Archivi tag: blocco studentesco

In risposta a Sansonetti

Sul Riformista di oggi, Piero Sansonetti si interroga con una serie di domande che rivelano una saggia e non immotivata preoccupazione:

Chiedo ai tanti compagni di strada che ho avuto in questi anni, ai professori che firmano appelli “antifascisti”, ai giornalisti di giornali militanti amici: voi che idea vi siete fatta? Voi credete normale o preoccupante che esistano pezzi di sinistra così vicini, per modi di pensare e di agire, allo squadrismo? Voi non temete che questo virus si estenda? Temo che nessuno mi risponderà.

Io, gli ho risposto così

Caro Sansonetti,
Sono Guido Allegrezza e, pur non avendo noi fatto molta strada insieme, mi permetto di rispondere alle tue domande. Io non ho sottoscritto il tuo appello per consentire la manifestazione di Blocco Studentesco a Roma, perché il diritto a manifestare, che è sacrosanto, deve essere messo sulla bilancia e pesato, ogni volta che qualcuno propone di manifestare.
Le testimonianze che mi arrivano dalle università mi fanno capire che Blocco costituisce un pericolo per gli studenti, per l’approccio aggressivo e violento che mette in campo. Si badi NON PER LE IDEE che vanno combattute sullo stesso piano, ma nelle pratiche. E’ per questa ragione che ho aderito all’appello dei docenti e degli studenti per non consentire loro di manifestare. E bene ha fatto la questura che ho consentito solo un sit-in invece del corteo.
Ma il fatto di non essere d’accordo con te e anche con l’amica Paola Concia, non mi porta certo ad innalzare le barricate verso di voi. Anzi. Condivido con te e con Paola la conoscenza di questa aggressività a sinistra che va chiamata con il suo nome: intransigenza fondamentalista. Probabilmente potremmo spendere anche la parola fascista, ma è un’etichetta che, contrariamente ad una insulsa pratica invalsa in parecchi ambienti, uso con molta parsimonia.
Sono una delle persone di sinistra, del movimento LGBTIQ, che ha organizzato con Casa Pound il dibattito fra Paola Concia ed un senatore del PDL proprio sul tema dei diritti e del movimento LGBTIQ. Un’iniziativa che nella vulgata è diventata la “visita” di Paola a Casa Pound  e che l’ha sdoganata. Un’operazione brillante di disinformazione, che ancora oggi e per chissà quanto tempo produce strascichi.
Pur appartenendo a SEL, non sono poche le occasioni di confronto (specie nel movimento LGBTIQ) nelle quali assaggio il sapore amaro dell’intolleranza, dell’ideologia fondamentalista, dell’intransigenza dei “duri e puri” della sinistra, unici custodi della verità che salverà il mondo.
Una brutta pratica che oltre a rischiare di “dilagare” fino all’epurazione (che però, siccome siamo di sinistra, anzi, compagni e pure un po’ ipocriti, non si può chiamare tale), nasconde a mio parere un disagio profondissimo, un pensiero perdente e che si rivela debole di fronte all’attualità.
Affibbiare l’etichetta dell’infamia ideologica è il mezzo più veloce e comodo per evitare l’analisi, la discussione, il confronto. E chi non si confronta e non si mette in gioco ha paura, paura di dover aprire gli occhi e di vedere la realtà per quel che è: la società i cittadini, i migranti, i giovani, i lavoratori, le persone anziane non danno ascolto alla sinistra, non hanno fiducia. E lo fanno, non perché sono persone stolte, annebbiate dal consumismo, incapaci di leggere la realtà, ma perché noi a sinistra non gli sappiamo dare nessuna risposta convincente. A meno che non pensiamo che idolatrare icone e teorie del passato possa veramente costituire la salvezza.
Per fortuna, io non la penso così. Personalmente, mi do da fare perché nasca una nuova sinistra, ancorata saldamente ai valori di giustizia, progresso, sostenibilità, equità, rispetto e laicità, scevra da marcature ideologiche, ma capace di ispirare fiducia ed essere forza di governo.
E tutto sommato direi che, pur non essendo sempre tutti d’accordo su tutto, finché c’è rispetto e dignità nella discussione e nelle pratiche della politica, alla fine penso proprio che si potrà fare, sempre che prima o poi non ci capiti qualche manganellatore con il guanto rosso invece che nero. Ma questa spero possa essere solo una metafora fumettistica.

Guido Allegrezza sostiene Blocco Studentesco: smentita

In calce all’appello della sinistra per consentire la manifestazione di Blocco Studentesco del 7 maggio 2010 appare la mia firma. Frutto di un equivoco qui di seguito spiegato, confermo che non ho sottoscritto quell’appello. Più oltre alcune considerazioni frutto del dibattito che nelle ultime ore si è sviluppato su questo tema.

Contattato nella mattinata del 6 maggio, ho detto che avevo firmato l’appello degli studenti di parte avversa.

La fonte ufficiale, il comunicato pubblicato sul sito di Blocco Studentesco evidenzia in tutta chiarezza che il mio nome non figura (neanche quello di Carlo Grassi, erroneamente diffuso come il mio, in altri siti)

Non credo ci sia altro da aggiungere.
__________________________
Per completezza trascrivo gli sms, così che legge può avere il quadro completo

6/5/10 9:48
(senza nome): chiedo se vuoi sottoscrivere in qualità di artista l’appello per la libertà a manifestare del “Blocco Studentesco”. Considera pro e contro. Rispondi Si via SMS

6/5/10 9:52
IO: Ho già sottoscritto come esponente politico. Sono Guido Allegrezza di Sinistra Ecologia e Libertà

6/5/10 9:55
(senza nome): Ah scusami. Non ho sottomano la lista aggiornata. Grazie. Sono xxx CP e Circolo Futurista Roma

6/5/10 9:58
IO: Ciao, scusami, ma avevo capito male

6/5/10 10:00
IO: Ho sostenuto l’appello di parte avversa

6/5/10 10:02

(senza nome): Ok ho capito

__________________________________

La questione Casa Pound e aggregati si sta avviando, seriamente, a diventare un problema di sicurezza (nazionale).

Quando chi pretende di manifestare liberamente (e giustamente) nelle strade di Roma, una settimana prima, dieci giorni prima, assume comportamenti violenti e aggressivi non prontamente repressi (come dovuto) da rettori e presidi, fa emergere una contraddizione che è politica, ma soprattutto un problema di sicurezza. Mentre è del tutto normale e sano che si dibatta sul se e sul perché e sul senso dell’antifascismo del III millennio (visto che qualcuno ormai ci spaccia il nuovismo del fascimo del III millennio come un novità storica e politica senza confronti), non dovrebbe essere in discussione che chi è violento e costituisce una concreta MINACCIA alla sicurezza fisica di altri cittadini e delle istituzioni (ricordiamo le minacce a Peciola e Pedica) dovrebbe essere trattato come tale: una minaccia richiede comportamenti e misure straordinarie. Per questo, pur essendo uno che non ha NESSUNA PAURA di confrontarsi su valori, idee, politiche e strategie faccia a faccia con chiunque, ho sostenuto l’appello degli studenti medi e universitari per impedire lo svolgimento di una manifestazione da parte di soggetti che ormai considero PERICOLOSI per la civile convivenza e la democrazia.

In questo senso, non considero intrinsecamente sbagliato l’appello di Sansonetti ed altri, ma non lo condivido (e contrariamente a quanto sbandierato da alcuni noti detrattori di SEL) e dunque non l’ho sottoscritto.

Ritengo però, che a fronte della querelle che ne è venuta fuori, sarebbe utilissimo aprire un dibattito storico, culturale e politico sul tema del fascismo e dell’antifascismo moderni proprio perché questo dibattito consentirebbe di risolvere une delle questioni più serie che si prospettano di fronte ad una sinistra che si vuole nuova e proiettata al futuro.

Il mio minuscolo contributo l’ho dato ormai tempo fa proprio in questo blog e sono pronto ed interessato ad approfondire con chi ha certamente più cultura e visioni politiche più ampie delle mie.

Essere antifascisti oggi

Benito Mussolini e Adolf Hitler

Benito Mussolini e Adolf Hitler

Premessa

Per fugare da subito eventuali dubbi, dichiaro che la mia posizione è quella di un convinto democratico e antifascista. E il senso di questo articolo è proprio quello di andare alla ricerca del significato dell’essere antifascisti oggi. Per me significa ferma riprovazione verso le forme di totalitarismo in generale e, con riferimento storico all’Italia, significa un convinto ripudio per i valori, le politiche e le azioni che furono del movimento fascista e delle diverse esperienze politiche e governative condotte da Benito Mussolini, fino alla sua uccisione. Dunque, un antifascismo che implica piena adesione allo Stato Costituzionale Repubblicano (cui ho già giurato fedeltà almeno un paio di volte), ma anche decisa disapprovazione di ogni forma di violenza e censura verso chi si proclama fascista o simpatizzante di quell’epoca e di quel movimento; una forma di “persecuzione” che, ai miei occhi, è riprovevole tanto quanto, se non più, del fascismo stesso.

Dopo questa doverosa premessa, dedichiamoci ad approfondire i temi ai quali ho fatto sintetico cenno; riflessioni scaturite negli ultimi mesi grazie al confronto con esponenti della più moderna destra dichiaratamente fascista, con amici e compagni di partito di varie età ed estrazioni, nonché con esponenti della sinistra più estrema.

Personalmente sono persuaso che per una persona convintamente democratica, dichiararsi antifascista oggi vuol dire affrontare una condizione di grande difficoltà intellettuale. L’attributo stesso di “democratico”, nelle sue accezioni di apertura al dibattito, al confronto e all’ascolto, impone di non chiudersi, di non essere contro qualcuno per le sue idee, men che mai di impedire che qualcuno che la pensi in altro modo possa esprimersi liberamente. Con altrettanta forza, impone però di adoperarsi civilmente e fermamente per contrastare in tutti i modi leciti un’idea che non condivide; mai comunque, mai, usando la violenza, l’ingiuria, la sopraffazione o la prevaricazione. Diamo ovviamente per condiviso il fatto che i poteri di restrizione della libertà sono esclusiva prerogativa delle forze di polizia e della magistratura, nei limiti e per le finalità che la costituzione e le leggi stabiliscono. In sostanza, riteniamo di non dover discutere sul principio che a nessuno è consentito farsi giustizia da sé.

Nel seguito, affronteremo 3 temi:

  1. l’Italia ha mai chiuso la questione “fascismo”?
  2. Come si collocano i moderni movimenti di destra fascista nella nostra società?
  3. Cosa significa essere antifascisti oggi?

1. I conti con il fascismo e la sua storia

Dopo aver causato sciagure immani all’umanità, lo stato nazista di Hitler capitolò sotto l’attacco delle grandi potenze. Hitler è rimasto in sella fino alla fine, nella coerenza di una follia fulgida. Il nazismo è morto con lui e quel che ne rimaneva è stato spazzato via da un processo lacerante, cui sono seguite condanne, esecuzioni e fughe. Insomma, con il nazismo, l’intera umanità a fatto i conti, consegnandolo alla storia. Certo ci sono dei “focolai”, ma non vi sono avvisaglie di ricostruzione di movimenti ideologici nazionali di quella portata.

Da noi il fascismo è finito senza gloria e l’Italia non ci ha fatto i conti: l’intero apparato dello stato fascista si è riversato quasi senza traumi all’interno delle nuovi istituzioni repubblicane. Da questo punto di vista, si può dunque affermare, anche se con un certo ardimento, che il fascismo in Italia è un capitolo che non si è mai chiuso, anzi ha continuato a esistere sotto vesti e forme diverse, in uno stato di sospensione, annidato nei partiti dichiaratamente di destra, ma anche in altri (ad esempio la Democrazia Cristiana), questi ultimi capaci di accogliere e conciliare anime opposte in un equilibrio che ha retto per decenni. Dunque, si diceva, con il fascismo non abbiamo fatto i conti. Mussolini e la sua cerchia più stretta hanno pagato con la vita, per tutti. La loro esecuzione, senza processo (modernamente inteso), si poteva pensare, avrebbe saldato il conto. Invece, proprio la mancanza di un processo, di una sentenza ma ancor di più di un dibattito franco ed aperto, fatto a quell’epoca dai protagonisti, su cosa era e rappresentava il fascismo ci ha privato di una solida motivazione per deprecare quell’esperienza e tutti i danni che ne sono derivati e, come avvenuto per il nazismo, chiudere definitivamente la questione. Non è un caso che pochi anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, già si diceva che si stava meglio quando si stava peggio, segno evidente che nella cultura e nel costume, il fascimo non era stato un’esperienza lacerante, da non ripetere, e che, soprattutto non era finito a Piazzale Loreto, ma si era definitivamente insinuato nel cuore politico degli italiani. A costo di banalizzare, mentre in Italia Totò e Paolo Stoppa, all’indomani guerra, al cinema e a teatro, potevano mettere alla berlina fascisti e nazisti con gag celeberrime, nel resto del mondo non era concepibile (con alcune eccezioni) di trattare il dramma del nazismo con leggerezza.

2. Ritorni di fiamma

Nell’arco dei sessant’anni che ci separano dal gennaio del 1948, dunque, il germe del fascismo ha continuato a vegetare, assumendo di volta in volta nuove forme. Alle volte creando un partito. Altre un movimento extraparlamentare, più o meno clandestino. Altre ancora sfociando nel terrorismo. Un lungo periodo di riflessioni e di esperienza ha portato il partito di destra per eccellenza a subire mutazioni e scissioni. Quel che resta del Movimento Sociale Italiano, oggi galleggia ai margini della stretta costellazione dei partiti in parlamento, dopo che la sua grande gemmazione in Alleanza Nazionale ha definitivamente perduto ogni legame con la sua origine post-fascista.  Ma nel frattempo si è andato aggregando un universo, figlio legittimo della Destra Sociale, che oggi ha proprio in Casa Pound e nei suoi soggetti satelliti i suoi più noti e coraggiosi testimoni: l’intera cultura pre-fascista e fascista trova una nuova legittimazione grazie allo spazio che si è aperto a destra proprio in virtù dello spostamento al centro di Alleanza Nazionale.

In estrema sintesi (per una visione completa è indispensabile una visita lunga e approfondita al sito di Casa Pound), è proprio Casa Pound che ci aiuta a capire cos’è “fascismo” oggi:

  1. Riconquista nazionale, sovranità nazionale contro i poteri forti;
  2. Controllo pubblico delle banche;
  3. Contrasto delle multinazionali, rilancio la produzione italiana ed una Europa autarchica;
  4. Contrasto della società multirazzista (!) e dell’immigrazione obbligata;
  5. Garantire il lavoro come dovere sociale;
  6. Tutela dei beni comuni e dei settori strategici (in parte new entry, si vede che cedono alle lusinghe della moda lessicale)
  7. Per i diritti sociali (anche qui una nuova declinazione, più di moda: contro lo scippo del futuro per non trasformarci in un popolo di barboni, per un fisco equo e di sviluppo);
  8. Garantire il diritto alla maternità e alla vita;
  9. Per la sovranità energetica (una new entry che focalizza sull’energia);
  10. Mutuo sociale;
  11. Per una scuola pubblica (Istruzione, cultura e ricerca gratuite, universali e rigorosamente selettive);
  12. Per un’ecologia non conforme;
  13. Per una cultura libera;

Va da sè che su alcuni di questi punti si può manifestare una convergenza trasversale, indipendente dall’orientamento politico. E’ altresì vero che tutto è molto chiaro, semplice. Così come è vero che vi sono parecchi punti discutibili, frutto di una visione eccessivamente nostalgica del passato, in termini di costume, cultura, poltica. D’altra parte, vi sono aspetti “valoriali” che non emergono dalla lettura del programma, ma che caratterizzano al di là di ogni ragionevole dubbio il fascismo moderno. Fra questi vi sono certamente una spiccata tendenza all’aggressività ed un uso indiscriminato della violenza fisica e verbale, come emerge da numerose testimonianze disponibili in più parti della rete (a onor del vero, in molti casi tale violenza è in risposta alle aggressioni di parte avversa, mentre in altri casi è del tutto gratuita – ad esempio, cinghia mattanza). Fa inoltre riflettere seriamente il fatto che il concetto di democrazia non è mai citato, segno evidente che, fino a prova contraria, lo possiamo considerare del tutto estraneo al moderno fascismo made in Italy. Alcune assenze importanti, inoltre fanno intravedere la mancanza o una carenza di attenzione su alcuni temi che caratterizzano le società più evolute e che 60 anni fa non erano prevedibili (interruzione della gravidanza, temi bioetici, diritti delle minoranze, lotta alle discriminazioni, ecc.)

Certo molto si può discutere sull’efficacia della democrazia come sistema di decisione e di partecipazione alla vita politica del paese, oppure sul fatto che quella che ci ostiniamo a definire democrazia, in realtà, non ne costituisce che un pallido abbozzo, ma finché la Costituzione sarà centrata sull’articolo 1 e finché il sentimento prevalente non cambia, la democrazia, in Italia è e rimarrà un valore di riferimento da cui nessuna forza politica e sociale, può prescindere.

3. Essere antifascisti oggi

Vorrei cominciare quest’ultima parte del post, con il racconto di un episodio che è avvenuto qualche giorno fa, presso il comune di Albano Laziale, dove si è svolto un incontro fra i giovani ed Ugo Mancini, Presidente della locale sezione dell’ANPI da sempre impegnato in un’opera di paziente divulgazione e dibattito sui temi del fascismo, della resistenza e della violenza nazista. L’incontro era stato concordato su richiesta di un gruppo di ragazzi di destra che avevano assistito ad uno delle lezioni su questi temi in una scuola locale. Mancini, che è un vero democratico e antifascista ha ovviamente acconsentito al confronto. Purtroppo, nella stessa sede si sono presentati alcuni esponenti di formazioni di sinsitra, che hanno disturbato l’incontro provocando Mancini, dicendo che non doveva avere contatti con i fasci, che non hanno diritto di cittadinanza politica, che non devono essere sdoganati e via di seguito in un crescendo che si è concluso con la solita smargiassata, la goccia che ha fatto trabboccare il vaso, tramutando un incontro di confronto su un tema delicato, tra l’altro fra due generazioni diverse, in una rissa con annessi danni a persone e cose.

Questo episodio mi sembra essere emblematico del concetto che vorrei esprimere in questa ultima parte, ovvero a 60 anni di distanza, dopo tutte le esperienze che abbiamo vissuto in Italia, è ancora possibile concepire l’antifascismo come tentativo di marginalizzazione violenta del pensiero fascista e delle sue espressioni pubbliche? E’ veramente questa la strada per contrastare un’evidente revanche dei valori e delle proposte politiche e movimentistiche di chiara marca fascista? Oppure sarà necessario accettare la sfida teorica e conoscere bene il nuovo fascismo per contrapporre ad esso una visione politica declinata in valori e proposte che abbiano presa sull’elettorato?

A mio parere, ogni tentativo di impedire agli esponenti dei movimenti del nuovo fascismo (per esser chiari, ricordo che faccio riferimento a Casa Pound e a Blocco studentesco in primis) di essere presenti nella scena politica e di esprimere il loro pensiero non solo è del tutto inutile, ma soprattutto fornisce alibi politici che tali formazioni sono abilissime nel rivoltare a proprio favore, come hanno recentemente dimostrato i fatti di Piazza Navona e della sede Rai di Roma. La demonizzazione dei giovani fascisti, la facilità con cui vengono presentati sistematicamente sui media come “squadristi” che cercano di imporre la loro presenza e le loro idee, alimenta un circuito perverso di versioni, controversioni e rimandi da un punto all’altro della rete, capace di generare un’attenzione che altrimenti non si creerebbe. A dare ulteriore manforte, intervengono poi, anche qui sistematicamente, le reazioni e/o le provocazioni violente e aggressive dalla parte più marginale e politicamente miope della sinistra (mi sto riferendo a Sinistra Critica, centri sociali vari, RASH, ecc.), che non fanno altro che amplificare ulteriormente l’attenzione già conquistata attraverso la polemica mediatica.

Assumendo che per me i movimenti fascisti non hanno pieno diritto di cittadinanza e di espressione (proprio perché si richiamano apertamente a valori ripudiati dalla Costituzione), ritengo che sia molto più produttivo conoscerli a fondo e mettersi in competizione con loro sugli stessi media che utilizzano, sfruttando gli stessi meccanismi, quando non inventando nuovi modi di comunicare.

Ad esempio, con un occhio ai movimenti studenteschi e alle tecniche di “guerrilla marketing” ritengo che sia molto più efficace agire sugli spazi mediatici che conquistano Blocco Studentesco e Casa Pound, neutralizzando la loro presenza con testimonianze, argomenti, spunti e provocazioni sviluppando al massimo la creatività e promuovendo con convinzione valori e proposte alternative, derivate da esperienze politiche diverse, più affini ad una moderna visione della sinistra.

Menare le mani è infinitamente più semplice, ma produce effetti non controllabili a livello sociale. Al di là della “soddisfazione estemporanea” di aver pestato uno che si ritiene un nemico, il senso che sarà dato al gesto lo decideranno i titolisti, i giornalisti, i blogger ed i forum in un processo governato da tecniche di costruzione e distribuzione del messaggio che, se ignorate, produrranno effetti contrari a quelli che si pensava di ottenere: non l’oscuramento di un pensiero o di un’idea, ma la sua amplificazione e la sua massima diffusione.

In un mondo ormai pervaso da strumenti di formazione e divulgazione del libero pensiero, ritenere che si possa “azzittire” il presunto nemico pestandolo di botte o cacciandolo dalle manifestazione è una pura illusione. Quello che si caccia dalle piazze, dalle assemblee ed in generale dalla vita reale, ritorna moltiplicato sulla rete e sui circuiti internazionali. Con un’aggravante: passato il momento delle “opinioni a caldo”, la coda lunga dell’informazione lascerà una traccia “fredda” a disposizione di tutti coloro che, da un certo momento in poi, andranno a caccia di approfondimenti e saranno capaci di produrre riflessioni ed elaborazioni sui materiali disponibili, definitivamente sfuggiti al controllo degli autori e presenti in contesti di attualità del tutto diversi da quelli di partenza.

In buona sostanza, quindi, essere democratici ed antifascisti oggi, significa riconoscere l’esistenza dei movimenti neo fascisti, che hanno conquistato lo status di soggetti politici ed interlocutori. A questo riconoscimento occorre però contrapporre una strategia di comunicazione e di azione politica su più livelli e più media capace di contrapporre alle loro posizioni e all’immagine che essi hanno saputo costruire, una visione alternativa del mondo articolata in proposte politiche concrete e posizionata in modo tale da dare dell’antifascismo una immagine moderna e lontana dagli schemi imposti dalla contrapposizione violenta ed aggressiva.

Quale verità su Piazza Navona?

Il bello della “diretta” – Nonostante avessi pensato che questo post potesse essere divenuto stabile… ci sono altre novità. Appena possibile le integrerò. Abbiate pazienza…

Non è un segreto per nessuno che, pur essendo un militante di Sinistra Democratica, abbia un filo diretto con Casa Pound.

Subito dopo i fatti di Piazza Navona, hanno diramato il video qui sopra e un comunicato in cui affermano, in sintesi, che:

  1. le formazioni di sinistra presenti in piazza, hanno assaltato due volte il corteo degli studenti.
  2. il tentativo di politicizzare la manifestazione sia stato messo in atto da forze di sinistra
  3. i militanti dei centri sociali si sono presentati da esterni, già in armi attaccando l’intero corteo e non solo i ragazzi del Blocco
  4. molti studenti di sinistra abbiano dapprima cercato di fermare gli aggressori
  5. la carica e il lancio di oggetti sia partito da una parte ben precisa
  6. TUTTI gli studenti sono scappati dalla parte dei ragazzi del Blocco.
  7. Se fossero stati i militanti del Blocco ad attaccare, è piuttosto fuori dal comune che gli aggrediti scappino dalla parte del pericolo

Dopo una notevole mole richieste, conferme, smentite e simili, credo di poter avere un’idea precisa di quello che è successo e di chi siano i responsabili degli eventi.

Ecco la mia idea, costruita su quanto raccolto in rete e sui contributi pervenuti nei commenti, suscettibile di essere modificata, ove arrivino prove convincenti:

  1. durante la manifestazione in piazza Navona, esponenti di Casa Pound/Blocco Studentesco, sono entrati nella piazza su un camioncino bianco, facendosi largo usando la violenza e picchiando i giovani presenti nei pressi di Corsia Agonale, per motivi che ancora mi sono oscuri. Secondo le persone presenti, alcuni manifestanti (giovani e meno giovani) sono stati aggrediti con oggetti (si parla di cinghie) e mani nude (fonti: Blog di Cheremone , di Silvia, foto e articoli di Repubblica.it e Corriere.it – 1 2 3 4 -, altri siti,  il secondo video in calce al post).
  2. gli altri manifestanti protestano contro Blocco studentesco e chiedono di lasciare dalla piazza. Viene richiesto l’intervento di agenti della Digos in borghese per agire senza creare ulteriore tensione, ma si risolve in un nulla di fatto,
  3. dopo questo fatto e su invito della Polizia a lasciare la piazza, il gruppo del Blocco si dirige verso il lato nord (Via Agonale, Piazza delle 5 lune), annunciando di voler andare al ministero della pubblica istruzione (a Trastevere). Nel frattempo, al corteo della Sapienza e di Roma 3 in arrivo, viene comunicato quello che sta avvenendo
  4. subito dopo l’arrivo del corteo Blocco torna sui suoi passi e rifiuta di lasciare la piazza,
  5. Esponenti di Sinistra Critica e formazioni collegate (riconosciuti nelle foto pubblicate da Corriere.it), molti dei quali con casco bianco e altri a viso scoperto, si dispongono in formazione contrapposta a Blocco a una maciata di metri di distanza,
  6. nonostante la mediazione degli studenti di sinistra democratica, che hanno cercato di placare gli animi, il gruppo dei caschi bianchi attacca il Blocco, che nel frattempo aveva tirato fuori le famose mazze tricolori ben visibili in tutte le fonti (risultano essere bastoni o tubi di metallo foderati di stoffe tricolori/bandiere fermate con nastro nero)
  7. solo dopo che si è scatenta la violenza e vi sono stati ulteriori feriti e contusi, la Polizia decide di intervenire isolando gli studenti del Blocco ed effettuando fermi e arresti.

Tra le fonti utilizzare per la ricostruzione il sito di Sinistra Democratica e il resoconto dell’informativa urgente del Governo alla Camera dei Deputati, che però non coincide in pieno con la realtà dei fatti.

Personalmente, credo opportuno sottolineare fin da principio che da tutti i materiali presenti in rete, si capisce inequivocabilmente che le forze dell’ordine presenti (a tutela di Palazzo Madama…) non abbiano agito avvedutamente, causanto il precipitare degli eventi.

Le mie opinioni:

  • Particolarmente irresponsabile il controattacco violento a Blocco studentesco da parte di Sinistra Critica e delle altre formazioni che hanno partecipato. Un’aggressione vendicativa che, mostando un senso di responsabilità maggiore, avrebbe dovuto essere evitata. Non è assolutamente è concepibile una reazioni para-militare di quella natura, men che meno quando in mezzo ci sono persone che stanno tentando di non far degenerare gli eventi. Per tacere delle gravi conseguenze politiche che innesca, dato che scredita la protesta agli occhi dell’opinione pubblica, aprendo la porta proprio a quelle repressioni autoritarie che qualcuno vorrebbe tanto attuare, nonostante il senso e le modalità finora del tutto civili e pacifiche della protesta studentesca.
  • Il movimento deve assolutamente fare i conti con i tentativi di strumentalizzazione e di accensione di contrapposizioni violente, facendo ben attenzione a misurarsi con la capacità delle formazioni studentesche di estrema destra di captare un cospicuo numero di sostenitori fra i giovani. Sebbene difficile da attuare, la strategia migliore continua ad essere quella dell’inclusione (riunoni e partecipazione alle manifestazioni), unico modo per tenere in qualche modo sotto controllo la situazione. una deriva violenta della protesta, farà il gioco del governo e dei conservatori autoritari.
  • Il movimento studentesco dovrebbe continaure a mantenere una netta separazione dal sistema dei partiti e dalle facili contaminazioni ideologiche. Non c’è nulla di “anomalo” nel fatto che vi sono forze della sinistra di opposizione dentro e fuori il parlamento che stanno dando un netto appoggio e sostegno alla reazione degli studenti; ma ciò non toglie che nelle manifestazioni pubbliche tal forze devono rimanere marginali, proprio per evitare deragliamenti dannosi.
  • censurabile e deprecabile il comportamento di tutti i violenti, aggressori o difensori, da sinistra come da destra.

Di seguito i due video segnalati nei commenti e all’interno del post.

Serata a Casa Pound

Avviso ai lettori – Questo articolo contiene una discussione che si è sviluppata su altre aree del blog. Le segnalo per chi fosse interessato: 1, 2, 3, 4 e 5.

Ci ho pensato un po’ su, ma neanche tanto, e alla fine ho chiamato l’unico che ero pressoché certo mi avrebbe detto di si: Federico. Alla terza frase, era già sul sito di Casa Pound per vedere quando sarebbe stato meglio andare. Un paio di telefonate di raccordo e ci siamo dati appuntamento al Foro Italico per le 19,30 del 20 giugno, giorno di apertura del Raduno nazionale di Casa Pound, che nel frattempo e diventata Casa Pound Italia, quindi non pià una realtà romana, ma nazionale (qui un servizio un po’ impapocchiato e superficiale, ma con belle immagini dei luoghi. Qui, invece, il post di Federico, che tra l’altro è stato ripreso anche da noreporter.org e che ha determinato un’inattesa impennata delle visite che ho ricevuto!!).

Logisticamente non era la scelta migliore quella di darci appuntamento al Foro Italico, perché la sede del raduno era presso Area 19, esattamente alle spalle dello Stadio Olimpico e queso ci è costato una lunga passeggiata alla ricerca di questo posto. Insomma, arrivando a un certo punto abbiamo visto un posto che da lontano aveva un’aria decisamente fighetta, molto pariolina: edificio razionalista ridipinto di rosa fragola, profumi di cucina, butta fuori in giacca e cravatta, hostess… Con Federico ci siamo detti: “Ma dai, non è possibile che questa sia Casa Pound! Azione Futurista non PUO’ stare in un posto simile!”. Infatti era un posto che si chiama Officine Farneto. Manco il tempo di finire, che passa un ragazzo in vespetta, bermudoni, magliettina, sneackers e capiamo al volo che dovevamo segure lui, pochi passi e capiamo meglio. Sulle pendici del colle c’è una delle due stazioni costruite per Italia ’90 che hanno funzionato per 15 giorni, ci sono costate qualche miliardo di lire e poi sono state chiuse (non si potevano collegare, altrimenti sarebbero crollati un paio di colli fra Olimpico e Collina Fleming). Ci dirigiamo all’ingresso del Raduno, dove ci accoglie un ragazzo sotto i trent’anni (in effetti i presenti sopra i trenta erano proprio pochini pochini) che prova a fare il saluto gladiatorio, ma non lo capiamo e gli stringiamo la mano in modo classico. Ci rimane un po’ male, ma non lo dà molto a vedere. Cacciamo i 15 euro che includono la sottoscrizione e la maglietta. Nera, con la stampa del logo di Casa Pound davanti e dietro lo slogan: “Torna a credere, ricomincia a lottare”. Ci danno anche il programmo politico di Blocco Studentesco e di Casa Pound. Confesso che erano le cose che più di tutto interessavano Federico e me. E dunque entriamo. Praticamente tutti vestiti in modo uniforme, prevalentemente con la maglietta del raduno, bermudoni e sneackers ai piedi. Molti tatuaggi, pochi capelli sulle teste. Salsicciata in corso, ma Con Federico, ci interessava di entrare. Varchiamo la porticina ricavata nell’ampio atrio del rudere della stazione e troviamo gente ai tavoli che mangia, un baretto e una cucina che sfornano la pappa e da bere alla massa non esigua di ragazze e ragazzi presenti. Check sound in corso del concerto serale, fatto sul palco incastinato all’inizio di una galleria, che lascia intendere che oltre il retro palco c’è molto spazio.

Poi, scorgo una faccia familiare: Gianluca Iannone, praticamente il leader di Casa Pound. Non solo, basta una rapida occhiata nelle sezione “chi sono” del suo sito, per capire che è un intellettuale audace, anzi “non conforme”: fonda una casa di produzione musicale (Rupe Tarpea), dirige Occidentale, periodico di critica radicale, fonda la band Zeta Zero Alfa, anima il movimento delle OSA – occupazioni a scopo abitativo (lavorando sull’idea di una legge per il Mutuo Sociale, di cui ci siamo già occupati su questo blog), crea il Blocco studentesco ed infine la web radio Radio Bandiera Nera. Per quanto si possa essere in disaccordo con le sue idee, non si può non apprezzare la sua capacità creativa ed organizzativa, oltre che il suo indubbio carisma. Direi che, con tutto quello che sta facendo, può senza dubbio definirsi un artefice del cambiamento.

Insomma, lo vedo in conversazione e parto: “Gianluca Iannone? Sono Guido Allegrezza, ci siamo scritti per email negli ultimi giorni”. Rotto il ghiaccio e complice una birra gentilmente offertaci, comincia la nostra inattesa ed informale chiacchierata. Federico chiarisce subito che lui è “anarcoide”, mentre Iannone sa già che io sono di Sinistra Democratica, ma anche che siamo entrambi gay e che in un modo o nell’altro siamo del movimento glbt. A questo proposito mi devo scusare con Mannuz (vedere i commenti di questo post), perché non ho pensato a chiedere di lui!

Si affrontano a volo radente parecchi temi, ma quello che vorrei sottolineare sono le sue affermazioni in materia di diritti degli omosessuali. Non ricordo le parole testuali, ma il senso delle sue parole è chiarissimo: il movimento animato da Iannone, non ha nulla contro le persone glbt, ma è contrario all’adozione. Non è stato possibile approfondire questo tema, che però gli ho detto che mi piacerebbe riprendere nell’incontro che gli ho riproposto per settembre ottobre. E’ stato poi chiarissimo sul fatto che secondo loro la Chiesa non dovrebbe intromettersi in queste faccende! Spero che lui o i suoi collaboratori trovino il modo di venire ad intervenire qui, in modo che si possa avviare un confronto e arrivare all’ipotetico incontro con un po’ di strada già percorsa.

Credo che mi sia apparso per un microsecondo sul viso un ghigno satanico quando gli ho chiesto se conosce l’organizzazione dei gay sedicenti di destra GayLib. Mi ha risposto che non li conosceva, ma che siccome Lib stava sicuramente per Liberale, non gliene importava gran ché, dato che è contrario alle idee liberali.

Dopo averci cortesemente congedato, Federico ed io siamo andati a dare un’occhiata a che cosa c’era di interessante fra le cose n vendita. Io ho comprato un libro intitolato “Il fascismo di sinistra” (adoro gli ossimori, soprattutto se poi si rivelano non esserlo) di Luca Leonello Rimbotti, mentre Federico ha comprato un libro di cui non ricordo il titolo.

Interessante la veloce chiacchierata telefonica che abbiamo avuto sulla via del ritorno, con Helena Velena, affascinata come Federico dalla “gare di forza celtica, post nucleare” e dalle “incursioni futuriste” in programma per sabato… chissà se ci sono andati?