E non ci si venga a dire che non lo avevamo capito! Dopo una settimana di tira e molla, di detto e di non detto. Sembrerebbe tutto chiaro. Il Papa ci vuole davvero bene! Alla fine è venuto fuori: i lanci vespertini delle agenzie di ieri sera si limitavano ad annunciare che il Roma Pride non si sarebbe concluso a Piazza San Giovanni proprio a causa della “concomitanza inopportuna” con un concerto all’interno della Basilica, ma il “colpevole” sembrerebbe annidarsi nei piani alti del Vicariato e fare la spola con gli uffici della Curia. Anzi proprio con lui, il Segreterio di Stato di Sua Santità il Sommo Pontefice: Tarcisio Bertone. Insomma, un altolà immerso in nubi fluttuanti di sacri incensi, che viene dritto dritto dalla stanze più private dello Stato Città del Vaticano. Almeno questo sussuravano gli usignoli romani sul far della notte. Avranno ragione? Non è dato sapere, ma noi la congettura la possiamo azzardare. L’intuito ci aveva già soccorso e già ci eravamo arrivati una decina di giorni fa: a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca (G. Andreotti). E i fatti sembrano andare proprio in quella direzione.
Quindi, di nuovo e testardamente grazie a Sua Santità per questo ultimo e inatteso spot pubblicitario per il Roma Pride. Ormai lo sappiamo, Santità, che ci vuole bene. E aspettiamo con ansia che a breve proclami un’indulgenza plenaria e perpetua per tutti coloro che parteciperanno al Pride romano. Anzi d’ora in poi potremmo decidere di chiamarlo BENEDETTO PRIDE!
Allora, l’invito è automaticamente esteso a tutti: chi al Pride già aveva deciso di esserci, chi era indeciso, ma sopratutto a tutti quelli che pensavano che sarebbe stato una provocazione: ormai non ci sono scuse. Il Pride è proprio di tutti e quindi accorrete numerosi!
Affido al comunicato stampa del Mario Mieli e al post di Andrea i commenti “ufficiali”… io corro a decidere come mi vestirò!
Dimenticavo. Ieri sera nella sala del Carroccio in Campidoglio si è svolto un convegno organizzato da DGP intitolato Gay Pride made in Italy, quale modello? e non presente nel programma ufficiale del Pride (per volontà di chi non si sa). Gli unici interventi a tema sono stati quelli di Domenico Rizzo (docente di storia delle relazioni di genere e diritti delle donne), Luca Trappolin (Sociologo, Università di Padova) e di Cecilia D’Elia (Assessore alla Cultura della Provincia di Roma), che ho apprezzato per rigore e passione. In particolare quello di Rizzo che ha citato i fatti di New York del 1994, quando la comunità dei gay e delle lesbiche non volle sfilare insieme alla comunità trans. All’epoca uscì un editoriale di The Progressive (Pride and Prejudice – New York Gay Pride Demonstration, riportato per intero nella sezione documenti) interamente dedicato all’omofobia della società e alla transfobia dei gay e delle lesbiche, in cui l’autore affermava:
Noi esistiamo nello stesso modo in cui siamo ogni giorno dell’anno: assimiliazionisti e separatisti, accoppiati e single, votati allo spirito e carnali, in salute e malati, indifferenti ed impegnati. E siamo pronti a mostrarci, non a scomparire come inchiostro simpatico, come vostri genitori, figlie, figli, sorelle, fratelli, cugini, vicini di casa e colleghi, prendendo il nostro posto di sempre, dove già stiamo.
Per il resto, non ho trovato grandi spunti (soprattutto nella pessima conduzione di Maria Giovanna Maglie) trascurerei tutto tranne uno scivolone di Imma Battaglia e una dichiarazione poco ripresa ma essenziale di Croppi (assessore alla cultura del Comune). Imma ha fatto un’affermazione che poco mi è piaciuta (la politica è comunicazione) e che è stata messa in discussione in più momenti (la Concia ha detto che la politica è anche educativa… mah!). Personalmente sono lontano da questa visione della politica, ma mi riservo di parlare di queste cose con la diretta interessata in altra sede. Infine, durante una tornata di domande dei giornalisti (a proposito, MGM non ha neanche invitato il pubblico a fare domande, riservando tutto lo spazio solo ai giornalisti) Croppi ha fatto un’affermazione gravissima, più o meno testualmente: “Insomma il gay pride è una manifestazione in cui si vedono delle sconcezze e non si può dare il patrocinio (daje!) ad una manifestazione che può urtare la sensibilità dei cittadini”. Si tratta di una questione gravissima, che parla di moralismo e perbenismo, che va contro il senso delle belle dichiarazioni di Domenico Rizzo e dice cose chiare a chi ha orecchie buone per intendere…
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