Circolo Mario Mieli. Che succede?

8 11 2009

Dopo poco più di un mese dalle (regolari e legittime) elezioni del Consiglio Direttivo del Circolo Mario Mieli, lo stesso è decaduto e sono state convocate nuove elezioni.

Nelle precedenti elezioni erano stati eletti Andrea Maccarrone, Andrea Mele, Maddalena Vaiani Lisi, Vincenzo Ianniello e Rossana Praitano. Quest’ultima, dopo una riunione fiume del Direttivo che doveva eleggere presidente, vice presidente e tesoriere, si è dimessa. A seguire, di pochi giorni fa, le dimissioni di Vincenzo Ianniello degli altri consiglieri (Ianniello, Mele e Maccarrone, non ho capito se anche Vaiani Lisi) e la constatazione della impossibilità di procedere senza necessità di riconvocare i soci per nuove elezioni.

Che succede? (E’ una domanda che gira qua e là sul web e nelle conversazioni, ma non trova risposta causa un riserbo che definirei “sovietico”. Ecco dunque alcuni miei personali contributi per chi voglia saperne di più).

E’ presto detto. L’apparato burocratico del Circolo Mario Mieli ha letteralmente rifiutato l’esito delle elezioni ed ha armato una fronda interna che ha reso impossibile al direttivo entrante di esercitare il potere rappresentativo che gli era stato affidato dai soci, ripeto, in regolari elezioni. Rendendo di fatto indispensabile ricorrere a nuove elezioni.

Per comprendere, credo sia utile qualche elemento fattuale e qualche riflessione.

Alcuni fatti, senza pretesa di essere obiettivi.

  1. Poco prima delle elezioni, essendo io un convinto sostenitore delle candidature di Maccarrone, Ianniello e Vaiani Lisi, mi sono permesso di scrivere un messaggio Facebook a tre persone, per invitarle a venire alle elezioni e a dare il loro voto scegliendo fra i tre. Aggiungevo alcune note programmatiche elaborate da me in base a conversazioni avute con loro:
    * maggiore persenza giovanile
    * maggiore efficienza operativa
    * più trasparenza
    * più coinvolgimento con la comunità
    * più collegialità nelle decisioni
    * avvio delle attività per l’eurpride
    * recupero dei momenti di confronto politico allargato alla partecipazione dei soci
  2. Questo messaggio, da una delle persone cui era stato inviato, è stato stampato (è noto a tutti che i messaggi facebook NON POSSONO ESSERE INOLTRATI) e consegnato alla presidente uscente (Rossana Praitano), su sua richiesta.
  3. Il giorno dell’assemblea per l’elezione delle cariche, la mia personale iniziativa è stata fatta passare dalla presidente in persona, come un complotto ed una diffamazione pubblica su facebook ai danni del Circolo, interpretando, in modo del tutto soggettivo, la parola trasparenza come un’accusa alle gestione delle risorse economiche del circolo.
  4. Nonostante l’evidente “organizzazione” di tutte le parti in causa, il direttivo uscente viene confermato solo in parte (Mele, Praitano, Maccarrone) e vengono eletti due nuovi consiglieri (Vaiani Lisi e Ianniello) che di fatto consentono di costituire una maggioranza alternativa alla precedente
  5. Si noti che appena proclamati i risultati c’è stata un’immediata reazione di parte dell’apparato burocratico-informativo del circolo, scandalizzato per gli esiti del voto (!)
  6. Nella successiva riunione del direttivo, la nuova maggioranza fa “asso piglia tutto” ed elegge Maccarrone presidente, Vaiani Lisi vice e Ianniello tesoriere. Tutti giudicati immaturi ed inadatti alle cariche, ovviamente sempre dall’apparato e da alcune figure storiche.
  7. La Praitano, si dimette e fa convocare una riunione dei soci per mettere in discussione l’intera questione. Facile immaginare il clima di questi incontri, che avevano l’unico scopo di delegittimare le elezioni ed il loro esito.
  8. La manovra riesce e si indicono nuove elezioni.

Alcune opinioni del tutto personali.

  1. Le persone che hanno incarichi retribuiti dal Circolo o dalle strutture ad esse collegato non dovrebbero essere soci, o almeno non dovrebbero avere diritto di voto: il conflitto di interessi è evidente ed ha prodotto un effetto distruttivo che altrimenti si sarebbe potuto evitare.
  2. Il circolo ha sempre avuto almeno due anime: una profondamente conservatrice ed una più aperta al cambiamento e al futuro. In questa occasione, quella più aperta al futuro, pur avendo avuto un consenso maggioritario si è lasciata mettere nel sacco da quella minoritaria e conservatrice. Una buona occasione sprecata.
  3. Significativo che la maggioranza “progressista” si fosse costruita attorno a persone che si erano fortemente impegnate sul piano culturale. Un fatto, questo, ricorrente nella storia del Circolo, in cui i progetti di natura culturale non hanno mai goduto di buona fama e sono stati spesso affossati con varie scuse (non coinvolgono, non portano soldi, ecc.), oltre che con una sostanziale indifferenza da parte dell’apparato.

Questi i miei spunti di riflessione, rivolti a chi è interessato. Con l’occasione, informo i miei affezionati lettori che sto seriamente meditando sull’ipotesi di candidarmi alle prossime elezioni del Circolo, non con lo scopo di essere eletto, quanto piuttosto per portare queste riflessioni e queste che in parte sono accuse, proprio davanti all’assemblea elettiva, in modo che si tenga conto anche di fatti “non detti” e di storie “taciute” quando si esprimeranno le proprie preferenze.

[Nota 1. Apparato burocratico informativo: insieme dei prestatori d'opera retribuiti economicamente in forma diretta o indiretta da parte sia del Circolo, sia delle strutture operative ad esso collegate]





Avanti a sinistra?

8 06 2009

Abbiamo consegnato le elezioni europee alla storia. Lascio a chi è più bravo di me commentare le implicazioni politiche del voto e le cause che lo hanno determinato.

Oggi, a noi, sia che abbiamo combattuto e creduto nell’idea di una sinistra lontana da fondamentalismi e da facili paradigmi lontani dalla realtà, sia che questi costituiscano un riferimento irrinunciabile, spetta una grande responsabilità.

Le forze laiche e di provenienza dalla sinistra assommano ad un corposo 9,4%. Una vera e propria apertura di credito che alcuni milioni di elettori hanno espresso chiaramente. Cosa avranno voluto dire questi elettori? Unire la sinistra come si affanna la rete a forza di appelli di ogni tipo, superando ogni divisione. Unire le forze laiche affinché costituiscano la sponda che manca al PD? Non è chiaro. Nessuno può avere una risposta chiara e sostenibile. Almeno, nessuno può avere una risposta che abbia una coerenza intrinseca.

E’ possibile che “rasando” i vertici dei partiti della sinistra (sinistra e libertà, alleanza dei comunisti, partito comunista dei lavoratori), ed ammesso che questi partiti che hanno appena fatto scelte gravi lo vogliano veramente a partire dalla loro base di militanza, che il popolo della sinistra si riunisca in un solo corpo?

A me sembra tutto molto prematuro e difficilmente realizzabile.

Non credo che sia concepibile una riunificazione, anche solo programmatica, di Sinistra e Libertà con Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e i lavoratori Comunisti. Lo strappo che ha fatto SL e la profondità delle motivazioni che lo hanno determinato è talmente profondo da impedire che si pensi ad una prospettiva di questa natura. Soprattutto perché ora, soldi permettendo, SL penserà al suo futuro e all’aggregazione di una nuova base di militanza, in vista degli appuntamenti elettorali dell’anno prossimo.

Analogamente, i veti posti dai vertici di SL ad un’alleanza elettorale con i Radicali, pur se comprensibili nella prospettiva della costruzione del nuovo partito, hanno lasciato un solco difficilmente colmabile che raggelerà, purtroppo, tentativi in questa direzione. Peccato, perché una potenziale alleanza con i Radiali avrebbe riportato fortemente al centro della scena politica la questione della laicità, la cui bandiera è oggi nelle deboli mani di Di Pietro, almeno in Europa.

Non lievi saranno le tentazioni di Sinistra e Libertà di orbitare attorno al PD, come un suo satellite capace di regalare “emozioni” all’alba e al tramonto, ma senza riuscire a determinare altro che “maree” temporanee, prontamente contrastate dall’anima inguaribilmente clericale del PD, fin troppo sostenuta da presenze troppo legate al’Opus Dei e ad altre amene formazioni di fondamentalisti.

Escluderei la possibilità che vi possa essere un ulteriore coagulo allargato all’Italia dei Valori, fin troppo lontana dalla visione politica che fino a oggi hanno espresso le forze della sinistra. E’ una formazione molto legata al tema della giustizia e dell’onestà (anche troppo chiaramente ricalcate sulle “mani pulite” di Berlinguer), ma che con la sinistra e la democrazia ha decisamente molto poco a che fare.

Non rimane che stare divisi e continuare a sperimentare i propri percorsi, sperando che si aprano spiragli istituzionali e che sia possibile mantenere e consolidare le posizioni di rappresentanza locale, con lo scopo di ricostruire lentamente ma con determinazione la rete di relazione e di solidarietà con le persone.

Quindi, avanti a sinistra e buon lavoro a tutti quelli che ci credono e non si fermeranno.

A chi dà la Sinistra per morta e sepolta, invito a riflettere sulla sua diffusione in numerosi consigli regionali, privinciali e comunali. Non sarà facile liberarsene.





Sinistra e libertà candida Imma Battaglia

25 04 2009
Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati

Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati

EUROPEE: IMMA BATTAGLIA SI CANDIDA CON SINISTRA E LIBERTÀ (ANSA) – ROMA, 28 APR – Imma Battaglia, leader storica del movimento gay e presidente dell’associazione Di Gay Project, sarà candidata con Sinistra e Libertà alle prossime elezioni europee; sarà tra i capilista al Sud. «È la prima volta che mi candido – afferma la Battaglia – e lo faccio con una lista che ad oggi non sa nemmeno se raggiungerà il 4%. È una sfida, un’avventura a cui ho voluto partecipare per dare il mio contributo affinchè il quorum sia superato, perchè la politica è innanzitutto impegno civile e non garanzia di carriere politiche». Secondo Imma Battaglia «ci vuole in Italia una sinistra che trovi una sua collocazione europea, e Nichi Vendola può essere uno dei leader di un cambiamento importante, per assomigliare un pò di più a una sinistra modello Zapatero sulle libertà civili. A partire ad esempio dai diritti delle persone gay, lesbiche e trans». «Non sono mai stata comunista e non mi piacciono le ideologie di nessun colore – continua – mi piacerebbe invece che ci fosse anche in Italia una sinistra liberale e moderna, una sinistra che sappia essere di popolo, una sinistra che abbia una precisa identità, cosa che oggi ancora manca e fa male non solo alla sinistra ma anche alla destra, dove il modello berlusconiano si è rivelato vincente e necessita senza alcuna demonizzazione di una sinistra che sia altrettanto forte».

La neo-candidata per il sud di Sinistra e Libertà, Imma Battaglia, ha appena annunciato di concedere fieramente il patrocinio alla manifestazione per i diritti LGBTQI di Roma che si terrà proprio a ridosso delle elezioni che la traghetteranno a Strasburgo: “Sono lieta, come rappresentante di una forza politica di sinistra e come esponente di spicco della comunità LGBT italiana di aderire con convinzione alla manifestazione anche concedendo il patrocinio alla sfilata. Sono stata contattata dalla presidente di Di’gay Project che mi ha manifestato la propria soddisfazione e vicinanza per la candidatura chiedendomi anche il sostegno alla manifestazione che darò con convinzione perchè il Gay Pride è simbolo di libertà nel mondo e in Italia”.

All’annuncio dell’ottenimento del patrocinio per la manifestazione Imma Battaglia, ex presidente del Mario Mieli e organizzatrice del World Pride del 2000, ha subito esultato: “Bene ha fatto la Battaglia a dare il proprio patrocinio al Gay Pride che è da sempre una festa di libertà. Quello che serve è un impegno condiviso di tutte le forze politiche per abbattere il muro del pregiudizio e della discriminazione per garantire diritti e tutele a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Il primo obiettivo è arrivare ad avere una legge”.

Aggiunge poi, con nota polemica, una stoccata al Sindaco Alemanno che non ha concesso il patrocinio ritenendo il Gay Pride una ‘manifestazione di tendenza’: “Questa dichiarazione ambigua del Sindaco non mi piace”. “Certo è gay, lesbica, bisessuale e transessuale, ma questo di per sè non può essere motivo di discriminazione perchè sarebbe un fatto grave da denunciare all’Unione Europea…e confermerebbe la necessità urgente di una legge contro le dscirminazioni che in Italia ancora non esiste, e il GAY PRIDE serve anche per ricordare questo!”.

Il Mondo Gay, però, appare diviso sui patrocini e sulle motivazioni stesse della manifestazione. A dare fuoco alle polveri è Imma Battaglia, storica fondatrice del GayVillage, evento culturale estivo romano, che sempre più cerca di distinguersi dal resto del “movimento” non sottraendosi a polemiche e critiche: “Siamo alle solite, come ogni anno si ripete la pantomima del patrocinio al GAY PRIDE”. “A leggere i giornali di questi giorni”, prosegue la Battaglia, “si torna un’altra volta a parlare di Gay Pride, dove farli, come farli, con chi. E scoppiano di nuovo le polemiche, come se tutta la politica sui diritti dei gay italiani si fermasse ai Pride che, se sempre più sono un simbolo di festa e di libertà civile nel mondo, in Italia, purtroppo sono sempre più spesso autoreferenziali e rappresentativi più di chi li organizza che delle aspettative di una popolazione gay molto più matura, più attenta e disponibile al confronto e all’ascolto anche degli oppositori. Per questo prima di capire dove fare il Pride e aprire le solite polemiche, occorre capire come, su quali basi, con quale politica, per dire cosa”. “Anche per questo ho preso le distanze da una manifestazione sempre più faziosa e schierata solo da una parte”.

La Battaglia, infine, indica le proprie priorità: “Il primo e più urgente obiettivo politico oggi è quello di arrivare a colmare un vuoto legislativo e arrivare a definire una prima legge sui diritti lgbt rendendosi disponibili a un confronto democratico e costruttivo”.





Cui prodest?

12 05 2008

Il Roma Pride, come noto, è alle porte e, come arcinoto, è sempre una ghiotta occasione per darsi da fare. C’è chi si dà da fare per organizzare ed assicurarne il successo e chi, invece si dà da fare per altri motivi, per lo più incomprensibili a chi non è al corrente di certi fatti. Dato che anche io ne sono all’oscuro, sarò cronista e non opinionista, limitandomi a pormi l’antico quesito CUI PRODEST?

Antefatto

  • in accordo con le associazioni che hanno partecipato a riunioni convocate sul tema, si è deciso che la stagione dei gay pride si sarebbe aperta con la contemporanea di Roma e Milano il 7 giugno, per proseguire con Biella, Bologna e Catania. L’appuntamento di Bologna è nazionale.
  • Gianni Alemanno, nel frattempo è eletto sindaco di Roma, dopo che la coalizione di centro destra vince le politiche con ampio vantaggio
  • si tengono alcune riunioni per proseguire con l’organizzazione dell’evento di Roma (affidata al Circolo Mario Mieli) e definirne i contenuti politici. Si decide di rimanere ancorati ai documenti politici dello scorso anno che rimangono totalmente attuali.
  • in una di queste riunioni, i convenuti decidono di affidare a Rossana Praitano e ai suoi collaboratori del Circolo Mario Mieli il compito di stendere il documento sulla base di precise indicazioni di contenuto e di tono, in considerazione della valenza fortemente rivendicativa della manifestazione, proprio in relazione all’esito delle elezioni e al mutato quadro di riferimenti politici.
  • Gianni Alemanno esterna sul Pride a Roma
  • il documento viene compilato e inviato alle associazioni che collaborano al coordinamento per l’organizzazione ed i contenuti, con la richiesta di segnalare eventuali integrazioni o correzioni.
  • Gianni Alemanno viene intervistato alla radio e “apre” sulla questione del Pride.
  • il 9 maggio Arcigay nazionale e romana, Arcilesbica Roma e DGP scrivono una lettera aperta al sindaco Gianni Alemanno, in cui si chiede apertamente un incontro per parlare del Pride di Roma.
  • il 9 maggio, la presidente di Arcilesbica Roma viene sospesa dal suo incarico (sospensione ratificata anche da Arcilesbica nazionale) in aperta dissociazione dalla lettera inviata.
  • il 10 maggio il Circolo Mario Mieli dirama un comunicato stampa in cui precisa che non sono stati richiesti incontri di sorta al sindaco, anche in considerazione del fatto che non sono stati ancora consolidati i documenti politici, sui quali avviare un eventuale confronto con le istituzioni, sul tema del pride.

Il fatto di oggi

Oggi pomeriggio, 12 maggio, si tiene una riunione di aggiornamento sui temi organizzativi (consolidamento del documento steso in base alle indicazioni mandatorie espresse nei precedenti incontri), che inevitabilmente prende le mosse dalla lettera pubblicata nei giorni precedenti.

Le parti coinvolte direttamente e le altre associazioni convenute si esprimono sui fatti degli ultimi giorni mettendo in evidenza gli aspetti negativi che derivano dall’iniziativa. Tutti gli interventi delle associazioni non direttamente coinvolte esprimono fortissime perplessità sul valore e sul senso della lettera, e soprattutto tendono ad evidenziare l’effetto di divisione e di dialettica conflittuale che caratterizza la realtà romana.

Dopo aver ampiamente dibattuto su questi temi, si passa al documento steso da Rossana ed emendato in base alle osservazioni nel frattempo pervenute (documento A). A questo punto,DGP e Arcigay distribuiscono una nuova versione del documento, pesantemente ricalcata su quello predisposto da Rossana, ma ampiamente ridimensionato per tono ed elementi basilari (il documento B risulta essere presentato da DGP, Arcigay Roma, Azione Trans, Linfa Roma, Gay&Geo).

La discussione che segue, evidenzia che Arcigay ritiene il documento un po’ troppo forte nei toni, mentre DGP preferisce riservarsi di decidere, poiché considera non accettabile la formulazione di Rossana.

Gli interventi di tutte le associazioni (escluse ovviamente quelle promotrici della versione alternativa), tendono a confermare che il testo di Rossana è un testo condiviso in altre sessioni di lavoro, sia nei toni che nei contenuti, che già rappresentano un punto di mediazione fra tutte le esigenze e le posizioni espresse nelle occasioni di confronto e di dibattito. Rifiutano pertanto la possibilità di effettuare ulteriori modifiche che non siano quelle pervenute nei tempi che erano stati indicati, per evitare di trascinare ulteriormente la stesura definitiva, anche in considerazione delle esigenze di comunicazione che nel frattempo sono diventate urgenti.

La fine della riunione, vede Arcigay (nazionale o romana?) praticamente favorevole al documento nella versione Praitano, mentre DGP mantiene il punto.

La piattaforma comune di tutti i Pride italiani, concordata e condivisa da tutte le organizzazioni che hanno partecipato ai lavori locali e nazionali è quindi una PIATTAFORMA POLITICA DI RIVENDICAZIONE UNITARIA (sebbene differenziata a livello locale, per tenere conto delle differenze territoriali). Tali piattaforme, in ottica unitaria saranno presentate tutte insieme il 15 maggio in una conferenza stampa che si terrà a Bologna.

Vedremo gli sviluppi, ma rimane la domanda iniziale: CUI PRODEST?

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Come annunciato nei commenti a questo post, di seguito riporto sinteticamente i punti di sostanziale differenza fra il documento nella versione A (assembleare e disponibile a questo link) e nella versione B (proposta da alcuni). La versione definitiva non è ancora interamente divulgabile, e curerò di effettuare le modifiche necessarie quando lo sarà.

  • ridimensionamento dell’espressione “testardamente”, ripetuta invece come leit motiv nella versione A (quando sarà disponibile il documento completo nella versione ufficiale, sarà più chiaro il senso di questo rilievo);
  • Documento A: il movimento rifiuta “strategie di compromessi al ribasso”,
    Documento B: il movimento rifiuta una “politica che priva la popolazione lgbt della piena cittadinanza”.
  • Documento A: “Ma la società è mutata radicalmente molto prima e in direzione contraria rispetto ai contenuti culturali e reazionari solitamente proposti dalle destre sui diritti civili, spesso in maniera strumentale e ipocrita.”
    Documento B: “La società italiana, che negli ultimi anni si è dimostrata favorevole alle nostre rivendicazioni, è attraversata da profonde inquietudini di natura economica e sociale, che possono mettere a rischio quanto costruito fino ad ora”.
  • Documento A: “Le persone omosessuali, bisessuali e transessuali non si sono trasformate per un giro di boa elettorale, perché i vissuti e le esigenze sono gli stessi, così come il sentire largo e concreto della maggioranza degli eterosessuali rimane aperto, dinamico, in sintonia con la naturalezza della diversità delle scelte di vita. La destra non potrà fare finta di niente; se lo farà continuerà ad avere nei gay, nelle lesbiche, nei bisessuali, nelle persone transessuali e in tanti eterosessuali degli avversari critici e fermi. La sinistra a sua volta dovrà decidere se nella sua ricostruzione il tema dei diritti civili rimarrà fondante o meno, con maggiore attenzione rispetto agli stimoli e alle proposte che provengono dai singoli cittadini e movimenti. Il Partito Democratico, infine dovrà scegliere se uscire o meno da quel territorio dell’indistinto in cui si trova rispetto al tema dei diritti civili ai temi etici. I pride sono anche un’occasione per le forze politiche i partiti per di dimostrare da che parte si sta e di quale visione di società si è portatori”
    Documento B: “Al centro-destra italiano chiediamo di cambiare il passo rispetto al tema dei diritti civili delle persone lgbt, affrancandosi dal passato, e mettendosi in linea con quei partiti popolari europei che hanno al loro interno, non solo aperto una riflessione sulle tematiche lgbt, ma proprio su queste hanno posto una base per una propria modernizzazione. Il centro-sinistra italiano abbia invece il coraggio di abbandonare infondati timori che fino ad ora hanno ritardato la piena cittadinanza della popolazione lgbt di questo paese e di dimostrare finalmente di essere una forza laica e progressista, consapevole che il riconoscimento di pari opportunità di accesso ai diritti civili e dell’uguaglianza delle persone lgbt, rimangono un elemento costitutivo della sua forza politica”.
  • Documento A: “il Roma pride afferma l’affinità viscerale con le rivendicazioni del movimento femminista, nella lotta al machismo, cioè all’idea castrante violenta ed escludente di un mondo maschilista che spesso si dispiega dentro certe famiglie da incubo. L’idea di famiglie come frutto di trasformazioni culturali contrapposta a quella di famiglia naturale, sclerotizzata e gerarchica, oltre ad essere il vero riflesso della realtà e a registrare che esistono le famiglie omosessuali è anche il concetto etico e pratico che meglio scardina la condizione minoritaria delle donne e combatte la violenza domestica. Dunque con il pride si afferma che esistono e vanno riconosciute le varie forme di famiglia, rispetto al modello unico e si ribadisce che il destino evolutivo di una società passa attraverso l’autodeterminazione e pari opportunità delle donne, così come la piena cittadinanza delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali”
    Documento B: “il Roma pride afferma l’affinità culturale con le rivendicazioni del movimento femminista, contro ogni forma di maschilismo, il cui legame con l’omofobia è sempre più stretto. Facciamo nostra l’idea di famiglie come costruzione sociale e culturale, affermando che accanto al modello costituzionale, esistono e vanno riconosciute altre forme di famiglia.”
  • Documento A: l’omofobia e la transfobia “spesso alimentate da dichiarazioni che persistono ad usare la categoria del peccato o quella della tendenza anormale da confinare nel buio privato”
    Documento B: “la pesante delegittimazione dell’affettività e delle vite delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, e dunque della nostra dignità, da parte di esponenti politici e religiosi, finisce per lavorare sulla coscienza collettiva di una società legittimando il pregiudizio antiomosessuale.




Dice… nun cojona’ i romani

29 04 2008

Dice:

un candidato come Rutelli di sinistra ha solo il nome ma non le idee.
è quello che ha portato la Binetti in Parlamento, che parlava con Ruini per bloccare i pacs, poi i dico
ha appoggiato la vergognosa legge sulla fecondazione assistita, ha fermato i progetti di legge sulla lotta all’omofobia e su ogni tema riguardante la laicità dello Stato.

Allora:

  1. nun sarà che i romani c’hanno visto lungo?
  2. ma è proprio un voto de protesta quello contro Rutelli,?
  3. nun sarà invece che ai romani chi è troppo baciapile nun je va proprio giù?
  4. insomma, amici belli del PD, v’è chiaro mo’ che ai romani nun je piaceno li preti e i comparucci? Sapete perché? Perchè so dumila anni che ce lo sanno come funzioneno!