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Francesco e Manuel: rifugiati in Spagna?

Questa è l’iniziativa, si intitola ¡ Que viva España ! – Francesco e Manuel chiedono asilo politico!

Oggi il portavoce dell’ambasciata di Spagna, Pedro Fernandez, ha diramato questo comunicato:

“Prendiamo seriamente in considerazione le istanze di chi attua una protesta come lo sciopero della fame. Abbiamo anche parlato con Zanardi, siamo sempre pronti ad ascoltarli. Ma come ambasciata di Spagna non riteniamo che in Italia i gay siano discriminati”. Lo dice Pedro Fernandez, portavoce dell’Ambasciata spagnola a Roma, in merito alla vicenda del giovane gay di Savona, Francesco Zanardi, in digiuno per chiedere la calendarizzazione in Parlamento di una legge sulle unioni civili. “Abbiamo ricevuto almeno una trentina di mail di altre coppie gay italiane che ci hanno chiesto asilo politico -continua Fernandez parlando ai microfoni di CNRmedia- prendiamo molto sul serio questa vicenda ma, ripeto, non possiamo concedere alcun asilo perche’ non riteniamo che in Italia vi siano i pressupposti per definirla discriminatoria”, ha concluso il diplomatico.

Orbene, è dunque d’uopo procedere con ulteriore invio di email…

ambespit@mail.mae.es, consuladonapoles@jumpy.it, cgespmilano@mail.mae.es, cgesprom@mail.mae.es

segreamb.ambmadrid@esteri.it, segreteria.ambmadrid@esteri.it, giuliana.delpapa@esteri.it, federica.sereni@esteri.it, emanuele.rozosordini@esteri.it

Oggetto: Richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato

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All’Ambasciata di Spagna in Italia, Roma
Ai Consolati di Spagni in Italia, Sedi

e p. c.
All’Ambasciata d’Italia in Spagna, Madrid

Spettabili Uffici,

Vi scrivo per avanzare domanda di asilo politico presso il Vostro Stato, in quanto, in base alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea del 2000 (e a tutte le sue successive modifiche ed integrazioni), ritengo che la mancanza di riconoscimento di alcuni precisi diritti della persona da parte dello Stato di cui sono Cittadino, mi configuri come persona discriminata in quanto omosessuale, quindi discriminata in base al mio orientamento sessuale e “per la mia appartenenza ad un determinato gruppo sociale”.

Nello specifico, ritengo violati dall’ordinamento Italiano:

  • Articolo 6 (Diritto alla libertà e alla sicurezza), in quanto la mia libertà di scelta, ovvero autodeterminazione, in materia di affettività incontra ostacoli precisi alla sua realizzazione.
  • Articolo 7 (Rispetto della vita privata e della vita familiare), in quanto non mi è consentito costruire una famiglia riconosciuta dallo Stato sulla base di una legislazione relativa al matrimonio civile o ad altra forma di unione di tipo familiare.
  • Articolo 9 (Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia), in quanto tale diritto pur riconosciuto in molti Stati dell’Unione mi è precluso in Italia e non sono parimenti riconsciuti né trascrivibili i matrimonio contratti in altri Stati dell’Unione se i coniugi sono dello stesso sesso. Parimenti, non esistono istituti di tipo analogo a quelli previsti all’estero per le unioni civili diverse dal matrimonio civile.
  • Articolo 20 (Uguaglianza davanti alla legge), in quanto per lo Stato italiano le persone omosessuali in Italia non esistono, ma sono private di alcuni diritti fondamentali.
  • Articolo 21(Non discriminazione), in quanto nello Stato Italiano le persone omosessuali e le coppie che essi formano, ovvero le coppie di persone di sesso diverso convivneti, non godono di piena parità rispetto alle coppie di persone di sesso diverso, unite in matrimonio, con grave pregiudizio anche dei diritti e delle tutele dei loro figli.
  • Articolo 33 (Vita familiare e vita professionale), in quanto non è garantita la protezione delle famiglie non fondate sul matrimonio, quindi sono sutomaticamente escluse le famiglie formate da persone dello stesso sesso.

In base all’articolo Articolo 52 (Portata dei diritti garantiti), la limitazione di fatto all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta sono arbitrarie, non fondate su leggi dello Stato Italiano e sono in contraddizione lampante con la Costituzione della Repubblica Italiana. Inoltre non sono ispirate al  principio di proporzionalità, e non sono necessarie né rispondenti a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione ovvero all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

Per tutto quanto sopra essendo evidente lo stato di persona discriminata in fatto ed in diritto nello Stato di cui sono Cittadino, appellandomi alla Carta e ad ogni altro Trattato o Convenzione vigente nel territorio dell’Unione Europea, chiedo che mi sia riconosciuto dalla Spagna lo status di rifugiato in quanto ritengo di trovarmi in una condizione peggiore di quella del perseguitato per motivi di appartenenza ad un determinato gruppo sociale, essendomi impedito il libero esercizio dei diritti precedentemente elencati.

In attesa di un vostro riscontro

Comunità LGBTQI: il Parlamento ascolti Francesco e Manuel

Francesco e Manuel

Ormai, care lettrici e cari lettori, dovreste saperlo. Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia sono in sciopero della fame dal 4 gennaio perché hanno deciso di dare questa voce alla loro protesta; la protesta di chi, contribuente e cittadino omosessuale, si vede negati diritti che sono considerati “ordinari” per le persone eterosessuali, evidentemente cittadini di Prima Classe.

Grazie ad un paziente lavoro di coordinamento che dura ormai da qualche mese, le principali associazioni dell’universo lgbtqi che operano in Italia, sia a livello nazionale, sia a livello locale, hanno sottoscritto l’appello che riporto e che spero chiunque legga approvi e faccia circolare il più possibile.

Francesco è fortemente determinato a non desistere e le sue condizioni di salute cominciano a destare serie preoccupazioni. Tanto che stanno valutando se Manuel non debba interrompere lo sciopero per prendersi cura di Francesco.

Nei giorni scorsi l’on. Bongiorno li ha contattati pregandoli di cessare l’iniziativa e anticipando che li avrebbe ricevuti a Roma per discutere del tema.
Non basta, pur ringraziando l’on. Bongiorno.

Al Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani

Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini

Ai Capigruppo del Senato della Repubblica

Ai Capigruppo della Camera dei Deputati

Al Presidente della 2^ Commissione Giustizia del Senato, Sen. Filippo Berselli

Al Presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, Sen. Pietro Marcenaro

Al Presidente della Commissione II Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno

Al Presidente della Commissione XII Affari Sociali della Camera dei Deputati On. Giuseppe Palumbo

In 20 paesi europei sono in vigore leggi che riconoscono, pur nella pluralità e nella differenza di istituti e strumenti civili, le coppie di persone dello stesso sesso e ad esse attribuiscono precisi diritti e doveri, analogamente a quanto è previsto per le coppe formate da persone di sesso diverso.

Nella Carta dei Diritti, parte integrante del Trattato di Lisbona, e in diversi atti ufficiali dell’Unione si sollecitano i paesi aderenti a non discriminare le coppie omosessuali e quindi a legiferare in materia.

Milioni di persone omosessuali, transessuali, trans gender, intersessuali in Italia si devono invece confrontare con un’umiliante indifferenza da parte delle istituzioni nazionali rispetto alla necessità che i loro amori, progetti di vita, diritti umani siano finalmente previsti nell’ordinamento.

Il movimento lgbti italiano, formato dalle persone che subiscono discriminazioni a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale, da decenni, attraverso grandi manifestazioni nazionali, iniziative, campagne sociali e culturali, ha tentato di far comprendere alla politica che in assenza di una legge, le coppie di persone lgbti sono consegnate a un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.

Dal 4 gennaio Francesco e Manuel, una coppia di ragazzi gay di Savona hanno iniziato uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al fatto che migliaia di coppie non sono tutelate dallo Stato italiano e non possono accedere a diritti e doveri che sono normali ed imprescindibili per tutti gli altri cittadini.

Il loro gesto segnala più di ogni altra cosa la situazione in cui siamo costretti a vivere ed esprime l’impossibilità per tutte e tutti noi di continuare a sopportare quello che è di fatto lo status di fantasmi sociali, ovvero la negazione del nostro diritto ad una vita serena, diritto che riteniamo ci appartenga pienamente in qualità di cittadine, cittadini e contribuenti di questo Stato, ma negato a causa dell’assenza dei necessari provvedimenti legislativi in questa materia.

Per tutte queste ragioni, facciamo appello alla vostra sensibilità e, quali rappresentanti di tutto il popolo italiano e dell’unità della nazione, vi chiediamo di superare quelli che per noi sono incomprensibili veti e pregiudizi e di dare un chiaro segnale di interesse avviando al presto nei rami del Parlamento una discussione che porti finalmente al riconoscimento della pari dignità e pari diritti per le persone e le coppie lgbti.

Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Crisalide PanGeneder, Associazione Lista Lesbica italiana, Associazione Trans Genere, Circolo Mario Mieli di Roma, Coordinamento Torino Pride, Famiglie Arcobaleno, Gay Roma.it,I Ken Onlus Napoli, Ireos Onlus Firenze, Liberamente NOI Roma, Mit, Nuova Proposta Roma, Open Mind Catania, Queer. Sel – Sinistra e Libertà Ecologia per la cultura differenze, 3 D – Democratici per pari Diritti e Pari Dignità di lesbiche, gay, bisessuali, trans*, Roma Rainbow Choir, Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Roma, Alessandra Brussato Mestre-Venezia, Associazione Renzo e Lucio di Lecco, Cristiana Alicata, Guido Allegrezza.