
Sassolini
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Mi ci è voluto un po’. Deve essere il mix terribile fra caldo e vacanza che questo effetto. Ma chiacchierando con qualche amico. Ci sono arrivato pure io.
Se frequentate da qualche tempo questo blog, avrete letto che tale Elena Biagini ha scritto un certo articolo su Liberazione.it. Tutta la vicenda è narrata in questo post. MA qualcosa non mi tornava; ero convinto che la Biagini fosse un’altra persona. Invece, finalmente sono riuscito a mettere insieme un po’ di pezzetti e ritengo di fare qualche ulteriore precisazione.
Per quel che mi consta, Elena Biagini non è una giornalista. Devo quindi ritirare le mie considerazioni sul fatto che non sa fare la giornalista. O meglio, non sa comunque fare quel mestiere, ma siccome non lo fa, il fatto che non lo sappia fare, poco importa. Certamente sa scrivere bene, motivo più che sufficiente per essere ospitata sulle colonne di Liberazione, almeno in estate, quando tutto va bene per stampare qualcosa. Comunque sia, l’ho incontrata personalmente più volte (anche se non a convegni, ma a riunioni organizzative del movimento a Roma).
Però, proprio alla luce di queste considerazioni, alcune affermazioni contenute nell’articolo assumono una gravità che finora non gli avevo attribuito e che sono costretto a delineare e a sottolineare con non poco sdegno.
Partiamo dal fatto che Elena Biagini è esponente di Azione gay e lesbica di Firenze e del coordinamento Facciamo Breccia che organizza l’iniziativa No Vat. Quindi a tutti gli effetti si tratta di una persona che appartiene al movimento GLBT, particolarmente attiva sulle scene fiorentina e romana. Sono molto lontano dalle posizioni aggressive, antagoniste e fondamentaliste che caratterizzano lei (alcune delle sue opinioni sono ascoltabili qui) e le realtà che rappresenta, e che alcuni fatti recenti fanno chiaramente comprendere: le dichiarazioni dal palco del Roma Pride 2008 (dopo che il Roma Rainbow Choir ha cantato il Canto degli Italiani di Mameli, è intervenuta lei affermando di non sentire “nessun orgoglio di essere italiana”), l’episodio del Bologna Pride 2008 (che ha visto protagonista Graziella Bertozzo, chi è interessato può curiosare qui).
Tributando e riconoscendo come è giusto ad Elena il peso che ella assume all’interno del movimento, non posso non considerare particolarmente gravi le dichiarazioni che ella formula nell’articolo. Non certo perché si tratta di offese o ingiurie, ma per il fatto che, parrebbe, intenzionalmente ella afferma di me, nel tentativo di screditarmi, presumo, che io sia un “libero battitore del movimento a Roma”. Orbene, desidero smentire con forza e decisione questa sua affermazione e lo faccio “per titoli”, per dimostrare che, nonostante sia un eclettico e anche molto disordinato, almeno per il momento sono a pieno titolo un esponente di livello nazionale del movimento glbt italiano, sebbene questo possa essere sgradito o ignoto alla Biagini. Non solo, ma il mio impegno è anche più propriamente politico, come vado a dimostrare:
A dispetto della più che documentata e discussa smentita pubblicata proprio su questo blog, la Biagini, in quell’articolo continua a sostenere, parlando di Gianluca Iannone, che è stato, tra l’altro, protagonista di
un’incursione nel pride romano, dove, con un gruppo di camerati ha cercato di intrufolarsi, con tanto di bastoni (ripresi in video) sostenendo poi che passavano di là per caso diretti ad un matrimonio in Campidoglio.
Lungi da me l’idea di difendere Iannone ed il suo movimento, mi pare evidente la faziosità con cui tale presentazione viene riportata, soprattutto alla luce di testimonianze dirette che parlano di una discussione avvenuta la sera prima al Forte Prenestino, in cui la stessa Biagini avrebbe affermato in un discorso molto patetico la sua “grande paura nei confronti dei fascisti, che avrebbero potuto distruggerci tutti” … proprio la sera prima, quando è stata intervistata anche Helena Velena, se non sbaglio e proprio per Liberazione.
Non bastando, la Biagini esponente di un movimento glbt, per svuotare di un senso che non coglie quella che con Federico “Kaletra” abbiamo considerato né più né meno che la prima parte di un’azione politica simbolica e dimostrativa basata sulla curiosità, non trova altro di meglio da dire che:
E che sia la connotazione “maschia” a divenire motivo di attrazione per alcuni è un elemento che può passare per la testa.
Che tradotto per i profani, vuol dire più o meno: mi viene da pensare che andate in mezzo ai fasci a caccia di maschi.
Bene, anzi male. Che una lesbica politicamente impegnata usi argomenti così triviali e volgarmente omofobi mi sembra non lasciare alcun dubbio sulla qualità dell’individuo. Avere una causa comune per cui lottare passa totalmente in secondo piano, davanti al fatto che si debba proclamare un antifascismo di facciata ai quattro venti con il solito modo aggressivo e violento che ormai caratterizza Facciamo Breccia e alcune realtà dell’estrema sinistra romana. E se qualcuno non la pensa come te, diventa lui il nemico contro cui combattere. Alla faccia della democrazia, del dialogo e dei valori della resistenza!
Alla luce di tutto quello che ho riportato qui, esprimo il mio personale biasimo nei confronti di Elena Biagini per quanto riportato nell’articolo predetto.
Intendo inoltre marcare una netta frattura nei confronti della frangia sedicente di estrema sinistra del movimento glbt, ripudiandone i modi, le forme, il linguaggio ed i contenuti, nei quali non mi riconosco più in nessun modo.
Auspico infine che, quanto prima, il movimento compia una profonda riflessione sulla necessità di rifondarsi e di assumere comportamenti coerenti con i valori e le dichiarazioni. Dirsi laici e antifascisti e comportarsi da integralisti del pensiero e violenti repressori di posizioni non omologate non è certo un esempio luminoso di coerenza, capace di inchiodare qualunque tensione evolutiva.
AGGIORNAMENTO: Un recente comunicato, segna definitivamente l’8 agosto come data di nascita di una frattura all’interno del movimento. E’ ormai evidente la presenza di una frangia estremista che, a dispetto delle parole guida (laicità, autodeterminazione, antifascismo, liberazione), segna nuovamente steccati dogmatici che impediranno, di fatto di avere relazioni produttive con le organizzazioni che ne costituiranno i riferimenti. Episodio scatenante, proprio quello che ha coinvolto la Bertozzo e tutto quello che ne è seguito. Con dispiacere, noto che nessuno degli inviti alla riflessione è stato colto. Nuovi concetti fondano la frattura: “fare fronte alle derive razziste e alla pervasiva diffusione di ideologie e pratiche securitarie e di normalizzazione” e “disciplinamento dei corpi”, .
Personalmente, mi chiamo al di qua di quella frattura, augurando alla nuova fazione di fare molta strada e ottenere concreti risultati e vantaggi per i cittadini cui si rivolgono.
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