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5 stelle, solo un movimento?

  1. acqua pubblica
  2. impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
  3. espansione del verde urbano
  4. concessioni edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse
  5. piano di trasporti pubblici non inquinanti e reti di piste ciclabili cittadine
  6. piano di mobilità per i disabili
  7. connettività gratuita per i residenti del comune
  8. creazione di punti pubblici di telelavoro
  9. rifiuti zero
  10. sviluppo delle fonti rinnovabili
  11. efficienza energetica
  12. favorire le produzioni locali

Questi sono i 12 punti della Carta di Firenze, ovvero il programma del movimento delle liste civiche 5 stelle promosso dai gruppi e dai singoli che si riconoscono nelle idee e nelle pratiche promosse da Beppe Grillo.

Se qualcuno mi dimostra in modo convincente che questo programma NON E’ un sottoinsieme del programma di Sinistra Ecologia Libertà, io giuro che non ne parlo più.

Ma se, poco poco, ho ragione io, su questo tema bisognerà confrontarsi urgentemente e lavorare affinché si realizzi una saldatura non più rimandabile!

Giù le mani da internet: il virus della malainformazione – 2

Torno sul tema del Disegno di legge di riordino dell’editoria che negli ultimi tempi ha scatenato un putiferio in gran parte ingiustificato, soprattutto nel mondo della blogosfera, almeno in quella degli autentici blognauti che scrivono e dialogano in rete, senza scopi commerciali o di lucro.

Come era facile attendersi, grazie anche al turbine di proteste, il testo del Disegno di legge approvato dal Governo il 12 ottobre sarà modificato, per escludere espressamente dall’obbligo di registrazione al ROC tenuto dall’Autorità Garante per le Comunicazioni chi opera sulla rete con forme e prodotti che non costituiscano un’organizzazione imprenditoriale del lavoro. Sono citati in maniera esplicita i siti personali e i siti ad uso collettivo. La modifica sarà attuata mediante inserimento di un comma aggiuntivo all’art. 7.

Non occorre essere esperti di diritto pubblico o privato per comprendere che saranno esclusi solo i siti che non effettuano un’attività di lucro, ovvero che operano con un’organizzazione ed un fine imprenditoriale.

La notizia l’ha data Zeusnews, che precisa che la modifica intende escludere i blog dalla “tassa su Internet”, riferendo quanto detto dall’autore del testo, il sottosegretario Levi.

La posizione prevalente fra le persone più esperte di internet sarebbe quella dell’eliminazione completa dell’articolo 7. Fra questi si collocano Mario Adinolfi (candidato alle primarie del Pd), Giuseppe Giulietti (deputato dell’Unione) e Pietro Folena (presidente della commissione Cultura). Quest’ultimo precisa, giustamente, che nonostante la specificazione proposta da Levi, possono esserci realtà di confine, come i siti internet informativi senza scopo di lucro e quelli partoriti da volontariato e da associazioni e in generale tutte quelle realtà che hanno come scopo l’informazione in sé e non la vendita dell’informazione.

Pessima figura, invece fa Beppe Grillo, che conferma la sua vocazione di comico tuttologo, domandando nel suo blog: “Cosa si intende per organizzazione imprenditoriale del lavoro? Chi propone pubblicità dal suo sito, ricade in questo caso? Chi vende un prodotto on line è un imprenditore del lavoro?”. Dimostrando di essere solo interessato a fare rumore. Anche se rimane interessante la citazione che riporta dal Times , che in “Assalto geriatrico ai bloggers italiani” definisce l’Italia una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. E non ha torto, purtroppo (il Times, ovviamente).

Giù le mani da internet: il virus della malainformazione – 1

Bavaglio a Internet? No, il Governo Prodi “sostiene” l’editoria online

Il 12 ottobre, il Consiglio dei Ministri, senza opposizioni, ha approvato il Disegno di Legge in materia di nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale.

Le disposizioni che contiene riguardano molti aspetti dell’editoria, ma vi sono alcune elementi che destano un po’ di preoccupazione sul futuro della libera espressione individuale su internet. Sembra infatti che il dispositivo del Governo non faccia molta attenzione all’evoluzione tecnologica e sociale degli strumenti di espressione del pensiero e di realizzazione della personalità che oggi proliferano proprio grazie alle innovazioni più recenti.

Un aggiornamento dell’ultim’ora, in fondo alla pagina.

Vediamo, quindi, gli aspetti più importanti che riguardano il futuro dell’informazione via internet.

  1. si considera prodotto editoriale qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, formazione, divulgazione, intrattenimento destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso. Sono esclusi quelli destinati all’informazione aziendale (uso interno o presso il pubblico) e i prodotti discografici e audiovisivi (art. 2 del DdL).
  2. si considera esercizio dell’attività editoriale ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria, anche se svolta in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative (art. 5).
  3. si introduce l’obbligo di registrazione nel Registro degli operatori di comunicazione per tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale, con la sola esclusione dei punti finali di vendita dei prodotti editoriali (art. 6, c. 1). L’iscrizione è condizione per l’inizio delle pubblicazioni dei quotidiani e dei periodici e sostituisce la registrazione presso il Tribunale.
  4. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta il regolamento per l’organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione e definisce i criteri di individuazione dei soggetti tenuti all’iscrizione.
  5. Quando l’attività editoriale si svolge su internet, l’iscrizione rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

Si tratta comunque di un Disegno di Legge e quindi sarà sottoposto ad un serrato dibattito in sede parlamentare, nel corso del quale parecchi elementi potrebbero essere modificati. Nel caso passasse così com’è, per il futuro di Internet e di chi la usa per fare informazione ci sono comunque ulteriori opportunità di frenare l’azione di controllo. Assume infatti particolare rilievo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che dovrà definire quali sono i soggetti sottoposti alle restrizioni ipotizzate.

Questo sul piano strettamente tecnico. Sul piano politico, non si può non sottolineare la profonda arretratezza delle disposizioni immaginate dal Governo di centro-sinistra rispetto all’innovazione e alla direzione che prende la rete nella comunicazione ed il suo valore sociale. Dispiace e preoccupa anche il tentativo, in nuce ma pur sempre presente, di cercare di circoscrivere il diritto ad esprimersi liberamente nell’agorà telematica e considerarlo comunque un prodotto editoriale, quando, soprattutto nel caso di individui (i blogger) non si tratta di un prodotto ma di una libera espressione. Sembra una distinzione semantica, ma proprio non lo è.

Sarà comunque necessario seguire questa vicenda con molta attenzione, dato che non è la prima volta, da destra e da sinistra, che giungono attacchi violenti a questa forma “primordiale” di libertà.

A scanso di equivoci, specificherò nelle note legali dei miei blog che non si tratta di un prodotto editoriale, ma che non ho fini di informazione, formazione, divulgazione, intrattenimento, ma che intendo esclusivamente soddisfare il mio profondo egocentrismo, affliggendo chi capita sulle mie pagine con le mie vacue ed insulse elucubrazioni su diversi aspetti e singolari della società.

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Più veloci del previsto, le reazioni di Gentiloni (Ministro delle Comunicazioni), riportate dalle principali fonti giornalistiche (adnkronos, Repubblica.it, Corriere.it): il disegno di legge sull’editoria va corretto; la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive. Secondo il ministro la nuova legge doveva semplicemente confermare le norme esistenti (registrazione solo per un ristretto numero di testate giornalistiche periodiche on line, per avere accesso ai contributi della legge sull’editoria. Estendere ai giornali on line le norme in vigore per i giornali, è giusto, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog. Il testo è troppo vago e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Si tratterà ora di correggere il testo e il ministro auspica che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a farlo.

Grillo: politica, strategia e marketing

Sun TzuContinuo il mio centellinare di riflessioni sul fenomeno Beppe Grillo. Oggi mi vorrei soffermare a fare delle considerazioni su ciò che ruota attorno a Beppe Grillo.

Si, perché va chiarito che il fenomeno Beppe Grillo, non è Beppe Grillo, ma il SISTEMA che ha messo in piedi.

Dopo aver messo alla berlina i socialisti, a cavallo degli anni ’90, Grillo scompare dalla televisione.
Continua a fare spettacoli mettendo al centro della sua satira alcuni temi economici (all’epoca parlava addirittura di signoraggio!), ecologici, di costume e legati alla tecnologia. Insomma, quello che fa adesso. Solo che all’epoca ce l’aveva a morte con il computer e l’informatica.
Si è conquistato un ampio seguito di pubblico, fino a voler diffondere le sue idee attraverso un mezzo di comunicazione che ha saputo usare in modo innovativo. Con questo ha costruito una vera e propria comunità on line che in due anni si è trasformata di un insieme di gruppi che, nel bene e nel male, operano nella realtà materiale. Oggi, con l’interesse dichiarato di entrare nelle “stanze dei bottoni” anche se a livello locale.

Ora, pensare che un individuo solo possa mettere in piedi tutti questo è pura follia. Infatti, il “sistema Beppe Grillo” è formato da alcuni elementi essenziali, sui quali è opportuno puntare l’attenzione per capire meglio. Vediamoli:

  • Casaleggio & Associati. Si tratta di una società di consulenza strategica di Rete. Citata in fondo alle pagine del blog di Grillo nei credit, i fondatori, gli associati ed i partner sono esperti di lunga data del mondo della rete, del business e della comunicazione e provengono da prestigiose università italiane e non. Nel loro sito, espressioni come “democrazia diretta” e “Una strategia di Rete presuppone una visione di insieme in cui modelli di business, intranet e web marketing siano valutati congiuntamente”, convivono allo stesso livello.
  • La redazione del blog. Uno staff di persone molto qualificate (almeno questo emerge dalla lettura complessiva del blog) tiene in piedi il blog, che è ai primissimi posti delle classifiche nazionali e non figura male neanche in quelle mondiali. Gestione delle relazioni via e-mail, realizzazione del “Grillo news”, interventi massicci sulla qualità dei commenti che vengono scritti dai frequentatori, creazione di un articolo al giorno, spesso basato su ricerche in rete e su competenze tecniche non banali, interviste, riprese, ecc.. Tutto questo richiede un impegno quotidiano ed un discreto numero di collaboratori; ad occhio ne immagino fra i 6 e gli 10, tra fissi e consulenti. Ovviamente, il tocco finale, l’articolo quotidiano, è scritto da Beppe Grillo o “revisionato” da lui, dato che il suo tratto è inconfondibile.
  • Meetup.com. Con il suo sottodominio interamente dedicato a Beppe Grillo, Meetup.com è il punto forte della strategia in rete. Il momento in cui si passa da un blog (sebbene utilizzato in modo “improprio”) in cui Beppe parla al pubblico in rete, alla costituzione della comunità virtuale. Nasce esattamente il 10 giugno 2005, con la creazione del gruppo di Milano, che da allora si è stabilizzato sui 1.600 iscritti. Segue a ruota Roma, il 16 giugno 2005, oggi a quota 1.521.
    Meetup è una (delle tante) piattaforme che consentono di creare e organizzare gruppi di persone coagulate attorno uno specifico interesse, facilitando lo scambio della comunicazione, della discussione e della documentazione. Chi apre un gruppo meetup, deve pagare una certa quota mensile: qualche centinaio di gruppi fra Italia ed estero fanno un bel business.
    Ad un’indagine veloce, non emergono connessioni diretta fra il board of directors di meetup e il vertice della Casaleggio. Non è pertanto ipotizzabile alcuna “preferenza indotta” per l’uso della piattaforma americana, piuttosto che un’altra, nonostante i numerosi pettegolezzi e le più svariate illazioni che si possono reperire in rete.
  • Casa Editrice. Non si capisce bene se esista un editore vero e proprio o se tutto sia autoprodotto. In ogni caso, tutta l’attività commerciale per la vendita dei prodotti promossi attraverso il sito è gestita dalla Casaleggio su mandato di Beppe Grillo, come specificato nelle condizioni di vendita on line.
  • Campagne e fund-raising. Fare “test” è importante. Le numerose iniziative lanciate in rete, con ricadute sui media tradizionali, hanno segnato un crescendo di partecipazione, che ha “marcato il territorio” con i temi più forti ribattuti sulla stampa e inseriti negli spettacoli.
  • Momentum. Il “momentum, lo spunto, l’evento. Segnano il punto di avvio di un processo o di un meccanismo, il momento dal quale sarà necessario meno sforzo per farlo andare verso l’obiettivo finale. In effetti di “momenti” nel sistema Beppe Grillo ce ne sono stati parecchi. Quello delle liste civiche sembra essere quello che prelude all’obiettivo più ambizioso: entrare nelle istituzioni.

Mettendo tutti questi fattori insieme, a mio giudizio, si intravede la presenza di un vero e proprio “Sistema Beppe Grillo“, con una precisa strategia sapientemente orchestrata da un gruppo di consulenti di ottima esperienza, che sfrutta al meglio le opportunità tecnologiche e sociologiche che offre internet in sinergia con i media tradizionali. Insomma un fragrante impasto di comunicazione, informazione e idee facili da vendere; non sentite anche voi profumo di Mulino Bianco?

Grillo, la politica dei Comuni (cittadini) ed il BIBBLOG

A questo punto, nonostante stessi con un precedente post cercando di inserire l’azione di Grillo in un approccio democratico diretto praticato ma non dichiarato, devo fare un bel passo indietro! Siamo alla politica dei Guru, altro che dei cittadini!

L’importante è che il pensiero rimanga UNICO. Il cittadino DEVE partecipare alla ripresa della vita politica nei comuni e con le liste civiche. Tutto il resto ha un bel marchio di infamia, una bella lettera scarlatta cucita sul petto.

Alla faccia della democrazia, il guru decide i criteri per concedere l’uso del proprio nome: non essere iscritti a nessun partito ed essere incensurati (che di per sè, non ha un chiaro significato giuridico…). Dopo un digiuno di meditazione nelle colline della Val di Vara, si saprà quali saranno gli altri criteri, che saranno pubblicati sul BIBBLOG. Per capire e giudicare, attenderemo. Intanto l’ANNUNZIO è stato dato e tutti pendiamo dalla tastiera.

Ad ogni Meetup, ogni gruppo è concessa la facoltà di trasformarsi in lista civica per le amministrazioni comunali. Liste che saranno autonome nella loro azione. Effettivamente non si capisce bene se solo i gruppi meetup o qualunque altro tipo gruppo possa ambire alla certificazione; certo però che la “Lista Grillo per Roma” farebbe un discreto effetto, soprattutto grazie all’enorme battage che la seguirebbe.

Comunque, proprio per evitare equivoci, le liste potranno chiamarsi come vogliono ed essere autonome nella loro azione. Addirittura, per soddisfare ogni esigenza politica, in ogni città ci potranno anche essere più liste. Immagino che lo stesso valga per i municipi delle grandi città.
Per modi, contenuti, stile ed altri aspetti secondari, l’equazione è questa:

Grillo=Berlusconi

E non è un bel paragone, né per l’uno, né per l’altro.

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Di seguito, qualche considerazione tratta da una lettera che ho inviato ad Eugenio Scalfari.

La vicenda del V-Day ha scatenato un dibattito che non mi sarei atteso. Non immaginavo che i media decidessero di portare in evidenza la vicenda che è il frutto di un lavorìo che Grillo sta conducendo da anni, con un’impennata un paio di anni fa, quando costituì la grande community virtuale degli amici di Beppe Grillo sparsi in tutto il mondo, e che si tengono in contatto fra loro utilizzando la stessa piattaforma tecnologica che ha usato tempo fa il Partito Democratico USA per alcune sue importanti attività (primarie, presidenziali, ecc.).

Tale piattaforma si chiama meetup.com e ne esiste una sezione interamente dedicata ai gruppi di Grillo che si raggiunge all’indirizzo http://beppegrillo.meetup.com/boards. La piattaforma poi, declina tutto un insieme di gruppi locali che raccolgono circa 20.000 iscritti su tutto il territorio. Ma, dato che ho dapprima fatto parte attivissima del gruppo di Roma e poi dopo due anni l’ho lasciato, posso dire che non è tutto oro quello che luccica. Vediamo qualche dato. La metà se non più di questi iscritti non partecipa da settimane o mesi alle discussioni on line, il che riduce a circa 10.000 persone, ripeto: sull’intero territorio nazionale e contando i gruppi all’estero, la “forza”. Di queste 10.000 presenze virtuali, la maggior parte (oltre il 75%) partecipa solo alle discussioni ed ai dibattiti on line. Siamo scesi a 2.500 potenziali attivisti, molto diluiti sul territorio e quindi con una presenza locale che, nei casi più fortunati, difficilmente supera le 30-40 persone. Praticamente nulla. Almeno se si considerano realtà come Roma, Napoli e Milano, che sono i casi più fortunati cui accennavo prima. Certo, si tratta di stime di massima, che possono risentire di eventi quali la presenza di Grillo per uno spettacolo o la grande kermesse di Bologna, ma di solito, dopo l’impennata, si assiste ad un’onda di riflusso che “azzera” il picco e torna nel trend. Qual è il trend? Perché la musica non cambia molto da quando ci sono stati i girotondi. Uno si iscrive al gruppo della sua città, inizia a partecipare on line al dibattito, scopre tante belle cose sull’informazione, sui gruppi di acquisto solidale, sull’energia (tutte cose che poteva sapera anche SENZA che ci fosse Grillo, dato che si tratta di informazioni che sono in rete da anni), va al primo incontro organizzato per conoscersi, si guarda un po’ intorno. Magari torna al secondo o partecipa a qualche conferenza, a qualche sit in, oppure porta un documento con qualche richiesta sui problemi locali all’assessore di turno, poi si scontra con il nulla: nessuno sa che senso ha quello che si sta facendo, in quale contesto si collocano le proprie azion e la propria partecipazione. L’importante è fare e denunciare a far emergere i problemi. Tutto lecito, ma ognuno, nel suo intimo si domanda: “ma a quale mulino sto portando l’acqua?” Ed ecco che la risposta standard è che non si è un partito, che si fanno le cose localmente, che ci si deve impegnare nelle liste civiche, che l’importante è fare qualcosa.

Insomma, un bluff di portata cosmica!