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A chi si sente a sinistra

La stavo per scrivere io e invece Fabio Mussi mi ha preceduto. Allora mi sono detto che forse non se la sarebbe presa se l’avessi usata per ricalcare qualche concetto un po’ sospeso. Ecco dunque la mia lettera a chi sta a sinistra, liberamente ispirata da Fabio Mussi.

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Mi rivolgo a chi sente di essere elettrice o elettore di sinistra. In particolare a chi ha avuto fiducia nel progetto del PD, lo ha votato e contribuito all’archiviazione del caso “Veltroni” (perduta Roma e schiaffeggiati alle politiche, con extraparlamentarizzazione di tutto ciò che è a sinistra del PD) e poi oggi dice che non voterà, perché non crede nel progetto di Sinistra e Libertà. Potrebbe anche aver ragione, considerando che la fiducia accordata al PD si è trasformata in un flop epocale. Però, male che vada, dando fiducia a Sinistra e Libertà danni non se ne fanno. Anzi.

Sinistra e Libertà è formata da forze che fanno riferimento ai grandi gruppi della sinistra presenti nel Parlamento europeo, socialista, verde, della “gauche unitaire”. Forze che hanno contribuito a fare dell’Europa una grande Unione di Stati, che avrà un futuro ancora in parte da disegnare, ma certamente fatto di unità, sviluppo, benessere e sicurezza. Nel senso che a queste parole si dà in Europa, non certo in Italia.

Sinistra e Libertà non è lontana dalla soglia di sbarramento del 4%. Uno sbarramento introdotto alla vigilia del voto, con il consenso convinto e spietato del PD. A Sinistra e Libertà serve ancora un po’ di aiuto per raggiungere e superare quella maledetta soglia. Significherebbe portare in Europa pochi parlamentari, forse due, forse tre. Grazie a loro, sarebbe più facile per Sinistra e Libertà procedere spedita nella costruzione di un nuovo partito di sinistra di governo. Ma certamente cambierebbe la politica italiana, dominata da un Silvio Berlusconi indiscusso protagonista di una rapida regressione democratica e della costruzione di un regime autoritario di tipo post fascista.

Votare Sinistra e Libertà significa far tornare nelle massime istituzioni (oggi europee domani italiane) le forze politiche che di sé dicono, convinte e senza distinguo: “Io sono di sinistra”. Parole scippate ai tanti cittadini che ancora credono alla necessità di avere e promuovere idee che mettono al centro il valore della persona, il suo lavoro, i suoi affetti  e la sua partecipazione come ambiti di realizzazione personale e collettiva, il rispetto per la natura, l’amore per la giustizia e la libertà.

Votare Sinistra e Libertà, significa dunque  riaprire la prospettiva di una coalizione di centrosinistra che non può esistere finché il Partito Democrativo ritiene di essere autosufficiente e che più di noi ha bisogno di aiuto. Sempre irresoluto. Sulla cacciata dei migranti dal mare nel deserto del Sahara e sull’indecenza delle ronde; sul testamento biologico, o le coppie di fatto, o la procreazione assistita o la ricerca sulle staminali; sul nucleare o sul “modello contrattuale” di Sacconi e Brunetta, che esclude d’imperio la Cgil; sul Referendum elettorale e sulla giustizia in stile Silvio Alfano… Oggi indicato, giustamente, come demolitore della democrazia e promotore di leggi razziali, ma ieri nominato come “leader dello schieramento a noi avverso”, “avversario” e non “nemico”, l’uomo con cui promuovere il “dialogo” in vista di una “legislatura costituente”. Un partito perduto nell’illusione di una legislatura costituente, che non si rende conto della responsabilità che ha, visto che la legislatura sarà costituente di una non democrazia cucita addosso all’enorme potere personale dell’attuale capo del governo.

Ecco perché è importante dare un segnale e svoltare a sinistra, far tornare la bilancia a pendere dalla parte che noi pensiamo giusta e dunque votare Sinistra e Libertà, la Nuova Sinistra Italiana.

8×1000 e coscienza

È possibile sottrarre alla CEI e al Vaticano una parte del loro potere di influenza sulla coscenza e sulla politica in Italia, evitando di bombardare il Vaticano?

Il Vaticano ha preso ufficialmente posizione contro i referendum sulla procreazione assistita e i toni preannunciano una violenta campagna contro l’aborto.

Ora, molti sapranno che:

  • numerose chiese (soprattutto quelle monumentali) sono di proprietà dello Stato Italiano (gestite dal Fondo per gli Edifici per il Culto, presso il Ministero dell’Interno), ma sono utilizzate dalle diocesi per i loro scopi di culto. Si tratta di un residuo del sequestro del patrimonio dello Stato della Chiesa sconfitto nel 1871;
  • da dati del 2002 che ho recuperato su internet, ho scoperto che esiste un Istituto centrale per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi, regolato dalla legge n. 222 del 20/05/1985. L’Istituto centrale opera attraverso istituti diocesani che erogano ai sacerdoti uno stipendio o un’integrazione delle entrate, tale da “garantire il congruo e dignitoso sostentamento del clero che svolge servizio in favore delle diocesi”, ovvero l’esercizio del ministero come definito nelle disposizioni emanate dalla CEI. Insomma, questi istituti, in pratica pagano lo stipendio ai preti e ai parroci diocesani. Il finanziamento avviene localmente sulla base dei redditi patrimoniali degli istituti, che in caso di necessità si rivolgono all’istituto centrale. In base ai dati che ho raccolto, gli Istituti Diocesani Sostentamento Clero sostengono l’istituto centrale per il 10,94%, le erogazioni liberali (offerte dei fedeli) per il 6,25%, il “fondo otto per mille” per l’82,81%.

Succede, quindi, che, percependo uno stipendio dallo Stato Italiano, pagato anche da coloro che non dichiarano manifestamente di voler sostenere la chiesa, preti diocesani e parroci sono assimilabili almeno in parte a dipendenti pubblici.

Stante questa realtà, a mio parere è del tutto ingiusto che costoro nell’ambito delle loro attività svolgano qualunque forma di propaganda politica: sarebbe come se i dipendenti delle poste, quando vai a pagare la bolletta ti dicessero: “45 euro, grazie! e si ricordi che astenersi dal referendum è un suo diritto”. Non credo che se avvenisse nella realtà lo sopporteremmo.
E allora, perché accettare che lo facciano vescovi, parroci e preti?

Si potrebbe pensare di mettere in piedi una proposta di legge di iniziativa popolare volta a sottrarre alla Chiesa Cattolica tutte le forme di sostentamento e di privilegio che attualmente garantisce lo Stato Italiano attraverso il prelievo fiscale.