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SEL, le famiglie e il matrimonio gay

Dopo la polemica sulle dichiarazioni di Pisapia (sintetizzate con spirito creativo dalla Stampa) proseguono qua e sulla rete alcuni tentativi di trascinare SEL nella confusione e nella incertezza che aleggia fra molti dei partiti del centro sinistra sul tema del legittimazione dei rapporti affettivi.

A chi vuole fare una lettura più approfondita consiglio di leggere cosa il Congresso Nazionale di SEL ha approvato nei suoi lavori di Firenze (ordine del giorno ed integrazione del manifesto fondativo). Mentre a chi vuole andare al sodo, può bastare una riflessione sul fatto che in SEL si sta tentando un nuovo approccio al tema dei diritti delle persone LGBTIQ, visti all’interno del diritto alla piena cittadinanza per tutti ed una nuova visione del diritto di famiglia. Dunque un approccio laico, progressista e aperto alla pluralità delle scelte personali, che al momento si riscontra solo in SEL e nell’ambito del partito radicale che, su questo, ha presentato in Parlamento una proposta di legge di riforma integrale del diritto di famiglia (alla cui stesura ho partecipato anche io, proprio in tema di forme della famiglia).

Nichi Vendola è stato accusato di dire cose ambigue su questi temi, che non convincono. Gli spazi mediatici nei quali Vendola si è potuto esprimere (un’intervista doppia alle iene e qualche flash di agenzia) non hanno consentito né lo consentono di solito di precisare e di articolare un discorso che è di per sé molto complesso (come ben sanno alcuni detrattori di Vendola su questo punto). Ma negli spazi pubblici si, ma un po’ meno mediatici, SEL e dunque anche Nichi Vendola che era presente ed ha ripreso il discorso (si vedano gli interventi al congresso di Firenze) è stato chiarito senza ambiguità che in tema di riconoscimento giuridico dei rapporti di coppia  il matrimonio è indipendente dal genere dei coniugi e le unioni civili sono per tutte quelle coppie che desiderano costruire una vita insieme, ma che non si riconoscono nella camicia stretta del matrimonio.

Certi Diritti al Quirinale

Il palazzo del Quirinale

Il palazzo del Quirinale

Nel tardo pomeriggio del 18 maggio, una delegazione dell’Associazione Certi Diritti è stata ricevuta al Quirinale. Erano presenti Rita Bernardini (deputata radicale, membro della Commissione Giustizia, iscritta all’Associazione), Sergio Rovasio (Segretario dell’Associazione), Guido Allegrezza (Coordinatore nazionale della campagna di Affermazione Civile, sostenuta dell’Associazione), Leila Daianis (Rappresentante del Coordinamento Transgender Sylvia Rivera).

L’incontro si è caratterizzato per la cordialità ed una proficua conversazione, occasione per portare all’attenzione del Capo dello Stato i temi più rilevanti che toccano da vicino la comunità LGBTQI italiana. Nel corso del colloquio sono stati toccati alcuni temi significativi come l’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, l’istituzione di forme di unioni civili aperte anche ad esse, la prevenzione dell’omofobia e della transfobia attraverso specifiche politiche di formazione ed informazione, i problemi dei migranti omosessuali, la prevenzione e la cura delle malattie sessualmente trasmesse, temi sui quali, anche da parte del Colle si è messo in evidenza il preoccupante silenzio dei media e della politica.

Al termine del colloquio, la delegazione ha consegnato una lettera indirizzata al Presidente, con la sintesi dei temi indirizzati nella conversazione, un nutrito dossier su di essi e la richiesta di un pronunciamento in relazione alla necessità che sia data risposta alle esigenze che le cittadine ed i cittadini LGBTQI espongono da tempo. Di seguito una sintesi della lettera.

Note e commenti:

DELEGAZIONE RADICALI GAY INCONTRA NAPOLITANO AL QUIRINALE (ANSA) – ROMA, 18 MAG – Dopo 19 anni, da quando nel 1991 il presidente Francesco Cossiga ricevette una delegazione di Arcigay nel 1990, in piena epidemia AIDS, il Capo dello Stato italiano accoglie al Quirinale l’associazione radicale «Certi Diritti». Lo rende noto il portale Gay.it che osserva come incontro segua di pochi giorni quello del Presidente della Camera Gianfranco Fini con alcune associazioni gay, fra cui Arcigay. All’ appuntamento con Giorgio Napolitano sono intervenuti il presidente dell’associazione radicale «Certi Diritti» Sergio Rovasio, la deputata radicale del PD Rita Bernardini, la rappresentante del coordinamento «Sylvia Rivera» Leila Deianis e il coordinatore della campagna di affermazione civili di «Certi Diritti» Guido Allegrezza. «Abbiamo posto all’attenzione del Capo dello Stato – dice Sergio Rovasio – quattro questioni per noi fondamentali: un caso simbolo di tutti i numerosi migranti gay che chiedono asilo politico in Italia, quello del migrante omosessuale Mehdi Haddad, un tunisino che per i suoi modi effeminati rischierebbe di essere sottoposto alla legge della sharia nel caso fosse rimpatriato; la mancanza di una legge sul matrimonio gay e dei diritti fondamentali delle coppie di fatto lgbt, una situazione che fa dell’Italia il fanalino di coda in Europa; i numerosi casi di omofobia raccolti dal 2007 ad oggi; la condizione delle transessuali in Italia, purtroppo senza voce.» A proposito di omofobia, al Capo dello Stato è stato consegnato un voluminoso report coi casi di violenza documentati dal 2007 fino ad oggi. Per quanto riguarda il matrimonio gay, invece, è da sottolineare come i rappresentanti radicali siano i primi a discutere di questo tema con un’alta carica dello Stato. L’argomento non era mai entrato nei palazzi istituzionali prima di oggi.

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Secondo alcune stime oltre il 7% circa della popolazione italiana si caratterizza per avere un orientamento affettivo e sessuale verso persone dello stesso sesso oppure per una identità di genere non corrispondente al sesso biologico ovvero che non è o non sente di essere in sintonia con le usuali categorie in tema di affettività, sessualità, genere. Si tratta della comunità delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e delle persone transgender, degli intersessuali e dei queer (LGBTQI)

Una comunità che non ha nessuna forma di riconoscimento e di tutela per preservarla da forme violente di prevaricazione o di discriminazione. La gravità della situazione relativa a tali violenze è testimoniata dai dati sul fenomeno dell’omofobia e della transfobia diffusi in questi giorni da Arcigay e altre associazioni. Nel report 2008 sono raccolte le testimonianze di vittime omosessuali e transessuali per un totale di 9 omicidi, 52 violenze, aggressioni ed estorsioni e 16 atti vandalici e di bullismo. Nei primi mesi del 2009 i casi di omicidio sono già 6, quelli di violenza, aggressione ed estorsione 31, quelli di vandalismo e bullismo 2. Dati che fanno riflettere sul livello crescente di gravità del fenomeno.

Oomofobia e transfobia riguardano tutto il mondo;  contro di essi la comunità LGBT si mobilita quotidianamente e celebra annualmente la ricorrenza della Giornata Mondiale contro l’omofobia, proprio nella data del 17 maggio, giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente cancellato l’omosessualità dalla lista delle malattie, nel 1990.

Recentemente v’è stata una storica decisione del Tribunale di Venezia, che ha rimesso alla Corte Costituzionale il procedimento contro il rifiuto di pubblicazioni di matrimonio che il Comune di Venezia ha opposto alla richiesta di due cittadini gay. Tale procedimento si colloca nell’ambito dell’iniziativa di Affermazione Civile promossa dall’Associazione Radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford, associazione di avvocati per i diritti delle persone lgbt. Lo scopo è quello di incardinare sul piano legale iniziative finalizzate al superamento di leggi ingiuste e discriminatorie.

Segnaliamo anche la grave situazione di molti migranti costretti a fuggire dai loro paesi di origine a causa del loro orientamento sessuale, per il quale rischiano anche la pena di morte.

Alla Presidenza della Repubblica, chiediamo di adoperarsi affinché si possa spingere il legislatore a porre al centro della sua azione parlamentare iniziative legislative relative ai diritti delle persone LGBT, per una pari dignità sociale, per l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso e di condizioni personali e sociali; ciò anche in ossequio e in adempimento al dettato costituzionale dell’articolo 3:

In maniera particolare, chiediamo:

  • riconoscimento e regolamentazione delle coppie formate da persone dello stesso sesso sia in ambito matrimoniale, sia nelle forme pubblicamente riconosciute di unione extra matrimoniale che il legislatore elaborerà. Si noti che, su questo punto, l’Italia sconta un ritardo evidente in Europa; in molti paesi dell’Ue, sono state date risposte a questo tipo di istanze mediante istituti specifici per le persone dello stesso sesso, ovvero mediante l’estensione in loro favore degli istituti previsti per le coppie formate da persone di sesso diverso, tuttora assenti in Italia;
  • riconoscimento dell’omofobia e della transfobia come fenomeni da prevenire e reprimere con specifiche campagne di educazione, informazione, prevenzione e repressione sul piano legale;
  • repressione delle discriminazioni sul lavoro attraverso una specifica normativa che tuteli le persone LGBT, tenendo in particolare considerazione la condizione delle persone transessuali, vulnerabili a tali discriminazioni;
  • rafforzamento dell’iniziativa del governo in materia di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che si stanno pericolosamente riaffacciando sulla scena e costituiscono una seria minaccia soprattutto per la popolazione più giovane, spesso ignara dei pericoli ad esse legate e diffusamente impreparata ad applicare le più elementari norme di prevenzione igienica e sanitaria;
  • istituzione di un osservatorio multidisciplinare sullo stato della comunità LGBT, che abbia lo scopo di monitorare i fenomeni della discriminazione e delle differenti forme di violenza rivolte ai cittadini di questa comunità;

L’Europa dei diritti

Sul sito di Certi Diritti, Sergio Rovasio, che ne è il segretario, pubblica un comunicato stampa dove annuncia che la Corte di giustizia delle Comunità europee il 1° aprile ha emesso una sentenza in base alla quale, in attuazione degli articoli 1 e 2 della Direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento nell’impiego e nell’occupazione, non possono essere emesse ed attuate normative nazionali che precludano al partner registrato delle stesso sesso del defunto la reversibilità della pensione in suo favore (Corte di Giustizia, Maruko c. Versorgungsanstalt der deutschen Bühnen. Causa C‑267/06) – La direttiva è stata recepita in Italia con il D.Lgs 216/2003.

Episodi come questi ci fanno rallegrare dell’esistenza dell’Unione Europea e delle sue istituzioni, che costituiscono, in materia di diritti civili, un baluardo di civiltà che costringerà l’Italia ad adeguarsi ad un ordinamento più evoluto del suo. A meno di non voler mettere mano al portafoglio per pagare le sanzioni che deriveranno dalle procedure di infrazione che costantemente ci colpiscono per le nostre gravi inadempienze in materia di applicazione delle disposizioni comunitarie.

In Italia, si fa ancora grande fatica e pensare europeo e a rendersi conto che, ormai, apparteniamo ad un unico grande Stato sovranazionale che si governa ispirandosi ad una laicità pragmatica, che non risente, come accade in Italia, delle ostinate ingerenze di uno Stato ospite come il Vaticano, che, detto per inciso, non fa parte dell’Unione (per fortuna).

Grazie alla pressione che costantemente esercità l’Unione Europea con le sue istituzioni, anche in Italia si andaranno affermando quei diritti che una larga fetta della politica nazionale continua a non voler riconoscere come elemento indispensabile per il progresso sociale e civile.

Nello specifico, la sentenza supera una grave disparità di trattamento tra coppie conviventi e coppie sposate, poiché viene garantito al partner unito non sposato la stessa pensione integrativa prevista per il coniuge superstite, affermando con decisione la perfetta uguaglianza per le persone unite da relazioni di convivenza previsti dalle legislazioni nazionali.

Improvvisamente, l’inverno scorso: l’anteprima

In una sala gremita all’inverosimile, il 14 marzo si è svolta a Roma l’annunciata anteprima nazionale di Improvvisamente, l’inverno scorso, film documentario sulla vicenda italiana dei DICO, realizzato da Gustav Hofer e Luca Ragazzi e premiato a Berlino.

Il pubblico presente ha reagito con molta partecipazione ai numerosi spunti di riflessione e alla ricostruzione che il film propone con semplicità e con una forte ed indispensabile dose di ironia. Segno evidente che il film centra in pieno il suo obiettivo di dare un punto di vista, di parte ma anche “dalla parte delle persone”, sulla controversa e squallida vicenda dei Dico, poi Cus, poi più nulla.

Quindi, un “bravo” agli autori che sono anche i protagonisti del film, nel quale intrecciano la loro storia personale con le vicende politiche nazionali, esercizio che la nostra classe politica dovrebbe praticare più spesso, non solo per captare consenso elettorale, ma per “servire gli elettori” come si addice a chi è stato eletto.

Alle testimonianze più vicine al mondo della politica e delle istituzioni, il film affianca moltissimi brani di interviste raccolte per strada durante alcune manifestazioni che in quel periodo si organizzavano a Roma. Quelle più rilevanti sono certamente le interviste raccolte da persone che partecipavano ad eventi organizzati da istituzioni legate alla Chiesa: la celebrazione del 25° di Comunione e Liberazione, la fiaccolata del Trifoglio in difesa della vita e dei valori cristiani, le veglie e le fiaccolate di Militia Christi contro l’aborto (in vero più simile ad un raduno di estrema destra che ad una celebrazione religiosa), il Family Day: il panorama che disegna il film fa chiaramente intendere che il livello di superficialità, di pregiudizio, di ignoranza sui temi toccati nel documentario è talmente diffuso da assumere i contorni di una vera e propria tragedia sociale.

Dopo la proiezione, si è svolto un dibattito tra il pubblico, gli autori e i politici presenti per l’occasione: Franco Grillini, Cesare Salvi, l’assessore alla cultura della provincia di Roma (Vita) e il deputato Brutti. La parte più interessante sono stati gli interventi del pubblico, ispirati ad un notevole maturità e ad una consapevolezza molto forte. Personalmente, essendo molto infastidito dall’evidente volontà di usare la serata come “lancio elettorale” e dalla inveterata abitudine che molti politici hanno di giustificare il passato per non parlare del futuro, ho voluto intervenire non per fare una domanda ma per fornire alcuni spunti di riflessione:

  1. il movimento glbt non ha ottenuto risultati sostanziali da quando ha mosso i primi passi
  2. ha sempre posto le sue questioni in sordina per evitare di “provocare”
  3. oggi non considera più un suo obiettivo la legislazione sulle unioni affettive
  4. l’obiettivo è la piena equiparazione, cioè l’ottenimento degli stessi diritti e doveri che sono riservati ai cittadini eterosessuali
  5. il fondamento delle unioni è cementato dall’amore e dall’affetto, non certo dalla sessualità, che è un elemento incidentale e complementare

Dopo l’anteprima, parte un tour di presentazioni che si svolgeranno in tutta Italia, in attesa che qualche distributore cinematografico decida di mettere in circuito questo indispensabile contributo al progresso civile di questa nazione bigotta e decadente.

Predica bene, Ratzola male

Luna Coppola e Sara Ballerini, insieme a Franco Brun ed in collaborazione con Carta Coop Sociali hanno realizzato un documentario intitolato “Predica bene Ratzola male“.

Uscirà in edicola il 9 febbraio 2008 in concomitanza con la manifestazione NO VAT, allegato con Carta. Il documentario potrà essere acquistato online qui e qui.

Si tratta di un documentario sulle coppie di fatto, in cui si affrontano i temi della laicità dello stato, dell’ingerenza vaticana nella politica italiana, della disinformazione mediatica. In 58 minuti viene dato spazio ai racconti e alle testimonianze di personaggi della politica italiana e estera, giornalisti, avvocati, famiglie di fatto che ogni giorno vivono le difficoltà di essere una coppia di fatto oggi in Italia.

Sinossi

L’italia è uno dei tre paesi appartenenti alla comunità europea a non aver ancora regolamentato le unioni civili.
Questa reticenza della nostra classe politica a riconoscere i diritti a una grossa fetta della popolazione italiana risiede nella interferenza del Vaticano nel nostro Stato e nella mancanza di una politica laica ed efficiente.
Dal 1986 ad oggi, sono state presentate 33 proposte di legge ma nessuna di queste è mai entrata in vigore. La mancanza di una legge che tuteli le coppie di fatto in Italia ha causato gravi danni alle persone che per diversità di valori o per orientamento sessuale non si riconoscono o non rientrano nei canoni dell’istituto del matrimonio.

Le autrici sono andate in giro per l’Italia e varie città europee, raccogliendo interviste ai politici, intellettuali, esponenti del Vaticano, avvocati Sociologi della Famiglia, responsabili di associazioni LGBT, europarlamentari, giornalisti di testate estere e coppie di fatto che hanno dato il loro contributo testimoniale sul tema con l’intento di approfondire le motivazioni che hanno determinato un buco legislativo già colmato in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea. Da tutte queste testimonianze emerge che le discriminazioni fatte ai danni di 2 milioni di coppie di fatto italiane, è una censura dei sentimenti e della vita stessa, il trionfo dell’ipocrisia sull’amore e sulla dignità umana.

Il documentario è stato girato nell’arco di 9 mesi in Italia, Belgio e Spagna.

Le autrici hanno trattato tutti gli argomenti in modo esauriente, ponendo lo spettatore davanti a situazioni e fatti di vita quotidiana, attraverso le interviste fatte alle 3 coppie protagoniste del documentario e filo conduttore del progetto.
Le autrici grazie all’aiuto di esperti nel settore legislativo politico e sociale hanno spiegato le proposte di legge sui Pacs, le trasformazioni sociali avvenute in questi ultimi e le problematiche di una società ancora incastrata in un meccanismo politico e culturale molto distante dalle realtà quotidiana.