SeL Lazio: una buona partenza

11 11 2009

Il 10 novembre si è svolta a Roma un’importante Assemblea Regionale di Sinistra e Libertà.

Una bella discussione, partecipata ed appassionata, in cui  finalmente emersa la posizione della base del partito che è stata pienamente riassunta con l’adozione di un significativo ordine del giorno (qui il link al sito nazionale), cui stanno aderendo numerosi circoli e numerose persone da tutta Italia.

L’ordine del giorno è stato presentato con un bell’intervento di Elettra Deiana e vale assolutamente la pena di leggerlo approfonditamente. Ovviamente l’invito a tutte le compagne ed i compagni è di promuoverne la diffusione e l’adozione in tutta Italia. Per aderire è indipsensabile scrivere a Elettra Deaina  deiana.elettra@alice.it o a  Silvana Pisa silvana.pisa@gmail.com.

E’ importante chesi diffondano e sia adottati i contenuti di questo importante Ordine del Giorno, che sostanzialmente riprende tutto il percorso del Gruppo 14 luglio e ne raccoglie il testimone, chiedendo regole, chiarezza, trasparenza, partecipazione e autonomia.

L’assemblea ha inoltre assunto un ordine del giorno presentato da me e firmato da altre 5o fra compagne e compagni con il quale l’Assemblea aderisce alla Maratona contro l’omofobia promossa da Queer.SEL e dal Tavolo LGBTE del Partito Democratico per far si che in tutte le regioni, le provincie ed i comuni italiani, il 1° dicembre sia depositata una mozione contro l’omofobia analoga a quella deliberata all’unanimità.

Infine, sono stati assunti anche gli ordini del giorno che esprimono solidarietà a Simonetta Salacone per i procedimenti disciplinari che gravano sul suo capo, l’adesione di SEL Lazio alla manifestazione della CGIL e costituiscono un pronunciamento dei giovani presenti all’assemblea.





La cosa giusta

28 08 2009

Il 26 maggio del 2008, il sindaco Alemanno incontrò un’ampia delegazione delle associazioni LGBT di Roma. In quella occasione, potei svolgere un breve intervento concludendo con queste parole: “Signor Sindaco, io non le chiedo di fare questa o quell’altra cosa. Dopo le mie parole e quelle che ha già sentito, io sono convinto che lei sa già cosa fare, sa già cosa può fare. Signor Sindaco, faccia la cosa giusta.”

Proprio in quei giorni si era scatenata in Italia un’ondata di violenza fortemente testimoniata dalla televisione: dai roghi di Ponticelli alla retata di transessuali e al pestaggio di altri al Prenestino, a Roma. Oggi quella violenza torna moltiplicata. Non più i roghi a Ponticelli, ma nuovi morti in mare e una recrudescenza di violenza contro i gay che spaventa ancor di più perché avviene nella Capitale e in luoghi affollati, quindi in piena “normalità”. L’accoltellamento all’uscita del Gay Village, le botte a Daniele Priori e al suo compagno a Rimini (Daniele è esponente di GayLib, unica associazione LGBT apertamente di destra), le aggressioni ai due ragazzi stranieri in vacanza a Salerno, la probabile matrice omofobica nell’attentato incendiario al Qube, dove si tengono fra le altre, le serate di Muccassassina e Radio Rock.

Il rimedio che il sindaco Alemanno ha proposto in una riunione tenutasi con solo alcune delle associazioni LGBT romane nei giorni scorsi è l’installazione di telecamere per la sorveglianza nei luoghi frequentati dalle persone LGBT e l’auspicio per l’introduzione dell’omofobia come aggravante. Infine, l’adesione alla “fiaccolata” istituzionale ed ecumenica proposta da Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, come fatto “culturale”.

Le telecamere dovrebbero dunque installate in tutta la città, dato che le circa 500.000 persone LGBT che vivono a Roma sono equamente distribuite sul territorio. Il disegno di legge sull’omofobia di cui è relatrice Paola Concia del PD, che contiene ben altri interventi che non la sola introduzione del reato di omofobia, è nelle secche istituzionali e sarà difficile che da esse si muova in vista del congresso del PD. La fiaccolata esaurirà il suo effetto mediatico nel giro di qualche ora, con qualche coda di dibattito su internet. E tutto tornerà come prima.

No, anzi, sarà peggio. L’indifferenza istituzionale, a parte il minimo sindacale delle dichiarazioni di circostanza, continuerà ad alimentare il pensiero che è lecito aggredire due ragazzi che passeggiano mano nella mano, o magari pestarli o ammazzarli perché si baciano. Per chi ha un certo stile di vita e certi valori, l’inasprimento delle pene, lo sanno tutti, non è un deterrente.

Chi sarà la prossima vittima? Gli gioverà sapere che grazie alle telecamere, ai controlli o alla maggiore presenza di forze dell’ordine i colpevoli sarà assicurato preso? Questa dimensione della giustizia come vendetta non ci appartiene, non ci DEVE appartenere. Quello che si deve fare è intervenire sull’humus sociale che genera questo tipo di violenza. Un impegno istituzionale, politico e collettivo per fare in modo l’aggravante omofobica, non sia necessario applicarla.
Un impegno che parte da cose piccole e arriva alle leggi. Un impegno che dovrebbe suggerire a Buttiglione di non esprimersi in termini di “privilegi per i gay”, al variegato universo dei Leghisti di astenersi dal lanciare crociate contro “i culattoni” (si potrebbero bollare come “frociate”, ma forse alle volte l’ironia è meglio lasciarla riposare), a tutti di non bollare come “ostentazione” il bacio o le effusioni gentili solo perché fra due omosessuali, piuttosto che fra una ragazza e un ragazzo.

E dunque, anche questa volta, c’è una cosa giusta da fare. Far sentire la presenza delle istituzioni attraverso programmi di intervento culturale e formativo nelle scuole che spazzino via i pregiudizi. Aprire e mantenere aperto un tavolo di confronto e di dibattito con le realtà legate all’omosessualità e alla transessualità per ascoltare il disagio e individuare le soluzioni ai problemi concreti, per impedire che si scateni la violenza intollerante e omofobica. Cambiare le parole per evitare che qualcuno possa costruirsi un alibi per dare libero sfogo alla propria inciviltà.

Insomma, speriamo che questa volta Alemanno, ma non solo lui, faccia la cosa giusta.





Avanti a sinistra?

8 06 2009

Abbiamo consegnato le elezioni europee alla storia. Lascio a chi è più bravo di me commentare le implicazioni politiche del voto e le cause che lo hanno determinato.

Oggi, a noi, sia che abbiamo combattuto e creduto nell’idea di una sinistra lontana da fondamentalismi e da facili paradigmi lontani dalla realtà, sia che questi costituiscano un riferimento irrinunciabile, spetta una grande responsabilità.

Le forze laiche e di provenienza dalla sinistra assommano ad un corposo 9,4%. Una vera e propria apertura di credito che alcuni milioni di elettori hanno espresso chiaramente. Cosa avranno voluto dire questi elettori? Unire la sinistra come si affanna la rete a forza di appelli di ogni tipo, superando ogni divisione. Unire le forze laiche affinché costituiscano la sponda che manca al PD? Non è chiaro. Nessuno può avere una risposta chiara e sostenibile. Almeno, nessuno può avere una risposta che abbia una coerenza intrinseca.

E’ possibile che “rasando” i vertici dei partiti della sinistra (sinistra e libertà, alleanza dei comunisti, partito comunista dei lavoratori), ed ammesso che questi partiti che hanno appena fatto scelte gravi lo vogliano veramente a partire dalla loro base di militanza, che il popolo della sinistra si riunisca in un solo corpo?

A me sembra tutto molto prematuro e difficilmente realizzabile.

Non credo che sia concepibile una riunificazione, anche solo programmatica, di Sinistra e Libertà con Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e i lavoratori Comunisti. Lo strappo che ha fatto SL e la profondità delle motivazioni che lo hanno determinato è talmente profondo da impedire che si pensi ad una prospettiva di questa natura. Soprattutto perché ora, soldi permettendo, SL penserà al suo futuro e all’aggregazione di una nuova base di militanza, in vista degli appuntamenti elettorali dell’anno prossimo.

Analogamente, i veti posti dai vertici di SL ad un’alleanza elettorale con i Radicali, pur se comprensibili nella prospettiva della costruzione del nuovo partito, hanno lasciato un solco difficilmente colmabile che raggelerà, purtroppo, tentativi in questa direzione. Peccato, perché una potenziale alleanza con i Radiali avrebbe riportato fortemente al centro della scena politica la questione della laicità, la cui bandiera è oggi nelle deboli mani di Di Pietro, almeno in Europa.

Non lievi saranno le tentazioni di Sinistra e Libertà di orbitare attorno al PD, come un suo satellite capace di regalare “emozioni” all’alba e al tramonto, ma senza riuscire a determinare altro che “maree” temporanee, prontamente contrastate dall’anima inguaribilmente clericale del PD, fin troppo sostenuta da presenze troppo legate al’Opus Dei e ad altre amene formazioni di fondamentalisti.

Escluderei la possibilità che vi possa essere un ulteriore coagulo allargato all’Italia dei Valori, fin troppo lontana dalla visione politica che fino a oggi hanno espresso le forze della sinistra. E’ una formazione molto legata al tema della giustizia e dell’onestà (anche troppo chiaramente ricalcate sulle “mani pulite” di Berlinguer), ma che con la sinistra e la democrazia ha decisamente molto poco a che fare.

Non rimane che stare divisi e continuare a sperimentare i propri percorsi, sperando che si aprano spiragli istituzionali e che sia possibile mantenere e consolidare le posizioni di rappresentanza locale, con lo scopo di ricostruire lentamente ma con determinazione la rete di relazione e di solidarietà con le persone.

Quindi, avanti a sinistra e buon lavoro a tutti quelli che ci credono e non si fermeranno.

A chi dà la Sinistra per morta e sepolta, invito a riflettere sulla sua diffusione in numerosi consigli regionali, privinciali e comunali. Non sarà facile liberarsene.





A chi si sente a sinistra

26 05 2009

La stavo per scrivere io e invece Fabio Mussi mi ha preceduto. Allora mi sono detto che forse non se la sarebbe presa se l’avessi usata per ricalcare qualche concetto un po’ sospeso. Ecco dunque la mia lettera a chi sta a sinistra, liberamente ispirata da Fabio Mussi.

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Mi rivolgo a chi sente di essere elettrice o elettore di sinistra. In particolare a chi ha avuto fiducia nel progetto del PD, lo ha votato e contribuito all’archiviazione del caso “Veltroni” (perduta Roma e schiaffeggiati alle politiche, con extraparlamentarizzazione di tutto ciò che è a sinistra del PD) e poi oggi dice che non voterà, perché non crede nel progetto di Sinistra e Libertà. Potrebbe anche aver ragione, considerando che la fiducia accordata al PD si è trasformata in un flop epocale. Però, male che vada, dando fiducia a Sinistra e Libertà danni non se ne fanno. Anzi.

Sinistra e Libertà è formata da forze che fanno riferimento ai grandi gruppi della sinistra presenti nel Parlamento europeo, socialista, verde, della “gauche unitaire”. Forze che hanno contribuito a fare dell’Europa una grande Unione di Stati, che avrà un futuro ancora in parte da disegnare, ma certamente fatto di unità, sviluppo, benessere e sicurezza. Nel senso che a queste parole si dà in Europa, non certo in Italia.

Sinistra e Libertà non è lontana dalla soglia di sbarramento del 4%. Uno sbarramento introdotto alla vigilia del voto, con il consenso convinto e spietato del PD. A Sinistra e Libertà serve ancora un po’ di aiuto per raggiungere e superare quella maledetta soglia. Significherebbe portare in Europa pochi parlamentari, forse due, forse tre. Grazie a loro, sarebbe più facile per Sinistra e Libertà procedere spedita nella costruzione di un nuovo partito di sinistra di governo. Ma certamente cambierebbe la politica italiana, dominata da un Silvio Berlusconi indiscusso protagonista di una rapida regressione democratica e della costruzione di un regime autoritario di tipo post fascista.

Votare Sinistra e Libertà significa far tornare nelle massime istituzioni (oggi europee domani italiane) le forze politiche che di sé dicono, convinte e senza distinguo: “Io sono di sinistra”. Parole scippate ai tanti cittadini che ancora credono alla necessità di avere e promuovere idee che mettono al centro il valore della persona, il suo lavoro, i suoi affetti  e la sua partecipazione come ambiti di realizzazione personale e collettiva, il rispetto per la natura, l’amore per la giustizia e la libertà.

Votare Sinistra e Libertà, significa dunque  riaprire la prospettiva di una coalizione di centrosinistra che non può esistere finché il Partito Democrativo ritiene di essere autosufficiente e che più di noi ha bisogno di aiuto. Sempre irresoluto. Sulla cacciata dei migranti dal mare nel deserto del Sahara e sull’indecenza delle ronde; sul testamento biologico, o le coppie di fatto, o la procreazione assistita o la ricerca sulle staminali; sul nucleare o sul “modello contrattuale” di Sacconi e Brunetta, che esclude d’imperio la Cgil; sul Referendum elettorale e sulla giustizia in stile Silvio Alfano… Oggi indicato, giustamente, come demolitore della democrazia e promotore di leggi razziali, ma ieri nominato come “leader dello schieramento a noi avverso”, “avversario” e non “nemico”, l’uomo con cui promuovere il “dialogo” in vista di una “legislatura costituente”. Un partito perduto nell’illusione di una legislatura costituente, che non si rende conto della responsabilità che ha, visto che la legislatura sarà costituente di una non democrazia cucita addosso all’enorme potere personale dell’attuale capo del governo.

Ecco perché è importante dare un segnale e svoltare a sinistra, far tornare la bilancia a pendere dalla parte che noi pensiamo giusta e dunque votare Sinistra e Libertà, la Nuova Sinistra Italiana.





La dignità dell’amore

7 01 2009
Love never fails...

Love never fails...

No al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni di solidarietà.
No alle unioni fra persone dello stesso sesso, men che meno se si tratta di matrimonio.
Al massimo una tutela privatistica dei diritti individuali, che vuol dire semplicemente che la coppia o l’unione, giuridicamente, non esiste e non merita nessuna tutela.
La maggioranza su questo è stata chiarissima. I parlamentari cattolici, da parte loro, hanno riaffermato le loro posizioni già note.
Il PD tace.
Chi ci rimette, è l’amore. Si parla di famiglia, si parla di figli, si parla di diritti, ma non si parla mai dell’amore, l’unico vero motivo per cui le persone si uniscono, creano relazioni parentali e crescono, allevano ed educano i loro figli.
Imporre alle persone che si amano l’unica soluzione del matrimonio, significa costruire una discriminazione che è anacronistica ed ingiustificata sul piano giuridico e culturale. L’amore che si cristallizza nelle unioni extra matrimoniali è lo stesso amore che porta al matrimonio. I figli che sono frutto di questo amore hanno la stessa dignità dei figli che nascono nel matrimonio. Le famiglie che si fondano su questo amore, sono famiglie esattamente nello stesso modo che quelle basate su un matrimonio. Esistono già nella società e il fatto che l’ordinamento giuridico non le prenda in considerazione, che gli neghi la dignità del pieno riconoscimento è fonte di inutili e dannose discriminazioni.
Dunque, ci si dovrebbe interrogare sul perché è solo l’amore che si cristallizza in un matrimonio che il nostro ordinamento tutela. E’ forse in questa risposta che si trovano i motivi per cui molti politici di area cattolica e della maggioranza di governo sono contrari ad intervenire e porre l’Italia alla pari con altri paesi. Forse c’entrano qualcosa la dottrina ed il magistero della chiesa cattolica che confinano la sessualità alla sola sfera dell’amore matrimoniale teso alla procreazione. Forse c’entra una diffusa pruderie che tende a sostituire alla parola e al concetto di “amore” quella di “sesso”, con tutte le implicazioni di impurità e di disordine sociale che ne conseguono e che sono molto vicine alla dottrina cattolica. O forse c’entra un nodo mai risolto nella nostra storia: la spinta conservatrice e reazionaria che viene esercitata da una cospicua compagine di parlamentari che si richiamano al cattolicesimo che vorrebbero essere fonte di valori fondamentali validi anche per chi è cittadino, con pari dignità, ma che quei valori non riconosce. Ed ecco dunque la grande contraddizione: l’amore e la sessualità sono buoni solo se fioriscono nel matrimonio. Tutto ciò che ne è al di fuori, non solo non è degno di tutela, ma non esiste. Si nega dunque dignità giuridica, sociale e culturale ad una porzione crescente della popolazione che dà all’amore e alla sessualità forme differenti ed ineludibili.
E si spiega allora anche perché si riesca a mettere mano ad una riforma costituzionale importante come quella del Titolo V della Costituzione che modifica i rapporti economici e giuridici fra Stato e Regioni, ma non si riesca a trovare un accordo politico per restituire all’amore la dignità che gli è propria, ma che non trova posto nella nostra Costituzione come altre parole che, pur non configurando istituti giuridici, sono fondamentali nella formazione del cittadino e nello sviluppo della società: amore, gioia e felicità.