Una volta era la Moratti, oggi è la Gelmini, cambia il ministro ma i modi restano gli stessi. A colpi di maggioranza si cerca di smantellare la scuola pubblica. Troppo generoso definire riforma una serie di tagli che metterà in ginocchio l’istruzione pubblica.
Ad opporsi un movimento come non si vedeva da anni. Scuole e università occupate, lezioni in piazza e blocchi alle stazioni, studenti e professori stanno mettendo in campo ogni possibile azione per contrastare l’azione irresponsabile del ministro Gelmini. Assemblee spontanee radunano centinaia di studenti che si accostano alla politica spesso per la prima volta e che partecipano con grande entusiasmo. Studiano i decreti e le leggi, il movimento ha un buon grado di preparazione, si informa molto e crea strumenti per diffondere le sue idee e le sue valutazioni. Importante e innovativo è il modo con cui all’interno delle assemblee si formano le opinioni: molto moderno, predilige un approccio “scientifico” alle questioni piuttosto che politico-ideologico. Nelle assemblee si discute comparando i dati dei paesi europei, evidenziando e cercando di comprendere le parti peggiori dei provvedimenti Gelmini e Tremonti. Questo modo di agire ha subito smascherato il lucido disegno che si nasconde dietro a una serie di tagli sconsiderati: distruggere la scuola pubblica, favorire l’istruzione privata. Internet è il canale con cui i volantini e i documenti fanno il giro dell’Italia e superano le barriere imposte dai media tradizionali.
Il movimento si limita per il momento a contrastare la Gelmini e i suoi provvedimenti, pur essendo chiaro ai più che non ci si può limitare ai soli no. È difficile costruire un’idea di scuola diversa e alternativa, sopratutto se quella così com’e’ è sottoposta a un simile attacco. In tutto questo pesa anche l’incapacità dei partiti di dare risposte, di indicare una strada.
Infatti un altro dato fondamentale per capire il movimento è la lontananza dai partiti. Pur essendo sicuramente “a sinistra”, non riconoscono nessun interlocutore privilegiato. D’altro canto nessun partito è in grado di essere interlocutore autorevole di questo movimento.
Noi allora cosa possiamo fare? Noi dovremmo saper dare risposte al disagio degli studenti nei confronti della scuola. Il ministro Fioroni ha lavorato male. Da parte nostra dovrebbe esserci una discussione seria sul funzionamento della scuola, sulle troppe storture che spesso la caratterizzano. Un rinnovamento del sistema debito/credito, che deve davvero essere un modo per valorizzare gli studenti e le loro capacità, non un modo per non bocciare mai. I dati ci dicono che in molti campi gli studenti italiani sono meno preparati dei loro coetanei europei, la colpa di questo è del sistema scuola non degli studenti, per questo la reintroduzione dell’esame a settembre è comunque sbagliata, non basta essere più severi per colmare le lacune della nostra scuola. Una revisione della didattica, di come e cosa si insegna, fatta assieme agli studenti, potrebbe essere un modo per confrontarsi e innovare la scuola.
Per quel che riguarda l’università è necessario parlare delle tasse, della qualità dei servizi, dei docenti e delle strutture, dell’opportunità delle facoltà a numero chiuso. Pensare di risolvere i mille problemi del sistema universitario privatizzando è come curare la malattia uccidendo il malato.
La scarsa motivazione del corpo docente, le sue inadeguatezze, il crescente divario di età tra chi insegna e chi va a scuola creano ulteriori problemi che non vengono affrontati ne portati all’ordine del giorno della politica.
La Sinistra nel suo cammino costituente deve porre al centro della sua discussione la questione della formazione e del sapere. Deve confrontarsi con il movimento degli studenti sapendo che ha di fronte un soggetto autorevole e preparato. Che partecipa al confronto con dati, numeri e fin troppo pragmatismo.
Dobbiamo riconoscere che non sappiamo dare risposte chiare e univoche ai problemi accennati, da cui scaturisce la nostra difficoltà a parlare con il movimento. La strada che ci porta a crescere politicamente e numericamente passa dalla nostra capacità di dare risposte, non solo al qui e ora degli studenti, ma anche a un progetto di ampio respiro. Se vogliamo cambiare l’Italia, immaginare che un altro mondo è possibile, dobbiamo iniziare a indicare come lo costruiamo. Iniziare dalla scuola, dal diritto alla formazione e al libero accesso al sapere non sarebbe male.
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