la transfobia, nega quotidianamente il diritto all’uguaglianza e alla dignità, alimentando proprio quei fenomeni contro cui manifestano.
E dunque, le persone lgbt, con le stesse modalità che hanno caratterizzato il movimento spontaneo We have a dream, si stanno organizzando per svelare l’ipocrisia. Vestite di bianco e con i visi coperti da maschere bianche: fantasmi, come la società vorrebbe che fossimo. Cittadini a metà, senza il diritto a progettare il proprio futuro che invece appartiene a tutti gli altri.





Mozione contro la omo-transfobia

1 09 2009

La seguente mozione sarà presentata alla discussione e all’approvazione da parte del Gruppo Consiliare Sinistra e Libertà al Consiglio Comunale di Genzano di Roma.

L’invito per tutti gli eletti e gli amministratori è a farla propria e presentarla nelle sedi deputate, con le modifiche eventualmente necessarie.

Grazie a tutti per la collaorazione

MOZIONE
per la prevenzione e la lotta all’omo-transfobia

Premesso che:

  • Il Parlamento Europeo il 18 gennaio 2006 ha approvato la risoluzione P6_TA(2006)0018 con cui:
    • invita gli Stati membri a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni all’odio e alla violenza;
    • condanna con forza ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale;
    • chiede agli Stati membri di adottare qualsiasi misura ritenuta opportuna nella lotta all’omofobia e alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale;
    • sollecita vivamente gli Stati membri a intensificare la lotta all’omofobia mediante un’azione pedagogica e anche per via amministrativa, giudiziaria e legislativa;
  • Il Parlamento Europeo il 15 giugno 2006 ha approvato la risoluzione P6_TA(2006)0273 con cui invita gli Stati membri a lanciare campagne e progetti in tutti i settori e a tutti i livelli, in particolare nei mezzi d’informazione e nelle scuole, al fine di promuovere la diversità culturale come forma di ricchezza e di dinamismo economico, la parità di genere, la lotta contro la discriminazione, la tolleranza, il dialogo e l’integrazione;
  • Il Parlamento Europeo il 26 aprile 2007 ha approvato la risoluzione P6_TA(2007)0167 con cui:
    • indice per il 17 maggio la Giornata internazionale contro l’omofobia;
    • ribadisce che l’Unione Europea è innanzitutto una comunità di valori, in cui il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la democrazia e lo stato di diritto, l’uguaglianza e la non discriminazione sono fra i valori che più contano;
    • chiede la depenalizzazione universale dell’omosessualità;
  • La Costituzione della Repubblica Italiana (art. 3) stabilisce che:
    • tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    • è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
  • La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’articolo 2, comma 1 recita: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”
  • La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) all’articolo 1 recita: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. E all’articolo 21 ribadisce: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

Considerato che:

  • Il 17 maggio del 1991 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’omosessualità una “variante naturale del comportamento umano”.
  • Presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è in preparazione la discussione sulla proposta dell’Unione Europea di depenalizzazione universale dell’omosessualità, comprensiva della richiesta di una moratoria delle pene che molte persone nel mondo subiscono a causa della loro omosessualità;
  • Presso il Parlamento Europeo è in preparazione una specifica direttiva sulla prevenzione e la lotta all’omofobia;
  • Presso la Commissione giustizia della Camera è allo studio un testo unificato per introdurre nel codice penale l’aggravante inerente all’orientamento sessuale della persona offesa dal reato e all’identità di genere e tale norma, se approvata, potrebbe colmare la grave lacuna dell’omissione di qualsiasi forma di protezione contro atti o comportamenti dettati dall’omofobia e dalla transfobia nei delitti motivati dall’odio contro minoranze oggetto di pregiudizi diffusi, poiché alle conseguenze dell’atto delittuoso, si aggiunge infatti un chiaro intento volto a terrorizzare e ad escludere dalla vita sociale un’intera categoria di individui;
  • I dati più recenti pubblicati nel rapporto del 2009 dell’Agenzia UE per i diritti fondamentali (che ha sostituito l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia) dimostrano che l’omofobia è un fenomeno socialmente in piena diffusione nei paesi europei ed in molti casi tollerata se non sostenuta apertamente da esponenti politici ed istituzionali. La situazione appare particolarmente preoccupante rispetto ai crimini di odio a sfondo omofobico, con un particolare riferimento al bullismo nelle scuole e nelle istituzioni educative, luoghi fondamentali di formazione dell’individuo e della cittadinanza. Dallo stesso rapporto emerge anche una preoccupante casistica di molestie a scuola e negli uffici, di aggressioni e licenziamenti ai danni di omosessuali e, più in generale, una difficoltà sempre maggiore per le persone omosessuali o transgender di vivere la propria “quotidianità” senza esser vittime di discriminazioni di vario tipo;
  • Una cultura diffusa ancora oggi anche in Italia spinge a considerare le persone omosessuali, transessuali e transgender come perverse o malate, rendendole spesso oggetto di scherno e discriminazione e obbligandole a nascondersi e spesso a rinunciare, per paura di essere scoperte, al diritto di denunciare maltrattamenti, percosse, furti o ricatti;

Tenuto conto che:

  • le istituzioni governative italiane non hanno mai definito e promosso specifiche politiche contro le forme di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, transessuali o transgender;
  • le difficoltà per le persone omosessuali, transessuali o transgender hanno spesso inizio sin dalla scuola, dove non sempre vi sono insegnanti “preparati a identificare e affrontare questi problemi” e i programmi scolastici tendono a non affrontare l’argomento;
  • la lotta all’omofobia e alla transfobia non riguarda solo le persone omosessuali, transessuali o transgender, ma interessa l’autorità pubblica e la volontà collettiva della società;
  • esiste una grave mancanza di dati statistici utili al fine di valutare l’efficacia e l’impatto delle politiche legislative, mancanza dovuta in parte al fatto che l’orientamento sessuale è ancora un argomento in emersione, sostanzialmente ignorato dal dibattito pubblico;
  • i ripetuti e recenti episodi di violenza e di aggressione omofobica e transfobica dimostrano senza ombra di dubbio e con drammatica evidenza il clima di intolleranza e insicurezza cui è sottoposta l’intera categoria dei cittadini omosessuali, transessuali o transgender.

Tutto ciò premesso e considerato,
Il Consiglio Comunale di Genzano di Roma

Plaude e sostiene

l’iniziativa dell’Italia di aderire alla proposta di decriminalizzazione universale dell’omosessualità presso l’Onu, presentata dalla presidenza di turno francese dell’Unione Europea, e accolta da tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea.

Invita il Governo italiano:

  • a predisporre una vasta campagna comunicativa e socio-culturale per contrastare il fenomeno dell’omofobia e della transfobia, che preveda iniziative formative nelle scuole, nella pubblica amministrazione, tra le forze dell’ordine nonché nei luoghi di lavoro con specifici programmi di “diversity management”;
  • a dotare l’Istat dei fondi necessari per il finanziamento dell’indagine contro le discriminazioni per orientamento sessuale, cancellando il taglio apportato per finanziare l’abolizione dell’Ici;
  • a promuovere l’introduzione nei programmi scolastici di ogni ordine e grado di elementi formativi che conferiscano agli studenti autonomia e capacità d’analisi, nonché spirito critico contro ogni forma di violenza e di discriminazione sessuale, ai fini della promozione di una reale autodeterminazione delle persone e a verificare che le istituzioni scolastiche controllino il materiale scolastico adottato dai docenti affinché non contenga stereotipi sessisti o discriminatori.

Impegna la Giunta comunale:

  • ad adottare iniziative utili a far si che la giornata mondiale contro l’omofobia abbia nel Comune di Genzano di Roma un’adeguata risonanza e veda il massimo coinvolgimento delle istituzioni comunali;
  • a promuovere, anche in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti nel settore, iniziative destinate a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la cultura delle differenze, la prevenzione e la condanna degli atteggiamenti e dei comportamenti di natura omofobica e transfobica;
  • a promuovere, in collaborazione con gli organismi istituzionali di competenza, interventi nella scuola, perché istituzione deputata all’educazione dei futuri cittadini ad una cultura delle diversità e quindi luogo principale per lo sviluppo di iniziative dedicate alla lotta contro le discriminazioni.




Parte a Roma l’onda dei MICROPRIDE

29 08 2009

E gira che ti rigira, alla fine l’abbiamo fatto. Nella serata del 28 agosto, per la prima volta, la comunità LGBT di Roma (forse anche d’Italia) si è gestita da sola, in autonomia ed è uscita fuori. Spontaneamente il 28 agosto 2009 la prima fiaccolata LGBT di Roma, in coincidenza con una ricorr

enza casuale ma molto particolare.
Nello stesso giorno del 1963 ci fu a Washington la marcia per il lavoro e la libertà dei negri americani e in quell’occasione Martin Luther King pronunciò parole ormai storiche: I HAVE A DREAM.

28 agosto 2009, parte a Roma il primo MICROPRIDE

Circa 150, radunati davanti al Coming Out, partiti da Via di San Giovanni in Laterano e arrivati ai piedi del Campidoglio. Il tutto cotto e mangiato in poche ore. Una breve consultazione telefonica e su Facebook con Valentina (motore primo di questa reazione) e Cristiana Alicata e alle 17,30 partivano centinaia di sms, mail, l’evento su Facebook. E ci siamo riusciti. Nonostante fossimo noi stessi pessimisti, la nostra gente ha risposto. Pochi, certamente, ma certamente molti considerando il preavviso, il periodo vacanziero e l’assenza di ogni presenza istituzionale o associativa. Ed avevamo anche un bellissimo slogan che si richiamava alla contestazione degli anni ‘70:

RAZZISMO, VIOLENZA, OMOFOBIA
LE NOSTRE RISATE
VI SPAZZERANNO VIA

Insomma è andata bene. Ed è solo l’inizio. Ieri sera, seduti sui gradini del Campidoglio (con la Questura prontamente intervenuta appena siamo partiti, ci siamo accordati per non salire, questa volta, fino sulla piazza) abbiamo deciso di ripeterla ogni venerdì. Ci riusciremo? Chissà, intanto ci proviamo. E su Facebook parte il nuovo gruppo per diffondere l’iniziativa e tenere tutti aggiornati.

Alcuni cari amici hanno coniato una nuova espressione: MICROPRIDE. Che sia l’inizio di un nuovo modo di esserci? Sembrerebbe proprio di si. Queste le caratteristiche principali:

  1. Spontaneo: manca una struttura organizzative tradizionale, gerarchica; gli eventi si costruiscono in breve tempo, quasi a sorpresa;
  2. Fuori dalla politica: non c’è colore politico e presenza della politica partitica (questo benchè le persone possano essere militanti di partiti diversi)
  3. Fuori dalle associazioni: l’unico segno di riconoscimento è la rainbow flag
  4. Recupero dello spazio urbano: il MICROPRIDE è in tutto e per tutto un pride, fuso con la città.

Ne parlano repubblica.it, skytg24messaggero.it , corriere.it, tgcom, iltempo.it unione sarda, il secolo xix, adn kronos, l’altro quotidiano, spetteguless, solleviamoci, gaynews, gayforum.it, radiodeegay.it, notiziegaygaynews24 (anche qui).





Sepolcri imbiancati

24 08 2009

Questo l’episodio. Questo il seguito.

Le inutili parole che escono dai sepolcri imbiancati del governo e del sindaco di Roma suonano ancora più vuote e preoccupanti perché invece di far intravedere un barlume di presa di coscienza del problema, sottolineano solo il lato “repressivo” ed il rimedio penale.

Essi si guardano bene dal proporre misure eccezionali di politica educativa e di campagne contro l’omofobia. Non agire pur avendo le risorse  li rende complici di chi aggredisce. E non serve certo il tribunale dei giudici a doverlo attestare. Basta quello delle umanità e delle diversità discriminate. E sarebbe ora che la gente si desse un po’ da fare non solo quando gli episodi avvengono, inseguendo la moda un po’ forcaiola della disapprovazione e del taglione, quanto piuttosto dedicando tempo e generosità all’azione sociale e comunitaria di chi si impegna per debellare l’omofobia.

L’omofobia è figlia della mancanza di riconoscimento della parità giuridica delle persone omosessuali ed è alla radice di questo tipo di episodi.

Ma è anche alla radice dell’assenza dello Stato e delle tutele e dei diritti che esso dovrebbe tutelare ed agire. Il criminale aggressore agisce in realtà, non solo come persona singola, ma come braccio armato della società. Il perpetuarsi di uno stato di inferiorità giuridica delle persone omosessuali, verso la quale la società è pressoché indifferente, rende possibile un tale livello di disprezzo e di stigma sociale, da far diventare socialmente accettabile tali episodi. Nonstante l’indignazione di circostanza di chi potrebbe fare, ma nulla fa.





Lo “sbattezzo” non esiste…

6 08 2009
Vicariatus Urbis

Vicariatus Urbis

Qualche tempo fa avevo annunciato che avrei scritto al Vescovo di Roma per disporre la cancellazione del mio nome dall’elenco dei battezzati, chiedendo di veder riconosciuta la mia apostasia e la mia natura di eretico ( e anche quella di scismatico, dato che non riconosco nenache l’autorità del Papa, ved. canone 751 del codice di diritto canonico) affinché si prendesse nota della mia inequivocabile volontà di non essere più considerato un fedele, aderente alla Chiesa cattolica apostolica romana. Avevo anche chiesto conferma scritta per decreto singolare autentico ed originale.

Ebbene, la notifica del provvedimento mi è giunta proprio qualche giorno fa (29 luglio – confesso che la raccomandata è andata girando per casa parecchie settimane prima di essere spedita) a pochissimi giorni dal ricevimento della richiesta da parte del Vicariato di Roma (24 luglio).

In sintesi, dalla data del 29 luglio 2009, a quasi 45 anni dalla mia nascita e dal mio battesimo, non faccio più parte della Chiesa Cattolica. Allo stato dei fatti non ho ancora capito se non mi considerano neanche più un cristiano, ma di questo, alla fine, poco mi importa, dato che si può essere cristiani anche senza appartenere ad essa… Tecnicamente, sembra che la definizione corretta sia acattolico battezzato.

In ogni caso, adesso:

  • non potrò fare il padrino a battesimi e confermazioni in forza del cod. can. 874 §1 e 893 §1 (potrei chiedere per fare la madrina…)
  • non posso ottenere la licenza per sposarmi secondo il rito canonico, in forza del cod. can. 1071 § 1 e 4 (… ! …)
  • non potrò avere esequie ecclesiastiche (corna) in mancanza di segni di pentimento, in forza del cod. can. 1184 §1
  • non posso ricevere sacramenti, in forza del cod. can. 1331 § 1 e 915.

Nel decreto che mi è stato notificato, si precisa che la mia richiesta viene annotata in forza dell’art. 2 § 7 della Disposizione Generale della CEI del 30 ottobre 1999. Ma per avere qualche “certezza” (parola grossa quando si ha a che fare con i preti curiali…) mi conforta di più il § 9, in base al quale:

La richiesta di cancellazione di dati dai registri è inammissibile se concerne dati relativi all’avvenuta celebrazione di sacramenti o comunque attinenti allo stato delle persone. Tale richiesta deve essere annotata nel registro, e obbliga il responsabile dei registri a non utilizzare i dati relativi se non con l’autorizzazione dell’Ordinario diocesano.

Francamente, preferirei che l’uso dei dati fosse autorizzato da me e non da un superiore gerarchico del responsabile, dato che non posso ottenere la cancellazione del dato per motivi ribaditi anche dal Garante della Privacy.

Ma questo, potrebbe fare parte di un eventuale seguito della storia!

L’importante è sapere che la Chiesa di Roma considera il battesimo impartito ad un essere non consenziente un sacramento che conferisce uno status personale indelebile e che il nominativo del battezzato non può in nessun caso essere cancellato dai registri.

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Ad una più attenta lettura del dispositivo del Decreto CEI di cui sopra, si avverte qualcosa che stride:

  • la Chiesa cattolica, ordinamento giuridico indipendente e autonomo nel proprio ordine, ha il diritto nativo e
    proprio
    di acquisire, conservare e utilizzare per i suoi fini istituzionali i dati relativi alle persone dei fedeli, agli enti
    ecclesiastici e alle aggregazioni ecclesiali;
  • tale attività si svolge nel rispetto della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali.

L’ultimo punto NON è richiamato dal dispositivo della notifica che mi è stata inviata, ma costituisce parte integrante del Decreto. A mio parere, la mia dignità ed i miei diritti fondamentali sono profondamente lesi nel momento in cui un’istituzione, nonostante il mio parere contrario, sia di fatto autorizzata a utilizzare i dati sulla mia posizione religiosa per i suoi fini istituzionali, fra cui rientrano, in tutta evidenza, anche quelli statistici, ad esempio.

Secondo i miei amici laici, avvocati e docenti di diritto, gli si potrebbe far causa, soprattutto per vedere la faccia del giudice il giorno dell’udienza, quando, magari, gli chiediamo anche il rinvio alla Corte costituzionale…