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SEL, Testimoni di Civiltà

Sinistra Ecologia Libertà per le Elezioni regionali 2010

Queer.SEL Lazio ha chiesto ai candidati di Sinistra Ecologia Libertà del Lazio di sottoscrivere il documento Testimoni di Civiltà, con il quale si chiede loro un impegno programmatico preciso a favore delle persone LGBTQI, non solo in caso di vittoria.

Qui di seguito il documento che, ad oggi è stato sottoscritto da: Luigi Nieri, Gaia Pallottino, Saverio Aversa, Adelia Danese, Vincenzo G. Fiore, Luca Sappino, Rosa Mendes, Mattia Ciampicacigli, Adriana Cremonese, Giovanna Indiretto, Yewhanis Abbai, Alessandra Tibaldi, Giovanni Russo, Stefano Ciccone, Maria Rita Manzo, Marco Possanzini, Domenico Di Marco, Paolo CocuRoccia, Stefania Nichinonni, Valentina Mercuri, Francesca Cocco, Alessandro Cucchi, Mario Cocco, Gemma Azuni, Stefania Ciccomartino, Enrico Luciani.

Sinistra Ecologia Libertà

Testimoni di Civiltà

Noi, Candidate e Candidati nelle liste di Sinistra Ecologia Libertà alle Elezioni Regionali del Lazio 2010, siamo consapevoli che l’azione politica di una formazione come Sinistra Ecologia Libertà, deve essere rivolta ad intercettare e dare risposte ai bisogni di tutte le cittadine ed i cittadini che non godono di pari diritti pur essendo sancita, nel nostro paese, l’uguaglianza formale di tutti e tutte. Fra costoro riteniamo del tutto particolare la posizione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali alle quali indipendentemente dal loro credo religioso, dalla loro provenienza, dalla loro condizione sociale e sulla base di odiosi pregiudizi è negato l’accesso a diritti e tutele indispensabili per garantire una parità sostanziale e il diritto a progettare e realizzare un futuro.

Assumiamo dunque, quali Testimoni di Civiltà, questi impegni rispetto ai punti programmativi qui esposti:

  • operare affinché il nuovo Consiglio Regionale e la nuova Giunta Regionale del Lazio li traducano in concreti atti e provvedimenti
  • promuovere durante la campagna elettorale la loro diffusione e la loro discussione
  • inserirli nell’agenda politica ed istituzionale di Sinistra Ecologia Libertà anche dopo la conclusione delle elezioni

Alla Regione Lazio per le Persone LGBTQI

LGBTQI. Un acronimo che individua un gruppo sociale oggetto di discriminazioni o forme di violenza a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. L sta per lesbiche, G sta per gay, B sta per bisessuali, T sta per transessuali e transgender, Q sta per queer, I sta per intersessuali. Tutte persone che hanno una “cittadinanza dimezzata”, perché non possono accedere agli stessi diritti degli altri. Non si possono sposare, non possono adottare figli, non possono unirsi civilmente, con tutto ciò che ne consegue rispetto alla sanità, al lavoro, all’abitazione. Si pensa erroneamente che siano persone in qualche modo “privilegiate” che hanno una capacità di spesa più alta degli altri. Ma non è così. Si tratta di persone che in prevalenza vivono la stessa vita delle persone eterosessuali, aggravata però dalla discriminazione, da uno stigma sociale spesso insostenibile e da forme subdole e diffuse di violenza non solo fisica o verbale.

Molti di questi problemi richiedono un deciso intervento del Parlamento, ma la Regione può e deve intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone LGBTQI. In particolare, Sinistra Ecologia e Libertà si propone di attuare queste soluzioni:

  • costituire un gruppo di lavoro presso il Consiglio o la Giunta regionale che sviluppi un rapporto di dialogo e di confronto costante tra le strutture e gli enti regionali e l’universo LGBTQI.
  • migliorare i servizi di assistenza e di prevenzione relativi alle malattie sessualmente trasmissibili. Un particolare riguardo va riservato alle persone sieropositive all’HIV o malate di AIDS, per le quali vanno migliorate le strutture ospedaliere, l’assistenza domiciliare e gli altri servizi sociali.
  • attuare la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro per tutto il personale della regione, delle istituzioni e degli enti ad essa collegati (attuazione del D.LGS 216/03 e della Direttiva 2000/78/CE).
  • adottare una legge regionale contro l’omofobia e le discriminazioni, che dia attuazione alla mozione approvata a settembre, in attesa che il Parlamento affronti e risolva la questione. Gli interventi riguarderanno la formazione degli operatori pubblici, l’informazione nelle scuole e campagne locali in collaborazione con le associazioni, la costituzione di un ufficio di studio ed un osservatorio multidisciplinari e permanenti sulle discriminazioni e la violenza motivata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. In particolare saranno oggetto di specifici interventi le forme di bullismo omo-trans fobico, l’educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
  • attivare una casa di accoglienza e strutture di assistenza per le persone transessuali che sono oggetto di tratta o di sfruttamento per consentire loro di sfuggire ad un destino drammatico di violenza, da inserire in uno specifico piano di intervento regionale per il sostegno delle persone transessuali -Commissione per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa CommDH/IssuePaper(2009)2, luglio 2009-.
  • garantire la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere
  • costituire un dipartimento della sanità per le persone intersessuali. Le persone intersessuali sono definite tali perché alla nascita presentano caratteri sessuali primari non perfettamente definiti, ovvero hanno caratteristiche genetiche particolari, che determinano ambiguità nella definizione del genere sessuale. Queste persone, in molti casi subiscono interventi di attribuzione chirurgica del sesso, senza tener conto che tale attribuzione potrebbe non essere coerente con lo sviluppo del bambino, determinando una forma grave di violenza e di condizionamento. Per questo motivo, è necessario costituire un dipartimento di riferimento per questo tipo di casistiche, specializzato e multidisciplinare che possa sostenere ed indirizzare il personale medico e seguire questi bambini fino al momento della scelta e dell’attuazione della soluzione più coerente rispetto alle caratteristiche fisiologiche, genetiche e psicologiche.
  • socializzare la memoria storica delle persone LGBTQI che furono perseguitate durante i totalitarismi, sia attraverso la costruzione di un monumento ad esse dedicato, sia attraverso la promozione e l’organizzazione di iniziative culturali collegate al tema della memoria e della violazione dei diritti delle persone LGBTQI anche nel presente.

Una legge regionale contro le discriminazioni

Una gran parte dei predetti interventi può trovare applicazione anche all’interno di una legge quadro regionale dedicata proprio al tema dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere che perseguirà questi obiettivi:

  • Libertà di espressione: garantire l’autodeterminazione in tema di orientamento sessuale e di identità di genere, per superare le discriminazione a questi collegate. garantire parità di condizioni agli interventi e ai servizi compresi nella competenza legislativa regionale; estensione della competenza del difensore civico ai casi di discriminazioni motivate da orientamento sessuale o identità di genere.
  • Lavoro, impresa, formazione ed integrazione sociale: rimuovere le discriminazioni relative all’accesso al lavoro, anche favorendo l’inserimento e la formazione per le persone discriminate; promuovere lo sviluppo di una cultura professionale correlata all’acquisizione positiva dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere; dando attuazione alla normativa comunitaria per quanto di competenza regionale coinvolgendo le associazioni rappresentative; promuovere l’adozione da parte dei dipendenti delle amministrazioni di linguaggi e comportamenti ispirati alla considerazione e rispetto per ogni orientamento sessuale e identità di genere, intervenendo con attività di formazione del proprio personale; assicurare parità d’accesso ai servizi pubblici e privati e alle prestazioni erogate; riconoscere il diritto all’abitazione alle persone e alle famiglie, per rimuovere le cause che determinano disuguaglianze e disagio.
  • Sanità ed assistenza: garantire che siano le persone designate dal paziente a prestare assistenza in ogni fase della degenza, indipendentemente dai legami di parentela legale; le aziende sanitarie locali devono assicurare interventi di informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli alla libertà di scelta ed espressione circa l’orientamento sessuale o l’identità di genere.
  • Informazione e cultura: assicurare il monitoraggio dei contenuti della programmazione televisiva e radiofonica rispetto alla pari dignità riconosciuta agli orientamenti sessuali e all’identità di genere; assicurare spazi di informazione ed espressione su questi temi; promuovere attività culturali, turistiche e commerciali aperte ai diversi stili di vita per superare le discriminazioni nei pubblici esercizi e nei servizi turistici e commerciali, promuovere il confronto culturale sulle tematiche familiari per favorire l’eguaglianza di opportunità nell’assunzione del ruolo e della responsabilità genitoriali; attivare campagne di comunicazione per accrescere l’attenzione su questi temi per fornire tutte le informazioni utili e necessarie per la tutela dei diritti in tema di parità di trattamento e contro ogni forma di discriminazione.

Famiglia, una realtà plurale

La famiglia che nasce col matrimonio costituisce ormai solo una frazione dell’universo dei rapporti affettivi che legano le persone. Alla diminuzione costante del numero di matrimoni, corrisponde un numero crescente di coppie di fatto. Coppie che si vanno formando anche fra persone dello stesso sesso, sopratutto nelle realtà metropolitane, e che hanno figli. Si pensi che il numero di bambini nati fuori del matrimonio si avvia a superare il 15%, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa. Così come aumentano unioni e matrimoni nei quali almeno uno dei due è straniero.

La Regione Lazio, nella quale sussiste una delle maggiori realtà metropolitane italiane non può ignorare la rilevanza di questo fenomeno e deve dunque adoperarsi per sostenere non la famiglia, ma LE FAMIGLIE. Partendo dall’evoluzione del concetto giuridico di famiglia anagrafica e di nucleo familiare come descritti dall’art. 4 del DPR 223/1989 e dalla loro rilevanza fiscale confermata dal Consiglio di Stato (sentenza 770/94) e dal Ministero dell’Interno (circolare 5/95) si deve prevedere l’equiparazione di tutte le forme di famiglie per sostenere economicamente, ad esempio, le famiglie bisognose (coerentemente con le condizioni di reddito, di numerosità del nucleo familiare ed altre situazioni di svantaggio).

Matrimonio gay: la parola alla Corte Costituzionale

Un annetto e poco più di esistenza e l’Associazione Radicale Certi Diritti assieme alla Rete Lenford mettono a segno un primo colpo: il matrimonio fra omosessuali diventa materia costituzionale (i primi riscontri sulla stampa: Sole 24 Ore, gay.it, gay.tv, il Gazzettino, – QUI il testo dell’ordinanza)

Affermazione Civile, la campagna condotta dalle due associazioni, è basata sulla consapevolezza dei propri diritti e su una notevole dose di coscienza politica di alcune coppie di omosessuali. Grazie alla loro determinazione a all’aiuto di Certi Diritti e di Rete Lenford, ha preso corpo un movimento di rivendicazione del diritto al matrimonio che passa attraverso l’iter processuale. In effetti, pochi di noi aspettavano che in un tempo così breve si potesse arrivare ad investire del tema addirittura la Corte Costituzionale. Invece le solide e convincenti argomentazioni del Prof. e avvocato Francesco Bilotta devono aver convinto la Corte del Tribunale di Venezia che in effetti il rifiuto delle Pubblicazioni di Matrimonio da parte dello Stato Civile si configurava con una probabile materia di rilevanza costituzionale, con preciso riguardo alla disuguaglianza e alla discriminazione.

Se non intercorrono fatti nuovi, è ragionevole pensare che entro un anno e mezzo circa ci potrà essere un pronunciamento di importanza storica. Potrà accadere che la Corte si pronunci in modo favorevole, determinando l’interpretazione delle disposizioni del codice in modo che gli omosessuali siano ammessi al matrimonio.

Oppure potrà pronunciarsi contro e affermare che gli omosessuali non hanno diritto di accedere al matrimonio. Oppure potrà accadere che la Corte dichiari la sua incompetenza richiamando il Parlamento alla necessità di legiferare in modo chiaro sul tema.

Dal momento del rinvio alla Corte Costituzionale del procedimento si è definitivamente aperta una porta che prima era chiusa. Dal 3 aprile, infatti,  la comunità nazionale è di fronte al problema e non può più fare finta che questo non ci sia. La testimonianza più evidente è lo spazio che il Sole 24 ore dedica oggi all’ordinanza ed ai pareri di insigni costituzionalisti interpellati sul tema. Se non si perverrà ad un verdetto favorevole, o se il Parlamento legifererà contro il diritto degli omosessuali di contrarre matrimonio, si apriranno nuovi scenari politici, nei quali ancor più rilevanza e spazio avrà la battaglia di civiltà di Affermazione Civile, che dall’Italia potrà finalmente approdare all’Alta Corte di Giustizia Europea.

Vedremo come proseguirà. Intanto possiamo registrare il commento di Clara Comelli, Presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti che, nell’apprendere la notizia con entusiasmo e fiducia, “spera che la Consulta accolga la richiesta del Tribunale veneziano in ossequio al principio di uguaglianza e di non discriminazione sancito dalla nostra Carta fondamentale”.

“L’Associazione – prosegue la Presidente – continua a rimanere vicino a tutte le coppie che hanno aderito all’iniziativa di Affermazione Civile e si augura che altre
se ne aggiungano per rafforzare questa importante battaglia di civiltà”.

Sergio Rovasio, Segretario dell’Associazione, ha dichiarato: “Per noi e per la comunità lgbt è un momento storico. Il fatto che un Tribunale abbia rinviato alla Consulta la decisione già di per sè è un grande passo avanti. Ci auguriamo che la Corte riconosca la grave discriminazione di cui sono vittime le coppie gay che in Italia  desiderano sposarsi”.

Infine, si esprime anche Saveria Ricci, Presidente di Rete Lenford: “L’ordinanza del Tribunale di Venezia è una tappa importante della battaglia che Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford (www.retelenford.org) sta conducendo per il rispetto delle persone omosessuali nel nostro Paese. Crediamo fermamente che escludere le coppie dello stesso sesso dalle tutele che discendono dal matrimonio, sia contrario alla nostra Costituzione e agli impegni che l’Italia ha assunto entrando nell’Unione  europea.
Confidiamo che la Corte costituzionale prenda in considerazione le argomentazioni del Tribunale di Venezia, che brillano per accuratezza e per rigore giuridico”.

Rimandando ad un prossimo post per l’approfondimento sui contenuti dell’ordinanza del Tribunale di Venezia, faccio solo un appello affinchè altre coppie di uomini e donne omosessuali si uniscano alla campagna di Affermazione civile, per darle nuova forza e sostenere questo luminoso esempio di civiltà.

Roma Pride 2009- Liberi tutti, libere tutte!

Roma Pride 2009

Roma Pride 2009

Finalmente la comunicazione è ufficiale: il Roma Pride 2009 sarà il 13 giugno!
Il corteo della comunità lgbtq (lesbica, gay, bisessuale, transessuale e queer) sfilerà nella sua “festa mobile” che ogni anno pone alla società e alla città le sue rivendicazioni:

  • PARITA’ dei diritti,
  • riconoscimento della DIGNITA’ delle persone lgbtq
  • LAICITA’ delle istituzioni.

Una festa che come sempre non è solo lgbtq, anche di tutta la società, le istituzioni e le persone che nelle rivendicazioni LGBTQ riconoscono il senso quasi tangibile della loro stessa libertà, in una prospettiva di rispetto reciproco, accettazione e valorizzazione di tutte le forme di individuale diversità come una ricchezza per tutti.

Il 2009, per la comunità lgbtq è un anniversario particolarmente significativo: nel 1969 i moti di Stonewall, a New York, diedero il via ad una serie di manifestazioni di protesta in tutto il mondo che chiedevano diritti e dignità per le persone omosessuali e transessuali.

A quarant’anni da quella storica ribellione ancora molto lavoro deve essere fatto per la piena libertà delle persone lgbtq. In Italia nulla è cambiato in questi ultimi anni e la situazione è anzi divenuta particolarmente grave: nessuna legge a tutela delle persone lgbtq, nessun riconoscimento di diritti civili e sociali; l’Italia è un’ombra grigia nel panorama dell’Unione Europea.
A questo grigiore, segno dell’arretratezza culturale e dell’inerzia politica, il RomaPride 2009 risponderà con una grande manifestazione pacifica, plurale e condivisa che, al grido di “LIBERI TUTTI, LIBERE TUTTE!” saprà essere voce di tutti i cittadini e tutte le cittadine che richiedono diritti civili e sociali per tutti.
Ultimamente c’è un’allarmante affinità tra la mancanza di diritti per le persone omosessuali e transessuali e le nuove, crescenti limitazioni di libertà che colpiscono tutti e tutte, come quella esemplare sulla scelta di come morire.
“LIBERI TUTTI, LIBERE TUTTE!” sarà quindi anche una manifestazione contro le gravi ed irricevibili posizioni vaticane ed una protesta su come l’attuale governo sta gestendo improvvidamente i temi della sicurezza, del testamento biologico, del lavoro, dei migranti e della crisi economica in atto.

Come ogni anno, a corollario della manifestazione del 13 giugno saranno organizzati eventi culturali, artistici e sportivi aperti a tutta la cittadinanza, che è invitata a condividere questo importante momento politico e culturale con la comunità LGBTQ.

Tutta l’attività di organizzazione e coordinamento operativo, come ormai accade da anni è seguita dal Circolo Mario Mieli che è il braccio operativo del Comitato Roma Pride, costituito dalle realtà che sostengono e promuovono il Roma Pride: tutte le informazioni su questi soggetti e su chi aderisce saranno disponibili sul sito del Roma Pride.