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Trasparenza

Non me ne vogliano i miei affezionati (chi più, chi meno) lettori, se ci torno. Ma… quanno ce vo’, ce vo’. Esatto, riparliamo di Mario Mieli. Perché? A causa di un’esternazione della neo ri-eletta presidente Rossana Praitano, in risposta alle domande postegli da Gaynews24. Esternazione in forza della quale il Circolo Mario Mieli rinuncia inequivocabilmente a partecipare alla rappresentatività rispetto alla comunità lgbtqi di Roma e,  in qualità di associazione privata rende conto del suo operato e delle sue scelte esclusivamente allo strabiliante numero di 297 iscritti (circa…), mentre dei risultati economici e progettuali delle iniziative direttamente o indirettamente gestite (alcune anche con l’essenziale contributo di enti della pubblica amministrazione locale) rende conto solo ai clienti, ai fruitori e ai finanziatori.

Pertanto, il Circolo Mario Mieli da oggi è il rappresentante di una porzione esigua della comunità lgbtqi di Roma e non ha alcun titolo a parlare a nome di chiunque altro non sia iscritto e non fruisca dei suoi servizi, tanto meno della comunità lgbtqi.

E’ quel che si deduce stringendo la risposta di cui sopra, da cui emerge che:

  1. è inutile spiegare le dinamiche interne del Mario Mieli, perché nessun esterno le potrebbe capire (un omaggio all’intelligenza del mondo “esterno”)
  2. chi dà le sue interpretazioni, (da fuori) “ovviamente non può sapere, non è presente e non può confrontarsi: quindi presume e si fa una sua idea”.
  3. chi diffonde informazioni si affanna “nella illazione e nello sputtanamento [... e] si esercita in voci malevole, e incontrollate o non sa come passare il tempo, o vuole danneggiare quel che non vuole gli appartenga. In entrambi i casi fa due inutili fatiche. Chi invece è parte in causa, ma smette di perseguire le democratiche dinamiche interne di confronto, svociandosi all’esterno per sollevare alla fine solo maldicenza, fa due fatiche uguali e inoltre sceglie di porsi al di fuori di quella associazione.”

Chi è più acuto, probabilmente potrà pensare che le ultime frasi virgolettate si riferiscano a qualcuno che ha deciso di lasciare un luogo simile, rendendone note ragioni e modaliltà. Per fortuna, grazie ad internet, non ci si svocia più, al massimo qualche indolenzimento derivante da questa nuova pratica della “rivoluzione da tastiera” (che incidentalmente avrebbe prodotto una delle più massicce manifestazioni degli ultimi dieci anni…).

Ma per capire la portata delle affermazioni fatte a nome di tutto il Circolo dalla sua presidente, immaginate, esagerando solo per fare un paragone e  solo per un momento che alla CRI ci fosse un terremoto di vertice con l’elezione di due presidente nel giro di poche settimane e che la CRI facesse le stesse dichiarazioni della Praitano. Ecco. Pensate che i media si accontenterebbero? Pensate che questo sia giusto rispetto ad un servizio sociale che, a tutti gli effetti la CRI svolge per la sicurezza e la salute delle persone?

Ma questo è solo un vociare esterno che non deve disturbare le incomprensibili dinamiche interne del luogo democratico per eccellenza, il Mario Mieli, dove tutto accade secondo le norme, eppure è incomprensibile. E adesso non me ne vogliano gli amici (chi più chi meno) del Mieli che ho lasciato a fare i conti proprio con quelle dinamiche se torno a parlare di trasparenza, parola che destò grande scalpore quando fu pronunciata in un’assemblea. A questo punto, devo proprio dire che mi sento dalla parte della ragione.

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Nei giorni scorsi, dopo le burrascose vicende che si sono susseguite al Mieli, (per chi ha pazienza anche qui e qui) ho partecipato ad una riunione convocata dai consiglieri dimissionari, per chiarire gli eventi. Una riunione che ha visto, anche questa volta, “la monopolizzazione” (si, ho capito non ha parlato solo lei… ma rende l’idea) da parte della Praitano, che ha tenuto un paio verbosi sermoni su quanto è buono e quanto è bello il Mario Mieli e sulla sua storia.

Di seguito una sintesi della mia replica, al termine della quale ho strappato e consegnato la mia tessera alla segreteria.

Ho premesso chiaramente che sarebbe stato un intervento polemico e di accusa, tant’è che l’ho seduta stante intitolato “Ma de che?”, in risposta all’opinione di Rossana su tanti fatti anche del passato.

  1. metto in evidenza la stranezza che la presidente degli ultimi anni, non ha un’idea chiara del numero dei soci iscritti, ha parlato di 100-200, mentre sono prossimi ai 300. Un dettaglio si dirà. Non troppo alla luce delle successive considerazioni.
  2. all’affermazione che non ci sono fazioni, ribadisco che ci sono e ci sono sempre state, ricordando a Rossana che negli anni pre e post worldpride una fazione era costituita proprio da lei, da me e da qualche altro, con i quali abbiamo condotto una campagna violentissima contro la presidenza Battaglia, nella convinzione che essa non stesse facendo il “bene del circolo”.
  3. all’affermazione che era del tutto inatteso il fatto che si è materializzata con le elezioni una linea “alternativa”, ribatto che se nessuno si è preoccupato di capire per quale motivo il numero dei soci è sceso fino a -60% e per quale misterioso motivo a un certo punto le riunioni di confronto pubblico con i soci (di norma SETTIMANALI!) andavano deserte, forse non è proprio “innocente” e non se la può cavare dicendo “che ci potevamo fare, non veniva nessuno”. Certo, magari la domanda “abbiamo fatto tutto quello che potevamo, nell’interesse dell’associazione, per stimolare la partecipazione dei soci al dibattito” qualcuno che oggi parla di “bene dell’associazione” se la poteva anche fare. Se non ci si adopera per creare i luoghi dove il “dissenso” ha modo di manifestarsi e magari si può risolvere il conflitto spiegando e dialogando, non ci si può stupire se poi alle elezioni accadono delle cose inattese… [N.B il discorso è politico, nel senso più ampio del termine]
  4. chiudo sottolineando che si è creato un precedente pericoloso, che avrà il suo peso negli anni. Rossana sosteneva (in sintesi) che non si sarebbe compreso all’esterno che lei non avrebbe avuto nessun incarico ufficiale e che questo sarebbe stato lesivo della sua dignità. Ho parlato di “lesa maestà” e ho sostenuto che è stata un’irresponsabile per non aver accettato serenamente l’esito delle elezioni e per aver preferito creare il conflitto, piuttosto che collaborare in sordina, come altri prima di lei hanno fatto, gestendo la loro posizione di minoranza.

Ma adesso basta con le polemiche! Adesso si rifaranno le elezioni e si parlerà di programmi! Che bello! Allora io voglio dare il mio contributo da esterno, per affetto. Così ognuno potrà pescare a piene mani dalla mia saggezza e dalla mia esperienza e non si potrà parlare di complotti o del fatto che io voglio scalare il Mieli!

Ecco dunque alcuni spunti programmatici per il nuovo (?) direttivo del Mieli, che sarà eletto (ratificato) da qui a qualche giorno.

  1. Campagna di tesseramento, per creare un’estesa comunità di persone lgbtqi a Roma.
  2. Calendario di incontri pubblici con cui confrontarsi con questa nuova grande platea di soci e valutare insieme strategie ed azioni.
  3. Adozione di una linea strategica di comunicazione, che, collocando al centro internet, riposizioni il circolo come elemento cardine dell’azione e dell’iniziativa della comunità lgbtqi a Roma e non solo (su questo punto, ho consegnato un piano dettagliato circa un anno e mezzo fa e mi ha dato retta solo Andrea Maccarrone…), prendendo di petto argomenti essenziali come la trasparenza della governance, la partecipazione, la condivisione, l’informazione, il finanziamento dal basso, ecc.
  4. Trasformazione di AUT da mensile cartaceo a giornale on line, con contributi dai lettori in un’ottica di citizen journalism, (oooooh! cosa sarà mai il citizen journalism?) .
  5. Costituzione di un comitato di finanziamento, coordinamento e partecipazione per l’EuroPride, adottando pratiche e azioni analoghe a quelle che caratterizzano il Torino Pride (è solo un esempio). Il compito principale è quello di stendere la bozza del programma e delle iniziative e cominciare a fare fund raising in modo ampio. Esistono delle agenzie apposta, una delle quali è addirittura specializzata nelle partnership e nelle sponsorship per il mondo GLBTQI e sta a Milano (a chi di dovere è stato fornito il contatto)

Ecco, queste sono solo alcune delle idee più rapidamente realizzabili, che vanno in una direzione di progresso e matura consapevolezza di ruolo, che si può ottenere solo coinvolgendo risorse nuove, rinunciando ad una visione parcellizzata del proprio ruolo e orientandosi alla massima apertura verso la società. Chissà se qualcuno al Mieli sarà capace di esprimere una visione così “coraggiosa” e “rivoluzionaria”?