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Comunità LGBTQI: il Parlamento ascolti Francesco e Manuel

Francesco e Manuel

Ormai, care lettrici e cari lettori, dovreste saperlo. Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia sono in sciopero della fame dal 4 gennaio perché hanno deciso di dare questa voce alla loro protesta; la protesta di chi, contribuente e cittadino omosessuale, si vede negati diritti che sono considerati “ordinari” per le persone eterosessuali, evidentemente cittadini di Prima Classe.

Grazie ad un paziente lavoro di coordinamento che dura ormai da qualche mese, le principali associazioni dell’universo lgbtqi che operano in Italia, sia a livello nazionale, sia a livello locale, hanno sottoscritto l’appello che riporto e che spero chiunque legga approvi e faccia circolare il più possibile.

Francesco è fortemente determinato a non desistere e le sue condizioni di salute cominciano a destare serie preoccupazioni. Tanto che stanno valutando se Manuel non debba interrompere lo sciopero per prendersi cura di Francesco.

Nei giorni scorsi l’on. Bongiorno li ha contattati pregandoli di cessare l’iniziativa e anticipando che li avrebbe ricevuti a Roma per discutere del tema.
Non basta, pur ringraziando l’on. Bongiorno.

Al Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani

Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini

Ai Capigruppo del Senato della Repubblica

Ai Capigruppo della Camera dei Deputati

Al Presidente della 2^ Commissione Giustizia del Senato, Sen. Filippo Berselli

Al Presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, Sen. Pietro Marcenaro

Al Presidente della Commissione II Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno

Al Presidente della Commissione XII Affari Sociali della Camera dei Deputati On. Giuseppe Palumbo

In 20 paesi europei sono in vigore leggi che riconoscono, pur nella pluralità e nella differenza di istituti e strumenti civili, le coppie di persone dello stesso sesso e ad esse attribuiscono precisi diritti e doveri, analogamente a quanto è previsto per le coppe formate da persone di sesso diverso.

Nella Carta dei Diritti, parte integrante del Trattato di Lisbona, e in diversi atti ufficiali dell’Unione si sollecitano i paesi aderenti a non discriminare le coppie omosessuali e quindi a legiferare in materia.

Milioni di persone omosessuali, transessuali, trans gender, intersessuali in Italia si devono invece confrontare con un’umiliante indifferenza da parte delle istituzioni nazionali rispetto alla necessità che i loro amori, progetti di vita, diritti umani siano finalmente previsti nell’ordinamento.

Il movimento lgbti italiano, formato dalle persone che subiscono discriminazioni a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale, da decenni, attraverso grandi manifestazioni nazionali, iniziative, campagne sociali e culturali, ha tentato di far comprendere alla politica che in assenza di una legge, le coppie di persone lgbti sono consegnate a un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.

Dal 4 gennaio Francesco e Manuel, una coppia di ragazzi gay di Savona hanno iniziato uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al fatto che migliaia di coppie non sono tutelate dallo Stato italiano e non possono accedere a diritti e doveri che sono normali ed imprescindibili per tutti gli altri cittadini.

Il loro gesto segnala più di ogni altra cosa la situazione in cui siamo costretti a vivere ed esprime l’impossibilità per tutte e tutti noi di continuare a sopportare quello che è di fatto lo status di fantasmi sociali, ovvero la negazione del nostro diritto ad una vita serena, diritto che riteniamo ci appartenga pienamente in qualità di cittadine, cittadini e contribuenti di questo Stato, ma negato a causa dell’assenza dei necessari provvedimenti legislativi in questa materia.

Per tutte queste ragioni, facciamo appello alla vostra sensibilità e, quali rappresentanti di tutto il popolo italiano e dell’unità della nazione, vi chiediamo di superare quelli che per noi sono incomprensibili veti e pregiudizi e di dare un chiaro segnale di interesse avviando al presto nei rami del Parlamento una discussione che porti finalmente al riconoscimento della pari dignità e pari diritti per le persone e le coppie lgbti.

Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Crisalide PanGeneder, Associazione Lista Lesbica italiana, Associazione Trans Genere, Circolo Mario Mieli di Roma, Coordinamento Torino Pride, Famiglie Arcobaleno, Gay Roma.it,I Ken Onlus Napoli, Ireos Onlus Firenze, Liberamente NOI Roma, Mit, Nuova Proposta Roma, Open Mind Catania, Queer. Sel – Sinistra e Libertà Ecologia per la cultura differenze, 3 D – Democratici per pari Diritti e Pari Dignità di lesbiche, gay, bisessuali, trans*, Roma Rainbow Choir, Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Roma, Alessandra Brussato Mestre-Venezia, Associazione Renzo e Lucio di Lecco, Cristiana Alicata, Guido Allegrezza.

Pink Storm

Tempesta rosaCausa malattia infettiva, me ne sono dovuto stare buonino buonino per qualche settimana. Con un breve inciso, vorrei riconoscere alle strutture sanitarie nelle quali sono stato accolto e curato, nonché alle persone che lì operano, il merito di lavorare con competenza, passione e grande professionalità. Sto parlando del Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Eugenio e della 3^ divisione dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani (in particolare alla Dr.ssa Lucia Alba e  tutto lo staff che lì opera).

In questo periodo di forzata inattività mi sono tenuto lontano dal blog per evitare di affaticarmi troppo, ma ora che sto riprendendo i miei ritmi, ho deciso di affrontare un tema che proprio in questo periodo ha avuto larga eco nella disfunzionale comunità lgbt italiana. Il riferimento è all’insieme di eventi che si sono succeduti a partire dall’inchiesta di Gay.it su Arcigay, alla vicenda della sfiducia a Fabrizio Marrazzo, (notizia data con tempestività proprio da queste pagine) e agli ultimi sviluppi che vedono intrecciarsi goffi tentativi di censure (a nuove e clamorose dimissioni. Il tutto in vista del prossimo consiglio nazionale dell’associazione. Insomma, sembrerebbe arrivare una tempesta tinta di rosa…

Si tratta di una faccenda veramente spinosa, in cui emergono alcuni elementi di notevole criticità e dalla quale non sarà facile uscire.

  1. un progressivo degrado interno. Per quanto il vertice di Arcigay possa fare per reprimere il dissenso ed oscurare le notizie sulle sue vicende interne, i numerosi contatti personali permettono di avere un’idea un po’ meno paludata delle alterne storie. Il dissenso nei confronti della gestione Mancuso non sono nuovi e sono stati spesso evidenziati da più fonti. Quella che è oggettivamente l’associazione gay (anche se ormai la definizione è impropria dato che molti circoli sono lgbt) con il maggior numero di utenti iscritti e con una notevole diffusione territoriale, soffre in forma grave della non troppo rara sindrome di Adenoid Hynkel, che colpisce enti ed organizzazioni insofferenti alle forme di dissenso, vissuto come fastidioso malessere da tenere sotto controllo con mezzi spesso inutili e sproporzionati all’entità del fenomeno, in attesa della soluzione definitiva, consistente, di norma nell’eradicamento dei dissidenti. E’ noto che gli effetti di questi rimedi, alla lunga sono il progressivo disfacimento dell’ente e la sua trasformazione in soggetto tecnocratico, assolutamente autoreferenziato, impermeabile alle istanze dei sui stake holder ed incapace di orientare la gestione delle proprie dotazioni di risorse verso gli obiettivi statutari, propendendo gradualmente all’accumulazione.
  2. Ianus Bifrons (Giano Bifronte), ovvero del Cerchiobottismo. La principale fonte di proventi di Arcigay (66%) sono le quote associative (66%); il rimanente terzo è costituito  contributi pubblici e privati. Si noti che le quote associative riflettono un numero di soci che è dichiarato attorno ai 160.000. Un numero notevole, che ci piacerebbe fosse espressione di una comunità affiatata ed aggregata. Invece, essere socio Arcigay è l’unico modo per fruire dei servizi delle 64 associazioni ricreative affiliate circoli territoriali dell’Associazione. 56 di tali realtà locali sono palesemente indicati come saune o cruising, ovvero luoghi privati, in cui si trovano partner occasionali e impianti e strutture che facilitano la consumazione di rapporti sessuali fra uomini (non necessariamente tutti omosessuali). Tali luoghi, se non fossero circoli privati, in Italia non si potrebbero né aprire né esercire, dato che il sesso praticato in luogo pubblico è reato. E’ facile dunque arrivare ad una conclusione che darei quasi scontata: l’Arcigay è principalmente un sindacato che unisce 56 saune o cruising, attraverso i quali sono reclutati nella quasi totalità i 160.000 soci, dei quali l’Arcigay ha la piena rappresentanza come clienti di tali esercizi. Dunque, la sottile elucubrazione che vorrebbe far intendere che Arcigay è la più importante associazione lgbt vale solo se si fa un netto distinguo. Ovvero, è lecito affermare che Arcigay è la più grande associazione di utenti e gestori di infrastrutture destinate al consumo sessuale (con esclusione della prostituzione), ma non è né lecito, né fondato affermare che l’Arcigay è la più grande o la più importante associazione italiana che si impegna per i diritti della comunità lgbt.
    Ma è noto che spesso il possesso di ingenti quantità di danaro, ovvero la partecipazione ad un business plurimilionario, può essere facilmente confuso con l’importanza politica, secondo una logica piuttosto criticabile, secondo cui chi più ha, più conta.

Appare dunque piuttosto chiaro che la cosa che più conta in Arcigay è il controllo delle risorse economiche e la garanzia dello status quo per gli utenti delle associazioni affiliate ed i loro gestori . E qui dobbiamo necessariamente diventare cattivi. Lo status quo è il seguente: le associazioni affiliate godono di una serie di privilegi che vanno dalla semplificazione amministrativa, alla forfettizzazione fiscale, alla possibilità di operare in assenza di licenze commerciali, per finire con la pressoché totale assenza di controlli di carattere sanitario (salvi i casi di denuncia). Orbene, considerando diversi fattori, non ultimo quella del diritto di ciascuno di noi a frequentare luoghi dove i rischi sanitari siano minimi, Arcigay adempirebbe i suoi “obblighi morali” nei confronti dei suoi soci se si battesse per il riconoscimento di esercire come luoghi pubblici saune e cruising, sottoponendoli ai controlli sanitari e all’ordinaria amministrazione contabile e fiscale. Oppure, almeno, che imponesse delle linee guida e dei requisiti di gestione alle associazioni affiliate ne curasse la verifica periodica, così da assicurare  alle decine di migliaia di utenti la possibilità di frequentare luoghi provvisti delle basilari garanzie sanitarie.

Ecco, se dovessi dare un suggerimento ad Arcigay, gli direi di mettere all’ordine del giorno proprio questo aspetto e di dargli una precisa risposta pratica. Ma non credo che questo suggerimento possa essere preso in considerazione, proprio perché fino ad oggi Arcigay è stata incapace di dare una soluzione convincente al dualismo che la caratterizza, piuttosto chiudendosi a ricco a difesa delle risorse, invece che individuare nuove e necessarie vie di sviluppo della sua attività e del suo ruolo.

2° Congresso di Certi Diritti

Sabato 14 marzo, per tutta la giornata, si terrà a Bologna, presso l’Hotel Europa (Via Boldrini) il 2° Congresso nazionale dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Al Congresso parteciperanno, tra gli altri:

  • Marco Beltrandi, deputato radicale del Pd;
  • Marco Perduca, Senatore radicale del Pd;
  • Paola Concia, deputata del Pd;
  • Aurelio Mancuso, Segretario Nazionale di Arcigay;
  • Franco Grillini, già deputato, Direttore di Gaynews;
  • Pia Covre, Presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute;
  • Leila Deianis, Presidente Libellula Azione Trans;
  • Marcella Di Folco, Presidente del Movimento italiano transessuali;
  • Daniele Gosti, Segretario Associazione Rosa Arcobaleno;
  • Alessio De Giorgi, Direttore di gay.it;
  • Felix Cossolo, Direttore di Gayclubbing;
  • Mario Cirrito, Direttore editoriale di Babilonia;
  • Enrico Oliari, Presidente di GayLib;
  • Giuliano Federico, Direttore di Gay.tv;
  • Renato Sabbadini, Segretario Generale dell’Ilga World (International Lesbian and Gay Association).

I lavori, presieduti da Enzo Cucco, esponente storico del movimento lgbt, inizieranno alle ore 9.30 con le relazioni della Presidente Clara Comelli, del Segretario, Sergio Rovasio, e della Tesoriera Roni Guetta. A seguire si svolgeranno le seguenti relazioni tematiche su:

  • Campagna di Affermazione Civile finalizzata al matrimonio gay, Prof. Francesco Bilotta;
  • Terapie Riparative: le false illusioni dei fondamentalisti, Gianmario Felicetti;
  • Diritti Civili in Europa: la grave situazione italiana, Ottavio Marzocchi;
  • La Riforma del Diritto di famiglia: la nostra proposta, Guido Allegrezza;
  • Iniziative universitarie di Certi Diritti, Giovanni Bastianelli;
  • Riconoscimento dello status di rifugiato a vittime di persecuzioni causa orientamento sessuale, Dott. Andrea Mimeci.

Ore 13 a cura di Guido Allegrezza: Cerimonia di consegna del Premio BoaRosa, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Ministro degli Esteri Franco Frattini per il loro impegno contro le discriminazioni e per aver sostenuto la proposta francese di depenalizzazione dell’omosessualità all’Onu.

Ore 13.30 – 15 pausa pranzo.

Ore 15-19: dibattito generale; a seguire votazione mozione congressuale, elezione nuovi organi dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Ore 19 Anteprima proiezione estratto del documentario “Over the Rainbow”, di Maria Martinelli e Simona Cocuzza. Conflitti, delusioni, e speranze di una coppia lesbica italiana che non si nasconde e che rivendica il desiderio della maternità, in viaggio obbligato all’estero per raggiungere i propri sogni. Saranno presenti le protagoniste e la regista del documentario.

Un fiore per Domenico, Pierrick ed Ethan

Una ninfea, dedicata a Domenico, Pierrick ed Ethan

Una ninfea, dedicata a Domenico, Pierrick ed Ethan

Il sangue torna a riscaldare. Non meno di un paio di giorni per razionalizzare e aspettare svanisse che il gelo che mi ha preso per la morte di quella che possiamo considerare la prima famiglia arcobaleno vittima ufficiale di un doppio disastro, umano e tragico, mediatico e meschino.

A Domenico Riso, a Pierrick Charilas ed al figlioletto Ethan un pensiero affettuoso, personale, intimo e commosso. Loro adesso non hanno più di bisogno di altro. Hanno trovato una pace definitiva ed un’eternità, che probabilmente in questo mondo avrebbero faticato a costruire. Il loro progetto di vita, la loro affettività, il loro amore si sono dissolti nel fuoco di quell’aereo maledetto.

A noi restano solo il ricordo, un dovere ed una missione da compiere. Mi duole se le famiglie di origine di Domenico e Pierrick avranno da ridire e tutto il loro da fare per affannarsi a mascherare quella che per chi la vuole vedere è una realtà semplice e cristallina: un’intera famiglia formata da due papà e dal loro bambino non c’è più.

E su questo fatto, lapalissiano e brillante più del fuoco che ha cancellato quelle tre e altre vite, si scatenata l’abitudine tutta italiana all’ipocrisia. Ormai, nella blogosfera soprattutto di matrice lgbt ovviamente, Domenico, Pierrick ed Ethan stanno diventando dei martiri. Non dell’incidente, ma della più eclatante ed imbarazzante forma di omofobia che tutto il sistema mediatico italiano (e sembrerebbe anche francese) sia capace di mettere in campo: il silenzio. Non se ne deve parlare, erano solo amici.

E su questo allora che si devono concentrare i nostri sforzi: animare questo silenzio, ridare a Domenico, Pierrick ed Ethan la voce del loro amore. Celebrarlo per loro, per noi, per rendere migliore questa società che puzza di muffa, incapace di muoversi verso il futuro.

Aurelio Mancuso, Presidente di Arcigay ha mandato a molti esponenti glbt una lettera, alla quale sono contento di dare rilievo, anche perché mi sembra inaugurare una posizione che spero feconda e foriera di grandi cambiamenti nel movimento. Eccola, integrale, e a seguire le mie considerazioni.

Alcun* di noi hanno inviato un comunicato incazzato sulla vicenda Domenico Riso, ma davvero è sufficiente un comunicato? Davvero dopo un’estate di violenze e discriminazioni su trans, gay, lesbiche ci possiamo limitare a questo?

Dovremo aspettare il prossimo Pride per arrabbiarci?

Io credo che la msura sia colma da tempo e questa vicenda di Domenico è se possibile la più emblematica! Si è voluto deliberatamente cancellare la sua vita (unica eccezione il Corriere della Sera) e si persevera, perché i servizi tv di stasera hanno semplicemente cancellato Domenico.

Allora possiamo continuare a guardare inermi?

Vi chiedo, al di là delle nostre differenti opinioni ed appartenenze è possibile dare un segnale forte in questi giorni tutte e tutti insieme? Oppure solo a me pare che se facciamo passare anche questa tra poco non avremo più la forza di reagire davvero a nulla?

Faccio una proposta semplice e diretta: il giorno dei funerali di Domenico in ogni città capoluogo di regione (ovvero dove ci sono le sedi regionali della Rai) e poi davanti alle sedi nazionali di Mediaset, la7, Repubblica, La Stampa, Il Giorno, e cosi via possiamo fare dei picchietti di protesta? (poi sui dettagli ci possiamo mettere naturalmente d’accordo)
Lo so che è estate e la gente è ancora via, ma riusciamo lo stesso a mobilitarci? Io penso che se lo vogliamo sì lo possiamo fare! E dovremmo davvero farlo, senza tante inutili domande e prudenze.
Sarebbe un segnale forte e diretto.

Non ho altro da dire, se non trasmettervi una personale rabbia, che al limite sfogherò andando anche da solo davanti ad una sede Rai o Mediaset a manifestare contro questa cappa che è calata sulle nostre vite.

Non credo che riusciremo ad ottenere mobilitazione e sarei pessimista anche sulla possibilità che qualcuno dia voce alla nostra presenza. Però non mi sento di dire no alla proposta di Aurelio. Anche se vorrei che facessimo di più. Credo che in primo luogo spetti a Famiglie Arcobaleno fare una mossa semplice: dedicare la loro associazione alla memoria di Domenico, Pierrick ed Ethan.

Poi sarebbe opportuno che sul web rimanesse una traccia indelebile del loro amore e della solidarietà della comunità glbt mondiale. Forse sarebbe bene metter su blog o pagine in memoria (come questa, che ho curato io), oppure anche un posto dove chiunque lo voglia possa lasciare un fiore, una frase, un video dedicati a loro. E poi ci sarebbe anche qualche altra cosa da fare, nella vita reale. E penso alla possibilità di ricordarli quando facciamo delle manifestazioni pubbliche, dedicando loro un minuto di silenzio, oppure proprio per marcare una differenza, scegliere una canzone (magari quella che cantò Elton John ai funerali di Lady D) e cantarla quando facciamo delle manifestazioni.

ULTIM’ORA. Repubblica ha pubblicato un articolo squallido su questa faccenda, mischiando ignobilmente sessualità, affettività ed amore, con il risultato di produrre un imbevibile frullato di luoghi comuni ed imbarazzante cretineria. Ha risposto a tono, come al solito sintetica (invidia!), chiara e graffiante Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno, insieme ad AGEDO. Ecco la lettera:

Gentile Signore Merlo,
ho letto il suo articolo su Repubblica e sono colpita di vedere fino a che punto lei non riesce a capire l’indignazione del movimento LGBT sul silenzio e la negazione della vita affettiva e familiare di Domenico Riso.
Certo che “la sessualità è un dettaglio insignificante in questa tragedia”. Ma nello stesso modo in cui le altre vittime hanno potuto essere riconosciuti come mariti, moglie, compagni, fidanzate, padri o madri (e come vede non parliamo di sessualità ma di relazioni d’amore fondamentali, parliamo di cuore, d’impegni assunti, di progetti di vita, purtroppo spezzati ormai dalla tragedia), perché, mi risponda per favore, perché Domenico e il suo compagno e il bambino che crescevano insieme, non hanno potuto godere (tranne rarissime eccezioni), dello stesso semplice, naturale rispetto : riconoscere loro la forza del loro impegno reciproco, la realtà semplice e naturale della loro relazione di coppia, il loro semplice e naturale impegno verso il bambino che amavano e crescevano ?
Ma di quale sessualità sta parlando ?
Non è arcigay, ne tanto meno le altre associazioni che protestano per salvaguardare la dignità e la realtà della loro famiglia, a essere ossessionati dal sesso. Quello, ed ha ragione, è un affare privato che ognuno gestisce come può.
Noi non ci battiamo per potere vivere la nostra sessualità, che è oggi la cosa forse più facile da realizzare, ci battiamo per dare dignità, verità e realtà alle nostre famiglie, alle nostre coppie, alle nostre persone nella verità delle relazioni che costruiamo.
è di quello che parliamo quando chiediamo chiarezza e verità. Solo di quello, e certo non di sesso che sembra essere un’ossessione tutta vostra.

Se dovessi morire domani, vorrei che si piangesse la mia compagna da 26 anni, vorrei che si piangesse sul dolore di mia figlia che avrà perso una delle sue madri ; se dovessimo morire tutte e tre domani, vorrei e chiedo che si desse dignità alla mia famiglia, all’amore che abbiamo costruito in quegli anni, all’impegno che ci mettiamo giorno per giorno per vivere serene e felici.
Non parlate di sesso, per favore, questo è un affare privato che riguarda solo me e la mia compagna.

Navona Pride!

//www.chiamaroma.itUlteriori aggiornamenti qui.

Bene bene, alla fine al decisione è presa: il corteo del Roma Pride sfilerà fino a Piazza Navona. Vado ad intuito sul percorso, ma mi sembra una degna conclusione, che permetterà al corteo di passare davanti ad alcuni importanti palazzi del Potere: l’Altare della Patria (piazza Venezia), Palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi), il Senato. Il corteo non mancherà di fare mostra di civiltà, ma anche di dare segnali importanti di dissenso rispetto ai recenti fatti sull’assegnazione della piazza, di appelli ai più alti livelli istituzionali, di appartenenza.

Qui di seguito alcuni importanti lanci di agenzia che esprimono appelli politici per chiamare a raccolta quante più persone possibili alla manifestazione:

  • Aurelio Macuso, presidente Aricgay: Un cerotto sulla bocca quando il corteo del Gay Pride di Milano giungerà a piazza Duomo. Sarà contestata così «la volontà da parte delle gerarchie cattoliche e di una parte consistente della politica di ricacciare il movimento lgbt nella clandestinità sociale». «A Milano il corteo sfilerà per le vie del centro, così come concordato da tempo e si concluderà in piazza Castello. Quando il corteo giungerà a piazza Duomo si spegneranno la musica e le voci e nel silenzio assoluto s’indosserà un cerotto sulla bocca»
  • Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista: «Invito a partecipare al Gay Pride di Roma tutti coloro che ancora credono nella scuola laica e pubblica». «il corteo sarà un conforto per tutti gli adolescenti gay, lesbiche e trans troppo spesso criminalizzati durante l’ora di religione o che frequentano scuole private cattoliche purtroppo finanziate anche con i soldi della nostra comunità»
  • Andrea Maccarrone, in una lettera al Presidente Napolitano: “chieda alle autorità competenti di riconsiderare il divieto di concludere il Romapride 2008 in piazza San Giovanni”. Mi sento un «cittadino di seconda classe», la decisione di vietare piazza San Giovanni è «un fatto molto grave, che mette a rischio la stessa tenuta democratica del Paese e costituisce un ulteriore passo dell’Italia verso un clima di oppressione». «Non credo sia mai accaduto che per un evento culturale (il concerto nella chiesa di San Giovanni) si limiti così pesantemente una libera manifestazione. Un precedente pericoloso che colpisce una comunità, quella glbt, già vittima di insicurezza, discriminazioni, aggressioni, violenze verbali e fisiche». Questo fatto va a mettere Roma «nel novero delle città omofobe e razziste, come Mosca, Varsavia e i regimi repressivi del mondo, dove i Pride sono impediti».
  • Elettra Deiana, esponente del Prc: «Con Alemanno è tornata la Roma dei papi». Annunciando la sua partecipazione al Gay Pride, esprime preoccupazione per la decisione presa dal Comitato per la sicurezza di confermare il diniego a concedere piazza San Giovanni al corteo. “Il pride è un appuntamento programmato da tempo. Le ragioni addotte sono pretestuose, tant’ è che gli organizzatori della manifestazione avevano dato ampia disponibilità a rivedere gli orari di chiusura del corteo in modo da non creare sovrapposizioni con l’iniziativa religiosa all’interno della basilica. L’insofferenza nei confronti delle diversità e in particolar modo verso il gay pride, dimostrata da Alemanno subito dopo la sua elezione, produce oggi i suoi effetti. Quanto accaduto è grave e contrasta la storia democratica delle istituzioni capitoline e la vocazione di libertà e di accoglienza di Roma e dei romani”
  • Ivano Peduzzi, gruppo del Prc alla Regione Lazio: “Saremo in piazza sabato prossimo per difendere i diritti delle persone gay, lesbiche e trans contro ogni forma di discriminazione e omofobia e per un’effettiva parità che solo uno Stato laico può garantire”. «Come ogni anno il Gay Pride sarà una grande manifestazione popolare, un’occasione di impegno civile e sociale per rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono il pieno riconoscimento dei diritti della comunità omosessuale e l’allargamento delle libertà civili. Una manifestazione che metterà al centro anche il valore della laicità dello Stato che in un paese come il nostro stenta ad affermarsi pienamente”
  • Massimiliano Smeriglio, segretario della federazione romana del Prc: “Dopo giornate di confronti serrati, ad oggi arriva la decisione ufficiale della Prefettura e della Questura di non concedere la piazza di San Giovanni per la conclusione del gay pride di sabato. Per noi il divieto appare incomprensibile, tanto più che risuona fortissimo il silenzio e l’indifferenza del Comune di Roma. Ricordiamo poi che lo scorso anno la chiusura del pride a San Giovanni non ha creato nessun tipo di problema, né di disordine pubblico”. “La federazione romana del Prc invita tutti i cittadini romani a mobilitarsi al massimo, rispondendo così, con la partecipazione numerosa, a chi vorrebbe mettere a tacere o marginalizzare la pacifica manifestazione e rivendicazione di pari diritti per tutti”.
  • Paola Concia, parlamentare del Pd: «Si sta creando un caso attorno un evento che ha tutta un’altra mission», una manifestazione «pacifica, inclusiva, allegra a cui partecipano omosessuali ma anche etero, famiglie, bambini». Registrando la puntata di «E la nave va» (Ecotv, Sky 906), parla anche di timori per possibili episodi di violenza contro il Gay Pride, sabato a Roma. C’è il rischio di episodi sgradevoli? «Ovviamente, timore c’è. Il clima non è bello. Anche per questo ho fatto un appello a chi partecipa al Gay Pride perchè si dimostri in prima fila che vogliamo Roma città aperta». «È chiaro però che se tu crei attorno al gay pride dei sentimenti di chiusura, di negatività dai la possibilità, a chi è già pronto, di fare cose contro questa manifestazione». In questo senso, «gli atti che ci sono stati in quest’ultimo periodo a Roma contro gli omosessuali -conclude Concia- sono gesti che nascono da un clima di chiusura creato dal governo»
  • Israele, Gerusalemme: un gruppo di deputati israeliani, in gran parte religiosi, chiede di vietare per legge lo svolgimento del gay pride a Gerusalemme. Il gruppo ha firmato una petizione indirizzata al presidente della commissione Legge e Giustizia, Menahem Ben Sasson, esortandolo ad accelerare l’iter dell’emendamento, fermo da quasi un anno. Eliyahu Gabbay. deputato del Partito Nazional Religioso-Unione Nazionale ha accusato Sassoon di comportamento «inaccettabile» e «antidemocratico». Il gruppo ha anche anticipato che contro il gay pride a Gerusalemme verranno organizzate dieci manifestazioni di massa nello stesso giorno. Alla polizia verrà anche chiesto di vietare la manifestazione, per motivi di ordine pubblico.
  • Giovanardi e Imma Battaglia: a Otto e Mezzo, in onda il 6 giugno su La7 alle 20:30