A molte persone non piace leggere lunghi testi su internet, per cui inizio dando in sintesi il senso di questo appunto. Chi vorrà, quando ne avrà il tempo, potrà dedicarsi all’approfondimento.
In sintesi, dunque, ho deciso di lasciare definitivamente il cuore di WHAD, ovvero quel gruppo di persone che, dall’agosto dello scorso anno, ha dato vita ad una esperienza intensa e coinvolgente, che ha saputo essere un punto di discontinuità nella comunità lgbtiq romana e italiana, dando inizio ad una stagione di iniziative e di presenza cittadina che non si vedevano da anni. Lascio con la speranza che da quell’esperienza fioriscano nuove idee, nuove iniziative, nuova linfa per il movimento lgbtiq a Roma e non solo.
Ed ora, per chi ha più tempo qualche considerazione in più.
Fra pochi giorni sarà un anno dalla prima fiaccolata di WHAD. Un anno passato a riflettere, a lavorare, a inventare iniziative, discussioni, eventi che avessero l’unico scopo di colmare il divario fra il mondo delle associazioni lgbtiq e tutto quell’insieme di persone che ad esse non fanno riferimento per i motivi più disparati.
Un anno fecondo, per i rapporti personali, per la crescita interiore, per l’esperienza vissuta e per tutto quello che ho imparato. Un anno che, nonostante il calore delle persone e la bellezza del semplice gesto ripetuto di cedere il microfono e ascoltare quel che chi voleva poteva dire, considero concluso.
La mia presenza nel ganglio vitale di WHAD è terminata formalmente la sera del 2 agosto. E non è stato un passaggio facile, per me. Credo neanche per chi ho lasciato, ma comunque doveroso.
In questa fase della vita del movimento lgbtiq a Roma, credo che vi sia una priorità su tutte: costruire il Coordinamento “Roma Pride” per ridare al movimento stesso una speranza di sopravvivere e di trovare nuove strade di crescita. Sarà dura, sarà un percorso costellato di altri momenti dolorosi. Ci saranno nuovi attacchi, nuovi personalismi, nuove polemiche. Ma credo che sia inevitabile che il mondo delle associazioni converga e trovi una sintesi, elemento essenziale per costruire una nuova credibilità sia verso la comunità lgbtiq di cui comunque fa parte, ma soprattutto verso gli interlocutori politici ed istituzionali, verso i quali occorre aprire una nuova stagione di dialettica politica, basata su rivendicazioni chiare, efficaci, raggiungibili, che siano parte di una strategia precisa, il più possibile condivisa e supportata, capaci di dare soddisfazione attraverso i successi, solo antidoto contro la sfiducia diffusa ed il macigno dell’insuccesso su quasi tutti i fronti. Una sconfitta della quale si deve prendere atto e dalla quale trovare modi e motivi per tornare ad essere propositivi ed efficaci.
Il coordinamento Roma Pride è dunque la nuova priorità che si inserisce nella mia vita. Non l’unica, certamente, ma entra con prepotenza.
Certo non è questo il luogo per definire cosa sarà e come si dovrà muovere il Coordinamento Roma Pride. Qui posso solo esprimere l’auspicio che possa realmente costituirsi come coordinamento permanente fra le associazioni LGBTIQ (soprattutto quelle impegnate sul territorio di Roma e del Lazio) e come luogo in grado di aprire e tenere vivo il dialogo fra il mondo delle associazioni e la comunità delle persone LGBTIQ. Ma soprattutto spero che riesca nella missione ancora più complessa di rendere pervasiva e permanente la tematica LGBTIQ, trasformando il Pride da iniziativa spot, a percorso continuo e partecipato di confronto, dibattito e diffusione attorno ai temi LGBTIQ, esteso agli altri universi trasversali della discriminazione : donne, disabilità, migranti, precari, persone anziane, persone HIV+, ecc.
Non posso dunque che esprimere l’auspicio che, se il Coordinamento Roma Pride riuscirà ad essere tutto questo, lo si debba anche alla capacità di WHAD di mobilitarsi affinché la partecipazione sia stimolata ed incoraggiata.
Ora, voglio concedermi il tempo e le parole per riconoscere il giusto tributo di stima e di amicizia ad alcune delle persone che ho incontrato e con le quali ho lavorato affinché WHAD fosse una realtà. In primo luogo voglio ringraziare Valentina Vandilli e Cristiana Alicata, senza le quali la creatura non sarebbe nata. Di Valentina voglio far risaltare l’energia e la spregiudicatezza al limite dell’incoscienza che sono elementi indispensabili per creare dal nulla. Di Cristiana apprezzo le doti politiche, la pazienza nei miei confronti, la capacità di stare con i piedi per terra perchè “non si possono fermare le nuvole”.
Un pensiero affettuoso ad Ilona e Katia, che con dolcezza e semplicità ci sono state quando era necessario. Di Andrea Di Stefano metto in evidenza la disponibilità, la competenza, la creatività, il pensiero razionale e l’affettuosità amicale. Lui insieme ad Alessandro Paesano sono in assoluto il “tesoro” che ho trovato in WHAD, persone che spero di poter tener a lungo vicine, come amici e come compagni di avventure (ricordate cosa ci aspetta a carnevale…). Alessandro Paesano è veramente una persona speciale. Laico, ferreo nei ragionamenti, colto, competente, pacato di norma, ma un’erinni quando e se serve. Di Riccardo Camilleri e Andrea Tornese apprezzo soprattutto il coraggio e la capacità di ragionamento, elementi di critica indispensabili per non rischiare di essere autoreferenziali e persi appresso ai sogni. Marco Romagnuolo si merita la stella del fare: non c’è ostacolo che sia insormontabile, purché si abbiano tempo e strumenti adatti. Ad Andrea Contieri va la palma della pazienza e della dolcezza.
Per chi non ho nominato, vale nel bene e nel male, un grazie per tutto quello che siamo stati capaci di fare e di vivere insieme: nulla andrà perduto.
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