Folgorazioni
14 07 2009Commenti : 3 Commenti »
Tag: arcigay, associazione radicale certi diritti, certi diritti, corte costituzionale, famiglie arcobaleno, matrimonio omosessuale, rete lenford, tribunale di venezia
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Certi Diritti al Quirinale
18 05 2009
Il palazzo del Quirinale
Nel tardo pomeriggio del 18 maggio, una delegazione dell’Associazione Certi Diritti è stata ricevuta al Quirinale. Erano presenti Rita Bernardini (deputata radicale, membro della Commissione Giustizia, iscritta all’Associazione), Sergio Rovasio (Segretario dell’Associazione), Guido Allegrezza (Coordinatore nazionale della campagna di Affermazione Civile, sostenuta dell’Associazione), Leila Daianis (Rappresentante del Coordinamento Transgender Sylvia Rivera).
L’incontro si è caratterizzato per la cordialità ed una proficua conversazione, occasione per portare all’attenzione del Capo dello Stato i temi più rilevanti che toccano da vicino la comunità LGBTQI italiana. Nel corso del colloquio sono stati toccati alcuni temi significativi come l’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, l’istituzione di forme di unioni civili aperte anche ad esse, la prevenzione dell’omofobia e della transfobia attraverso specifiche politiche di formazione ed informazione, i problemi dei migranti omosessuali, la prevenzione e la cura delle malattie sessualmente trasmesse, temi sui quali, anche da parte del Colle si è messo in evidenza il preoccupante silenzio dei media e della politica.
Al termine del colloquio, la delegazione ha consegnato una lettera indirizzata al Presidente, con la sintesi dei temi indirizzati nella conversazione, un nutrito dossier su di essi e la richiesta di un pronunciamento in relazione alla necessità che sia data risposta alle esigenze che le cittadine ed i cittadini LGBTQI espongono da tempo. Di seguito una sintesi della lettera.
Note e commenti:
DELEGAZIONE RADICALI GAY INCONTRA NAPOLITANO AL QUIRINALE (ANSA) – ROMA, 18 MAG – Dopo 19 anni, da quando nel 1991 il presidente Francesco Cossiga ricevette una delegazione di Arcigay nel 1990, in piena epidemia AIDS, il Capo dello Stato italiano accoglie al Quirinale l’associazione radicale «Certi Diritti». Lo rende noto il portale Gay.it che osserva come incontro segua di pochi giorni quello del Presidente della Camera Gianfranco Fini con alcune associazioni gay, fra cui Arcigay. All’ appuntamento con Giorgio Napolitano sono intervenuti il presidente dell’associazione radicale «Certi Diritti» Sergio Rovasio, la deputata radicale del PD Rita Bernardini, la rappresentante del coordinamento «Sylvia Rivera» Leila Deianis e il coordinatore della campagna di affermazione civili di «Certi Diritti» Guido Allegrezza. «Abbiamo posto all’attenzione del Capo dello Stato – dice Sergio Rovasio – quattro questioni per noi fondamentali: un caso simbolo di tutti i numerosi migranti gay che chiedono asilo politico in Italia, quello del migrante omosessuale Mehdi Haddad, un tunisino che per i suoi modi effeminati rischierebbe di essere sottoposto alla legge della sharia nel caso fosse rimpatriato; la mancanza di una legge sul matrimonio gay e dei diritti fondamentali delle coppie di fatto lgbt, una situazione che fa dell’Italia il fanalino di coda in Europa; i numerosi casi di omofobia raccolti dal 2007 ad oggi; la condizione delle transessuali in Italia, purtroppo senza voce.» A proposito di omofobia, al Capo dello Stato è stato consegnato un voluminoso report coi casi di violenza documentati dal 2007 fino ad oggi. Per quanto riguarda il matrimonio gay, invece, è da sottolineare come i rappresentanti radicali siano i primi a discutere di questo tema con un’alta carica dello Stato. L’argomento non era mai entrato nei palazzi istituzionali prima di oggi.
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Secondo alcune stime oltre il 7% circa della popolazione italiana si caratterizza per avere un orientamento affettivo e sessuale verso persone dello stesso sesso oppure per una identità di genere non corrispondente al sesso biologico ovvero che non è o non sente di essere in sintonia con le usuali categorie in tema di affettività, sessualità, genere. Si tratta della comunità delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e delle persone transgender, degli intersessuali e dei queer (LGBTQI)
Una comunità che non ha nessuna forma di riconoscimento e di tutela per preservarla da forme violente di prevaricazione o di discriminazione. La gravità della situazione relativa a tali violenze è testimoniata dai dati sul fenomeno dell’omofobia e della transfobia diffusi in questi giorni da Arcigay e altre associazioni. Nel report 2008 sono raccolte le testimonianze di vittime omosessuali e transessuali per un totale di 9 omicidi, 52 violenze, aggressioni ed estorsioni e 16 atti vandalici e di bullismo. Nei primi mesi del 2009 i casi di omicidio sono già 6, quelli di violenza, aggressione ed estorsione 31, quelli di vandalismo e bullismo 2. Dati che fanno riflettere sul livello crescente di gravità del fenomeno.
Oomofobia e transfobia riguardano tutto il mondo; contro di essi la comunità LGBT si mobilita quotidianamente e celebra annualmente la ricorrenza della Giornata Mondiale contro l’omofobia, proprio nella data del 17 maggio, giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente cancellato l’omosessualità dalla lista delle malattie, nel 1990.
Recentemente v’è stata una storica decisione del Tribunale di Venezia, che ha rimesso alla Corte Costituzionale il procedimento contro il rifiuto di pubblicazioni di matrimonio che il Comune di Venezia ha opposto alla richiesta di due cittadini gay. Tale procedimento si colloca nell’ambito dell’iniziativa di Affermazione Civile promossa dall’Associazione Radicale Certi Diritti e dalla Rete Lenford, associazione di avvocati per i diritti delle persone lgbt. Lo scopo è quello di incardinare sul piano legale iniziative finalizzate al superamento di leggi ingiuste e discriminatorie.
Segnaliamo anche la grave situazione di molti migranti costretti a fuggire dai loro paesi di origine a causa del loro orientamento sessuale, per il quale rischiano anche la pena di morte.
Alla Presidenza della Repubblica, chiediamo di adoperarsi affinché si possa spingere il legislatore a porre al centro della sua azione parlamentare iniziative legislative relative ai diritti delle persone LGBT, per una pari dignità sociale, per l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso e di condizioni personali e sociali; ciò anche in ossequio e in adempimento al dettato costituzionale dell’articolo 3:
In maniera particolare, chiediamo:
- riconoscimento e regolamentazione delle coppie formate da persone dello stesso sesso sia in ambito matrimoniale, sia nelle forme pubblicamente riconosciute di unione extra matrimoniale che il legislatore elaborerà. Si noti che, su questo punto, l’Italia sconta un ritardo evidente in Europa; in molti paesi dell’Ue, sono state date risposte a questo tipo di istanze mediante istituti specifici per le persone dello stesso sesso, ovvero mediante l’estensione in loro favore degli istituti previsti per le coppie formate da persone di sesso diverso, tuttora assenti in Italia;
- riconoscimento dell’omofobia e della transfobia come fenomeni da prevenire e reprimere con specifiche campagne di educazione, informazione, prevenzione e repressione sul piano legale;
- repressione delle discriminazioni sul lavoro attraverso una specifica normativa che tuteli le persone LGBT, tenendo in particolare considerazione la condizione delle persone transessuali, vulnerabili a tali discriminazioni;
- rafforzamento dell’iniziativa del governo in materia di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che si stanno pericolosamente riaffacciando sulla scena e costituiscono una seria minaccia soprattutto per la popolazione più giovane, spesso ignara dei pericoli ad esse legate e diffusamente impreparata ad applicare le più elementari norme di prevenzione igienica e sanitaria;
- istituzione di un osservatorio multidisciplinare sullo stato della comunità LGBT, che abbia lo scopo di monitorare i fenomeni della discriminazione e delle differenti forme di violenza rivolte ai cittadini di questa comunità;
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Tag: persecuzione, pena di morte, omofobia, giovani, giorgio napolitano, presidente della repubblica, discriminazioni, sessualità, affettività, transfobia, violenza, rete lenford, rita bernardini, unioni civili, italia, omosessualità, gay, identità di genere, orientamento sessuale, matrimonio omosessuale, transgender, sergio rovasio, lavoro, affermazione civile, associazione radicale certi diritti, repressione, quirinale, queer, guido allegrezza, genere sessuale, lesbica, europa, sinistra e libertà, aggressione, bisessuale, migranti, coordinamento transgender, sylvia rivera, capo dello stato, lgbtqi, lettera, orientamento affettivo, intersessuale, giornata mondiale contro l'omofobia, organizzazione mondiale della sanità, oms, tribunale di venezia, tortura, costituzione italiana, articolo 3, prevenzione, malattie sessualmente trasmissibili, osservatorio, multidisciplinare, partito radicale, leila daianis, il foglio
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Roma Pride: negata Piazza S. Giovanni
4 05 2009
Roma Pride 2009
Anche quest’anno il Romano Pontefice ci aiuta!
La Questura di Roma, infatti, ha comunicato al Circolo Mario Mieli che a causa dello svolgimento della processione rionale dedicata a S. Antonio Abate, la piazza non sarà disponibile per ospitare il Roma Pride nel 2009. Sarà indisponibile anche il 20 giugno perché dalla stessa data partirà una serie di manifestazioni religiose per la preparazione della festa di San Giovanni Battista (che come noto a tutti, cade il 25 giugno). Indi, vi saranno ulteriori difficoltà a causa della festività dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città.
Quindi, di nuovo e testardamente grazie al Romano Pontefice e alla sua Curia che, anche quest’anno consentirà di sfruttare il clamore mediatico su questo tema trsfromandolo in uno lungo spot pubblicitario per il Roma Pride.
Santità, ormai lo sappiamo che ci vuole bene. Per questo, a titolo personale rinnovo la dedica intitolando anche il Roma Pride 2009 BENEDETTO PRIDE, in attesa che proclami l’indulgenza plenaria e perpetua per tutti coloro che parteciperanno ai pride romani.
Al di là delle note folkloristiche, dal comunicato diramato dal Mario Mieli emerge una nota peroccupante.
Il Pride di Roma è ormai una manifestazione significativa, cospicua, di rilevanza nazionale e che non accoglie più soltanto gay, lesbiche e transessuali. Il Protocollo comunale sui percorsi delle manifestazioni si sta rilevando un insieme di false alternative. Per i grandi eventi sono previsti piazze incapaci di accoglierli o luoghi rifiutabili per interi mesi con identiche giustificazioni, a volte risibili. Una carta straccia pronta a colpire tutti i cittadini non solo romani, limitandone la libertà di manifestazione garantita dalla Costituzione.
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Sinistra e libertà candida Imma Battaglia
25 04 2009
Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati
EUROPEE: IMMA BATTAGLIA SI CANDIDA CON SINISTRA E LIBERTÀ (ANSA) – ROMA, 28 APR – Imma Battaglia, leader storica del movimento gay e presidente dell’associazione Di Gay Project, sarà candidata con Sinistra e Libertà alle prossime elezioni europee; sarà tra i capilista al Sud. «È la prima volta che mi candido – afferma la Battaglia – e lo faccio con una lista che ad oggi non sa nemmeno se raggiungerà il 4%. È una sfida, un’avventura a cui ho voluto partecipare per dare il mio contributo affinchè il quorum sia superato, perchè la politica è innanzitutto impegno civile e non garanzia di carriere politiche». Secondo Imma Battaglia «ci vuole in Italia una sinistra che trovi una sua collocazione europea, e Nichi Vendola può essere uno dei leader di un cambiamento importante, per assomigliare un pò di più a una sinistra modello Zapatero sulle libertà civili. A partire ad esempio dai diritti delle persone gay, lesbiche e trans». «Non sono mai stata comunista e non mi piacciono le ideologie di nessun colore – continua – mi piacerebbe invece che ci fosse anche in Italia una sinistra liberale e moderna, una sinistra che sappia essere di popolo, una sinistra che abbia una precisa identità, cosa che oggi ancora manca e fa male non solo alla sinistra ma anche alla destra, dove il modello berlusconiano si è rivelato vincente e necessita senza alcuna demonizzazione di una sinistra che sia altrettanto forte».
La neo-candidata per il sud di Sinistra e Libertà, Imma Battaglia, ha appena annunciato di concedere fieramente il patrocinio alla manifestazione per i diritti LGBTQI di Roma che si terrà proprio a ridosso delle elezioni che la traghetteranno a Strasburgo: “Sono lieta, come rappresentante di una forza politica di sinistra e come esponente di spicco della comunità LGBT italiana di aderire con convinzione alla manifestazione anche concedendo il patrocinio alla sfilata. Sono stata contattata dalla presidente di Di’gay Project che mi ha manifestato la propria soddisfazione e vicinanza per la candidatura chiedendomi anche il sostegno alla manifestazione che darò con convinzione perchè il Gay Pride è simbolo di libertà nel mondo e in Italia”.
All’annuncio dell’ottenimento del patrocinio per la manifestazione Imma Battaglia, ex presidente del Mario Mieli e organizzatrice del World Pride del 2000, ha subito esultato: “Bene ha fatto la Battaglia a dare il proprio patrocinio al Gay Pride che è da sempre una festa di libertà. Quello che serve è un impegno condiviso di tutte le forze politiche per abbattere il muro del pregiudizio e della discriminazione per garantire diritti e tutele a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Il primo obiettivo è arrivare ad avere una legge”.
Aggiunge poi, con nota polemica, una stoccata al Sindaco Alemanno che non ha concesso il patrocinio ritenendo il Gay Pride una ‘manifestazione di tendenza’: “Questa dichiarazione ambigua del Sindaco non mi piace”. “Certo è gay, lesbica, bisessuale e transessuale, ma questo di per sè non può essere motivo di discriminazione perchè sarebbe un fatto grave da denunciare all’Unione Europea…e confermerebbe la necessità urgente di una legge contro le dscirminazioni che in Italia ancora non esiste, e il GAY PRIDE serve anche per ricordare questo!”.
Il Mondo Gay, però, appare diviso sui patrocini e sulle motivazioni stesse della manifestazione. A dare fuoco alle polveri è Imma Battaglia, storica fondatrice del GayVillage, evento culturale estivo romano, che sempre più cerca di distinguersi dal resto del “movimento” non sottraendosi a polemiche e critiche: “Siamo alle solite, come ogni anno si ripete la pantomima del patrocinio al GAY PRIDE”. “A leggere i giornali di questi giorni”, prosegue la Battaglia, “si torna un’altra volta a parlare di Gay Pride, dove farli, come farli, con chi. E scoppiano di nuovo le polemiche, come se tutta la politica sui diritti dei gay italiani si fermasse ai Pride che, se sempre più sono un simbolo di festa e di libertà civile nel mondo, in Italia, purtroppo sono sempre più spesso autoreferenziali e rappresentativi più di chi li organizza che delle aspettative di una popolazione gay molto più matura, più attenta e disponibile al confronto e all’ascolto anche degli oppositori. Per questo prima di capire dove fare il Pride e aprire le solite polemiche, occorre capire come, su quali basi, con quale politica, per dire cosa”. “Anche per questo ho preso le distanze da una manifestazione sempre più faziosa e schierata solo da una parte”.
La Battaglia, infine, indica le proprie priorità: “Il primo e più urgente obiettivo politico oggi è quello di arrivare a colmare un vuoto legislativo e arrivare a definire una prima legge sui diritti lgbt rendendosi disponibili a un confronto democratico e costruttivo”.
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RomaPride: Obama solidale con la comunità lgbt
25 04 2009
Il Presidente USA Barak Obama
Il Presidente USA Obama ha appreso dalla stampa delle posizioni negative del patrocinio della Gay Pride Parade di Roma da parte del Papa Benedetto XVI, a margine delle comunicazioni relative allo spostamento della sede del prossimo G8 dalla Maddalena a l’Aquila.
Manifestando viva preoccupazione per il perdurare da parte del Vaticano della totale protezione finalizzata all’impunità di preti, prelati e religiosi di vario genere resisi autori di crimini pedofili, il cui numero non accenna a diminuire. Ha rilevato che tale livello di protezione appare pressoché totale in Italia, ma esteso, organizzato ed efficiente praticamente in tutti i paesi del mondo, ed ha espresso profonda meraviglia per il fatto che in Italia siano oggetto di discussione patrocini e sostegni alla parata del GayPride anzichè la lotta per l’eliminazione di tali comportamenti criminali con la giusta punizione dei colpevoli, per l’applicazione immediata dei diritti di parità per i gay e le donne, per eliminare i comportamenti omofobi e sessisti nella legislazione e nella società.
“E’ con vivo dispiacere – ha dichiarato il Presidente USA – che sono costretto a constatare che in Italia perdura, a sessant’anni dalla Liberazione attraverso l’intervento delle truppe alleate degli USA in appoggio alla Resistenza, di una preoccupante mancanza di diritti civili e democratici nella società civile e nelle istituzioni politiche, malgrado l’impegno manifestato dai Costituenti per stabilirne i principi e i metodi nella redazione della Costituzione Italiana”.
Il Presidente Obama si è anche detto deciso a contattare urgentemente l’amico Silvio per aiutarlo a recuperare prontamente principi e metodi sui diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, per evitare ulteriori gaffes politico-istituzionali, tali da minacciare la serenità della convivenza civile in un paese così bello e vicino al cuore degli americani.
Infine, quanto alla sua eventuale partecipazione alla parata del GayPride di Roma, il Presidente Obama ha affermato: “A quarant’anni dalla rivolta di Stonewall contro la prepotenza e la violenza omofoba delle istituzioni americane, si sono fatti nel mio paese grandi passi in avanti e buona parte delle condizioni di discriminazione e di omofobia che hanno l’hanno causata appaiono sostanzialmente superati. Al punto che la celebrazione di questa data è diventata ormai negli USA una sorta di festa di primavera, gioiosa e colorata offerta dalla nostra grande comunità LGBT alla ricerca della felicità di tutti, senza alcuna richiesta di sponsorizzazione da parte delle istituzioni, poichè è del popolo e non delle istituzioni o delle religioni. La parata del Gay Pride di Roma probabilmente vorrà essere qualcosa di simile e sarei lieto di parteciparvi con la mia famiglia, come semplici cittadini, si può fare. Ma la situazione Italiana, che non consente ancora ai gay di questo bellissimo paese di festeggiare diritti acquisiti certi e libertà nella ricerca della felicità, non ci permetterebbe di godercela. Come dimostrano chiaramente le posizioni ipocrite del Vaticano e le azioni politiche delle istituzioni, è ancora troppo presente il suo controllo politico condizionante e discriminatorio nella società e nella politica italiana, per consentire ai gay italiani di festeggiare qualcosa con vera e serena allegria.”
Ha aggiunto infine che, a titolo personale e assieme al reverendo Robinson, sono presenti costantemente nelle sue preghiere la libertà e i diritti dei gay italiani.
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