Scrive Michele Serra nella sua rubrica l’amaca
“Beh, si sapeva già. E da un bel pezzo. Viviamo in una provincia europea più di destra che di sinistra, più clericale che laica, più padronale che socialista, più provinciale che cosmopolita, più chiusa che aperta. Non fosse così, la nostra vita pubblica non sarebbe stata dominata per un ventennio (più il resto) dall´arcitaliano Silvio Berlusconi. E non vedrebbe un partito xenofobo tornare in trionfo al potere.
I cittadini di sinistra sono – da sempre – una minoranza di massa. Dovremmo averci fatto il callo, a questa lunga vita di minoranza, raramente interrotta da brevissime stagioni di governo (neanche dieci anni su sessanta di vita repubblicana: e il dato dice tutto). Invece ci rimaniamo male ogni volta, come se ci apparisse inaudito il fatto che no, questo Paese non ci assomiglia, se non in quella piccola e anomala Scandinavia ghibellina che è il Centritalia, quattro regioni in tutto. Bisognerebbe smetterla di offenderci, l´Italia è questa. Possiamo scegliere di viverci male, sprezzanti e amareggiati. Presuntuosi e acidi. O provare a tenere duro, sentirci cittadini, lavorare, discutere, parlare agli altri, non mollare. Chi di noi ha figli, conosce bene l´impulso di avere speranza per loro, anche quando non se ne ha più troppa per sé.”
Quella che io ormai considero un’amica di corrispondenze, Cristiana Alicata, oggi, si domanda:
Cosa ne pensate? Secondo voi è davvero così?
O è l’ennesimo modo radical-chic di leggere l’Italia?
Questo è quello che penso io, come riportato nei commenti al suo blog.
La lettura di Serra tiene conto solo di alcuni aspetti della storia.
Anche se la sinistra non è stata sempre al governo, è pur sempre stata rappresentata in parlamento. Ed ha sempre costituito la sponda istituzionale dei movimenti progressisti (ricordate le lotte studentesche, il movimento femminista, il pacifismo, l’ambientalismo) e dei movimenti legati al mondo del lavoro (sindacati, in particolar modo).
Ora, quella società non esiste più perché è radicalmente cambiata. Ne rimangono a testimonianza leggi importanti e progetti non ancora compiuti, che forse non saranno completati, almeno in questa legislatura.
E’ radical-chic e tremendamente inutile continuare a vagheggiare quei bei tempi. Le forze politiche di oggi DEVONO confrontarsi con questa società ed interpretarne i bisogni più profondi.
Chi è da sempre di sinistra, tende a perpetuare l’analisi del socialismo e del comunismo, di derivazione marxista e leninista. Purtroppo, quegli strumenti di analisi e le risposte che proponevano oggi sono del tutto inapplicabili.
Quindi, o la sinistra si rimbocca le maniche e rinnova i valori che la ispirano e riprende il dialogo con la società, oppure continuerà sorprendersi del motivo per cui gli elettori votano altrove.
Non si creda che questo discorso possa attenere solo alle forze che hanno creato Sinistra Arcobaleno! Due anime della sinistra tradizionale, si sono scontrate a queste elezioni con le loro proposte e le loro prospettive e una a inesorabilmente perduto, determinando la fine storica della parabola operaista. L’altra ha tenuto, ma non ha vinto. Segno evidente che anche in quella direzione, la costruzione della nuova sinistra si è inceppata.
Oggi che il fumo sta sollevandosi dal campo di battaglia, si vedono le prime vittime. Alcuni leader storici hanno dato forfait. Altri li seguiranno. Rimane un esercito di sconfitti da un lato (sinistra arcobaleno, sinistra critica, partito comunista dei lavoratori, partito marxista leninista, ecc.) ed uno che ha tenuto l’assedio.
Ora, se avverrà che la cittadella rimarrà chiusa ed impermeabile, all’esercito degli sconfitti non resterà che darsi alla macchia e tentare una riorganizzazione eroica, forse velleitaria, ma di certo con una prospettiva tutt’altro che allettante di almeno dieci anni di ricostruzione, fra mille difficoltà.
Se la cittadella si aprirà al dialogo e all’accoglienza ci possono essere buone speranze di ricucire un’alleanza che, dove si è presentata alle elezioni, sembra aver onorevolmente tenuto botta.
Io non so cosa accadrà e cosa fare. Per ora parteciperò mestamente all’elaborazione del lutto nella sinsitra arcobaleno e vedremo poi che cosa fare.



Nell’ambito delle manifestazioni promosse in tutta Italia per la giornata del 4 aprile che la 



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