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Fini: Avanti, a destra!

E alla fine Fini ha detto la sua e ha “seppellito” il Cavaliere e il berlusconismo. Anzi, diciamo che ha messo in moto l’escavatore per seppellirli, dato che gli ci vorrà il resto della legislatura per riempire la fossa e pareggiare ben bene il terreno, prima di annaffiare e far crescere il praticello della nuova destra italiana, fatta di ammiccamenti al sociale, tutela della famiglia e forti legami con i conservatori europei. Infatti, sarà una destra conservatrice, non una destra popolare. Almeno è questo quello che io penso.

In estrema sintesi, nel suo discorso di Mirabello, Gianfranco Fini punta su alcuni aspetti:

  1. chiarisce che non è uscito dal PDL, ma che ne è stato, di fatto estromesso;
  2. rivendica il diritto al dissenso e alla critica (e glielo ricorderemo parecchie volte);
  3. segna la distanza dalla Lega, la formazione neofascista e populista che ancora il PDL al suo destino, marcando di fatto il superamento definitivo di ogni nostalgia fascista e post fascista e mettendo una bella pietra sopra sulla questione che riguardo a lui e alla sua formazione difficilmente potrà essere riaperta;
  4. assume dunque la missione di costituire una destra moderna, liberale, laica e riformista, che piacerà moltissimo agli italiani, appena si saranno accorti che Berlusconi e tutta la sua cricca sono al capolinea;
  5. rilancia sulla questione economica, mettendo in evidenza il ridolo della mancata nomina del nuovo ministro dello sviluppo economico, richiamando la necessità fra un nuovo patto fra il capitale ed il lavoro, un nuovo patto fra generazioni ed infine puntando sulla necessità di sostenere e incoraggiare la famiglia (non lo dice, ma direi che si dà per sottinteso che si tratta di quella tradizionale: diadica ed eterosessuale)
  6. Esprime una “questione morale” che mette sulle spalle del PDL un macigno di proporzioni inaudite, pur alleggerendo con le dichiarazioni sulla necessaria tutela di Berlusconi (ma vedremo nei prossimi giorni che piega prenderà questo tema, non temete)

Ritengo che i punti 3 e 4, ovvero quelli sul tentativo di costruire una destra italiana non post fascista, ma in linea con il conservatorismo di stile europeo, siano di gran lunga i più interessanti. Esso, infatti, costituisce un pericolo mortale per il PDL, ma anche per la Lega, che rischiano, anche in una competizione elettorale “estemporanea” di perdere parecchio consenso in favore di FLI (futuro e libertà per l’Italia). Non solo, ma una destra di questo tipo, rappresenterebbe un avversario di alto livello anche riguardo alla sinistra, che potrebbe finalmente riprendere il suo cammino evolutivo e scrollarsi di dosso la morchia dell’anti-berlusconismo ed elaborare quella visione moderna, laica, inclusiva e di progresso che ci si aspetta da lei. Invero c’è chi ci prova, pur da posizioni scomode e disagiate, come dimostra la lettura del documento congressuale di Sinistra Ecologia Libertà, che fra poche settimane si riiunirà per la costituzione ufficiale del nuovo partito.

Comunità LGBTQI: il Parlamento ascolti Francesco e Manuel

Francesco e Manuel

Ormai, care lettrici e cari lettori, dovreste saperlo. Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia sono in sciopero della fame dal 4 gennaio perché hanno deciso di dare questa voce alla loro protesta; la protesta di chi, contribuente e cittadino omosessuale, si vede negati diritti che sono considerati “ordinari” per le persone eterosessuali, evidentemente cittadini di Prima Classe.

Grazie ad un paziente lavoro di coordinamento che dura ormai da qualche mese, le principali associazioni dell’universo lgbtqi che operano in Italia, sia a livello nazionale, sia a livello locale, hanno sottoscritto l’appello che riporto e che spero chiunque legga approvi e faccia circolare il più possibile.

Francesco è fortemente determinato a non desistere e le sue condizioni di salute cominciano a destare serie preoccupazioni. Tanto che stanno valutando se Manuel non debba interrompere lo sciopero per prendersi cura di Francesco.

Nei giorni scorsi l’on. Bongiorno li ha contattati pregandoli di cessare l’iniziativa e anticipando che li avrebbe ricevuti a Roma per discutere del tema.
Non basta, pur ringraziando l’on. Bongiorno.

Al Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani

Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini

Ai Capigruppo del Senato della Repubblica

Ai Capigruppo della Camera dei Deputati

Al Presidente della 2^ Commissione Giustizia del Senato, Sen. Filippo Berselli

Al Presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, Sen. Pietro Marcenaro

Al Presidente della Commissione II Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno

Al Presidente della Commissione XII Affari Sociali della Camera dei Deputati On. Giuseppe Palumbo

In 20 paesi europei sono in vigore leggi che riconoscono, pur nella pluralità e nella differenza di istituti e strumenti civili, le coppie di persone dello stesso sesso e ad esse attribuiscono precisi diritti e doveri, analogamente a quanto è previsto per le coppe formate da persone di sesso diverso.

Nella Carta dei Diritti, parte integrante del Trattato di Lisbona, e in diversi atti ufficiali dell’Unione si sollecitano i paesi aderenti a non discriminare le coppie omosessuali e quindi a legiferare in materia.

Milioni di persone omosessuali, transessuali, trans gender, intersessuali in Italia si devono invece confrontare con un’umiliante indifferenza da parte delle istituzioni nazionali rispetto alla necessità che i loro amori, progetti di vita, diritti umani siano finalmente previsti nell’ordinamento.

Il movimento lgbti italiano, formato dalle persone che subiscono discriminazioni a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale, da decenni, attraverso grandi manifestazioni nazionali, iniziative, campagne sociali e culturali, ha tentato di far comprendere alla politica che in assenza di una legge, le coppie di persone lgbti sono consegnate a un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.

Dal 4 gennaio Francesco e Manuel, una coppia di ragazzi gay di Savona hanno iniziato uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al fatto che migliaia di coppie non sono tutelate dallo Stato italiano e non possono accedere a diritti e doveri che sono normali ed imprescindibili per tutti gli altri cittadini.

Il loro gesto segnala più di ogni altra cosa la situazione in cui siamo costretti a vivere ed esprime l’impossibilità per tutte e tutti noi di continuare a sopportare quello che è di fatto lo status di fantasmi sociali, ovvero la negazione del nostro diritto ad una vita serena, diritto che riteniamo ci appartenga pienamente in qualità di cittadine, cittadini e contribuenti di questo Stato, ma negato a causa dell’assenza dei necessari provvedimenti legislativi in questa materia.

Per tutte queste ragioni, facciamo appello alla vostra sensibilità e, quali rappresentanti di tutto il popolo italiano e dell’unità della nazione, vi chiediamo di superare quelli che per noi sono incomprensibili veti e pregiudizi e di dare un chiaro segnale di interesse avviando al presto nei rami del Parlamento una discussione che porti finalmente al riconoscimento della pari dignità e pari diritti per le persone e le coppie lgbti.

Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Crisalide PanGeneder, Associazione Lista Lesbica italiana, Associazione Trans Genere, Circolo Mario Mieli di Roma, Coordinamento Torino Pride, Famiglie Arcobaleno, Gay Roma.it,I Ken Onlus Napoli, Ireos Onlus Firenze, Liberamente NOI Roma, Mit, Nuova Proposta Roma, Open Mind Catania, Queer. Sel – Sinistra e Libertà Ecologia per la cultura differenze, 3 D – Democratici per pari Diritti e Pari Dignità di lesbiche, gay, bisessuali, trans*, Roma Rainbow Choir, Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Roma, Alessandra Brussato Mestre-Venezia, Associazione Renzo e Lucio di Lecco, Cristiana Alicata, Guido Allegrezza.