Mozione contro l’omofobia e la transfobia alla Regione Lazio

18 09 2009

(La mozione è stata approvata all’unanimità nella seduta del 23 settembre 2009) Sinistra e Libertà ha presentato oggi alla Regione Lazio una mozione contro l’omofobia  e la transfobia con la quale richiede invita il Governo a predisporre una vasta campagna comunicativa per contrastare l’omofobia e la transfobia, oltre ad impegnare  la giunta di Piero Marrazzo ad adottare iniziative affinché la giornata mondiale contro l’omofobia veda il massimo coinvolgimento di tutte le istituzioni laziali.

L’impegno prevede, inoltre che la regione Lazio affianchi le altre istituzioni, a cominciare dal parlamento europeo, per promuovere interventi nella scuola per lo sviluppo di iniziative dedicate alla lotta contro le discriminazioni”.

La mozione è stata firmata da Enrico Fontana e da sedici consiglieri di maggioranza e opposizione: Parroncini, Perilli, Carapella, Laurelli e Massimi, (Pd) – Fontana, Schietroma, Rodano, Pizzo e Tibaldi (Sl) – Celli (Sdi) – Mariani (Lista Civica) – Colagrossi e Bucci (Idv) – Brancati (Repubblicani) – Robilotta (Socialisti riformisti).

Sono particolarmente soddisfatto di questo fatto, sia perché è stata Sinistra e Libertà a prendere l’iniziativa, sia perché ho contribuito alla stesura del testo, che riporto di seguito.

MOZIONE
per la prevenzione e la lotta all’omo-transfobia

Premesso che:

  • Il Parlamento Europeo il 18 gennaio 2006 ha approvato più risoluzioni attraverso le quali invita gli Stati membri ad agire per contrastare i diversi fenomeni in cui la omo-transfobia si manifesta -P6_TA(2006)0018,  P6_TA(2006)0273,  P6_TA(2007)0167-;
  • La Costituzione della Repubblica Italiana (art. 3) stabilisce che:
    • tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    • è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
  • La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’articolo 2, comma 1 recita: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”
  • La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) all’articolo 1 recita: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. E all’articolo 21 ribadisce: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

Considerato che:

  • Il 17 maggio del 1991 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’omosessualità una “variante naturale del comportamento umano”.
  • Presso il Parlamento Europeo è in preparazione una specifica direttiva sulla prevenzione e la lotta all’omofobia, mentre presso la Commissione giustizia della Camera è allo studio un testo unificato per introdurre nel codice penale l’aggravante inerente all’orientamento sessuale della persona offesa dal reato e all’identità di genere;
  • Una cultura diffusa ancora oggi anche in Italia spinge a considerare le persone omosessuali, transessuali e transgender come perverse o malate, rendendole spesso oggetto di scherno e discriminazione e obbligandole a nascondersi e spesso a rinunciare, per paura di essere scoperte, al diritto di denunciare maltrattamenti, percosse, furti o ricatti;

Tenuto conto che:

  • in Italia non ci sono specifiche politiche tese a contrastare le forme di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, transessuali o transgender e non esistono dati statistici utili per valutare il fenomeno
  • I dati statistici (2009) dell’Agenzia UE per i diritti fondamentali dimostrano che l’omofobia è un fenomeno socialmente in piena diffusione nei paesi europei ed in molti casi tollerata se non sostenuta apertamente da esponenti politici ed istituzionali;
  • la lotta all’omofobia e alla transfobia non riguarda solo le persone omosessuali, transessuali o transgender, ma interessa l’autorità pubblica e la volontà collettiva della società, soprattutto se si considera che le difficoltà hanno spesso inizio sin dalla scuola, non sempre adegautamente preparata ad affrontare l’argomento;
  • i ripetuti e recenti episodi di violenza e di aggressione omofobica e transfobica dimostrano senza ombra di dubbio e con drammatica evidenza il clima di intolleranza e insicurezza cui è sottoposta l’intera categoria dei cittadini omosessuali, transessuali o transgender.

Tutto ciò  premesso e considerato,
Il Consiglio Regionale del Lazio

Plaude e sostiene

l’iniziativa dell’Italia di aderire alla proposta di decriminalizzazione universale dell’omosessualità  presso l’Onu, presentata dalla presidenza di turno francese dell’Unione Europea, e accolta da tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea.

Invita il Governo italiano:

  • a predisporre una vasta campagna comunicativa e socio-culturale per contrastare il fenomeno dell’omofobia e della transfobia, che preveda iniziative formative nelle scuole, nella pubblica amministrazione, tra le forze dell’ordine nonché nei luoghi di lavoro con specifici programmi di “diversity management”;
  • a dotare l’Istat dei fondi necessari per il finanziamento dell’indagine contro le discriminazioni per orientamento sessuale, cancellando il taglio apportato per finanziare l’abolizione dell’Ici;
  • a promuovere l’introduzione nei programmi scolastici di ogni ordine e grado di elementi formativi che conferiscano agli studenti autonomia e capacità d’analisi, nonché spirito critico contro ogni forma di violenza e di discriminazione sessuale, ai fini della promozione di una reale autodeterminazione delle persone e a verificare che le istituzioni scolastiche controllino il materiale scolastico adottato dai docenti affinché non contenga stereotipi sessisti o discriminatori.

Impegna la Giunta Regionale:

  • ad adottare iniziative utili a far si che la giornata mondiale contro l’omofobia abbia nella Regione Lazio un’adeguata risonanza e veda il massimo coinvolgimento delle istituzioni regionali;
  • a promuovere, anche in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti nel settore, iniziative destinate a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la cultura delle differenze, la prevenzione e la condanna degli atteggiamenti e dei comportamenti di natura omofobica e transfobica;
  • a promuovere, in collaborazione con gli organismi istituzionali di competenza, interventi nella scuola, perché istituzione deputata all’educazione dei futuri cittadini ad una cultura delle diversità e quindi luogo principale per lo sviluppo di iniziative dedicate alla lotta contro le discriminazioni.

Roma 18 Settembre 2009

REGIONE. SINISTRA E LIBERTA’ PRESENTA

MOZIONE CONTRO OMOFOBIA

“Predisporre una vasta campagna comunicativa per contrastare l’omofobia e la transfobia, impegnando la giunta di Piero Marrazzo ad adottare iniziative affinché la giornata mondiale contro l’omofobia veda il massimo coinvolgimento di tutte le istituzioni laziali”. E’ questo l’impegno contenuto nella mozione presentata da Sinistra e libertà alla Regione Lazio e sottoscritta da sedici consiglieri di maggioranza e opposizione.

“Gli ultimi episodi di violenza che si sono verificati a Roma come anche nelle altre città italiane – ricorda Fontana, primo firmatario della mozione – evidenziano un pericoloso riemergere di una cultura che considera le persone omosessuali, transessuali e trans gender come perverse o malate. Dobbiamo interrompere immediatamente questa spirale di violenza e impedire che questo virus dell’intolleranza e dell’omofobia si diffonda”.

“Come prevede la mozione  – conclude Fontana – La regione Lazio dovrà affiancare le altre istituzioni, a cominciare dal parlamento europeo, a promuovere interventi nella scuola per lo sviluppo di iniziative dedicate alla lotta contro le discriminazioni”.

Il documento è stato sottoscritto dai consiglieri Parroncini, Perilli, Carapella, Laurelli e Massimi, (Pd) – Fontana, Schietroma Rodano, Pizzo e Tibaldi (Sl) – Celli (Sdi) – Mariani (Lista Civica) – Colagrossi e Bucci (Idv) – Brancati (Repubblicani) – Robilotta (Socialisti riformisti)

Enrico Fontana

Capogruppo Sinistra e Libertà Regione Lazio – Ufficio Stampa 06 65932845





Sinistra e Libertà – Gruppo 14 luglio

10 07 2009

http://www.14luglio.it QUESTO è IL LINK PER SOTTOSCRIVERE IL DOCUMENTO

Questo invece è il link al gruppo su Facebook

Ebbene si, non mi bastava tutto il resto. Ci mancava un po’ di pepe in questa estate noiosa. E dunque, eccomi qui con un gruppo di compagne e compagni a tentare di dare una scossa al torpore di chi, in Sinistra e Libertà, dopo l’esito delle europee, non ha ancora capito che le cose o cambiano o è finite.

Per questo, partecipo al Gruppo 14 luglio, il cui obiettivo è di essere un punto di aggregazione e di riferimento per i militanti e simpatizzanti di Sinistra e Libertà che non intendono aspettare gli arzigogolati passaggi politici di asfittici coordinamenti e segreterie nazionali, per dar vita al LORO partito della Sinistra.

Ecco dunque il documento del Gruppo 14 luglio e l’invito per chi ne condivide i contenuti a vedersi a Roma il 14 luglio nella Sala Rossa del Municipio, in Piazza di Cinecittà 1, alle ore 18. L’email di contatto è gruppo14luglio@gmail.com

GRUPPO 14 LUGLIO
SINISTRA E LIBERTA’

“Oggi niente di nuovo”
(dal Diario di Luigi XVI al 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia)

SIAMO

Siamo donne e uomini di sinistra, militanti, attivisti, sostenitori di Sinistra e Libertà e lavoriamo sistematicamente e con passione per organizzarla e farla vivere.

Siamo quelli che hanno fatto la campagna elettorale per Sinistra e Libertà.

Siamo quelli che hanno dato fiducia ai leader nazionali, superando dubbi e incertezze, ed erano pronti a costruire la nuova sinistra italiana fin da prima delle elezioni europee.

Siamo quelli che per questo “sogno” hanno avuto il coraggio di lasciare i partiti in cui non si ritrovavano oppure hanno ritrovato la passione e la voglia per tornare ad impegnarsi dopo anni di delusione e disimpegno, oppure si sono avvicinati all’attività politica per la prima volta convinti di poter partecipare ad una storia nuova.

Siamo quelli che hanno sostenuto Sinistra e Libertà perché l’hanno vista come l’occasione di aggregare attorno ai valori e ai programmi di una sinistra moderna, laica e progressista, un popolo da troppo tempo disperso tra partiti diversi e astensionismo.

Siamo quelli che hanno spiegato e propagandato questo “sogno” ad elettori, estranei, amici e familiari, convincendoli e rassicurandoli con la propria credibilità personale.
Siamo quelli che hanno creduto sinceramente alla possibilità di superare il quorum del 4%, ma che hanno toccato con mano la disparità ineguagliabile dei mezzi economici e mediatici di cui hanno potuto disporre gli altri attori in campo, e per questo sanno quanto valore abbia il milione di voti raccolti.

Siamo quelli che dovranno far vivere il progetto di Sinistra e Libertà nelle città e nei paesi, ma che non sono stati chiamati a condividere l’esperienza fatta, né a discutere e decidere su ciò che si dovrà fare.

Siamo quelli che lavorano uniti e consapevoli dell’importanza di Sinistra e Libertà, che non la vivono come un cartello elettorale e che preferiscono la chiarezza alle alchimie politiche e alle strategie di palazzo.

Siamo quelli che aspettano ancora di sentire una parola chiara sul futuro di Sinistra e Libertà.

Siamo quelli che hanno la brutta sensazione che qualcuno pensi di poter portare avanti l’esperienza di Sinistra e Libertà come strumento elettorale.

Siamo quelli che sono fermamente intenzionati ad impedire che la speranza suscitata da Sinistra e Libertà possa essere dispersa a causa delle titubanze, dei veti incrociati e dei personalismi di chi dovrebbe guidare la nascita del nuovo partito.

PENSIAMO

1) La trappola dell’antipartitismo

“Non vogliamo fare un partito”: è il tormentone quotidiano di quanti muovono il timone di Sinistra e Libertà. Ma qual è la proposta alternativa?
Noi crediamo fermamente che si debba costruire un partito nuovo, coerente con l’art. 49 della Costituzione Italiana e per questo diverso nelle pratiche e nell’organizzazione dai partiti-persona, dai partiti del popolo e dai partiti burocratici di massa. Ma c’è anche il rischio di scivolare nell’ennesimo “partito cartello”, quello in cui non si valorizzano le risorse provenienti dall’attivismo di base, ma ci si appoggia quasi esclusivamente sulle reti di cariche pubbliche. E questo rischio non è dato dalla strutturazione in un’organizzazione partitica, ma anzi dal suo contrario, dal mantenersi nel limbo di un qualcosa di non ben definito (lista elettorale, federazione, cantiere) dove agli attivisti non è dato incidere. Siamo assolutamente convinti che se Sinistra e Libertà alle prossime elezioni regionali e amministrative dovesse riproporsi come cartello elettorale o poco più, con candidati che non abbiano scelto chiaramente di appartenere ed investire in un progetto comune e duraturo, non saremmo nelle condizioni neanche di poter tentare una campagna elettorale, non potendo in alcun modo riproporre ai nostri elettori un voto per un progetto dimostratosi – ad un anno di distanza – incapace di compiersi.

2) Il rischio del cantiere senza fine

Solo attraverso un vero processo costituente democratico, partecipato e trasparente, può nascere una vera novità nel panorama politico italiano. Chiunque può vedere l’esito predeterminato di esperienze plebiscitarie che hanno sfruttato i processi democratici solo per fini mediatici e di immagine. Sinistra e Libertà si deve caratterizzare per la capacità di individuare in piena onestà intellettuale un procedimento costituente ed organizzativo veramente alternativo ed innovativo in grado di dare ampio spazio a tutte le istanze, adottando regole decisionali autenticamente democratiche. E’ di questo che pensiamo sia utile discutere. L’apertura del “cantiere” è stata annunciata troppe volte, occorre iniziare subito. Non per l’ansia di mettere presto la parola fine ad una ricerca che è bene resti aperta, ma per consentire a tutti coloro che vogliono partecipare a questa esperienza di avere gli stessi identici diritti di cittadinanza. Crediamo che da oggi al 12 settembre vadano definite le regole di questo percorso, confrontando le diverse possibilità nelle assemblee territoriali e rendendo l’assemblea nazionale il momento di approvazione e di avvio delle tappe del processo costituente.

3) Un partito nuovo

Non siamo ammalati di “nuovismo”. Pur essendo molti di noi giovani, pensiamo che il necessario cambiamento generazionale non debba avvenire in maniera formale e slegata dalla formazione delle competenze, e che il valore dell’esperienza sia altrettanto importante. E tuttavia, per conquistarci uno spazio nel panorama politico italiano, non potremo che mettere in campo metodi e idee diverse, più coinvolgenti e più convincenti, che saranno tanto più credibili se verrà fugato ogni sospetto che si tratti di un’operazione finalizzata al solo mantenimento (o recupero) di postazioni istituzionali da parte delle stesse persone.

Sinistra e Libertà deve recuperare il suo rapporto con territori e fasce sociali, ove non è presente, e che non hanno rappresentanza politica. Per farlo deve parlare i linguaggi adatti, proporre soluzioni innovative ed efficaci, ma soprattutto essere testimonianza vivente di un vero cambiamento organizzativo e politico. Per poterlo fare, è necessario riconoscere a tutte le esperienze di impegno civile lo stesso valore dell’impegno politico, non ponendo il partito come vertice gerarchico delle tante esperienze associative ma come punto di elaborazione e di sintesi vissuto come luogo di una comune appartenenza, come strumento politico di tutti coloro che, per le vie più diverse, praticano una cittadinanza consapevole e impegnata e si riconoscono nei valori fondanti di Sinistra e Libertà. Un’idea che può essere efficacemente resa con l’espressione partito-rete. Il partito nuovo lo immaginiamo capace di accogliere esperienze diverse e lontane, attraverso il confronto e la discussione; in sintonia con la società e le realtà aggregative che ad esso fanno riferimento; fortemente radicato sul territorio e nella società; capace di reagire prontamente agli stimoli grazie alla struttura innovativa e all’utilizzo di nuove forme di comunicazione; in rapporto con le energie e le forze del cambiamento e aperto al futuro. Lo immaginiamo come una rete “federativa” che sappia unire esperienze autonome, ma che non ha nulla a che vedere con la proposta di una Federazione tra forze politiche in cui ognuna mantiene diritto di veto.

Non sarà facile, ma è questa la vera sfida che ci appassiona e lavoreremo perché siano garantiti gli elementi indispensabili alla sua riuscita: l’elaborazione di adatte regole costitutive e il rispetto delle stesse.

VOGLIAMO

Chiediamo ai Coordinatori/Segretari nazionali delle forze fondatrici di Sinistra e Libertà:

  1. di produrre una proposta concreta di come si debba svolgere il processo costituente, da sottoporre all’approvazione e agli emendamenti delle assemblee territoriali;
  2. di avviare la campagna di adesione a Sinistra e Libertà, anche prevedendo per ora la doppia adesione alle forze fondatrici (testo emendato dall’assemblea del 14 luglio);
  3. di rendere l’assemblea nazionale del 12 settembre il momento in cui si approvano le modalità del processo costituente e questo prenda contestualmente avvio.

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Avanti a sinistra?

8 06 2009

Abbiamo consegnato le elezioni europee alla storia. Lascio a chi è più bravo di me commentare le implicazioni politiche del voto e le cause che lo hanno determinato.

Oggi, a noi, sia che abbiamo combattuto e creduto nell’idea di una sinistra lontana da fondamentalismi e da facili paradigmi lontani dalla realtà, sia che questi costituiscano un riferimento irrinunciabile, spetta una grande responsabilità.

Le forze laiche e di provenienza dalla sinistra assommano ad un corposo 9,4%. Una vera e propria apertura di credito che alcuni milioni di elettori hanno espresso chiaramente. Cosa avranno voluto dire questi elettori? Unire la sinistra come si affanna la rete a forza di appelli di ogni tipo, superando ogni divisione. Unire le forze laiche affinché costituiscano la sponda che manca al PD? Non è chiaro. Nessuno può avere una risposta chiara e sostenibile. Almeno, nessuno può avere una risposta che abbia una coerenza intrinseca.

E’ possibile che “rasando” i vertici dei partiti della sinistra (sinistra e libertà, alleanza dei comunisti, partito comunista dei lavoratori), ed ammesso che questi partiti che hanno appena fatto scelte gravi lo vogliano veramente a partire dalla loro base di militanza, che il popolo della sinistra si riunisca in un solo corpo?

A me sembra tutto molto prematuro e difficilmente realizzabile.

Non credo che sia concepibile una riunificazione, anche solo programmatica, di Sinistra e Libertà con Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e i lavoratori Comunisti. Lo strappo che ha fatto SL e la profondità delle motivazioni che lo hanno determinato è talmente profondo da impedire che si pensi ad una prospettiva di questa natura. Soprattutto perché ora, soldi permettendo, SL penserà al suo futuro e all’aggregazione di una nuova base di militanza, in vista degli appuntamenti elettorali dell’anno prossimo.

Analogamente, i veti posti dai vertici di SL ad un’alleanza elettorale con i Radicali, pur se comprensibili nella prospettiva della costruzione del nuovo partito, hanno lasciato un solco difficilmente colmabile che raggelerà, purtroppo, tentativi in questa direzione. Peccato, perché una potenziale alleanza con i Radiali avrebbe riportato fortemente al centro della scena politica la questione della laicità, la cui bandiera è oggi nelle deboli mani di Di Pietro, almeno in Europa.

Non lievi saranno le tentazioni di Sinistra e Libertà di orbitare attorno al PD, come un suo satellite capace di regalare “emozioni” all’alba e al tramonto, ma senza riuscire a determinare altro che “maree” temporanee, prontamente contrastate dall’anima inguaribilmente clericale del PD, fin troppo sostenuta da presenze troppo legate al’Opus Dei e ad altre amene formazioni di fondamentalisti.

Escluderei la possibilità che vi possa essere un ulteriore coagulo allargato all’Italia dei Valori, fin troppo lontana dalla visione politica che fino a oggi hanno espresso le forze della sinistra. E’ una formazione molto legata al tema della giustizia e dell’onestà (anche troppo chiaramente ricalcate sulle “mani pulite” di Berlinguer), ma che con la sinistra e la democrazia ha decisamente molto poco a che fare.

Non rimane che stare divisi e continuare a sperimentare i propri percorsi, sperando che si aprano spiragli istituzionali e che sia possibile mantenere e consolidare le posizioni di rappresentanza locale, con lo scopo di ricostruire lentamente ma con determinazione la rete di relazione e di solidarietà con le persone.

Quindi, avanti a sinistra e buon lavoro a tutti quelli che ci credono e non si fermeranno.

A chi dà la Sinistra per morta e sepolta, invito a riflettere sulla sua diffusione in numerosi consigli regionali, privinciali e comunali. Non sarà facile liberarsene.





A chi si sente a sinistra

26 05 2009

La stavo per scrivere io e invece Fabio Mussi mi ha preceduto. Allora mi sono detto che forse non se la sarebbe presa se l’avessi usata per ricalcare qualche concetto un po’ sospeso. Ecco dunque la mia lettera a chi sta a sinistra, liberamente ispirata da Fabio Mussi.

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Mi rivolgo a chi sente di essere elettrice o elettore di sinistra. In particolare a chi ha avuto fiducia nel progetto del PD, lo ha votato e contribuito all’archiviazione del caso “Veltroni” (perduta Roma e schiaffeggiati alle politiche, con extraparlamentarizzazione di tutto ciò che è a sinistra del PD) e poi oggi dice che non voterà, perché non crede nel progetto di Sinistra e Libertà. Potrebbe anche aver ragione, considerando che la fiducia accordata al PD si è trasformata in un flop epocale. Però, male che vada, dando fiducia a Sinistra e Libertà danni non se ne fanno. Anzi.

Sinistra e Libertà è formata da forze che fanno riferimento ai grandi gruppi della sinistra presenti nel Parlamento europeo, socialista, verde, della “gauche unitaire”. Forze che hanno contribuito a fare dell’Europa una grande Unione di Stati, che avrà un futuro ancora in parte da disegnare, ma certamente fatto di unità, sviluppo, benessere e sicurezza. Nel senso che a queste parole si dà in Europa, non certo in Italia.

Sinistra e Libertà non è lontana dalla soglia di sbarramento del 4%. Uno sbarramento introdotto alla vigilia del voto, con il consenso convinto e spietato del PD. A Sinistra e Libertà serve ancora un po’ di aiuto per raggiungere e superare quella maledetta soglia. Significherebbe portare in Europa pochi parlamentari, forse due, forse tre. Grazie a loro, sarebbe più facile per Sinistra e Libertà procedere spedita nella costruzione di un nuovo partito di sinistra di governo. Ma certamente cambierebbe la politica italiana, dominata da un Silvio Berlusconi indiscusso protagonista di una rapida regressione democratica e della costruzione di un regime autoritario di tipo post fascista.

Votare Sinistra e Libertà significa far tornare nelle massime istituzioni (oggi europee domani italiane) le forze politiche che di sé dicono, convinte e senza distinguo: “Io sono di sinistra”. Parole scippate ai tanti cittadini che ancora credono alla necessità di avere e promuovere idee che mettono al centro il valore della persona, il suo lavoro, i suoi affetti  e la sua partecipazione come ambiti di realizzazione personale e collettiva, il rispetto per la natura, l’amore per la giustizia e la libertà.

Votare Sinistra e Libertà, significa dunque  riaprire la prospettiva di una coalizione di centrosinistra che non può esistere finché il Partito Democrativo ritiene di essere autosufficiente e che più di noi ha bisogno di aiuto. Sempre irresoluto. Sulla cacciata dei migranti dal mare nel deserto del Sahara e sull’indecenza delle ronde; sul testamento biologico, o le coppie di fatto, o la procreazione assistita o la ricerca sulle staminali; sul nucleare o sul “modello contrattuale” di Sacconi e Brunetta, che esclude d’imperio la Cgil; sul Referendum elettorale e sulla giustizia in stile Silvio Alfano… Oggi indicato, giustamente, come demolitore della democrazia e promotore di leggi razziali, ma ieri nominato come “leader dello schieramento a noi avverso”, “avversario” e non “nemico”, l’uomo con cui promuovere il “dialogo” in vista di una “legislatura costituente”. Un partito perduto nell’illusione di una legislatura costituente, che non si rende conto della responsabilità che ha, visto che la legislatura sarà costituente di una non democrazia cucita addosso all’enorme potere personale dell’attuale capo del governo.

Ecco perché è importante dare un segnale e svoltare a sinistra, far tornare la bilancia a pendere dalla parte che noi pensiamo giusta e dunque votare Sinistra e Libertà, la Nuova Sinistra Italiana.





Macho macho man…

21 05 2009
Alessandro Zan

Alessandro Zan

Una manciata di parole fra le quali si frantuma la dignità delle persone omosessuali. Frammenti di un cultura che ancora si alimenta della mitologia fascista della virilità, dell’Uomo Vero, accompagnato come si conviene, a pochi passi da lui, dalla Donna Vera. Retorica fanatica e umiliante che nonostante i quasi cento anni trascorsi, ancora avvelena l’immaginario collettivo, produce e riproduce incessantemente mostri televisivi, ruoli cristallizzati, nuovi sogni di gloria. Triti refrain della propaganda rinvigoriti da decenni di decostruzione della cultura, per la quale ringraziamo i media commerciali e i servizi pubblici che li hanno rincorsi.

“O si è uomo vero o si è donna vera. Altrimenti si è Zan”.

E’ quello che il coordinatore del Pdl di Padova Filippo Ascierto ha detto riferendosi al nostro Compagno Alessandro Zan. Un modo di vedere la vita, la politica, la società semplicistico, manicheo. Le cose o sono bianche o sono nere. Amiche o nemiche. Non c’è spazio per le sfumature. Una logica che conduce al conflitto, alla contrapposizione, alla scelta che esclude chi perde. Un mondo diviso in chi vince e chi subisce. L’importante è che siano gli altri a rimetterci.

Posizioni che rinunciano alla politica e sfociano nell’interventismo squadrista. Si, perché se non fosse chiaro, la lingua che parla Ascierto è la lingua dei giustizieri, dei cacciatori di taglie, delle ronde, delle epurazioni, dei respingimenti. Del rifiuto di tutto ciò che non si capisce o non sta negli schemi.

In questa che è una democrazia zoppa, azzoppata proprio dal big boss del PdL, chi ammicca alla cultura machista, chi si rifugia nell’essere maggioranza ha gioco facile. Ma radicalizzare il confronto fino a farlo diventare ingiuria e contrapposizione frontale, impoverisce tutti. Soprattutto per chi è troppo stolto per comprendere che non si è mai maggioranza a vita.