
Love never fails...
No al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni di solidarietà.
No alle unioni fra persone dello stesso sesso, men che meno se si tratta di matrimonio.
Al massimo una tutela privatistica dei diritti individuali, che vuol dire semplicemente che la coppia o l’unione, giuridicamente, non esiste e non merita nessuna tutela.
La maggioranza su questo è stata chiarissima. I parlamentari cattolici, da parte loro, hanno riaffermato le loro posizioni già note.
Il PD tace.
Chi ci rimette, è l’amore. Si parla di famiglia, si parla di figli, si parla di diritti, ma non si parla mai dell’amore, l’unico vero motivo per cui le persone si uniscono, creano relazioni parentali e crescono, allevano ed educano i loro figli.
Imporre alle persone che si amano l’unica soluzione del matrimonio, significa costruire una discriminazione che è anacronistica ed ingiustificata sul piano giuridico e culturale. L’amore che si cristallizza nelle unioni extra matrimoniali è lo stesso amore che porta al matrimonio. I figli che sono frutto di questo amore hanno la stessa dignità dei figli che nascono nel matrimonio. Le famiglie che si fondano su questo amore, sono famiglie esattamente nello stesso modo che quelle basate su un matrimonio. Esistono già nella società e il fatto che l’ordinamento giuridico non le prenda in considerazione, che gli neghi la dignità del pieno riconoscimento è fonte di inutili e dannose discriminazioni.
Dunque, ci si dovrebbe interrogare sul perché è solo l’amore che si cristallizza in un matrimonio che il nostro ordinamento tutela. E’ forse in questa risposta che si trovano i motivi per cui molti politici di area cattolica e della maggioranza di governo sono contrari ad intervenire e porre l’Italia alla pari con altri paesi. Forse c’entrano qualcosa la dottrina ed il magistero della chiesa cattolica che confinano la sessualità alla sola sfera dell’amore matrimoniale teso alla procreazione. Forse c’entra una diffusa pruderie che tende a sostituire alla parola e al concetto di “amore” quella di “sesso”, con tutte le implicazioni di impurità e di disordine sociale che ne conseguono e che sono molto vicine alla dottrina cattolica. O forse c’entra un nodo mai risolto nella nostra storia: la spinta conservatrice e reazionaria che viene esercitata da una cospicua compagine di parlamentari che si richiamano al cattolicesimo che vorrebbero essere fonte di valori fondamentali validi anche per chi è cittadino, con pari dignità, ma che quei valori non riconosce. Ed ecco dunque la grande contraddizione: l’amore e la sessualità sono buoni solo se fioriscono nel matrimonio. Tutto ciò che ne è al di fuori, non solo non è degno di tutela, ma non esiste. Si nega dunque dignità giuridica, sociale e culturale ad una porzione crescente della popolazione che dà all’amore e alla sessualità forme differenti ed ineludibili.
E si spiega allora anche perché si riesca a mettere mano ad una riforma costituzionale importante come quella del Titolo V della Costituzione che modifica i rapporti economici e giuridici fra Stato e Regioni, ma non si riesca a trovare un accordo politico per restituire all’amore la dignità che gli è propria, ma che non trova posto nella nostra Costituzione come altre parole che, pur non configurando istituti giuridici, sono fondamentali nella formazione del cittadino e nello sviluppo della società: amore, gioia e felicità.
