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RomaPride: Obama solidale con la comunità lgbt

Il Presidente USA Barak Obama

Il Presidente USA Barak Obama

Il Presidente USA Obama ha appreso dalla stampa delle posizioni negative del patrocinio della Gay Pride Parade di Roma da parte del Papa Benedetto XVI, a margine delle comunicazioni relative allo spostamento della sede del prossimo G8 dalla Maddalena a l’Aquila.

Manifestando viva preoccupazione per il perdurare da parte del Vaticano della totale protezione finalizzata all’impunità di preti, prelati e religiosi di vario genere resisi autori di crimini pedofili, il cui numero non accenna a diminuire. Ha rilevato che tale livello di protezione appare pressoché totale in Italia, ma esteso, organizzato ed efficiente praticamente in tutti i paesi del mondo, ed ha espresso profonda meraviglia per il fatto che in Italia siano oggetto di discussione patrocini e sostegni alla parata del GayPride anzichè la lotta per l’eliminazione di tali comportamenti criminali con la giusta punizione dei colpevoli, per l’applicazione immediata dei diritti di parità per i gay e le donne, per eliminare i comportamenti omofobi e sessisti nella legislazione e nella società.

“E’ con vivo dispiacere – ha dichiarato il Presidente USA – che sono costretto a constatare che in Italia perdura, a sessant’anni dalla Liberazione attraverso l’intervento delle truppe alleate degli USA in appoggio alla Resistenza, di una preoccupante mancanza di diritti civili e democratici nella società civile e nelle istituzioni politiche, malgrado l’impegno manifestato dai Costituenti per stabilirne i principi e i metodi nella redazione della Costituzione Italiana”.

Il Presidente Obama si è anche detto deciso a contattare urgentemente l’amico Silvio per aiutarlo a recuperare prontamente principi e metodi sui diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, per evitare ulteriori gaffes politico-istituzionali, tali da minacciare la serenità della convivenza civile in un paese così bello e vicino al cuore degli americani.

Infine, quanto alla sua eventuale partecipazione alla parata del GayPride di Roma, il Presidente Obama ha affermato: “A quarant’anni dalla rivolta di Stonewall contro la prepotenza e la violenza omofoba delle istituzioni americane, si sono fatti nel mio paese grandi passi in avanti e buona parte delle condizioni di discriminazione e di omofobia che hanno l’hanno causata appaiono sostanzialmente superati. Al punto che la celebrazione di questa data è diventata ormai negli USA una sorta di festa di primavera, gioiosa e colorata offerta dalla nostra grande comunità LGBT alla ricerca della felicità di tutti, senza alcuna richiesta di sponsorizzazione da parte delle istituzioni, poichè è del popolo e non delle istituzioni o delle religioni. La parata del Gay Pride di Roma probabilmente vorrà essere qualcosa di simile e sarei lieto di parteciparvi con la mia famiglia, come semplici cittadini, si può fare. Ma la situazione Italiana, che non consente ancora ai gay di questo bellissimo paese di festeggiare diritti acquisiti certi e libertà nella ricerca della felicità, non ci permetterebbe di godercela. Come dimostrano chiaramente le posizioni ipocrite del Vaticano e le azioni politiche delle istituzioni, è ancora troppo presente il suo controllo politico condizionante e discriminatorio nella società e nella politica italiana, per consentire ai gay italiani di festeggiare qualcosa con vera e serena allegria.”

Ha aggiunto infine che, a titolo personale e assieme al reverendo Robinson, sono presenti costantemente nelle sue preghiere la libertà e i diritti dei gay italiani.

RomaPride: il Papa nega il patrocinio

Benedetto XVILa Sala Stampa del Vaticano ha appena reso noto che il Papa non concederà, “come di consuetudine”, il proprio patrocinio al gay Pride di Roma: “Nonostante le interessanti richieste pervenute al Santo Padre per la concessione del patrocinio della Santa Sede alla manifestazione romana del 13 giugno prossimo Sua Santità ha ritenuto di non poter dar seguito alla richiesta visto il contenuto altamente provocatorio e ispirato alla laicità della manifestazione. La lotta alle ingiuste discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali è nel cuore del Pontefice ma la manifestazione è da ritenersi di parte e non inclusiva di ogni forma di opinione presente nel territorio italiano e per questo la Santa Sede si vede costretta, come di consuetudine, a non patrocinare la Gay Pride Parade romana. Sua Santità si dice comunque interessato al programma degli eventuali eventi collaterali alla manifestazione e in attesa di una richiesta di patrocinio per questi ultimi che si riserverà di valutare al fine di dare il patrocinio agli eventi culturali e sociali collegati alla richiesta di parità di diritti delle persone omosessuali”.

Alla notizia del diniego del Vaticano il signor Lino Occhio, che aveva richiesto il patrocinio, si è detto amareggiato: “Vivo in Via del Mascherino da anni e ogni anno provo a chiedere al Santo Padre il patrocinio per il Gay Pride. Come omosessuale e residente nelle vicinanze dello Stato Vaticano ritengo che sia un errore per il Pontefice rigettare la mia richiesta perché la manifestazione è un momento di rivendicazione di diritti che ancora vengono negati ad una parte dei cittadini italiani. Anche per questo invito il Santo Padre a prendere parte alla manifestazione così da poter valutare con i suoi stessi occhi la manifestazione e le rivendicazioni in essa contenute”.

Secondo fonti non confermate il Pontefice, commosso dalle parole del signor Occhio, avrebbe deciso di non revocare il diniego ma di fare comunque un passo verso chi gli aveva richiesto il patrocinio donando uno dei suoi abiti talari, opportunamente sconsacrato, per il carro di apertura della sfilata. Franco Grillini, appena eletto pontefice gay nel conclave ristretto delle agenzie di stampa, ha esultato pubblicamente dicendosi onorato per tale donazione pur non potendo dimenticare il diniego della Santa Sede al patrocinio: “Ringrazio il Papa per la donazione tanto particolare ma non posso non far notare che a fronte di tale regalo il Papa ha comunque negato il proprio patrocinio ad una manifestazione gioiosa e inclusiva che chiede diritti e parità. Ad ogni modo farò omaggio al Santo Padre indossando personalmente l’abito d’oro appena ricevuto: sarò ‘l’umile servo della villa del signore’”.

2° Congresso di Certi Diritti

Sabato 14 marzo, per tutta la giornata, si terrà a Bologna, presso l’Hotel Europa (Via Boldrini) il 2° Congresso nazionale dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Al Congresso parteciperanno, tra gli altri:

  • Marco Beltrandi, deputato radicale del Pd;
  • Marco Perduca, Senatore radicale del Pd;
  • Paola Concia, deputata del Pd;
  • Aurelio Mancuso, Segretario Nazionale di Arcigay;
  • Franco Grillini, già deputato, Direttore di Gaynews;
  • Pia Covre, Presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute;
  • Leila Deianis, Presidente Libellula Azione Trans;
  • Marcella Di Folco, Presidente del Movimento italiano transessuali;
  • Daniele Gosti, Segretario Associazione Rosa Arcobaleno;
  • Alessio De Giorgi, Direttore di gay.it;
  • Felix Cossolo, Direttore di Gayclubbing;
  • Mario Cirrito, Direttore editoriale di Babilonia;
  • Enrico Oliari, Presidente di GayLib;
  • Giuliano Federico, Direttore di Gay.tv;
  • Renato Sabbadini, Segretario Generale dell’Ilga World (International Lesbian and Gay Association).

I lavori, presieduti da Enzo Cucco, esponente storico del movimento lgbt, inizieranno alle ore 9.30 con le relazioni della Presidente Clara Comelli, del Segretario, Sergio Rovasio, e della Tesoriera Roni Guetta. A seguire si svolgeranno le seguenti relazioni tematiche su:

  • Campagna di Affermazione Civile finalizzata al matrimonio gay, Prof. Francesco Bilotta;
  • Terapie Riparative: le false illusioni dei fondamentalisti, Gianmario Felicetti;
  • Diritti Civili in Europa: la grave situazione italiana, Ottavio Marzocchi;
  • La Riforma del Diritto di famiglia: la nostra proposta, Guido Allegrezza;
  • Iniziative universitarie di Certi Diritti, Giovanni Bastianelli;
  • Riconoscimento dello status di rifugiato a vittime di persecuzioni causa orientamento sessuale, Dott. Andrea Mimeci.

Ore 13 a cura di Guido Allegrezza: Cerimonia di consegna del Premio BoaRosa, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Ministro degli Esteri Franco Frattini per il loro impegno contro le discriminazioni e per aver sostenuto la proposta francese di depenalizzazione dell’omosessualità all’Onu.

Ore 13.30 – 15 pausa pranzo.

Ore 15-19: dibattito generale; a seguire votazione mozione congressuale, elezione nuovi organi dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Ore 19 Anteprima proiezione estratto del documentario “Over the Rainbow”, di Maria Martinelli e Simona Cocuzza. Conflitti, delusioni, e speranze di una coppia lesbica italiana che non si nasconde e che rivendica il desiderio della maternità, in viaggio obbligato all’estero per raggiungere i propri sogni. Saranno presenti le protagoniste e la regista del documentario.

Il bue, l’asino e le corna

Un bue con grandi corna

Un bue con grandi corna

Con non poco fastidio, misto a una certa innegabile soddisfazione, apprendo, su segnalazione dell’amico Andrew, che Graziella Bertozzo, protagonista dell’aggressione al termine del Bologna Pride e finita in questura, assieme ad altri esponenti di Facciamo Breccia, ha presentato una querela contro Franco Grillini, altre personalità del mondo glbt intervenute sulla questione e un quotidiano. Secondo le informazioni divulgate dall’ANSA, i ricorrenti hanno anche richiesto l’OSCURAMENTO (*) di alcuni siti che hanno parlato dell’argomento (tra cui gaynews.it e gay.it). Al momento il PM bolognese ha respinto l’istanza, poiché, nella sua interpretazione rileva che all’origine ci fu una pubblica manifestazione che destò l’interesse della pubblica opinione, facendo emergere un profilo prevalente di diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero. Ha sottolineato quindi che il sequestro dei siti sarebbe limitativo di un aspetto che attiene alla essenza stessa della democrazia ed ha tramesso al Gip la richiesta per le sue ulteriori valutazioni e l’ultima decisione sul sequestro.

Ora, passi che Facciamo Breccia tenti di “assaltare” il palco del Bologna Pride.
Passi che la reazione delle forze dell’ordine è risultata eccessiva.
Passi anche che alcuni commenti successivi siano stati molto tranchant, tanto da determinare la chiusura frontale di Arcigay ed Arcilesbica rispetto a Facciamo Breccia.
Passi anche che quest’ultima, insieme ad altre associazioni glbt più “estreme”, decidano di proclamare una “costituente del movimento LGBTIQ”.
Passi, infine che dalla dialettica fra associazioni, si sia passati agli attacchi personali, come testimoniano i comunicati emessi da Facciamo Breccia e l’articolo per Liberazione scritto dalla sua esponente Elena Biagini.

Ma che addirittura si chieda l’oscuramento di chi ha commentato l’accaduto di Bologna mi sembra inconcepibile!

Lorenzo, Federico ed io, nonostante ci fossero state rivolte pesanti offese personali e sul nostro conto fossero state profuse insinuazioni prive di fondamento proprio nell’articolo firmato dalla Biagini, non ci siamo minimamente sognati di reagire altro che con la stessa arma con la quale eravamo stati attaccati. Qualcuno di noi tacendo, altri spiegando altrove le sue ragioni, altri rispondendo dalle pagine di questo blog. Ma certamente, non ci è neanche lontanamente venuto in mente (eppure siamo cittadini singoli, non associazioni) di chiedere l’intervento della Magistratura. Primo, per evitare di dare troppa importanza a chi evidentemente per dna stilistico adotta simili modalità per trovare spazio ed attenzione. Secondo perché, esattamente come sostiene il PM, non ci sarebbe sembrato coerente con una dialettica pubblica di confronto (non di “scontro” come invece sembra interpretarla l’altra parte) e di scambio acceso ma “nei binari”.

A questo punto, però, mi viene da chiedermi, ma antifascismo, laicità, democrazia, oltre che PROCLAMATI ai quattro venti, non dovrebbero essere PRATICATI?

E per questo, con leggerezza, ci viene in mente l’antico detto del bue che dice cornuto all’asino…

(*) In un comunicato del 22 agosto, l’avvocato di Facciamo Breccia, ha specificato “Non abbiamo chiesto di oscurare i siti, ma solamente di far togliere le pagine web dove sono pubblicati documenti ingiuriosi nei confronti dei miei clienti”. Certo dal punto di vista legale la differenza c’è, ma sul piano sostanziale, si tratta di un oscuramento delle opinioni differenti! Il ruzzolone, si sta trasformano di una frana…

ULTIM’ORA. Beh, diciamo che io ci sono andato leggero, mentre Grillini gliele ha cantate un po’ più chiare. Ha dichiarato che si tratta di una richiesta bizzarra e grottesca, che in “una discussione sulle idee è chi sente debole rispetto alle proprie idee che ha bisogno di utilizzare mezzi giudiziari” – per poi aggiungere che si tratta di uno strumento di intimidazione che viola “l’essenza stessa della libertà democratica”. Ed infine: accusare “gli altri di essere fascisti per poi chiedere l’oscuramento dei siti è un rovesciamento delle parti“.

Mameli al Gay Pride

Statua di Goffredo Mameli E chi se lo poteva mai immaginare che cantare l’inno nazionale alla fine di un intervento politico Pride potesse non solo diventare una notizia, ma anche scatenare reazioni non banali? E invece è proprio quello che è successo! La cosa è andata così. Il Roma Rainbow Choir ha partecipato all’organizzazione e agli eventi del Roma Pride 2008 ed è stato invitato ad intervenire dal palco, subito dopo Rossana Praitano e Patrizia Brandolini del coordinamento Bologna Pride (in calce il discorso che ha pronunciato). Al termine dell’intervento, incentrato sui diritti di cittadinanza, ha invitato tutti a cantare l’inno nazionale. In uno degli interventi successivi, la rappresentante di No Vat ha contestato il fatto dichiarando “nessuno orgoglio di essere italiana”. Le ha risposto Franco Grillini, ricordando che l’inno di Mameli è un inno laico, composto da una persona che ha combattuto per la Repubblica Romana, contro l’allora pontefice e che è morto combattendo sul campo per un ideale di laicità e di libertà.

Forse è il caso che il lettore si rinfreschi un po’ la sopita memoria leggendo la storia dell’inno di Mameli, che si trova su wikipedia:

… Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l’inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento. Gli inni patriottici come l’inno di Mameli (sicuramente il più importante) ebbero il merito di propagandare gli ideali del Risorgimento e di incitare la popolazione all’insurrezione

Per una singolare coincidenza, sembra che sia stato cantato anche al Pride di Milano! E fu cantato anche al Pride di Torino nel 2006.

Da quel momento è cominciato un serrato dibattito, anche interno al coro, sull’opportunità o meno di cantare l’inno nazionale. A parte le considerazioni sull’estetica musicale del pezzo, riporto alcune delle opinioni contro e di quelle a favore, lasciando al dibattito pubblico il confronto su questo tema.

Contro

  • è un po’ come andare al pride in giacca e cravatta.
  • rifiuto il concetto di patria che pone dei limiti stabilendo chi è italiano e chi no, chi è fuori e chi è dentro, quando invece la nostra lotta serve a scardinare quei limiti e a buttare giù quei muri affinché non esistano limiti per nessuno: cantando l’inno nazionale, si dice che vogliamo stare dentro quei
    limiti.
  • è una roba da fascisti e non bello neanche dire “vinceremo”

Pro

  • siamo italiani, vogliamo, possiamo e dobbiamo cantare l’inno italiano senza sentirci chiusi dentro mura o confini. L’inno è di tutti gli italiani. Non ha connotazioni negative, vuol solo dire che siamo una nazione unita nella politica, nelle istituzioni, nella solidarietà.
  • mi sembra un’idiozia che si faccia tutto ‘sto rumore per una cosa che in qualunque altro paese sarebbe considerata un’assoluta normalità.
  • l’inno nazionale non rappresenta l’orgoglio di essere italiani, ma semplicemente manifesta il senso di appartenenza al nostro paese. Come direbbero un americano o un inglese, good or bad, it’s my country; ovvero nel bene e nel male è la mia patria. E la patria non ha colore è di tutti.
  • come ci piace la nostra Costituzione, ci dobbiamo far piacere la bandiera e anche l’inno: cantarlo dovrebbe essere sempre una gioia, e non un motivo di incazzatura, di divisione o di distinguo, cose in cui noi italiani siamo maestri!

Ed ecco invece come la notizia è apparsa sulla stampa e su internet:

  • A sorpresa, l’inno d’Italia intonato dai manifestanti si è inserito tra gli interventi di chiusura del Gay pride, a piazza Navona. Ansa ripresa da: Roma Città Aperta, il Giornale, Omniroma, River, Televideo Rai, Escofuori.com, AMI Agenzia multimediale italiana,
  • E mentre in piazza San Giovanni un gruppo si imbavaglia per protesta, qui si canta l´inno nazionale, «perché anche noi siamo italiani», da repubblica.it
  • Novità assoluta per un Pride, l’inno di Mameli cantato dalla piazza con la mano sul cuore, iniziativa invocata da Giuseppe Pesce, militante che dirige un coro gay che si esibisce anche in chiese (valdesi): «Smettetela di trattarci da cittadini di serie B».da Gaynews
  • Ha comunque prevalso la festa, con l’iniziativa un po’ ruffiana di cantare l’inno di Mameli: da Georgiamada
  • Il ministro: le provocazioni non aiutano «Gay Pride, siamo in 400 mila» E alla fine cantano Mameli «Cittadini anche noi»: da Cinemagay.it
  • Ringrazio un caro amico, Giuseppe Pecce, direttore del Rainbow Choir di Roma (il primo coro GLBT in Italia) che ha cantato nel vivo della manifestazione l’inno di Italia, rivendicando anzitutto il nostro essere cittadini italiani e portando avanti dei valori patriottici come quelli che lo stesso compositore, Goffredo Mameli (attivista anticlericale, Grillini NDR) ha portato avanti durante la sua vita: da Maxtribe

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Intervento di Giuseppe Pecce al Roma Pride 2008

Sono emozionato… Siamo più di 500.000!
Mai come quest’anno, questo è un Pride CORALE! Con la scusa di un concerto ci hanno voluto allontanare da un luogo, da una piazza, da un simbolo CHE E’ DI TUTTI! Piazza San Giovanni è e resta di TUTTI NOI, CITTADINE E CITTADINI ITALIANI!
Ma proprio come coro, qui, sappiamo che nessuno dei nostri diritti è un diritto individuale: sono diritti di una comunità, di una collettività, che non si chiude su se stessa, che non è lustrini e pallettes [frase erroneamente trascritta, ma non pronunciata, N.d.A.] ma che vuole il diritto di amare completamente chi vuole e che si assume tutte le sue responsabilità!
È importante che siamo qui oggi. Non lasciamo che l’impegno di oggi finisca qui, diamoci da fare, organizziamoci e facciamo che sia Pride ogni giorno della nostra vita. Sentiamoci uniti dalla solidarietà e aiutiamo chi come noi solo perché omosessuale, rom, scuro di pelle, ebreo, musulmano o per mille altri stupidi motivi è considerato non normale.
Il nostro paese è bloccato, immobilizzato da forze conservatrici che stringono ogni giorno di più la morsa. Ma la società è viva e si stanno accumulando le energie che renderanno il cambiamento ineluttabile. A pochi passi da qui, c’è una grande piazza, con al centro un obelisco. Alla base c’è scritto “Non prevalebunt” – non prevarranno. Ebbene NOI diciamo “NON PREVARRANNO”. Noi VIN-CE-RE-MO!