Comunque Pride!

5 06 2009
Roma Pride 2009

Roma Pride 2009

Appuntamento per tutte e per tutti a Piazza Repubblica il 13 giugno, alle ore 15,30!

Aderisci anche tu inviando un’email a romapride@gmail.com

Qualcuno un po’ nostalgico dei “bei tempi” degli anni ‘70 e delle cariche della polizia rimarrà certamente deluso. Il comitato promotore del Roma Pride 2009 ha respinto ogni ipotesi di stravolgimento del senso della manifestazione e dell’evento, riaffermandone il suo carattere pacifico, di rivendicazione e di coinvolgimento della cittadinanza e delle cittadinanze (in calce il testo letterale del comunicato).

Il Pride si farà e su questo non c’erano dubbi da parecchio tempo. Il 13 giugno l’appuntamento è a Piazza della Repubblica (salvo intempestivi interventi delle autorità, ormai improbabile e decisamente sconsigliabili), alle 15,30 per muovere verso una destinazione che non è ancora precisa, ma che sembra essere o Piazza Navona. o Piazza Bocca della Verità, passando in entrambi i casi attorno al Colosseo (si perché per qualche misterioso ed inconoscibile motivo, le manifestazioni non possono attraversare Piazza Venezia… sarà per la sua vicinanza con Palazzo Grazioli?).

Non sono più i tempi della repressione allo Stonewall Inn e di Sylvia Rivera, ma c’è ancora da combattere. Solo che le forme della lotta prendono oggi altre strade, quando è lo stesso presidente degli USA che dedica il mese giugno ai diritti delle comunità lgbt, non è più neanche lontanamente immaginabile fare paragoni con quanto accadde a Christopher Street in quel giugno del 1969.

Eppure, come accennavamo sopra, qualche “inutile idiota” della Prefettura di Roma, più realista del re, quest’anno l’ha combinata più grossa del previsto. Soddisfatte le pretese della curia vaticana di non far arrivare il corteo a Piazza S. Giovanni (con la scusa del processione rionale di S. Antonio e peraltro impraticabile per i lavori stradali sulle vie di accesso), ha pensato bene di boicottare in qualche modo l’organizzazione della manifestazione. E così un andirivieni di visite dei rappresentanti del presso gli uffici di questura e prefettura, telefonate, contrordini, divieti, impugnazioni davanti al TAR e al Presidente della Repubblica, motivi pretestuosi in contraddizione continua fino a usare il famoso protocollo come una bibbia o un randello, per poi suggerire di derogarlo (ma ’sto protocollo è obbligatorio o serve solo a garantire che solo la “casta” dei firmatari possono avere delle deroghe?).

Insomma, al di là dei fatti “burocratici”, questi probi funzionari hanno preparato una bella frittata politica che adesso rischia di bruciare sul fornello, se qualcuno non interviene. E non potranno che essere le massime autorità cittadine a farlo, che si meritano una bella e sonora bacchettata sulle manine, per essere state così miopi da aver lasciato che si creasse un inutile caso politico che tutti potranno abilmente sfruttare. Il sindaco Alemanno e l’assessore Croppi sono stati tirati dentro con tutte le scarpe in una vicenda che, c’è da immaginare, non sospettassero stesse prendendo questa piega. Alemanno, infatti, sostiene che la giunta non ha nessun ruolo nella vicenda (!) e si è attivata “per cercare di trovare una soluzione accettabile, in maniera tale che venga rispettato il protocollo e che non ci siano discriminazioni nei confronti di questa manifestazione. Speriamo di trovare la soluzione nei prossimi giorni”. Mentre Umberto Croppi dichiara che,  essendo “stato via qualche giorno, se n’è occupato il gabinetto del sindaco» e precisa che “non c’è alcuna opposizione politica, anzi. Ora mi metterò al lavoro per trovare una soluzione, anche perché i promotori del Pride hanno mostrato sin dall’inizio grande disponibilità a concordare un itinerario che non desse problemi”, considerando che il Pride si  tiene a Roma “in modo regolare” da anni.

In attesa dunque Ora che l’amministrazione capitolina ha sbrogliato la matassa che il solerte funzionario ha scioccamente creato, il Comitato non può che ringraziare tutti i partecipanti alla solita querelle pre Pride che, grazie alla stampa, alla rete e ad una cittadinanza più sveglia di quanto piaccia ai politici renderà, ancora una volta, il Roma Pride una grande manifestazione nazionale e politica.





Roma Pride: negata Piazza S. Giovanni

4 05 2009
Roma Pride 2009

Roma Pride 2009

Anche quest’anno il Romano Pontefice ci aiuta!

La Questura di Roma, infatti, ha comunicato al Circolo Mario Mieli che a causa dello svolgimento della processione rionale dedicata a S. Antonio Abate, la piazza non sarà disponibile per ospitare il Roma Pride nel 2009. Sarà indisponibile anche il 20 giugno perché dalla stessa data partirà una serie di manifestazioni religiose per la preparazione della festa di San Giovanni Battista (che come noto a tutti, cade il 25 giugno). Indi, vi saranno ulteriori difficoltà a causa della festività dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città.

Quindi, di nuovo e testardamente grazie al Romano Pontefice e alla sua Curia che, anche quest’anno consentirà di sfruttare il clamore mediatico su questo tema trsfromandolo in uno lungo spot pubblicitario per il Roma Pride.

Santità, ormai lo sappiamo che ci vuole bene. Per questo, a titolo personale rinnovo la dedica intitolando  anche il Roma Pride 2009 BENEDETTO PRIDE, in attesa che proclami l’indulgenza plenaria e perpetua per tutti coloro che parteciperanno ai pride romani.

Al di là delle note folkloristiche, dal comunicato diramato dal Mario Mieli emerge una nota peroccupante.

Il Pride di Roma è ormai una manifestazione significativa, cospicua, di rilevanza nazionale e che non accoglie più soltanto gay, lesbiche e transessuali. Il Protocollo comunale sui percorsi delle manifestazioni si sta rilevando un insieme di false alternative. Per i  grandi eventi sono previsti piazze incapaci di accoglierli o luoghi rifiutabili per interi mesi con identiche giustificazioni, a volte risibili. Una carta straccia pronta a colpire tutti i cittadini non solo romani, limitandone la libertà di manifestazione garantita dalla Costituzione.





Sinistra e libertà candida Imma Battaglia

25 04 2009
Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati

Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati

EUROPEE: IMMA BATTAGLIA SI CANDIDA CON SINISTRA E LIBERTÀ (ANSA) – ROMA, 28 APR – Imma Battaglia, leader storica del movimento gay e presidente dell’associazione Di Gay Project, sarà candidata con Sinistra e Libertà alle prossime elezioni europee; sarà tra i capilista al Sud. «È la prima volta che mi candido – afferma la Battaglia – e lo faccio con una lista che ad oggi non sa nemmeno se raggiungerà il 4%. È una sfida, un’avventura a cui ho voluto partecipare per dare il mio contributo affinchè il quorum sia superato, perchè la politica è innanzitutto impegno civile e non garanzia di carriere politiche». Secondo Imma Battaglia «ci vuole in Italia una sinistra che trovi una sua collocazione europea, e Nichi Vendola può essere uno dei leader di un cambiamento importante, per assomigliare un pò di più a una sinistra modello Zapatero sulle libertà civili. A partire ad esempio dai diritti delle persone gay, lesbiche e trans». «Non sono mai stata comunista e non mi piacciono le ideologie di nessun colore – continua – mi piacerebbe invece che ci fosse anche in Italia una sinistra liberale e moderna, una sinistra che sappia essere di popolo, una sinistra che abbia una precisa identità, cosa che oggi ancora manca e fa male non solo alla sinistra ma anche alla destra, dove il modello berlusconiano si è rivelato vincente e necessita senza alcuna demonizzazione di una sinistra che sia altrettanto forte».

La neo-candidata per il sud di Sinistra e Libertà, Imma Battaglia, ha appena annunciato di concedere fieramente il patrocinio alla manifestazione per i diritti LGBTQI di Roma che si terrà proprio a ridosso delle elezioni che la traghetteranno a Strasburgo: “Sono lieta, come rappresentante di una forza politica di sinistra e come esponente di spicco della comunità LGBT italiana di aderire con convinzione alla manifestazione anche concedendo il patrocinio alla sfilata. Sono stata contattata dalla presidente di Di’gay Project che mi ha manifestato la propria soddisfazione e vicinanza per la candidatura chiedendomi anche il sostegno alla manifestazione che darò con convinzione perchè il Gay Pride è simbolo di libertà nel mondo e in Italia”.

All’annuncio dell’ottenimento del patrocinio per la manifestazione Imma Battaglia, ex presidente del Mario Mieli e organizzatrice del World Pride del 2000, ha subito esultato: “Bene ha fatto la Battaglia a dare il proprio patrocinio al Gay Pride che è da sempre una festa di libertà. Quello che serve è un impegno condiviso di tutte le forze politiche per abbattere il muro del pregiudizio e della discriminazione per garantire diritti e tutele a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Il primo obiettivo è arrivare ad avere una legge”.

Aggiunge poi, con nota polemica, una stoccata al Sindaco Alemanno che non ha concesso il patrocinio ritenendo il Gay Pride una ‘manifestazione di tendenza’: “Questa dichiarazione ambigua del Sindaco non mi piace”. “Certo è gay, lesbica, bisessuale e transessuale, ma questo di per sè non può essere motivo di discriminazione perchè sarebbe un fatto grave da denunciare all’Unione Europea…e confermerebbe la necessità urgente di una legge contro le dscirminazioni che in Italia ancora non esiste, e il GAY PRIDE serve anche per ricordare questo!”.

Il Mondo Gay, però, appare diviso sui patrocini e sulle motivazioni stesse della manifestazione. A dare fuoco alle polveri è Imma Battaglia, storica fondatrice del GayVillage, evento culturale estivo romano, che sempre più cerca di distinguersi dal resto del “movimento” non sottraendosi a polemiche e critiche: “Siamo alle solite, come ogni anno si ripete la pantomima del patrocinio al GAY PRIDE”. “A leggere i giornali di questi giorni”, prosegue la Battaglia, “si torna un’altra volta a parlare di Gay Pride, dove farli, come farli, con chi. E scoppiano di nuovo le polemiche, come se tutta la politica sui diritti dei gay italiani si fermasse ai Pride che, se sempre più sono un simbolo di festa e di libertà civile nel mondo, in Italia, purtroppo sono sempre più spesso autoreferenziali e rappresentativi più di chi li organizza che delle aspettative di una popolazione gay molto più matura, più attenta e disponibile al confronto e all’ascolto anche degli oppositori. Per questo prima di capire dove fare il Pride e aprire le solite polemiche, occorre capire come, su quali basi, con quale politica, per dire cosa”. “Anche per questo ho preso le distanze da una manifestazione sempre più faziosa e schierata solo da una parte”.

La Battaglia, infine, indica le proprie priorità: “Il primo e più urgente obiettivo politico oggi è quello di arrivare a colmare un vuoto legislativo e arrivare a definire una prima legge sui diritti lgbt rendendosi disponibili a un confronto democratico e costruttivo”.





RomaPride: Obama solidale con la comunità lgbt

25 04 2009
Il Presidente USA Barak Obama

Il Presidente USA Barak Obama

Il Presidente USA Obama ha appreso dalla stampa delle posizioni negative del patrocinio della Gay Pride Parade di Roma da parte del Papa Benedetto XVI, a margine delle comunicazioni relative allo spostamento della sede del prossimo G8 dalla Maddalena a l’Aquila.

Manifestando viva preoccupazione per il perdurare da parte del Vaticano della totale protezione finalizzata all’impunità di preti, prelati e religiosi di vario genere resisi autori di crimini pedofili, il cui numero non accenna a diminuire. Ha rilevato che tale livello di protezione appare pressoché totale in Italia, ma esteso, organizzato ed efficiente praticamente in tutti i paesi del mondo, ed ha espresso profonda meraviglia per il fatto che in Italia siano oggetto di discussione patrocini e sostegni alla parata del GayPride anzichè la lotta per l’eliminazione di tali comportamenti criminali con la giusta punizione dei colpevoli, per l’applicazione immediata dei diritti di parità per i gay e le donne, per eliminare i comportamenti omofobi e sessisti nella legislazione e nella società.

“E’ con vivo dispiacere – ha dichiarato il Presidente USA – che sono costretto a constatare che in Italia perdura, a sessant’anni dalla Liberazione attraverso l’intervento delle truppe alleate degli USA in appoggio alla Resistenza, di una preoccupante mancanza di diritti civili e democratici nella società civile e nelle istituzioni politiche, malgrado l’impegno manifestato dai Costituenti per stabilirne i principi e i metodi nella redazione della Costituzione Italiana”.

Il Presidente Obama si è anche detto deciso a contattare urgentemente l’amico Silvio per aiutarlo a recuperare prontamente principi e metodi sui diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, per evitare ulteriori gaffes politico-istituzionali, tali da minacciare la serenità della convivenza civile in un paese così bello e vicino al cuore degli americani.

Infine, quanto alla sua eventuale partecipazione alla parata del GayPride di Roma, il Presidente Obama ha affermato: “A quarant’anni dalla rivolta di Stonewall contro la prepotenza e la violenza omofoba delle istituzioni americane, si sono fatti nel mio paese grandi passi in avanti e buona parte delle condizioni di discriminazione e di omofobia che hanno l’hanno causata appaiono sostanzialmente superati. Al punto che la celebrazione di questa data è diventata ormai negli USA una sorta di festa di primavera, gioiosa e colorata offerta dalla nostra grande comunità LGBT alla ricerca della felicità di tutti, senza alcuna richiesta di sponsorizzazione da parte delle istituzioni, poichè è del popolo e non delle istituzioni o delle religioni. La parata del Gay Pride di Roma probabilmente vorrà essere qualcosa di simile e sarei lieto di parteciparvi con la mia famiglia, come semplici cittadini, si può fare. Ma la situazione Italiana, che non consente ancora ai gay di questo bellissimo paese di festeggiare diritti acquisiti certi e libertà nella ricerca della felicità, non ci permetterebbe di godercela. Come dimostrano chiaramente le posizioni ipocrite del Vaticano e le azioni politiche delle istituzioni, è ancora troppo presente il suo controllo politico condizionante e discriminatorio nella società e nella politica italiana, per consentire ai gay italiani di festeggiare qualcosa con vera e serena allegria.”

Ha aggiunto infine che, a titolo personale e assieme al reverendo Robinson, sono presenti costantemente nelle sue preghiere la libertà e i diritti dei gay italiani.





RomaPride: il Papa nega il patrocinio

24 04 2009

Benedetto XVILa Sala Stampa del Vaticano ha appena reso noto che il Papa non concederà, “come di consuetudine”, il proprio patrocinio al gay Pride di Roma: “Nonostante le interessanti richieste pervenute al Santo Padre per la concessione del patrocinio della Santa Sede alla manifestazione romana del 13 giugno prossimo Sua Santità ha ritenuto di non poter dar seguito alla richiesta visto il contenuto altamente provocatorio e ispirato alla laicità della manifestazione. La lotta alle ingiuste discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali è nel cuore del Pontefice ma la manifestazione è da ritenersi di parte e non inclusiva di ogni forma di opinione presente nel territorio italiano e per questo la Santa Sede si vede costretta, come di consuetudine, a non patrocinare la Gay Pride Parade romana. Sua Santità si dice comunque interessato al programma degli eventuali eventi collaterali alla manifestazione e in attesa di una richiesta di patrocinio per questi ultimi che si riserverà di valutare al fine di dare il patrocinio agli eventi culturali e sociali collegati alla richiesta di parità di diritti delle persone omosessuali”.

Alla notizia del diniego del Vaticano il signor Lino Occhio, che aveva richiesto il patrocinio, si è detto amareggiato: “Vivo in Via del Mascherino da anni e ogni anno provo a chiedere al Santo Padre il patrocinio per il Gay Pride. Come omosessuale e residente nelle vicinanze dello Stato Vaticano ritengo che sia un errore per il Pontefice rigettare la mia richiesta perché la manifestazione è un momento di rivendicazione di diritti che ancora vengono negati ad una parte dei cittadini italiani. Anche per questo invito il Santo Padre a prendere parte alla manifestazione così da poter valutare con i suoi stessi occhi la manifestazione e le rivendicazioni in essa contenute”.

Secondo fonti non confermate il Pontefice, commosso dalle parole del signor Occhio, avrebbe deciso di non revocare il diniego ma di fare comunque un passo verso chi gli aveva richiesto il patrocinio donando uno dei suoi abiti talari, opportunamente sconsacrato, per il carro di apertura della sfilata. Franco Grillini, appena eletto pontefice gay nel conclave ristretto delle agenzie di stampa, ha esultato pubblicamente dicendosi onorato per tale donazione pur non potendo dimenticare il diniego della Santa Sede al patrocinio: “Ringrazio il Papa per la donazione tanto particolare ma non posso non far notare che a fronte di tale regalo il Papa ha comunque negato il proprio patrocinio ad una manifestazione gioiosa e inclusiva che chiede diritti e parità. Ad ogni modo farò omaggio al Santo Padre indossando personalmente l’abito d’oro appena ricevuto: sarò ‘l’umile servo della villa del signore’”.