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La guerra infinita agli omosessuali

Senatore Lucio Malan, PdL

Senatore Lucio Malan, PdL

Dopo un’interminabile serie di rifiuti e di diritti non riconosciuti, la situazione viene ulteriormente peggiorata. Lucio Malan, Senatore del PdL, sta raccogliendo le adesioni in Senato per depositare un disegno di legge teso ad integrare l’art. 29 della Costituzione per specificare che la famiglia come società naturale è unicamente quella fondata matrimonio fra UN uomo e UNA donna.

Se qualcuno desidera leggere il farneticante argomentare che accompagna il disegno di legge, può agevolmente farlo qui.

Io mi limito a registrare e a consegnare al dibattito dei miei lettori gli aspetti che ritengo più eclatanti dei ragionamenti di Malan.

  1. Due piccioni con una fava. Agitando il fantasma della famiglia poligamica (immediatamente associato alla presenza in Italia di 800.000 islamici) si mettono sullo stesso piano la poligamia e l’omosessualità. Un ragionamento arditissimo, per cui il vero obiettivo (impedire il matrimonio degli omosessuali) viene mascherato e “spinto” dalla ripulsa sociale nei confronti della poligamia, vista peraltro solo nella sua forma della poliginia, dato che la poliandria è un concetto completamente ignorato (nel senso antropologico del non conosciuto e non del non preso in considerazione).
  2. Nulla deve cambiare. Richiamandosi alle intenzioni del legislatore costituente, Malan sostiene che non vi è nulla da interpretare e che indubbiamente questi volesse intendere letteralmente ciò che la proposta di Malan vuole affermare. In sostanza, non si tiene conto di oltre 60 anni di evoluzione della società, del costume e dei valori. Ma neanche dell’intero contesto internazionale che si è mosso modificando radicalmente il quadro giuridico.
  3. L’importante è non sapere. I ragionamenti che pretenderebbero di affermare che nel corso della nostra storia non ci sono mai stati riconoscimenti pubblici e sanzionati da qualche forma di cerimoniale religioso o civile, fanno emergere un deciso profilo di ignoranza del nostro valente parlamentare, che in tutta evidenza, parla di cose sulle quali non ha condotto sufficienti approfondimenti. Oltre che al catechismo cattolico, infatti avrebbe fatto bene a documentarsi sull’eccellente raccolta di saggi internazionali curata dallo storico Robert Aldrich che si intitola Vita e cultura gay, Storia universale dell’omosessualità dall’antichità ad oggi (Cicero Editore), nel quale si portano ampi esempi di rituali (evidentemente da considerare nei rispettivi contesti di estrema repressione dell’omosessualità) in base ai quali coppie di omosessuali attestavano il loro profondo e duraturo rapporto. Dati i profili penali collegati alla sessualità “contro natura”, tali relazioni venivano comunemente intese come amicizie (termine che aveva un’accezione differente da quella odierna) in modo da salvaguardare l’integrità fisica dei partner, che erano talmente intimamente legati da condividere addirittura l’ultima dimora, esattamente come avveniva alle coppie eterosessuali.
  4. Matrimonio=figli. Incommentabile assunto, soprattutto alla luce dello stato in cui versa oggi la famiglia tradizionale che tanto si intende proteggere, luogo fisico e psicologico, nel quale si continuano a perpetrare i più odiosi crimini di violenza nei confronti delle donne e dei minori: è questo l’ambiente ottimale per far germinare l’amore e garantire lo sviluppo delle nuove generazioni?

Si tratta in tutta evidenza di una posizione antistorica e antisociale. E’ mio profondo convincimento che le varie forme che l’amore coniugale può prendere all’interno della società, nel rispetto dei principi inderogabili di uguaglianza, debbano essere riconosciute e trovare ampia tutela legale poiché non è compito dello Stato decidere se un rapporto di natura coniugale ed affettiva debba avere la preminenza rispetto agli altri.

Ognuno deve poter essere libero di scegliere come vivere la propria affettività e come costruire i suoi legami parentali, atteso che non è la conservazione della specie l’obiettivo del matrimonio nelle società moderne, quanto piuttosto costituire il luogo e l’ambito in cui l’amore trova la sua realizzazione ANCHE attraverso la procreazione e in vista di una TUTELA ACCESSORIA dei diritti di natura patrimoniale, creati a difesa delle parti più deboli del rapporto.

In sostanza, dunque, dopo essere passati tra roghi, torture, mutilazioni, prigioni e negazione sociale, la riforma Malan ci propone una nuova forma di barbarie: negare la dignità e la parità dell’amore omosessuale ed il suo riconoscimento sociale.

Grazie senatore.

Poligamia, un tabù da abbattere

Da Ai primi di aprile di quest’anno, su Repubblica.it è apparso un bell’articolo di Francesca Caferri (disponibile integralmente qui, nella sez. DOCS) dedicato al la poligamia delle persone di cultura islamica che vivono in Italia.

Orbene, é a tutti noto che nella nostra Costituzione, si attesta il fatto che la Repubblica, all’articolo 29, riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Negli articoli seguenti, la famiglia è ricollegata (con un’interpretazione un po’ restrittiva del dettato della carta costituzionale, ma che in questa sede possiamo tollerare) alla procreazione e alla educazione dei figli ed è riconosciutoa come un bene per tutta la società, anche da un punto di vista culturale ed economico: “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi”. Insomma, possiamo stare tranquilli sul fatto che in Italia la famiglia è riconosciuta, rispettata, sostenuta e agevolata, almeno sulla carta.

Dato dunque per assodato che la famiglia è uno dei pilastri della Repubblica, si pone un problema non da poco. Come si rapportano alla regolamentazione della famiglia le altre tipologie di unione del tutto analoghe alla famiglia fondata sul matrimonio fra due persone di sesso diverso? In questa sede, avendo già dedicato molto spazio al tema, tralasciamo volutamente il tema del matrimonio omosessuale e delle unioni civili non matrimoniali e concentriamo esclusivamente sul tema della famiglia come “società naturale”.

1. Iniziamo con il dire che il matrimonio, nell’ordinamento italiano, è previsto (civile o religioso) solo fra due persone. E che l’unico matrimonio religioso con effetti civili è quello concordatario, celebrato da un sacerdore cattolico con una specifica forma rituale, asseverata da pubblicazione e testimoni (civili). Dunque, dal concetto di famiglia naturale fondata sul matrimonio e degna di tutela in Italia, sono escluse tutte le tipologie di famiglia formate da più di due persone, ovvero tutte le forme di POLIGAMIA (specificatamente suddivisa, per i puristi della lingua, in POLIGINIA e in POLIANDRIA), che sono addirittura considerate reato. Non oso immaginare l’imbarazzo se si osasse parlare di MULTIGAMIA (parole che non esiste e che dovrebbe denotare la possibilità di creare gruppi familiari legati da rapporti legali di matrimonio e costituiti da più di due persone).

2. Se è vero che si vuole riconoscere e tutelare la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, occorre definire giuridicamente i diversi concetti che concorrono a formare questo istituto. Ma poiché il primato non può essere del diritto, dobbiamo partire dalla realtà e dagli aspetti antropologici. La famiglia assume diverse tipologie sociali a seconda della cultura e del tempo che di prendono in analisi. Famiglie basate su vincoli matrimoniali (o analoghi, dato che il matrimonio non è un concetto riconosciuto da tutte le culture), ma composte da più di due coniugi sono  presenti e considerate del tutto normali in culture ed ordinamenti, che, anzi riconoscono a questi istituti piena legittimità e tutela. Quindi, ricorrendo al concetto molto elastico di “natura”, non sarebbe “laico” rifiutare tutela a queste forme di unione familiare. Non fosse che il concetto di natura viene di solito manipolato dalle religioni , fino a piegare la natura ai propri fini. Ed ecco che si arriva all’interpretazione restrittiva, per cui la famiglia come società naturale è formata da due persone di sesso diverso, unite da un vincolo matrimoniale.

3. La mia cultura giuridica e antropologica si ferma molto prima dei concetti che ho appena esposto, ma mi permette comunque di arrivare a qualche conclusione. Il nostro ordinamento, per essere laico, dovrebbe considerare la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio anche quelle formata da più di due coniugi, non necessariamente di sesso diverso, che decidono di dare rilevanza giuridica e patrimoniale al vincolo di amore, affetto, solidarietà e rispetto reciproco che li unisce. E i diritti e doveri derivanti da questa accettazione dovrebbero poter essere estesi anche ad unioni analoghe, non formalizzate nel rito del matrimonio.

Ed ora, come di consueto, i dati più rilevanti dell’articolo citato in apertura:

  • Si stimano fino a 20.000 i casi di famiglie poliginiche (un uomo con più mogli), prevalentemente di cittadini immigrati di religione musulmana.
  • A febbraio 2008, la Gran Bretagna ha formalizzato l’accettazione della poliginìa  consentendo di richiedere un assegno familiare per ogni moglie “aggiuntiva”.
  • Anche Germania e Belgio garantiscono benefici a chi ha più mogli.
  • In Italia, pur registrando solo il primo matrimonio, si ammette l’esistenza della situazione di fatto e la si riconosce attraverso pronunciamenti dottrinali e di giurisprudenza.
  • Molte donne di religione e cultura islamica rifiutano la poligamia e la combattono con determinazione.