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SEL, Testimoni di Civiltà

Sinistra Ecologia Libertà per le Elezioni regionali 2010

Queer.SEL Lazio ha chiesto ai candidati di Sinistra Ecologia Libertà del Lazio di sottoscrivere il documento Testimoni di Civiltà, con il quale si chiede loro un impegno programmatico preciso a favore delle persone LGBTQI, non solo in caso di vittoria.

Qui di seguito il documento che, ad oggi è stato sottoscritto da: Luigi Nieri, Gaia Pallottino, Saverio Aversa, Adelia Danese, Vincenzo G. Fiore, Luca Sappino, Rosa Mendes, Mattia Ciampicacigli, Adriana Cremonese, Giovanna Indiretto, Yewhanis Abbai, Alessandra Tibaldi, Giovanni Russo, Stefano Ciccone, Maria Rita Manzo, Marco Possanzini, Domenico Di Marco, Paolo CocuRoccia, Stefania Nichinonni, Valentina Mercuri, Francesca Cocco, Alessandro Cucchi, Mario Cocco, Gemma Azuni, Stefania Ciccomartino, Enrico Luciani.

Sinistra Ecologia Libertà

Testimoni di Civiltà

Noi, Candidate e Candidati nelle liste di Sinistra Ecologia Libertà alle Elezioni Regionali del Lazio 2010, siamo consapevoli che l’azione politica di una formazione come Sinistra Ecologia Libertà, deve essere rivolta ad intercettare e dare risposte ai bisogni di tutte le cittadine ed i cittadini che non godono di pari diritti pur essendo sancita, nel nostro paese, l’uguaglianza formale di tutti e tutte. Fra costoro riteniamo del tutto particolare la posizione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali alle quali indipendentemente dal loro credo religioso, dalla loro provenienza, dalla loro condizione sociale e sulla base di odiosi pregiudizi è negato l’accesso a diritti e tutele indispensabili per garantire una parità sostanziale e il diritto a progettare e realizzare un futuro.

Assumiamo dunque, quali Testimoni di Civiltà, questi impegni rispetto ai punti programmativi qui esposti:

  • operare affinché il nuovo Consiglio Regionale e la nuova Giunta Regionale del Lazio li traducano in concreti atti e provvedimenti
  • promuovere durante la campagna elettorale la loro diffusione e la loro discussione
  • inserirli nell’agenda politica ed istituzionale di Sinistra Ecologia Libertà anche dopo la conclusione delle elezioni

Alla Regione Lazio per le Persone LGBTQI

LGBTQI. Un acronimo che individua un gruppo sociale oggetto di discriminazioni o forme di violenza a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. L sta per lesbiche, G sta per gay, B sta per bisessuali, T sta per transessuali e transgender, Q sta per queer, I sta per intersessuali. Tutte persone che hanno una “cittadinanza dimezzata”, perché non possono accedere agli stessi diritti degli altri. Non si possono sposare, non possono adottare figli, non possono unirsi civilmente, con tutto ciò che ne consegue rispetto alla sanità, al lavoro, all’abitazione. Si pensa erroneamente che siano persone in qualche modo “privilegiate” che hanno una capacità di spesa più alta degli altri. Ma non è così. Si tratta di persone che in prevalenza vivono la stessa vita delle persone eterosessuali, aggravata però dalla discriminazione, da uno stigma sociale spesso insostenibile e da forme subdole e diffuse di violenza non solo fisica o verbale.

Molti di questi problemi richiedono un deciso intervento del Parlamento, ma la Regione può e deve intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone LGBTQI. In particolare, Sinistra Ecologia e Libertà si propone di attuare queste soluzioni:

  • costituire un gruppo di lavoro presso il Consiglio o la Giunta regionale che sviluppi un rapporto di dialogo e di confronto costante tra le strutture e gli enti regionali e l’universo LGBTQI.
  • migliorare i servizi di assistenza e di prevenzione relativi alle malattie sessualmente trasmissibili. Un particolare riguardo va riservato alle persone sieropositive all’HIV o malate di AIDS, per le quali vanno migliorate le strutture ospedaliere, l’assistenza domiciliare e gli altri servizi sociali.
  • attuare la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro per tutto il personale della regione, delle istituzioni e degli enti ad essa collegati (attuazione del D.LGS 216/03 e della Direttiva 2000/78/CE).
  • adottare una legge regionale contro l’omofobia e le discriminazioni, che dia attuazione alla mozione approvata a settembre, in attesa che il Parlamento affronti e risolva la questione. Gli interventi riguarderanno la formazione degli operatori pubblici, l’informazione nelle scuole e campagne locali in collaborazione con le associazioni, la costituzione di un ufficio di studio ed un osservatorio multidisciplinari e permanenti sulle discriminazioni e la violenza motivata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. In particolare saranno oggetto di specifici interventi le forme di bullismo omo-trans fobico, l’educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
  • attivare una casa di accoglienza e strutture di assistenza per le persone transessuali che sono oggetto di tratta o di sfruttamento per consentire loro di sfuggire ad un destino drammatico di violenza, da inserire in uno specifico piano di intervento regionale per il sostegno delle persone transessuali -Commissione per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa CommDH/IssuePaper(2009)2, luglio 2009-.
  • garantire la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere
  • costituire un dipartimento della sanità per le persone intersessuali. Le persone intersessuali sono definite tali perché alla nascita presentano caratteri sessuali primari non perfettamente definiti, ovvero hanno caratteristiche genetiche particolari, che determinano ambiguità nella definizione del genere sessuale. Queste persone, in molti casi subiscono interventi di attribuzione chirurgica del sesso, senza tener conto che tale attribuzione potrebbe non essere coerente con lo sviluppo del bambino, determinando una forma grave di violenza e di condizionamento. Per questo motivo, è necessario costituire un dipartimento di riferimento per questo tipo di casistiche, specializzato e multidisciplinare che possa sostenere ed indirizzare il personale medico e seguire questi bambini fino al momento della scelta e dell’attuazione della soluzione più coerente rispetto alle caratteristiche fisiologiche, genetiche e psicologiche.
  • socializzare la memoria storica delle persone LGBTQI che furono perseguitate durante i totalitarismi, sia attraverso la costruzione di un monumento ad esse dedicato, sia attraverso la promozione e l’organizzazione di iniziative culturali collegate al tema della memoria e della violazione dei diritti delle persone LGBTQI anche nel presente.

Una legge regionale contro le discriminazioni

Una gran parte dei predetti interventi può trovare applicazione anche all’interno di una legge quadro regionale dedicata proprio al tema dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere che perseguirà questi obiettivi:

  • Libertà di espressione: garantire l’autodeterminazione in tema di orientamento sessuale e di identità di genere, per superare le discriminazione a questi collegate. garantire parità di condizioni agli interventi e ai servizi compresi nella competenza legislativa regionale; estensione della competenza del difensore civico ai casi di discriminazioni motivate da orientamento sessuale o identità di genere.
  • Lavoro, impresa, formazione ed integrazione sociale: rimuovere le discriminazioni relative all’accesso al lavoro, anche favorendo l’inserimento e la formazione per le persone discriminate; promuovere lo sviluppo di una cultura professionale correlata all’acquisizione positiva dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere; dando attuazione alla normativa comunitaria per quanto di competenza regionale coinvolgendo le associazioni rappresentative; promuovere l’adozione da parte dei dipendenti delle amministrazioni di linguaggi e comportamenti ispirati alla considerazione e rispetto per ogni orientamento sessuale e identità di genere, intervenendo con attività di formazione del proprio personale; assicurare parità d’accesso ai servizi pubblici e privati e alle prestazioni erogate; riconoscere il diritto all’abitazione alle persone e alle famiglie, per rimuovere le cause che determinano disuguaglianze e disagio.
  • Sanità ed assistenza: garantire che siano le persone designate dal paziente a prestare assistenza in ogni fase della degenza, indipendentemente dai legami di parentela legale; le aziende sanitarie locali devono assicurare interventi di informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli alla libertà di scelta ed espressione circa l’orientamento sessuale o l’identità di genere.
  • Informazione e cultura: assicurare il monitoraggio dei contenuti della programmazione televisiva e radiofonica rispetto alla pari dignità riconosciuta agli orientamenti sessuali e all’identità di genere; assicurare spazi di informazione ed espressione su questi temi; promuovere attività culturali, turistiche e commerciali aperte ai diversi stili di vita per superare le discriminazioni nei pubblici esercizi e nei servizi turistici e commerciali, promuovere il confronto culturale sulle tematiche familiari per favorire l’eguaglianza di opportunità nell’assunzione del ruolo e della responsabilità genitoriali; attivare campagne di comunicazione per accrescere l’attenzione su questi temi per fornire tutte le informazioni utili e necessarie per la tutela dei diritti in tema di parità di trattamento e contro ogni forma di discriminazione.

Famiglia, una realtà plurale

La famiglia che nasce col matrimonio costituisce ormai solo una frazione dell’universo dei rapporti affettivi che legano le persone. Alla diminuzione costante del numero di matrimoni, corrisponde un numero crescente di coppie di fatto. Coppie che si vanno formando anche fra persone dello stesso sesso, sopratutto nelle realtà metropolitane, e che hanno figli. Si pensi che il numero di bambini nati fuori del matrimonio si avvia a superare il 15%, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa. Così come aumentano unioni e matrimoni nei quali almeno uno dei due è straniero.

La Regione Lazio, nella quale sussiste una delle maggiori realtà metropolitane italiane non può ignorare la rilevanza di questo fenomeno e deve dunque adoperarsi per sostenere non la famiglia, ma LE FAMIGLIE. Partendo dall’evoluzione del concetto giuridico di famiglia anagrafica e di nucleo familiare come descritti dall’art. 4 del DPR 223/1989 e dalla loro rilevanza fiscale confermata dal Consiglio di Stato (sentenza 770/94) e dal Ministero dell’Interno (circolare 5/95) si deve prevedere l’equiparazione di tutte le forme di famiglie per sostenere economicamente, ad esempio, le famiglie bisognose (coerentemente con le condizioni di reddito, di numerosità del nucleo familiare ed altre situazioni di svantaggio).

AIDS. I convitati di pietra

Fi(n)occhi al Gianicolo

AIDS, convitati di pietra

1° dicembre 2008, XXI Giornata mondiale della lotta contro l’AIDS. Un’occasione che sembra ormai essere diventata un grande festival.
Per le società farmaceutiche, che accumulano profitti stratosferici.
Per gli istituti di ricerca, che da più di vent’anni godono di finanziamenti che fanno impallidire.
Per le associazioni, che si adoperano per assistere chi è già malato o per fare prevenzione.
Per chi si appunta il fiocchetto rosso sulla giacca e si mette a posto la coscienza.
Per chi “io quelle cose lì non le prendo perché faccio attenzione“, ma non si rende conto che con le malattie trasmesse per via sessuale le parole magiche per donne, uomini, transessuali e transgender sono sempre e comunque preservativo e lubrificante e igiene.
La sagra planetaria dispensa qualche ora di gloria a personaggi che torneranno nell’oblio quando i riflettori si spegneranno. Il grande circo mediatico si riaccende ogni anno, indifferente al suo convitato di pietra, il sieropositivo, anche lui puntualmente relegato allo stesso oblio.
Un convitato di pietra che ha milioni di facce, sieropositivi senza saperlo, sieropositivi consapevoli, sieropositivi che fanno finta di niente, sieropositivi che non sanno di esserlo e non sanno che significa, sieropositivi che non si potranno curare perché non si possono permettere i farmaci, sieropositivi ormai malati con un sistema immunitario che non funziona più, incapace di difendere l’organismo dagli assalti di virus, batteri e forme tumorali e degenerative che portano alla morte.
Paradossalmente, infatti, quasi tutta l’attenzione si concentra sulla prevenzione individuale, sulla ricerca dei vaccini e sulle sofferenze di chi è già aggredito dalle patologie collegate al virus HIV. Loro, i sieropositivi, per la stragrande maggioranza eterosessuali, sono il coro muto. Quelli che nel mondo ricco e progredito passeranno la vita, tutta la vita, con due appuntamenti quotidiani fatti di pillole e poi, a lottare fino alla fine in un corpo che non sarà più capace di combattere. E quelli, assai più numerosi, che nel mondo povero e meno progredito non avranno cure, assistenza, prevenzione. E pensare che sono proprio i sieropositivi che alimentano con le terapie preventive il grande giro di affari delle farmaceutiche.
La loro è una dimensione di sofferenza individuale, privata, spesso nascosta, fatta di ansie e di disagio che appartiene solo a chi è veramente in prima linea contro l’AIDS e ai pochi che di solito “lo sanno”.
Per i sieropositivi non ci sono campagne di sensibilizzazione, non esistono pubblicazioni divulgative che non siano segrete, recapitate in busta anonima. Una volta all’anno le pagine mediche, scientifiche e di attualità di giornali e tv si illuminano per parlare farmaci miracolosi, terapie innovative e vaccini che nonostante vent’anni di investimenti e ricerche non arrivano mai. Un marketing della malattia, che accende le speranze e fa rispolverare progetti di affettività che non troveranno, invece, concretezza. Perché dal 2 dicembre i riflettori si spegneranno e “non è un mio problema“.
Dunque, non bisogna mai dimenticare che esistono anche i sieropositivi, persone come tutte le altre, dall’Artico alla Terra del fuoco, che hanno diritto ad avere una vita affettiva e sentimentale e che per nessuna ragione possono essere discriminati né nelle loro relazioni sociali, né nelle loro famiglie, né nei luoghi dove lavorano. Per essi va costruita una rete sociale fatta di lotta ai pregiudizi, di beni e servizi specifici, di sostegno, di accoglienza. Un’intelaiatura che aiuti i sieropositivi a trovare ed esprimere consapevolezza, coraggio ed impegno per conquistare autodeterminazione ed essere testimoni orgogliosi di un’affettività ed una sessualità ritrovate e liberate, contro tutti i poteri che le vorrebbero luoghi impuri, privati ed oscuri, su cui stendere non un pietoso velo, ma una cortina di pregiudizio ed ipocrisia in barba alla laicità e al ruolo dello Stato.
E se questo è difficile nelle nazioni più progredite, in quelle che vivono un disagio economico e sociale profondo come l’Africa, diventa quasi impossibile. Dove accanto ai programmi di prevenzione fatti di informazione, educazione all’uso del preservativo e alla loro distribuzione gratuita su larga scala, i governi dovrebbero impegnarsi per assicurare interventi adeguati a cura, sostengo materiale, psicologio e sociale dei sieropositivi anche contando sulla solidarietà dei paesi più economicamente progrediti.
Quindi, indossiamo pure i fiocchetti rossi, andiamo alle celebrazioni, partecipiamo agli eventi, ma non ci dimentichiamo che sieropositivi e malati non spariscono ed hanno sempre bisogno di noi.

Fi(n)occhi al Gianicolo

Anche BOAROSA sostiene le iniziative del 1° dicembre, contro l’AIDS

In occasione della XXI giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, BOAROSA fa indossare agli eroi del Risorgimento italiano  il fiocco rosso che simboleggia il sostegno alle iniziative per la prevenzione della diffusione del virus HIV e per le cure e l’assistenza a malati e sieropositivi.

In una mattinata fredda, tra gli sguardi incuriositi dei pochi passanti, le statue degli eroi di altri tempi hanno indossato orgogliose il simbolo della lotta contro l’HIV e, con il loro silenzio, hanno reso la loro testimonianza, al limite tra l’impresa goliardica e l’installazione di arte.

Una decina di persone, appartenenti al mondo GLBT romano, si sono viste alle sette di stamattina e, armati di un nastro rosso, hanno messo al collo delle statue del Gianicolo il fiocco simobolo del World AIDS Day.

Un approccio diverso ai problemi, che non mira a sdrammatizzare o sminuire, ma che cerca nelle risorse della creatività un dialogo più diretto con l’intelligenza e le energia diffuse tra i mille volti della
gente che normalmente si occupa solo dei propri problemi.

“E’ un modo di lasciare un segno nella vita quotidiana” ha dichiarato uno degli appartenenti al gruppo “Di temi importanti come l’HIV non si può parlare solo nei convegni, magari sponsorizzati da case
farmaceutiche che negano i farmaci ai paesi più poveri e che si arricchiscono grazie alle convenzioni con i vari sistemi sanitari nazionali”

“BOAROSA” ha continuato un altro degli attivisti “ha deciso questa iniziativa per dire una cosa semplice: non è vero che non è un mio problema. Pensiamo che tutti debbano ricordarsi di quello che sta succedendo e che non ci si possa limitare ad appuntarsi un fiocchetto sulla giacca una volta all’anno. Vedendo tutte queste statue con il loro fiocco al collo, ognuno troverà il proprio significato. E’ il nostro modo, decisamente queer, di entrare nei problemi”

BOAROSA, entità-oggetto, contemporaneamente maschio, femmina e tutto quel che ci passa in mezzo, si avvicina più alla mitologia che alla storia. BOAROSA è contemporaneamente ragione ed istinto, non esiste, ma lascia tracce di sé sulla rete, in città, nella memoria di coloro che ci entrano in contatto. Oltre le categorie di animale, minerale e vegetale, BOAROSA è principalmente pensiero e idea.

BOAROSA ha una visione della politica in cui si intrecciano azione, arte, divertimento per recuperare non solo l’impegno, ma anche il piacere di occuparsi delle cose pubbliche. E’ per questo che partiti, chiese e casalinghe di Voghera non sono tra gli interlocutori di questa entità-oggetto: le azioni e le proposte di BOAROSA si spiegano da sole e sono aperte a tutte le interpretazioni

Lettera aperta alle organizzazioni LGBTQ

Di COSA parliamo quando parliamo di Pride? (e con chi?)

Lettera aperta ai responsabili delle organizzazioni LGBTQ italiane
(per aderire manda un’email personale a di_cosa_pride@libero.it)

Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati
Gli 8 colori della bandiera del movimento GLBT e i loro significati

Siamo uomini e donne, con differenti abilità, di ogni orientamento e identità sessuale. Apparteniamo a diverse generazioni ed a vari ceti sociali. C’è chi è HIV+, chi HIV- e chi non lo sa. Abitiamo in grandi città, in cittadine di provincia ed in piccoli paesi. Di certo conoscete personalmente alcuni di noi, visto che molti sono membri delle vostre associazioni, collaborano fianco-a-fianco con voi su una serie di progetti, partecipano alle iniziative ed appuntamenti che proponete, ascoltano ciò che avete da dire.

Cerchiamo di vivere al meglio, giorno per giorno, rispettando chi ci sta attorno e cercando la felicità. Nei limiti nelle nostre possibilità, ci impegniamo per un mondo migliore, per tutti e per la nostra comunità.

Avete visto molti di noi ai Pride di Roma, di Milano, di Biella, di Bologna, di Catania. Siamo contenti di aver dato il nostro contributo alla buona riuscita di queste importanti manifestazioni. Alcuni sono venuti soltanto alla parata, altri si sono fermati anche ai discorsi finali, altri ancora hanno collaborato come volontari.

Per qualcuno è stato facile venire al Pride, altri hanno invece dovuto prima risolvere tante difficoltà personali, altri ancora questa volta non ce l’hanno fatta. Per tutti, tuttavia, è stato molto bello ed incoraggiante vedere, in prima persona o per foto/video, quanti siamo e come siamo.

Siamo dalla vostra parte. Di più, non ci sentiamo distinti da voi perché siamo parte di voi.

É importante che ci siate – pensiamo. Ma siamo anche stanchi, avviliti ed arrabbiati per il modo in cui ci trattate, specie dopo la stagione dei Pride. Sentiamo molta distanza tra le cose di cui vi occupate e le questioni che affrontiamo, nel nostro piccolo, a casa, a scuola, sul lavoro, in famiglia, nel tempo-libero, nella società.

Desideriamo dirvi alcune cose.

É normale avere opinioni diverse. La diversità non è però mai un problema. La diversità non è un ostacolo ma una sfida per costruire assieme la convivenza pacifica – lo sappiamo bene perché lo viviamo continuamente sulla nostra pelle.

A fronte delle differenti posizioni, nel concreto di ogni giorno, quando ci incontriamo o siamo alle prese con gli attacchi degli omofobi, sappiate che ci teniamo in particolar modo a sentirci parte di un’unica, estesa e solidale comunità. Tra di noi non ci sentiamo né rivali, né concorrenti, né tanto meno avversari; nemmeno concepiamo ritorsioni, denigrazioni o svalutazioni. Se qualcosa funziona, dovunque, siamo soddisfatti; se qualcosa non va per il verso giusto, dovunque, siamo dispiaciuti. Non siamo invidiosi, né ci facciamo problemi di esclusività: qualcuno ha tutte le vostre tessere, altri una serie, altri una sola, altri nessuna. Se proponete cose importanti per la nostra vita, vi seguiamo con piacere – qualunque sia l’autore della proposta; se scrivete cose di valore per la nostra comunità, le leggiamo con interesse – indipendentemente da chi ha avuto l’idea. Ogni attacco sferrato alla nostra comunità, anche rivolto alle sue componenti che sentiamo meno affini al nostro sentire (anche noi abbiamo le nostre preferenze), ci ferisce allo stesso modo, perché tutti condividiamo le stesse condizioni di vita e lo stesso destino.

Spesso, invece, voi vi fate prendere dal gioco delle parti e dallo scontro tra organizzazioni. Perché spendere tante energie ad infangarsi reciprocamente? Non realizzate che, facendo così, diventiamo tutti più fragili, dilaga il pessimismo e perdiamo rappresentanza e tutela sulla scena pubblica? Non perdiamo così di vista i nostri veri nemici?

Al posto di ostacolarci, accreditiamo il fatto che abbiamo diverse scale di priorità e, allo stesso tempo, riconosciamo che – noi ci crediamo fortemente – alcuni obiettivi sono comuni. Investiamo su questi aspetti condivisi e sovra-ordinati rispetto alle singole agende, selezioniamone un limitato numero e uniamoci attorno ad essi. Su quelli non condivisi, ognuno operi come preferisce ed in autonomia, sostenuto dal pieno rispetto di tutti. Esercitiamoci sulle cose che abbiamo in comune, non puntiamo soltanto a frammentarci. Perché non concordare un piano di azione costruito e gestito assieme, realmente utile per la qualità della vita delle persone LGBTQ in Italia, aldilà delle appartenenze valoriali, su cui far convergere le nostre risorse e la nostra voglia di fare?

In merito a quanto è successo durante il comizio finale al Bologna Pride siamo molto rammaricati.

Per questo motivo, ci aspettiamo che risolviate gli ostacoli che attualmente vi dividono, incontrandovi di persona, conciliando, assumendovi ognuno le proprie responsabilità, usando metodi nonviolenti e democratici e chiedendovi anche scusa, se necessario.

Siamo preoccupati per l’effluvio di comunicati che vi siete lanciati e per il livore in cui molti sono piombati. Non vi siete detti granché e ci avete talvolta usato come pedine.

Se volete la nostra fiducia ed il nostro supporto, sappiate che vi valutiamo più per cosa riuscite a fare piuttosto che soltanto per cosa dite.

Soprattutto, smettetela di badare solo a voi stessi ed al tipo di relazione che avete tra di voi. Tornate ad occuparvi di tutto ciò che il Bologna Pride è stato: non solo il palco, ma anche la piazza; non solo le 100 persone attorno ai microfoni, ma anche le altre 199.900 persone che, in risposta al vostro appello e con fiducia, sono scese in strada quel giorno e che alle idee di visibilità, impegno e comunità ci credono ancora – tra cui noi.

Questo è il nostro punto di vista. Non sappiamo se è rappresentativo di tutti i punti di vista, se rispecchia la maggioranza o la minoranza. In ogni caso vi chiediamo di rispettarlo e – se volete – anche di tenerne conto.

Roma, luglio 2008

Lista dei sottoscrittori, in ordine alfabetico, (con link a blog e pagine personali – chi abbia segnalazioni da aggiungere, me le comunichi se può):
Aldo Guffanti, Andrea Di Stefano, Chiara Valentini, Claudio Borri, Cristiana Alicata, Cristina Chiari, Daniela Bellisario, Darianna Saccomani, Germano Gasparini, Gian Mario Felicetti, Giovanni Menozzi, Giuliano Inselvini, Giulio Maria Corbelli, Guido Allegrezza, Jonathan Mastellari, Laura Pozzoli, Luca Tancredi Barone, Luca Visconti, Manuel Papi, Marco Medelin, Marco Trentini, Martino Borra, Miles Gualdi, Pasquale Quaranta, Pierluigi Lenzi, Raffaele Lelleri, Roberto Prandini, Sergio Carfora.