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Ma il problema è veramente la legge elettorale?

(pubblicato anche sul sito nazionale di SEL)
Da giorni è ricominciato il tormentone sulle elezioni. Da giorni si straparla della certezza che a marzo del 2011 si tornerà a votare. Da giorni ci si diletta, oziosamente, sulla legge elettorale: il modello tedesco è il più adatto, quello francese si porta di più, e via così, insensibili al tema profondo. Facendo conto che tutto sia a posto e che sotto, ma sotto sotto, non ci sia nulla di cui discutere.

Invece, non è affatto così. Il tipo di legge elettorale è soltanto l’ultimo aspetto di una questione decisamente più complessa, sulla quale si dà per scontato che non vi sia nulla da dire: il modello della RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE, ovvero chi portano in parlamento le elezioni?

Intanto, ci sarebbe da chiarire un punto essenziale. Allo stato attuale dei fatti, la colazione di centro destra fa perno sul PDL. A sinistra non esiste una coalizione, ma l’autosufficiente PD. Stiamo parlando, dunque, dei  due maggiori partiti che, al di là delle coalizioni, oggi costituiscono una rappresentanza maggioritaria. Sono soggetti politici che, pur proclamando differenti valori, servono la stessa pietanza avvelenata. Sono entrambi la mano politica di enormi sistemi di potere economico e finanziario che, conquistato il controllo del parlamento da almeno una quindicina d’anni, tengono in scacco il Paese (solo per fare un esempio: il sistema radio-televisivo, cinematografico e della pubblicità è saldamente controllato da aziende che sono punti di riferimento del PDL – Fininvest, Mediaset, Pubblitalia, ecc. il sistema di distribuzione e di controllo dei prezzi degli alimenti è saldamente nelle mani di 4 o 5 grandi centrali acquisti della grande distribuzione organizzata, prevalentemente vicine all’area politica del centro sinistra). E questo accade al di là delle ideologie e degli schieramenti. In altre parole, lo stesso sistema di capitalismo aggressivo (ma diventato molto furbo) si esprime attraverso due colossi politici, con il risultato che dicevo prima: il totale blocco del sistema politico, ormai in scacco ed incapace di rinnovarsi.

Il tema vero della questione politica e della rappresentanza parlamentare, attraverso ANCHE la legge elettorale, si pone dunque in maniera decisamente diversa. Se i due maggiori partiti soffrono di questi condizionamenti di carattere sistemico (o forse non ne soffrono affatto, dato che ne sono figli), non hanno nessun un reale interesse a portare in parlamento una rappresentanza realmente  popolare ed espressione dei ceti (una volta avremmo detto classi), ma a mantenere lo status quo, pur nei cambiamenti che si rendono necessari di volta in volta (e non occorre qui citare Tomasi di Lampedusa, sul senso dei cambiamenti proposti), in nome del mito della governabilità.

Se questa impostazione convince, allora il problema delle legge elettorale assume una rilevanza quasi marginale, essendo più importante individuare il sistema di assicurare una selezione elettorale che sia realmente rappresentativa delle persone e del loro pensiero, piuttosto che delle volontà ingessate delle segreterie dei partiti. Non solo, dopo aver accennato al secondo aspetto del problema (cioè le modalità di selezione dei candidati per le liste, ovvero del ruolo che i partiti svolgono nella “scrematura” della rappresentanza), mi sembra quasi una banalità dire che il terzo grande elemento che determina la formazione delle rappresentanze parlamentari è lo stato del sistema dell’informazione.

Venendo alla situazione italiana, appare del tutto evidente che, essendo l’informazione sostanzialmente polarizzata attorno alla televisione (quindi largamente sotto il controllo di una ristretta oligarchia) ed avendo i partiti intrapreso la strada delle liste blindate (per le motivazioni che ho detto prima) un modello maggioritario (possibilmente con il rafforzamento dei poteri del presidente del consiglio dei ministri, fino a farlo diventare un cancelliere o un primo ministro di tipo europeo)  costituisce la formula vincente. In questa situazione, al di là della favoletta della governabilità, ampiamente smentita dalle vicende che hanno colpito sia le maggioranze di centro destra che di centro sinistra, negli ultimi anni si è dunque arrivati alla situazione intollerabile (per chi sente la democrazia popolare come un valore) in cui dal parlamento sono sistematicamente escluse le formazioni sociali che sono espressione di chi non è favorevole alle grandi ammucchiate di coalizione, che, come argomentato prima, tendono a garantire il permanere dell’enorme potere condizionante dell’economia e della finanza sulla politica (anzi per essere più precisi sul sistema che crea le regole, qualunque esso sia).

Quindi, nella prospettiva di restituire ai partiti il ruolo che storicamente gli appartiene e gli è proprio (selezione delle candidature, connessione fra l’attività parlamentare e l’elettorato) e di garantire in parlamento una rappresentanza di carattere popolare e non di tipo puramente “economico”, ritengo che il tema dovrebbe essere affrontato in una prospettiva diversa, portando avanti una proposta seria, coraggiosa e comprensibile, sostanzialmente articolata in una serie di punti chiave:

  1. proporzionale perfetto, senza possibilità di premi di maggioranza, pur mantenendo la possibilità (che però diventa politica e non elettorale) di costituire coalizioni e sistemi di alleanze prima delle elezioni;
  2. collegi molto più piccoli di quelli oggi utilizzati, in modo che i candidati e gli eletti mantengano un contatto stretto ed una effettiva presenza sul territorio;
  3. primarie obbligatorie per la formazione delle liste elettorali, sempre per obbligare i partiti ad un confronto stretto con il territorio e con l’elettorato;
  4. reintroduzione delle preferenze, per dare agli elettori una reale possibilità di selezione;
  5. la propaganda politica sui mezzi di comunicazione di massa pubblici e privati nei 3 MESI PRECEDENTI ALLE ELEZIONI  può avvenire esclusivamente in spazi RIGIDAMENTE uguali e paritetici per tutte le formazioni che si presentano;
  6. la propaganda politica mediante affissione deve essere svolta secondo le norme vigenti e le multe in caso di trasgressione NON POSSONO ESSERE SANATE.
  7. la propaganda politica su internet è libera.