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Programma? Chi vuole programma?

Non erano tre un tempo?

Non erano tre un tempo?

ULTIM’ORA. Sul sito di Arcigay Roma, qualche decina di minuti dopo questo post (un’ulteriore singolarità), è stata pubblicata una lettera del Direttivo uscente. Dalla precisazione, ai chiarimenti, a parte la pappardella sbrodolosa di quanto sia buona la gestione uscente, continua a mancare l’unica cosa che serve: le regole in base alle quali si terrà l’assemblea congressuale e soprattutto la documentazione su candidati e programmi. Ed infine il mio personale piacere per essere stato già più volte riconosciuto come interlocutore autorevole, degno di risposte sia dirette che indirette.

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Ai non più giovani degli affezionati navigatori che si avventurano su queste pagine, il titolo di questo post farà certamente venire in mente qualche sketch dell’intramontabile Anna Marchesini, che si aggirava in divisa rossa fra le poltrone del teatro, imitando il fare un po’ routinario delle maschere di un tempo.

Ma l’associazione di idee si ferma qui. Rimaniamo in tema di Congresso Arcigay Roma e annotiamo alcune singolarità, peraltro sempre più preoccupanti sullo stato della democrazia all’interno di un’associazione che si proclama democratica e laica, vera vessillifera della lotta contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Essendone socio, consapevole dell’importanza che questa sede ha nel panorama italiano del movimento GLBT, ho ben diritto a far notare questi fatti e a sollevare delle questioni che sembrano passare in silenzio, soprattutto da chi invece povrebbe premurarsi di fare chiarezza, anche localmente.

Singolarità numero 1 – Inammissibilità della delega
In piena fase pre congressuale, si attuano delle sconcertanti quanto tardive pratiche di interpretazione delle norme statutarie nazionali, affermando che:

in ordine alla facoltà di un socio di farsi delegare al Congresso, si rileva che tale facoltà non sia ammissibile non essendo contemplata né dallo Statuto né da alcun Regolamento del Comitato Provinciale di Roma.

Orbene, ai validi consulenti di Arcigay nazionale e romana, non sfuggirà che sul piano strettamente giuridico, se la facoltà non è VIETATA negli statuti e nei regolamenti, essa è AMMISSIBILE per l’ordinamento giuridico generale e valida, nel peggiore dei casi, in forma scritta con copia del documento del delegante e con il vincolo dell’unicità. Non si capisce pertanto per quale arzigogolo si possa pensare di impedire ad un socio impossibilitato ad essere presente al congresso di esercitare i suoi diritti delegandone un altro di sua fiducia.

Singolarità numero 2 – Partecipazione ai lavori congressuali
Saluto con favore la determinazione che è stata adottata, evidentemente dietro pressione del Comitato Pezzoli, per evitare il paradosso della preregistrazione ai lavori che, da mandatoria è divenuta caldamente suggerita per motici organizzativi:

in merito alla registrazione prevista per il 6 settembre, il direttivo suggerisce caldamente l´iscrizione al fine di facilitare le operazioni di accredito, tuttavia, tramite il supporto della strumentazione fornita dal nazionale, sarà possibile accreditare anche le persone che non hanno provveduto alla registrazione. Avranno diritto di voto tutti i soci che risultino regolarmente iscritti alla data del 22 luglio 2008.

Rimane inalterato anche termine del 22 luglio 2008 che, sebbene sia accettabile per i nuovi iscritti, risulta insostenibile per coloro che, già iscritti con continuità, si vedano negato il diritto alla partecipazione per difetto di rinnovo. Di solito, le associazioni lasciano la possibilità di rinnovare fino al giorno prima delle assemblee. Una buona pratica che Arcigay Roma dovrebbe cominiciare ad adottare. Magari per evitare che i soci lontani da Roma, ma territorialmente afferenti al suo territorio debbano sobbarcarsi il viaggio e la permanenza fino alla Capitale.

Singolarità numero 3 – Chi sono gli altri candidati? Dove sono i loro documenti programmatici?
Senza starsi a dimenare sui bizantinismi di una procedura di deposito di candiati e documenti programmatici, c’è da rilevare che nelle poche righe che sono dedicate al congresso, il sito di Arcigay Roma non fa alcuna menzione delle candidature presentate né della possibilità di consultare i relativi documenti programmatici. A parte la cospicua documentazione disponibile sul blog interamente dedicato al programma del Comitato pro Pezzoli, infatti, non sembra essere disponibile alcun riferimento o informazione su chi saranno gli altri canidadati che si contenderanno l’elezione del 13 settembre.

(Il materiale della lista Marrazzo è stato pubblicato il 3 settembre)

Singolarità numero 4 – La comunicazione

Traendo direttamente dall’art. 10 dello statuto nazionale dell’Arcigay, si apprende che:

La convocazione del Congresso provinciale dovrà essere pubblicizzata nella maniera più ampia possibile e dovrà comunque essere affissa almeno 30 giorni prima, oltre che nella sede del Comitato provinciale, anche nelle sedi delle Associazioni affiliate presenti sul territorio di competenza, al fine di rendere possibile la partecipazione di tutte le socie e di tutti i soci.

Orbene, registro da più parti la segnalazione che nelle sedi delle associazioni affiliate, non v’è alcuna traccia della prescritta informativa richiesta dallo statuto nazionale. Mancanza talmente evidente che, se messa in risalto come sto facendo, dovrebbe far sussultare i vertici. Si tratta infatti chiaramente di un comportamento teso a non dare a tutti i soci la giusta informativa e precludere così loro non solo di partecipare, ma di sapere che c’è un congresso in convocazione.

Singolarità numero 5 – Regolamento congressuale

Probabilmente perduta a trovare i modi più inconsueti per minimizzare la partecipazione al congresso e quindi massimizzare il proprio vantaggio, la dirigenza uscente non si è neanche preoccupata di rendere note le regole per la tenuta dell’assemblea congressuale (figuriamoci, avere una copia dello statuto richiede la stessa procedura che occorre in Vaticano per avere un Agnus Dei!), dimostrando, se ancora ve ne fosse necessità, un basso livello di rispetto per i suoi associati e per la parola “democrazia”. E pensare che sarebbe bastato cercare “congresso” e “cassero” su google, per ottenere un immediato esempio da adottare anche ad occhi chiusi!

Concludendo, si potrebbe ben dire che il direttivo uscente di Arcigay Roma non ha proprio le carte in regola per presentarsi a testa alta al suo congresso e farebbe bene ad aspettarsi contestazioni vivaci su questo comportamento, dato che ha mancato di rispetto ai suoi numerosi associati, impedendo loro l’esercizio del più elementare e basilare diritto della democrazia: la partecipazione al dibattito e solo dopo il diritto di votare i propri rappresentanti.

Potrei concludere con un bel: Vergogna! a caratteri cubitali, ma, va da sé, rimarrebbe uno sfogo inascoltato e anche abusato. Meglio darsi da fare per sostenere chi ha fatto della trasparenza e della correttezza nella competizione la sua bandiera.