E alla fine Fini ha detto la sua e ha “seppellito” il Cavaliere e il berlusconismo. Anzi, diciamo che ha messo in moto l’escavatore per seppellirli, dato che gli ci vorrà il resto della legislatura per riempire la fossa e pareggiare ben bene il terreno, prima di annaffiare e far crescere il praticello della nuova destra italiana, fatta di ammiccamenti al sociale, tutela della famiglia e forti legami con i conservatori europei. Infatti, sarà una destra conservatrice, non una destra popolare. Almeno è questo quello che io penso.
In estrema sintesi, nel suo discorso di Mirabello, Gianfranco Fini punta su alcuni aspetti:
- chiarisce che non è uscito dal PDL, ma che ne è stato, di fatto estromesso;
- rivendica il diritto al dissenso e alla critica (e glielo ricorderemo parecchie volte);
- segna la distanza dalla Lega, la formazione neofascista e populista che ancora il PDL al suo destino, marcando di fatto il superamento definitivo di ogni nostalgia fascista e post fascista e mettendo una bella pietra sopra sulla questione che riguardo a lui e alla sua formazione difficilmente potrà essere riaperta;
- assume dunque la missione di costituire una destra moderna, liberale, laica e riformista, che piacerà moltissimo agli italiani, appena si saranno accorti che Berlusconi e tutta la sua cricca sono al capolinea;
- rilancia sulla questione economica, mettendo in evidenza il ridolo della mancata nomina del nuovo ministro dello sviluppo economico, richiamando la necessità fra un nuovo patto fra il capitale ed il lavoro, un nuovo patto fra generazioni ed infine puntando sulla necessità di sostenere e incoraggiare la famiglia (non lo dice, ma direi che si dà per sottinteso che si tratta di quella tradizionale: diadica ed eterosessuale)
- Esprime una “questione morale” che mette sulle spalle del PDL un macigno di proporzioni inaudite, pur alleggerendo con le dichiarazioni sulla necessaria tutela di Berlusconi (ma vedremo nei prossimi giorni che piega prenderà questo tema, non temete)
Ritengo che i punti 3 e 4, ovvero quelli sul tentativo di costruire una destra italiana non post fascista, ma in linea con il conservatorismo di stile europeo, siano di gran lunga i più interessanti. Esso, infatti, costituisce un pericolo mortale per il PDL, ma anche per la Lega, che rischiano, anche in una competizione elettorale “estemporanea” di perdere parecchio consenso in favore di FLI (futuro e libertà per l’Italia). Non solo, ma una destra di questo tipo, rappresenterebbe un avversario di alto livello anche riguardo alla sinistra, che potrebbe finalmente riprendere il suo cammino evolutivo e scrollarsi di dosso la morchia dell’anti-berlusconismo ed elaborare quella visione moderna, laica, inclusiva e di progresso che ci si aspetta da lei. Invero c’è chi ci prova, pur da posizioni scomode e disagiate, come dimostra la lettura del documento congressuale di Sinistra Ecologia Libertà, che fra poche settimane si riiunirà per la costituzione ufficiale del nuovo partito.

