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La differenza fra “dare le carte” e “fare il mazzo”

È da ieri che parecchia gente non ha chiaro quel che è successo e quel che accadrà.
Si chiama cambiamento e il cambiamento fa sempre paura.
È cambiata la geografia politica del Paese e l’Italia si sta muovendo.
Si sta destando.
Dobbiamo a Beppe Grillo e al suo movimento fatto di passione ed impegno civile (alle volte un po’ squinternato, ma va bene così, non è la perfezione che vogliamo) il tributo di aver scosso dalle fondamenta l’edificio della politica. Adesso dobbiamo solo sperare che alla “sveglia”, segua il “risveglio”.
PD e SEL sono chiamati a fare passi importanti. Devono procedere con la massima celerità a rimettersi profondamente in discussione e ad agevolare e sostenere con la loro competenza e la loro storia il nuovo flusso di energia che animerà il Parlamento e molti consigli locali.
Anche al Movimento 5 Stelle è d’altronde richiesto un cambiamento profondo. Passata la sbornia della campagna e della vittoria, in cui le parole forti e gli slogan vanno bene, adesso si deve confrontare con la realtà. Da movimento di “destrutturatori” oggi è chiamato ad essere co-protagonista, lungimirante, creativo e anche responsabile. Oppure può stare affacciato alla finestra con il suo 25% a vedere l’Italia franare verso una crisi da cui difficilmente la salveranno nuove elezioni.
Se PD, M5S e SEL saranno capaci di questi cambiamenti in breve tempo, possiamo sperare di veder nascere una forza capace di cambiare profondamente il destino del Paese. Altrimenti faremo solo passetti, verso il baratro.
La prospettiva che deve animare PD, M5S e SEL non può e non deve essere quella di alcuni provvedimenti “urgenti” per poi ritornare alle urne. Bisogna invece guardare all’intera legislatura e guidare l’Italia verso un cambiamento radicale. Occorre incidere nel tessuto vivo del Paese per sradicare la mala pianta del berlusconismo, della corruzione e dell’illegalità. Sono cambiamenti che richiedono fermezza e grande coraggio. Non si scardinano illegalità, corruzione, mafie e clientele con qualche provvedimento. Non si risana la gestione pubblica con qualche decreto. Occorre lavorare ogni giorno e lavorare tanto per cambiare la cultura del Paese e per ridargli una prospettiva economica di sviluppo sostenibile, di credibilità, di legalità e di civiltà.
L’Italia ha scelto e ha scelto bene, anzi benissimo. Elettori ed elettrici hanno “dato le carte”, la partita va giocata bene e con abilità. Altrimenti, al prossimo giro, elettori ed elettrici non “daranno le carte”, ma “faranno il mazzo” a chi non è stato capace di raccogliere la sfida del cambiamento che l’Italia ha chiesto.

Con SEL perché voglio la Luna. È voi? (2)

L’avevo detto che voglio la Luna… E voi? Andate a votare e votate SEL. Parlate con le persone che vi sono vicine a casa, a scuola, all’università, dove lavorate, dove passate il vostro tempo libero. Parlateci e spiegate loro, che bisogna avere un grande sogno per cambiare la realtà. E che lo possono realizzare votando anche loro per SEL

 

Con SEL perché voglio la Luna! E voi?

L’avevo detto che voglio la Luna… E voi? Andate a votare e votate SEL. Parlate con le persone che vi sono vicine a casa, a scuola, all’università, dove lavorate, dove passate il vostro tempo libero. Parlateci e spiegate loro, che bisogna avere un grande sogno per cambiare la realtà. E che lo possono realizzare votando anche loro per SEL

 

Fini: Avanti, a destra!

E alla fine Fini ha detto la sua e ha “seppellito” il Cavaliere e il berlusconismo. Anzi, diciamo che ha messo in moto l’escavatore per seppellirli, dato che gli ci vorrà il resto della legislatura per riempire la fossa e pareggiare ben bene il terreno, prima di annaffiare e far crescere il praticello della nuova destra italiana, fatta di ammiccamenti al sociale, tutela della famiglia e forti legami con i conservatori europei. Infatti, sarà una destra conservatrice, non una destra popolare. Almeno è questo quello che io penso.

In estrema sintesi, nel suo discorso di Mirabello, Gianfranco Fini punta su alcuni aspetti:

  1. chiarisce che non è uscito dal PDL, ma che ne è stato, di fatto estromesso;
  2. rivendica il diritto al dissenso e alla critica (e glielo ricorderemo parecchie volte);
  3. segna la distanza dalla Lega, la formazione neofascista e populista che ancora il PDL al suo destino, marcando di fatto il superamento definitivo di ogni nostalgia fascista e post fascista e mettendo una bella pietra sopra sulla questione che riguardo a lui e alla sua formazione difficilmente potrà essere riaperta;
  4. assume dunque la missione di costituire una destra moderna, liberale, laica e riformista, che piacerà moltissimo agli italiani, appena si saranno accorti che Berlusconi e tutta la sua cricca sono al capolinea;
  5. rilancia sulla questione economica, mettendo in evidenza il ridolo della mancata nomina del nuovo ministro dello sviluppo economico, richiamando la necessità fra un nuovo patto fra il capitale ed il lavoro, un nuovo patto fra generazioni ed infine puntando sulla necessità di sostenere e incoraggiare la famiglia (non lo dice, ma direi che si dà per sottinteso che si tratta di quella tradizionale: diadica ed eterosessuale)
  6. Esprime una “questione morale” che mette sulle spalle del PDL un macigno di proporzioni inaudite, pur alleggerendo con le dichiarazioni sulla necessaria tutela di Berlusconi (ma vedremo nei prossimi giorni che piega prenderà questo tema, non temete)

Ritengo che i punti 3 e 4, ovvero quelli sul tentativo di costruire una destra italiana non post fascista, ma in linea con il conservatorismo di stile europeo, siano di gran lunga i più interessanti. Esso, infatti, costituisce un pericolo mortale per il PDL, ma anche per la Lega, che rischiano, anche in una competizione elettorale “estemporanea” di perdere parecchio consenso in favore di FLI (futuro e libertà per l’Italia). Non solo, ma una destra di questo tipo, rappresenterebbe un avversario di alto livello anche riguardo alla sinistra, che potrebbe finalmente riprendere il suo cammino evolutivo e scrollarsi di dosso la morchia dell’anti-berlusconismo ed elaborare quella visione moderna, laica, inclusiva e di progresso che ci si aspetta da lei. Invero c’è chi ci prova, pur da posizioni scomode e disagiate, come dimostra la lettura del documento congressuale di Sinistra Ecologia Libertà, che fra poche settimane si riiunirà per la costituzione ufficiale del nuovo partito.

Ma il problema è veramente la legge elettorale?

(pubblicato anche sul sito nazionale di SEL)
Da giorni è ricominciato il tormentone sulle elezioni. Da giorni si straparla della certezza che a marzo del 2011 si tornerà a votare. Da giorni ci si diletta, oziosamente, sulla legge elettorale: il modello tedesco è il più adatto, quello francese si porta di più, e via così, insensibili al tema profondo. Facendo conto che tutto sia a posto e che sotto, ma sotto sotto, non ci sia nulla di cui discutere.

Invece, non è affatto così. Il tipo di legge elettorale è soltanto l’ultimo aspetto di una questione decisamente più complessa, sulla quale si dà per scontato che non vi sia nulla da dire: il modello della RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE, ovvero chi portano in parlamento le elezioni?

Intanto, ci sarebbe da chiarire un punto essenziale. Allo stato attuale dei fatti, la colazione di centro destra fa perno sul PDL. A sinistra non esiste una coalizione, ma l’autosufficiente PD. Stiamo parlando, dunque, dei  due maggiori partiti che, al di là delle coalizioni, oggi costituiscono una rappresentanza maggioritaria. Sono soggetti politici che, pur proclamando differenti valori, servono la stessa pietanza avvelenata. Sono entrambi la mano politica di enormi sistemi di potere economico e finanziario che, conquistato il controllo del parlamento da almeno una quindicina d’anni, tengono in scacco il Paese (solo per fare un esempio: il sistema radio-televisivo, cinematografico e della pubblicità è saldamente controllato da aziende che sono punti di riferimento del PDL – Fininvest, Mediaset, Pubblitalia, ecc. il sistema di distribuzione e di controllo dei prezzi degli alimenti è saldamente nelle mani di 4 o 5 grandi centrali acquisti della grande distribuzione organizzata, prevalentemente vicine all’area politica del centro sinistra). E questo accade al di là delle ideologie e degli schieramenti. In altre parole, lo stesso sistema di capitalismo aggressivo (ma diventato molto furbo) si esprime attraverso due colossi politici, con il risultato che dicevo prima: il totale blocco del sistema politico, ormai in scacco ed incapace di rinnovarsi.

Il tema vero della questione politica e della rappresentanza parlamentare, attraverso ANCHE la legge elettorale, si pone dunque in maniera decisamente diversa. Se i due maggiori partiti soffrono di questi condizionamenti di carattere sistemico (o forse non ne soffrono affatto, dato che ne sono figli), non hanno nessun un reale interesse a portare in parlamento una rappresentanza realmente  popolare ed espressione dei ceti (una volta avremmo detto classi), ma a mantenere lo status quo, pur nei cambiamenti che si rendono necessari di volta in volta (e non occorre qui citare Tomasi di Lampedusa, sul senso dei cambiamenti proposti), in nome del mito della governabilità.

Se questa impostazione convince, allora il problema delle legge elettorale assume una rilevanza quasi marginale, essendo più importante individuare il sistema di assicurare una selezione elettorale che sia realmente rappresentativa delle persone e del loro pensiero, piuttosto che delle volontà ingessate delle segreterie dei partiti. Non solo, dopo aver accennato al secondo aspetto del problema (cioè le modalità di selezione dei candidati per le liste, ovvero del ruolo che i partiti svolgono nella “scrematura” della rappresentanza), mi sembra quasi una banalità dire che il terzo grande elemento che determina la formazione delle rappresentanze parlamentari è lo stato del sistema dell’informazione.

Venendo alla situazione italiana, appare del tutto evidente che, essendo l’informazione sostanzialmente polarizzata attorno alla televisione (quindi largamente sotto il controllo di una ristretta oligarchia) ed avendo i partiti intrapreso la strada delle liste blindate (per le motivazioni che ho detto prima) un modello maggioritario (possibilmente con il rafforzamento dei poteri del presidente del consiglio dei ministri, fino a farlo diventare un cancelliere o un primo ministro di tipo europeo)  costituisce la formula vincente. In questa situazione, al di là della favoletta della governabilità, ampiamente smentita dalle vicende che hanno colpito sia le maggioranze di centro destra che di centro sinistra, negli ultimi anni si è dunque arrivati alla situazione intollerabile (per chi sente la democrazia popolare come un valore) in cui dal parlamento sono sistematicamente escluse le formazioni sociali che sono espressione di chi non è favorevole alle grandi ammucchiate di coalizione, che, come argomentato prima, tendono a garantire il permanere dell’enorme potere condizionante dell’economia e della finanza sulla politica (anzi per essere più precisi sul sistema che crea le regole, qualunque esso sia).

Quindi, nella prospettiva di restituire ai partiti il ruolo che storicamente gli appartiene e gli è proprio (selezione delle candidature, connessione fra l’attività parlamentare e l’elettorato) e di garantire in parlamento una rappresentanza di carattere popolare e non di tipo puramente “economico”, ritengo che il tema dovrebbe essere affrontato in una prospettiva diversa, portando avanti una proposta seria, coraggiosa e comprensibile, sostanzialmente articolata in una serie di punti chiave:

  1. proporzionale perfetto, senza possibilità di premi di maggioranza, pur mantenendo la possibilità (che però diventa politica e non elettorale) di costituire coalizioni e sistemi di alleanze prima delle elezioni;
  2. collegi molto più piccoli di quelli oggi utilizzati, in modo che i candidati e gli eletti mantengano un contatto stretto ed una effettiva presenza sul territorio;
  3. primarie obbligatorie per la formazione delle liste elettorali, sempre per obbligare i partiti ad un confronto stretto con il territorio e con l’elettorato;
  4. reintroduzione delle preferenze, per dare agli elettori una reale possibilità di selezione;
  5. la propaganda politica sui mezzi di comunicazione di massa pubblici e privati nei 3 MESI PRECEDENTI ALLE ELEZIONI  può avvenire esclusivamente in spazi RIGIDAMENTE uguali e paritetici per tutte le formazioni che si presentano;
  6. la propaganda politica mediante affissione deve essere svolta secondo le norme vigenti e le multe in caso di trasgressione NON POSSONO ESSERE SANATE.
  7. la propaganda politica su internet è libera.