Certi Diritti al Quirinale

18 05 2009
Il palazzo del Quirinale

Il palazzo del Quirinale

Nel tardo pomeriggio del 18 maggio, una delegazione dell’Associazione Certi Diritti è stata ricevuta al Quirinale. Erano presenti Rita Bernardini (deputata radicale, membro della Commissione Giustizia, iscritta all’Associazione), Sergio Rovasio (Segretario dell’Associazione), Guido Allegrezza (Coordinatore nazionale della campagna di Affermazione Civile, sostenuta dell’Associazione), Leila Daianis (Rappresentante del Coordinamento Transgender Sylvia Rivera).

L’incontro si è caratterizzato per la cordialità ed una proficua conversazione, occasione per portare all’attenzione del Capo dello Stato i temi più rilevanti che toccano da vicino la comunità LGBTQI italiana. Nel corso del colloquio sono stati toccati alcuni temi significativi come l’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, l’istituzione di forme di unioni civili aperte anche ad esse, la prevenzione dell’omofobia e della transfobia attraverso specifiche politiche di formazione ed informazione, i problemi dei migranti omosessuali, la prevenzione e la cura delle malattie sessualmente trasmesse, temi sui quali, anche da parte del Colle si è messo in evidenza il preoccupante silenzio dei media e della politica.

Al termine del colloquio, la delegazione ha consegnato una lettera indirizzata al Presidente, con la sintesi dei temi indirizzati nella conversazione, un nutrito dossier su di essi e la richiesta di un pronunciamento in relazione alla necessità che sia data risposta alle esigenze che le cittadine ed i cittadini LGBTQI espongono da tempo. Di seguito una sintesi della lettera.

Note e commenti:

DELEGAZIONE RADICALI GAY INCONTRA NAPOLITANO AL QUIRINALE (ANSA) – ROMA, 18 MAG – Dopo 19 anni, da quando nel 1991 il presidente Francesco Cossiga ricevette una delegazione di Arcigay nel 1990, in piena epidemia AIDS, il Capo dello Stato italiano accoglie al Quirinale l’associazione radicale «Certi Diritti». Lo rende noto il portale Gay.it che osserva come incontro segua di pochi giorni quello del Presidente della Camera Gianfranco Fini con alcune associazioni gay, fra cui Arcigay. All’ appuntamento con Giorgio Napolitano sono intervenuti il presidente dell’associazione radicale «Certi Diritti» Sergio Rovasio, la deputata radicale del PD Rita Bernardini, la rappresentante del coordinamento «Sylvia Rivera» Leila Deianis e il coordinatore della campagna di affermazione civili di «Certi Diritti» Guido Allegrezza. «Abbiamo posto all’attenzione del Capo dello Stato – dice Sergio Rovasio – quattro questioni per noi fondamentali: un caso simbolo di tutti i numerosi migranti gay che chiedono asilo politico in Italia, quello del migrante omosessuale Mehdi Haddad, un tunisino che per i suoi modi effeminati rischierebbe di essere sottoposto alla legge della sharia nel caso fosse rimpatriato; la mancanza di una legge sul matrimonio gay e dei diritti fondamentali delle coppie di fatto lgbt, una situazione che fa dell’Italia il fanalino di coda in Europa; i numerosi casi di omofobia raccolti dal 2007 ad oggi; la condizione delle transessuali in Italia, purtroppo senza voce.» A proposito di omofobia, al Capo dello Stato è stato consegnato un voluminoso report coi casi di violenza documentati dal 2007 fino ad oggi. Per quanto riguarda il matrimonio gay, invece, è da sottolineare come i rappresentanti radicali siano i primi a discutere di questo tema con un’alta carica dello Stato. L’argomento non era mai entrato nei palazzi istituzionali prima di oggi.

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Secondo alcune stime oltre il 7% circa della popolazione italiana si caratterizza per avere un orientamento affettivo e sessuale verso persone dello stesso sesso oppure per una identità di genere non corrispondente al sesso biologico ovvero che non è o non sente di essere in sintonia con le usuali categorie in tema di affettività, sessualità, genere. Si tratta della comunità delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e delle persone transgender, degli intersessuali e dei queer (LGBTQI)

Una comunità che non ha nessuna forma di riconoscimento e di tutela per preservarla da forme violente di prevaricazione o di discriminazione. La gravità della situazione relativa a tali violenze è testimoniata dai dati sul fenomeno dell’omofobia e della transfobia diffusi in questi giorni da Arcigay e altre associazioni. Nel report 2008 sono raccolte le testimonianze di vittime omosessuali e transessuali per un totale di 9 omicidi, 52 violenze, aggressioni ed estorsioni e 16 atti vandalici e di bullismo. Nei primi mesi del 2009 i casi di omicidio sono già 6, quelli di violenza, aggressione ed estorsione 31, quelli di vandalismo e bullismo 2. Dati che fanno riflettere sul livello crescente di gravità del fenomeno.

Oomofobia e transfobia riguardano tutto il mondo;  contro di essi la comunità LGBT si mobilita quotidianamente e celebra annualmente la ricorrenza della Giornata Mondiale contro l’omofobia, proprio nella data del 17 maggio, giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente cancellato l’omosessualità dalla lista delle malattie, nel 1990.

Recentemente v’è stata una storica decisione del Tribunale di Venezia, che ha rimesso alla Corte Costituzionale il procedimento contro il rifiuto di pubblicazioni di matrimonio che il Comune di Venezia ha opposto alla richiesta di due cittadini gay. Tale procedimento si colloca nell’ambito dell’iniziativa di Affermazione Civile promossa dall’Associazione Radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford, associazione di avvocati per i diritti delle persone lgbt. Lo scopo è quello di incardinare sul piano legale iniziative finalizzate al superamento di leggi ingiuste e discriminatorie.

Segnaliamo anche la grave situazione di molti migranti costretti a fuggire dai loro paesi di origine a causa del loro orientamento sessuale, per il quale rischiano anche la pena di morte.

Alla Presidenza della Repubblica, chiediamo di adoperarsi affinché si possa spingere il legislatore a porre al centro della sua azione parlamentare iniziative legislative relative ai diritti delle persone LGBT, per una pari dignità sociale, per l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso e di condizioni personali e sociali; ciò anche in ossequio e in adempimento al dettato costituzionale dell’articolo 3:

In maniera particolare, chiediamo:

  • riconoscimento e regolamentazione delle coppie formate da persone dello stesso sesso sia in ambito matrimoniale, sia nelle forme pubblicamente riconosciute di unione extra matrimoniale che il legislatore elaborerà. Si noti che, su questo punto, l’Italia sconta un ritardo evidente in Europa; in molti paesi dell’Ue, sono state date risposte a questo tipo di istanze mediante istituti specifici per le persone dello stesso sesso, ovvero mediante l’estensione in loro favore degli istituti previsti per le coppie formate da persone di sesso diverso, tuttora assenti in Italia;
  • riconoscimento dell’omofobia e della transfobia come fenomeni da prevenire e reprimere con specifiche campagne di educazione, informazione, prevenzione e repressione sul piano legale;
  • repressione delle discriminazioni sul lavoro attraverso una specifica normativa che tuteli le persone LGBT, tenendo in particolare considerazione la condizione delle persone transessuali, vulnerabili a tali discriminazioni;
  • rafforzamento dell’iniziativa del governo in materia di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che si stanno pericolosamente riaffacciando sulla scena e costituiscono una seria minaccia soprattutto per la popolazione più giovane, spesso ignara dei pericoli ad esse legate e diffusamente impreparata ad applicare le più elementari norme di prevenzione igienica e sanitaria;
  • istituzione di un osservatorio multidisciplinare sullo stato della comunità LGBT, che abbia lo scopo di monitorare i fenomeni della discriminazione e delle differenti forme di violenza rivolte ai cittadini di questa comunità;




Premio BoaRosa a Frattini e Napolitano

10 03 2009
Un particolare della decorazione del Premio BoaRosa

Un particolare della decorazione del Premio BoaRosa

Il 14 marzo a Bologna, durante i lavori del Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, sarà consegnato al Ministro degli Esteri Franco Frattini e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio BoaRosa per il loro impegno contro le discriminazioni.

Il Premio BoaRosa è assegnato a chi si è distinto in modo speciale per aver sostenuto i cittadini che chiedono il riconoscimento e la tutela dei diritti delle persone che subiscono discriminazioni sociali, giuridiche e politiche a causa della loro identità di genere, del loro orientamento sessuale e del modo con cui esprimono la loro affettività. Per il 2008 è stato conferito alla nazione italiana che, attraverso il Ministro del Esteri, ha sostenuto con convinzione l’iniziativa francese presso l’ONU per la depenalizzazione universale dell’omosessualità e ha contribuito all’affermazione di principi fondamentali e irrinunciabili, promovendo la concreta attuazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Guido Allegrezza, referente del gruppo BoaRosa per la consegna del premio ha dichiarato: “Il coraggio e la determinazione che hanno caratterizzato nelle sedi internazionali l’azione del nostro Ministro degli Esteri ci onorano come cittadini e ci rendono particolarmente orgogliosi di essere italiani”. Prosegue Guido Allegrezza: “Con il deciso sostegno alla proposta francese, l’Italia ha riaffermato la sua laicità, dimostrando di essere a pieno titolo ambasciatore di diritti civili e promotrice di una civiltà plurale, aperta e capace di valorizzare la ricchezza dell’alterità”.

Sergio Rovasio, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, ha dichiarato: “L’Associazione Radicale Certi Diritti è felice ed onorata di poter ospitare nel corso dei suoi lavori congressuali un momento di così alto valore civile. Riteniamo molto significativo che un gruppo di cittadini, che si impegnano personalmente per il riconoscimento e la tutela di diritti civili, abbia voluto sottolineare l’importanza sul piano politico internazionale della scelta fatta dal Governo italiano di appoggiare la proposta di depenalizzazione universale dell’omosessualità. Ciò è particolarmente rilevante soprattutto se si considerano le posizioni del Vaticano, immediatamente seguite all’annuncio della proposta da parte della Francia. Posizioni dalle quali il nostro Governo non è stato influenzato, contrariamente a quanto si potesse pensare”.

Il Gruppo BoaRosa nasce dall’aggregazione di alcuni cittadini e blogger che decidono di creare una formazione fluida e priva di un’organizzazione tradizionale, capace di costituirsi come coscienza critica all’interno del movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender capitolino (e non solo) e di restituirgli la freschezza, la vocazione sociale, gli anticorpi e la vertigine intellettuale che un tempo gli appartenevano.

Il Premio BoaRosa è una targa smaltata e decorata a tecnica mista, pregevole opera del Maestro romano Andrea Di Stefano, specializzato nella pittura e decorazione a terzo fuoco su porcellana.





“Luca era gay”: intervengano il Garante e il Presidente della RAI

29 01 2009

Con una nota diramata nella mattinata di oggi (riportata sotto), l’Associazione Radicale Certi Diritti ha annunciato di aver inviato un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della RAI per chiedere loro di valutare se la preannunciata canzione di Giuseppe Povia “Luca era gay” possa in qualche modo essere contraria al codice etico dell’azienda e ad altre norme.

Nel mio ruolo di Consigliere del’Associazione, sono totalmente d’accordo con il contenuto dell’esposto e con il suo scopo, che è quello, innanzitutto, di richiamare il servizio pubblico alla sua missione e di invitare i responsabili dell’applicazione delle diverse normative cui tale servizio è sottoposto a verificare se effettivamente non vi sia il rischio che si producano delle violazioni e, conseguentemente uno stato di disagio della popolazione che manifesta sensibilità al tema della canzone.

Data l’impossibilità di verificare l’effettivo contenuto del testo della canzone, l’Associazione ha correttamente ritenuto più coerente richiamare i responsabili all’applicazione della normativa di garanzia del servizio, lasciando poi a loro di valutare quale sia il comportamento da adottare. Va da sé che, in caso decidessero di non effettuare alcun intervento, chiunque sarà poi pienamente in diritto di adottare tutte le forme di protesta lecitamente attuabili. Molto più importante e totalmente coerente con uno spirito di legalità ceh sembra essere perduto, è infatti cercare di prevenire che si produca un danno verso milioni di cittadine e cittadini, richiamando le regole che sono poste a garanzia delle loro libertà e del loro rispetto, piuttosto che accontentarsi di protestare più o meno vivacemente prima o dopo che l’evento dannoso si sia prodotto.

Particolarmente importanti nel testo dell’esposto sono i riferimento ad alcuni elementi chiave, che hanno ispirato le riflessioni che hanno portato l’Associazione a scegliere di agire in questo modo:

  • l’omosessualità non è una malattia e non si “guarisce”, piuttosto le persone possono scoprire che il loro orientamento sessuale è diverso da quello che credevano, ma certo non si “ravvedono” volontariamente né possono altrettanto volontariamente “ricondizionare o riprogrammare” la loro natura;
  • sostenere il pregiudizio sociale contro l’omosessualità equivale a rendersi moralmente complici delle violenze e dei soprusi operati contro chi manifesta il proprio orientamento sessuale;
  • nessuna forma di discriminazione può essere operata o sostenuta dal servizio pubblico radiotelevisivo
  • le vittime più indifese contro i fenomeni di discriminazione e di violenza sono i minori, che non di rado sono spinti nel disagio fino a tentare il suicidio.

Personalmente, sebbene mi renda conto che si possa trattare di una forma di censura artistica, sarei favorevole ad impedire che la canzone sia non solo trasmessa al Festival di San Remo, ma anche che essa possa essere rilanciata attaverso tutti i mezzi sotto il controllo della RAI (televisione analogia, digitale terrestre, satellitare, radio, internet, pubblicazioni editoriali).
Ove questa strada non fosse percorribile, sarebbe almeno necessario palesare con la dovuta chiarezza e il necessario risalto la completa dissociazione dell’azienda rispetto al contenuto della canzone e delle tesi in essa sostenute.

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FESTIVAL DI SANREMO: ESPOSTO AL GARANTE PER LE TELECOMUNICAZIONIE E AL PRESIDENTE DELLA RAI SULLA CANZONE DI POVIA, NO ALLA CENSURA MA OCCORRE VALUTAZIONE SU POSSIBILE VIOLAZIONE CODICE ETICO E ALTRE NORME.

Roma, 29 gennaio 2009

L’Associazione Radicale Certi Diritti ha inviato oggi un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della Rai, affinché valutino loro, in base alle norme vigenti, se la canzone di Povia ‘Luca era gay’ ha, o no, un contenuto che ravvisi un danno verso le persone omosessuali. In Italia vi sono norme che consentono di agire qualora vengano trasmesse notizie contenenti affermazioni false e/o scientificamente prive di fondamento che possono ingenerare pregiudizio per l’integrità, l’immagine e l’onorabilità delle persone omosessuali, ivi compresa la diffusione di tesi che promuovono sofferenza o turbamento a causa della rappresentazione falsa della realtà, . Nell’esposto sono stati richiamate le seguenti norme previste dalla Delibera n.165/06/CSP del Garante per le Telecomunicazioni sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, della dignità personale e del corretto sviluppo fisico, psichico e morale dei minori; gli Articoli 2 e 8 del Contratto di servizio vigente con la Rai-Tv; gli Articoli 3 e 4 del D.Lgs del 31 luglio 2005 n. 177; l’art. 2.13.1 del Codice etico della Rai riguardo le responsabilità nei confronti della collettività.





La comunità GLBT a Roma si mobilita

3 12 2008
Celestino Migliore, osservatore permanente del Vaticano presso l'ONU

Celestino Migliore, osservatore permanente del Vaticano presso l

Sapete chi è la persona che appare nella foto? celestino migliore, osservatore permanente del vaticano presso l’ONU. E’ colui che ha si è espresso contro la proposta presentata all’ONU dall’Unione Europea, intitolata “Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali“[sintesi dei contenuti in calce al post].

Il nucleo della posizione è questo: “si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni“.

Ne deriva, con un ragionamento abbastanza semplice, che il rispetto della vita umana è un diritto negoziabile: quando si tratta di aborto, è irrinunciabile, ma diventa secondario davanti all’integrità e alla saldezza del matrimonio, e, in linea generale al “controllo delle coscienze”. E non è difficile immaginare quanto tale posizione alimenterà l’omofobia e la violenza contro tutte le persone che desiderano semplicemente vivere la loro vita con rispetto, dignità, nel riconoscimento dei loro diritti.

Di fronte a questa barbarie logica e politica, la comunità italiana si sta compattando e reagirà attraverso iniziative in tutte le maggiori città italiane. A Roma di fronte a Piazza S. Pietro è convocata per sabato 6 dicembre alle ore 17,00 un fiaccolata con sit-in per manifestare contro l’atteggiamento omofobico del vaticano.

Una manifestazione alla quale è necessario partecipare con convinzione e in gran numero, e alla quale spero seguiranno ulteriori e ancor più forti dimostrazioni di dissenso verso un soggetto che manitene ben salda la barra del timone della società verso il peggiore oscurantismo.

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Sintesi dei più punti più importanti della proposta UE:

  • principio di non-discriminazione: diritti umani estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;
  • preoccupazione per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere; nonché per le violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa dellorientamento sessuale o dell’identità di genere, con minaccia dell’integrità e dignità delle vittime;
  • condanna di tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano, in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
  • esortazione a prendere tutte le misure necessarie per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni; nonchè ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari.




Programma? Chi vuole programma?

1 09 2008
Non erano tre un tempo?

Non erano tre un tempo?

ULTIM’ORA. Sul sito di Arcigay Roma, qualche decina di minuti dopo questo post (un’ulteriore singolarità), è stata pubblicata una lettera del Direttivo uscente. Dalla precisazione, ai chiarimenti, a parte la pappardella sbrodolosa di quanto sia buona la gestione uscente, continua a mancare l’unica cosa che serve: le regole in base alle quali si terrà l’assemblea congressuale e soprattutto la documentazione su candidati e programmi. Ed infine il mio personale piacere per essere stato già più volte riconosciuto come interlocutore autorevole, degno di risposte sia dirette che indirette.

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Ai non più giovani degli affezionati navigatori che si avventurano su queste pagine, il titolo di questo post farà certamente venire in mente qualche sketch dell’intramontabile Anna Marchesini, che si aggirava in divisa rossa fra le poltrone del teatro, imitando il fare un po’ routinario delle maschere di un tempo.

Ma l’associazione di idee si ferma qui. Rimaniamo in tema di Congresso Arcigay Roma e annotiamo alcune singolarità, peraltro sempre più preoccupanti sullo stato della democrazia all’interno di un’associazione che si proclama democratica e laica, vera vessillifera della lotta contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Essendone socio, consapevole dell’importanza che questa sede ha nel panorama italiano del movimento GLBT, ho ben diritto a far notare questi fatti e a sollevare delle questioni che sembrano passare in silenzio, soprattutto da chi invece povrebbe premurarsi di fare chiarezza, anche localmente.

Singolarità numero 1 – Inammissibilità della delega
In piena fase pre congressuale, si attuano delle sconcertanti quanto tardive pratiche di interpretazione delle norme statutarie nazionali, affermando che:

in ordine alla facoltà di un socio di farsi delegare al Congresso, si rileva che tale facoltà non sia ammissibile non essendo contemplata né dallo Statuto né da alcun Regolamento del Comitato Provinciale di Roma.

Orbene, ai validi consulenti di Arcigay nazionale e romana, non sfuggirà che sul piano strettamente giuridico, se la facoltà non è VIETATA negli statuti e nei regolamenti, essa è AMMISSIBILE per l’ordinamento giuridico generale e valida, nel peggiore dei casi, in forma scritta con copia del documento del delegante e con il vincolo dell’unicità. Non si capisce pertanto per quale arzigogolo si possa pensare di impedire ad un socio impossibilitato ad essere presente al congresso di esercitare i suoi diritti delegandone un altro di sua fiducia.

Singolarità numero 2 – Partecipazione ai lavori congressuali
Saluto con favore la determinazione che è stata adottata, evidentemente dietro pressione del Comitato Pezzoli, per evitare il paradosso della preregistrazione ai lavori che, da mandatoria è divenuta caldamente suggerita per motici organizzativi:

in merito alla registrazione prevista per il 6 settembre, il direttivo suggerisce caldamente l´iscrizione al fine di facilitare le operazioni di accredito, tuttavia, tramite il supporto della strumentazione fornita dal nazionale, sarà possibile accreditare anche le persone che non hanno provveduto alla registrazione. Avranno diritto di voto tutti i soci che risultino regolarmente iscritti alla data del 22 luglio 2008.

Rimane inalterato anche termine del 22 luglio 2008 che, sebbene sia accettabile per i nuovi iscritti, risulta insostenibile per coloro che, già iscritti con continuità, si vedano negato il diritto alla partecipazione per difetto di rinnovo. Di solito, le associazioni lasciano la possibilità di rinnovare fino al giorno prima delle assemblee. Una buona pratica che Arcigay Roma dovrebbe cominiciare ad adottare. Magari per evitare che i soci lontani da Roma, ma territorialmente afferenti al suo territorio debbano sobbarcarsi il viaggio e la permanenza fino alla Capitale.

Singolarità numero 3 – Chi sono gli altri candidati? Dove sono i loro documenti programmatici?
Senza starsi a dimenare sui bizantinismi di una procedura di deposito di candiati e documenti programmatici, c’è da rilevare che nelle poche righe che sono dedicate al congresso, il sito di Arcigay Roma non fa alcuna menzione delle candidature presentate né della possibilità di consultare i relativi documenti programmatici. A parte la cospicua documentazione disponibile sul blog interamente dedicato al programma del Comitato pro Pezzoli, infatti, non sembra essere disponibile alcun riferimento o informazione su chi saranno gli altri canidadati che si contenderanno l’elezione del 13 settembre.

(Il materiale della lista Marrazzo è stato pubblicato il 3 settembre)

Singolarità numero 4 – La comunicazione

Traendo direttamente dall’art. 10 dello statuto nazionale dell’Arcigay, si apprende che:

La convocazione del Congresso provinciale dovrà essere pubblicizzata nella maniera più ampia possibile e dovrà comunque essere affissa almeno 30 giorni prima, oltre che nella sede del Comitato provinciale, anche nelle sedi delle Associazioni affiliate presenti sul territorio di competenza, al fine di rendere possibile la partecipazione di tutte le socie e di tutti i soci.

Orbene, registro da più parti la segnalazione che nelle sedi delle associazioni affiliate, non v’è alcuna traccia della prescritta informativa richiesta dallo statuto nazionale. Mancanza talmente evidente che, se messa in risalto come sto facendo, dovrebbe far sussultare i vertici. Si tratta infatti chiaramente di un comportamento teso a non dare a tutti i soci la giusta informativa e precludere così loro non solo di partecipare, ma di sapere che c’è un congresso in convocazione.

Singolarità numero 5 – Regolamento congressuale

Probabilmente perduta a trovare i modi più inconsueti per minimizzare la partecipazione al congresso e quindi massimizzare il proprio vantaggio, la dirigenza uscente non si è neanche preoccupata di rendere note le regole per la tenuta dell’assemblea congressuale (figuriamoci, avere una copia dello statuto richiede la stessa procedura che occorre in Vaticano per avere un Agnus Dei!), dimostrando, se ancora ve ne fosse necessità, un basso livello di rispetto per i suoi associati e per la parola “democrazia”. E pensare che sarebbe bastato cercare “congresso” e “cassero” su google, per ottenere un immediato esempio da adottare anche ad occhi chiusi!

Concludendo, si potrebbe ben dire che il direttivo uscente di Arcigay Roma non ha proprio le carte in regola per presentarsi a testa alta al suo congresso e farebbe bene ad aspettarsi contestazioni vivaci su questo comportamento, dato che ha mancato di rispetto ai suoi numerosi associati, impedendo loro l’esercizio del più elementare e basilare diritto della democrazia: la partecipazione al dibattito e solo dopo il diritto di votare i propri rappresentanti.

Potrei concludere con un bel: Vergogna! a caratteri cubitali, ma, va da sé, rimarrebbe uno sfogo inascoltato e anche abusato. Meglio darsi da fare per sostenere chi ha fatto della trasparenza e della correttezza nella competizione la sua bandiera.