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Con SEL perché voglio la Luna. È voi? (2)

L’avevo detto che voglio la Luna… E voi? Andate a votare e votate SEL. Parlate con le persone che vi sono vicine a casa, a scuola, all’università, dove lavorate, dove passate il vostro tempo libero. Parlateci e spiegate loro, che bisogna avere un grande sogno per cambiare la realtà. E che lo possono realizzare votando anche loro per SEL

 

Con SEL perché voglio la Luna! E voi?

L’avevo detto che voglio la Luna… E voi? Andate a votare e votate SEL. Parlate con le persone che vi sono vicine a casa, a scuola, all’università, dove lavorate, dove passate il vostro tempo libero. Parlateci e spiegate loro, che bisogna avere un grande sogno per cambiare la realtà. E che lo possono realizzare votando anche loro per SEL

 

Movimento LGBTIQ: dagli slogan ai valori

Scrive Marco Alessandro Giusta (e io sintetizzo in calce, sperando di non alterare il suo pensiero) alcune argomentazioni nelle quali mi trovo perfettamente a mio agio  e che appoggio pienamente, essendo esse fortemente confinanti con le mie opinioni più volte espresse per iscritto e a parole, in differenti (e comunque poche) occasioni di dibattito.

A quanto scrive Giusta, vorrei aggiungere che, proprio a partire dagli slogan si può trovare una sintesi comune, anche se difficilmente ci arriveremo in tempi brevi (invecchiando, divento pessimista).
In realtà, orgoglio della diversità e ricerca dell’uguaglianza, così come liberazione sessuale e sessualità consapevole non sono altro che le facce contrapposte di una stessa medaglia. Uno slogan è necessariamente sintesi di un pensiero ed un pensiero è necessariamente figlio dell’epoca in cui viene elaborato.

Attorno agli anni ’60-’70 l’intera civiltà occidentale era percorsa dall’esigenza della liberazione: dei costumi sessuali, delle minoranze relegate ad un apartheid reale e di quelle neglette in un apartheid fatto di pregiudizi e di ipocrisia sociale. Una liberazione che era l’esigenza espressa dalle persone che nascevano agli sgoccioli della dittatura fascista e che si emancipavano nelle aule delle università, contagiando anche le scuole di grado inferiore. Si potrebbe forse parlare di un sano “furore liberatorio”, quasi un’iconoclastia degli orrori della guerra, delle dittature e del pregiudizio fatto dimensione e regola sociale (vizi privati e pubbliche virtù).

E quindi, necessariamente, in quell’epoca in cui nasceva, il movimento era innestato fra la contestazione studentesca, il femminismo e la nascente violenza terrorista. In quelle condizioni, dunque LIBERAZIONE (sessuale si, ma non solo, dunque) era espressione giustamente attuale, forte, evocativa, emozionante e soprattutto sintesi di una volontà di cambiamento diffusa, che permeava sottilmente, ma inesorabilmente tutta la società, a partire dagli strati più “giovani”, su su verso quelli più agé.

Non solo. Proprio ripartendo da quella che era la società negli anni ’50 e ’60 (quindi poco prima dell’esplosione dei movimenti), nella quale i ruoli (non solo quelli legati al genere sessuale maschio-femmina, uomo-donna, padre-madre) erano vere e proprie gabbie e le società si reggevano sull’UNIFORMITA’, ovvero sul conformismo, nasceva il senso l’attenzione ed il rispetto per la diversità. Una diversità che i Lumi avevano già sancito essere l’essenza del processo di selezione naturale (sintomo della capacità di adattamento e dunque di sopravvivere: non sopravvive chi è più forte, ma chi è più capace di adattarsi all’ambiente), ma che non entrava nella società, non riusciva ad imporsi come modello di sviluppo. Sempre di quegli anni, per chi lo ricorda, sono figli gli sviluppi di un’antropologia in chiave moderna e di movimenti che tendono a valorizzare e proteggere le società “liminali”, ovvero quelle che la grande civiltà occidentale ha quasi spazzato via o che si accinge a spazzare via. Ed ecco quindi che anche DIVERSITA’ assume un connotato forte ed evocativo. Si fanno spazio modelli che alludono e fanno intravedere non un mondo di polarità contrapposte (bianchi-neri, vincenti-perdenti, civili-selvaggi), ma un insieme dinamico di flussi fra aggregazioni. E così si sviluppa il pensiero sugli orientamenti e sulle identità sessuali, che ancora oggi continua e che ci porta, noi stessi a scoprire quanta strada proprio noi stessi dobbiamo ancora percorrere per accettare pienamente il fatto che ogni diversità è degna di rispetto. E per essere chiaro, parlo di diversità di opinioni, ma anche di diversità di scelta o condizioni, con particolare riferimento alle “incomprensioni” fra il movimento delle persone transessuali e transgender, quello delle persone queer e quello delle persone omosessuali e bisessuali.

Ma LIBERAZIONE e DIVERSITA’ sono contrapposti a CONSAPEVOLEZZA e UGUAGLIANZA?

Io sono convinto di no. Si tratta solo di vedere le cose dalla giusta angolatura. Nel mondo di oggi, nella cultura, nella scienza sono ormai presenti quelle caratteristiche di apertura e di accettazione che rendono quasi del tutto superate le rivendicazioni in tema di liberazione sessuale e di orgolgio della diversità. E’ un fatto inequivocabile che i costumi sessuali si sono fortemente allentati ed i fenomeni sottesi sono ormai interamente emersi alla luce del sole (sebbene si possa dire che fatichino ad essere pienamente compresi o accettati da alcune porzioni della società), così come è un fatto inequivocabile che le diversità “canoniche” stiano scomparendo: il presidente degli USA è afro-americano, una persona transessuale è nel suo staff, in Europa vi sono donne premier, alcune delle quali lesbiche e sposate con le loro compagne.

E’ dunque evidente che, di fronte ad una società interamente cambiata (e in Italia caratterizzata dalla fenomenologia politica e mediatica del berlusconismo, assente in ogni parte dei paesi occidentali) è necessario ripensare gli obiettivi e le strategie, sulla base di una nuova declinazione degli stessi valori di base che caratterizzarono i movimenti di liberazione e di orgoglio.

Personalmente credo che alla base del movimento LGBTIQ ci sia un insieme di valori di fondo che ci uniscono e che provo a sintetizzare in una frase che certo non è uno slogan, ma che può essere considerata un “paletto”, un riferimento da cui partire per dipanare un pensiero che porti alla definizione di obiettivi e strategie rinnovate: rispetto, solidarietà e sostegno alle persone il cui orientamento sessuale o la cui identità di genere determinano difficoltà, discriminazione, violenza nel proprio percorso di piena realizzazione e di ricerca della felicità.

Se questo è vero, non esiste una vera frattura all’interno del movimento LGBTIQ, ma solo la necessità di ripartire da un punto comune (e quel punto è quello che ho appena suggerito) ed individuare sia nella società di oggi, ma anche nei prossimi 10 anni, la nostra via maestra, lasciandoci poi la piena libertà (ed ovviamente reciproco rispetto e solidarietà) di scelta su come declinare questo percorso, avendo però ben presente che quel fa uno solo riguarda tutti gli altri e quel che fanno tutti gli altri influisce su ciascuno di noi.

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Sintesi dello scritto di Marco Alessandro Giusta

Resta quindi una domanda: dove stiamo andando? Cosa abbiamo intenzione
di fare?

Forse è questo il dubbio che resta nel buio, dubbio che ci divide sulle strade da intraprendere (matrimonio o coppie di fatto? Orgoglio della diversità o ricerca dell’uguaglianza? Liberazione sessuale o sessualità consapevole?).

Mi fa specie soprattutto in vista delle ipotesi che sento ventilare sempre più spesso: l’idea di una federazione alla quale aderirà solo chi vuole aderire, nella quale può prevalere un’idea o un’altra ma difficilmente entrambe, se prima non si trova in qualche modo una sintesi o un minimo comune denominatore.

Faccio mie le parole di molte e molti esponenti del movimento, quando chiedono di tornare a fare “cultura”. Ma vedo, a mio avviso, la necessità di fare innanzitutto cultura al nostro interno. Un esempio? Quando il movimento iniziò a parlare, riassunse molti dei concetti in “parole chiave” o in semplici frasi che fossero facilmente comprensibili a chiunque: essere omosessuali non è una malattia, l’orientamento sessuale è immutabile, etc.

Ma quante di queste affermazioni sono ancora attuali? Prendiamo ad esempio il pansessualismo, che sembra andare molto in voga tra le nuove generazioni, l’idea del Pride visto come carnevalata o strumento di rivendicazione sociale, il confronto con altre culture (mi vengono in mente gli indiani descritti da Remotti che identificano 4 generi al posto di due)…

Credo sia necessario iniziare a parlare anche di questo, a livello di movimento, facendo chiarezza piena e condivisa su quali sono le nostre finalità, da cui  nasceranno automaticamente le strade per raggiungerle, e riappropriandoci di una cultura nostra, senza aver paura – come dice abilmente la Simona Argentieri nel suo libro A qualcuno piace uguale – di passare per omofobi interiorizzati solo perché portiamo avanti, nelle nostre idee e nei nostri vissuti, idee e concetti “altri” rispetto a quelli di una “cultura della maggioranza” che è figlia di una cultura identitaria.

River intervista Luigi Nieri

River, popolarissimo blogger dalla blogosfera GLBTQI, ha intervistato Luigi Nieri, dopo le elezioni regionali del Lazio. Per chi non ha voglia di cliccare, eccola qui:

Diritti GLBT, nel Lazio – e non solo in questa Regione – la strada è in salita. Un obiettivo realistico da conseguire durante i prossimi cinque anni da consigliere.
Saprai certamente che ho sottoscritto la piattaforma programmatica “Testimoni di Civiltà”, che Queer SEL Lazio ha proposto a tutti i candidati di SEL alle ultime elezioni regionali e alla quale quasi tutti hanno aderito. Ho inserito per intero, inoltre, ‘Testimoni di Civiltà’ nel mio “wikiprogramma” nella sezione dedicata ai diritti delle persone. Mi piacerebbe poter realizzare tutto quello che c’è scritto in quella piattaforma che contiene obiettivi concreti e di stretta competenza della Regione. Prevedo, però, che ciò sarà molto difficile con l’attuale Governo regionale di centrodestra. In questo momento ritengo di straordinaria importanza concentrare l’impegno su una legge regionale contro le discriminazioni, per dare attuazione alla mozione che approvammo nella passata consiliatura. Mi piacerebbe anche arrivare a costruire un monumento a Roma, dedicato alle persone LGBTQI, non solo italiane, perseguitate durante i totalitarismi e che tutt’oggi sono soggette a violenza e discriminazione. A pensarci bene, si tratta di due obiettivi piuttosto ambiziosi.

Renata Polverini si è espressa più volte su unioni di fatto e gay pride. Sarà la presidente di tutti?
La nuova Presidente della Regione Lazio sarà fortemente condizionata dalle forze politiche che le hanno consentito di raggiungere questo traguardo. Basta pensare al dietro front frettoloso e imbarazzante cui è stata costretta non appena ha accennato al tema delle unioni di fatto. Con una battuta, direi che sarà certamente la Presidente di tutti coloro che l’hanno votata. Non credo che sarà la Presidente delle cittadine e dei cittadini del Lazio.

C’è qualcosa che Piero Marrazzo poteva fare, per la causa GLBT, e non ha fatto?
Si, certo. Così come abbiamo varato la legge regionale sull’immigrazione, dando prova di coraggio e di lungimiranza, potevamo arrivare ad avere una legge regionale contro le discriminazioni, soprattutto quelle basate sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale. Depositai una specifica proposta di legge in Consiglio regionale che non ha mai visto la luce per il veto di alcune forze politiche. Se la coalizione avesse avuto un po’ più di coraggio oggi ci troveremmo a parlare di una Regione all’avanguardia sul fronte dei diritti civili.

Da molte parti – dalla blogosfera alla stampa cittadina – si parla di un allarme omofobia, a Roma, sulla base delle aggressioni nei confronti dei gay. Lei vede dei rigurgiti omofobi nella nostra città?
Le vedo inserite in un contesto di deterioramento non solo della società, ma della politica stessa. La destra agita il fantasma della “deviazione dalla normalità” per far passare ogni forma di provvedimento repressivo e autoritario. E questo processo purtroppo, continuerà per parecchio tempo. Le aggressioni omofobe e l’atteggiamento complessivamente violento e di rifiuto per le tematiche del transessualismo e del transgendersimo sono la conseguenza diretta di questo stato di cose. La recrudescenza della violenza politica, che trova nei barbari episodi di aggressione nelle università della nostra regione le più recenti conferme, mi preoccupa e mi fa pensare che è probabile che assisteremo a nuove e più gravi forme di violenza nei confronti delle persone LGBTQI proprio quando si avvieranno tutte le iniziative del Roma Pride e partiranno i ritrovi estivi. Credo che il Sindaco Alemanno e le forze dell’ordine dovrebbero muoversi subito e coordinarsi con le associazioni LGBTQI della Capitale per evitare che si ripetano accoltellamenti e pestaggi.

Il Pd nel Lazio è davvero messo così male come sembra a molti suoi elettori?
Non spetta a me fare l’analisi del voto di una forza politica a cui non appartengo. Posso solo dire che il Progetto di Sinistra Ecologia Libertà, al quale mi sto dedicando, sta raccogliendo sempre più simpatia e consensi proprio perché riesce a intercettare e interpretare le esigenze di un popolo della sinistra sempre più sfiduciato. Su un piano politico credo che in questa ultima campagna elettorale, prima, durante e dopo, il Pd sia stato piuttosto debole. Di fronte alla crisi politica ed economica che sta attraversando il Paese servono idee innovative e radicali. Solo così si può fronteggiare questa destra conservatrice e retrograda. Di fronte al razzismo istituzionale, l’attacco ai diritti, l’approvazione di leggi liberticide, o ad personam, non esiste alcuno spazio per le riforme condivise.

Il Lazio sarà mai pronto per un amministratore dichiaratamente omosessuale? Un Nichi Vendola in Comune, Provincia o Regione?
Penso che le qualità di un buon amministratore non abbia nulla a che fare con l’orientamento sessuale, con l’identità di genere e con i comportamenti sessuali delle persone. Sarebbe un bene che dall’universo delle persone LGBTQI emergessero figure che, in prospettiva ed in piena trasparenza, si proponessero di arrivare ai vertici della regione o almeno nella giunta o nel consiglio. Personalmente, non ho e non ho mai avuto nessuna esitazione a sostenere chi dimostra competenza e passione.

Certi Diritti al Quirinale

Il palazzo del Quirinale

Il palazzo del Quirinale

Nel tardo pomeriggio del 18 maggio, una delegazione dell’Associazione Certi Diritti è stata ricevuta al Quirinale. Erano presenti Rita Bernardini (deputata radicale, membro della Commissione Giustizia, iscritta all’Associazione), Sergio Rovasio (Segretario dell’Associazione), Guido Allegrezza (Coordinatore nazionale della campagna di Affermazione Civile, sostenuta dell’Associazione), Leila Daianis (Rappresentante del Coordinamento Transgender Sylvia Rivera).

L’incontro si è caratterizzato per la cordialità ed una proficua conversazione, occasione per portare all’attenzione del Capo dello Stato i temi più rilevanti che toccano da vicino la comunità LGBTQI italiana. Nel corso del colloquio sono stati toccati alcuni temi significativi come l’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, l’istituzione di forme di unioni civili aperte anche ad esse, la prevenzione dell’omofobia e della transfobia attraverso specifiche politiche di formazione ed informazione, i problemi dei migranti omosessuali, la prevenzione e la cura delle malattie sessualmente trasmesse, temi sui quali, anche da parte del Colle si è messo in evidenza il preoccupante silenzio dei media e della politica.

Al termine del colloquio, la delegazione ha consegnato una lettera indirizzata al Presidente, con la sintesi dei temi indirizzati nella conversazione, un nutrito dossier su di essi e la richiesta di un pronunciamento in relazione alla necessità che sia data risposta alle esigenze che le cittadine ed i cittadini LGBTQI espongono da tempo. Di seguito una sintesi della lettera.

Note e commenti:

DELEGAZIONE RADICALI GAY INCONTRA NAPOLITANO AL QUIRINALE (ANSA) – ROMA, 18 MAG – Dopo 19 anni, da quando nel 1991 il presidente Francesco Cossiga ricevette una delegazione di Arcigay nel 1990, in piena epidemia AIDS, il Capo dello Stato italiano accoglie al Quirinale l’associazione radicale «Certi Diritti». Lo rende noto il portale Gay.it che osserva come incontro segua di pochi giorni quello del Presidente della Camera Gianfranco Fini con alcune associazioni gay, fra cui Arcigay. All’ appuntamento con Giorgio Napolitano sono intervenuti il presidente dell’associazione radicale «Certi Diritti» Sergio Rovasio, la deputata radicale del PD Rita Bernardini, la rappresentante del coordinamento «Sylvia Rivera» Leila Deianis e il coordinatore della campagna di affermazione civili di «Certi Diritti» Guido Allegrezza. «Abbiamo posto all’attenzione del Capo dello Stato – dice Sergio Rovasio – quattro questioni per noi fondamentali: un caso simbolo di tutti i numerosi migranti gay che chiedono asilo politico in Italia, quello del migrante omosessuale Mehdi Haddad, un tunisino che per i suoi modi effeminati rischierebbe di essere sottoposto alla legge della sharia nel caso fosse rimpatriato; la mancanza di una legge sul matrimonio gay e dei diritti fondamentali delle coppie di fatto lgbt, una situazione che fa dell’Italia il fanalino di coda in Europa; i numerosi casi di omofobia raccolti dal 2007 ad oggi; la condizione delle transessuali in Italia, purtroppo senza voce.» A proposito di omofobia, al Capo dello Stato è stato consegnato un voluminoso report coi casi di violenza documentati dal 2007 fino ad oggi. Per quanto riguarda il matrimonio gay, invece, è da sottolineare come i rappresentanti radicali siano i primi a discutere di questo tema con un’alta carica dello Stato. L’argomento non era mai entrato nei palazzi istituzionali prima di oggi.

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Secondo alcune stime oltre il 7% circa della popolazione italiana si caratterizza per avere un orientamento affettivo e sessuale verso persone dello stesso sesso oppure per una identità di genere non corrispondente al sesso biologico ovvero che non è o non sente di essere in sintonia con le usuali categorie in tema di affettività, sessualità, genere. Si tratta della comunità delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e delle persone transgender, degli intersessuali e dei queer (LGBTQI)

Una comunità che non ha nessuna forma di riconoscimento e di tutela per preservarla da forme violente di prevaricazione o di discriminazione. La gravità della situazione relativa a tali violenze è testimoniata dai dati sul fenomeno dell’omofobia e della transfobia diffusi in questi giorni da Arcigay e altre associazioni. Nel report 2008 sono raccolte le testimonianze di vittime omosessuali e transessuali per un totale di 9 omicidi, 52 violenze, aggressioni ed estorsioni e 16 atti vandalici e di bullismo. Nei primi mesi del 2009 i casi di omicidio sono già 6, quelli di violenza, aggressione ed estorsione 31, quelli di vandalismo e bullismo 2. Dati che fanno riflettere sul livello crescente di gravità del fenomeno.

Oomofobia e transfobia riguardano tutto il mondo;  contro di essi la comunità LGBT si mobilita quotidianamente e celebra annualmente la ricorrenza della Giornata Mondiale contro l’omofobia, proprio nella data del 17 maggio, giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente cancellato l’omosessualità dalla lista delle malattie, nel 1990.

Recentemente v’è stata una storica decisione del Tribunale di Venezia, che ha rimesso alla Corte Costituzionale il procedimento contro il rifiuto di pubblicazioni di matrimonio che il Comune di Venezia ha opposto alla richiesta di due cittadini gay. Tale procedimento si colloca nell’ambito dell’iniziativa di Affermazione Civile promossa dall’Associazione Radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford, associazione di avvocati per i diritti delle persone lgbt. Lo scopo è quello di incardinare sul piano legale iniziative finalizzate al superamento di leggi ingiuste e discriminatorie.

Segnaliamo anche la grave situazione di molti migranti costretti a fuggire dai loro paesi di origine a causa del loro orientamento sessuale, per il quale rischiano anche la pena di morte.

Alla Presidenza della Repubblica, chiediamo di adoperarsi affinché si possa spingere il legislatore a porre al centro della sua azione parlamentare iniziative legislative relative ai diritti delle persone LGBT, per una pari dignità sociale, per l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso e di condizioni personali e sociali; ciò anche in ossequio e in adempimento al dettato costituzionale dell’articolo 3:

In maniera particolare, chiediamo:

  • riconoscimento e regolamentazione delle coppie formate da persone dello stesso sesso sia in ambito matrimoniale, sia nelle forme pubblicamente riconosciute di unione extra matrimoniale che il legislatore elaborerà. Si noti che, su questo punto, l’Italia sconta un ritardo evidente in Europa; in molti paesi dell’Ue, sono state date risposte a questo tipo di istanze mediante istituti specifici per le persone dello stesso sesso, ovvero mediante l’estensione in loro favore degli istituti previsti per le coppie formate da persone di sesso diverso, tuttora assenti in Italia;
  • riconoscimento dell’omofobia e della transfobia come fenomeni da prevenire e reprimere con specifiche campagne di educazione, informazione, prevenzione e repressione sul piano legale;
  • repressione delle discriminazioni sul lavoro attraverso una specifica normativa che tuteli le persone LGBT, tenendo in particolare considerazione la condizione delle persone transessuali, vulnerabili a tali discriminazioni;
  • rafforzamento dell’iniziativa del governo in materia di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che si stanno pericolosamente riaffacciando sulla scena e costituiscono una seria minaccia soprattutto per la popolazione più giovane, spesso ignara dei pericoli ad esse legate e diffusamente impreparata ad applicare le più elementari norme di prevenzione igienica e sanitaria;
  • istituzione di un osservatorio multidisciplinare sullo stato della comunità LGBT, che abbia lo scopo di monitorare i fenomeni della discriminazione e delle differenti forme di violenza rivolte ai cittadini di questa comunità;