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Over the rainbow

In Italia ci sono oltre 100.000 bambini con genitori omosessuali.

Alle coppie omosessuali non è permessa l’adozione e non possono accedere alla fecondazione da donatore

Non esiste nessuna forma di riconoscimento per il genitore non biologico che potrebbe essere legalmente separato da suo figlio

Il film sarà proiettato in anteprima nazionale a Bologna il 14 marzo, durante il congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Ecco il trailer di Over the rainbow, il documentario di Maria Martinelli e Simona Cocozza (prodotto da Kamerafilm Giusi Santoro) dedicato ad una famiglia arcobaleno.

Conflitti, delusioni, e speranze di una coppia lesbica italiana che non si nasconde e che rivendica il desiderio della maternità, in viaggio obbligato all’estero per raggiungere i propri sogni.
Daniela e Marica sono due donne, vivono insieme da quattro anni e si amano.
Daniela e Marica da sempre hanno scelto la visibilità e la verità sulla propria condizione senza nascondere e nascondersi. Daniela e Marica desiderano un figlio.
Questa scelta, di Daniela e Marica è inevitabilmente una scelta difficile, sia per la quantità di problemi e riflessioni che scatena in tutte le persone che le circondano, sia per loro stesse, continuamente sottoposte a giudizio. Giudizi che le costringono ad una riflessione costante sul loro modo di essere e sulle proprie scelte e convinzioni

LA STORIA

Il documentario racconta la vita di Daniela e Marica nei sette mesi prima della loro partenza per compiere l’inseminazione assistita alla clinica “Nina Stork” di Copenaghen. Racconta di come i parenti, i colleghi di lavoro, gli amici e le amiche che gravitano intorno alle loro vite abbiano “reagito” a questa decisione. Racconta di come molti non l’abbiano condivisa, di come alcuni, anche se amici storici da sempre, ne siano rimasti turbati, e di come invece altri, con la riflessione e il dialogo si siano lentamente avvicinati alla loro scelta. Il documentario ci racconta, in fondo, di come si vive e ci si confronta, quando si fa una scelta di vita così importante. E infine ci narra del loro viaggio a Copenaghen alla clinica, dell’inseminazione assistita e della sofferta attesa per la “possibile maternità”.

NOTE DI REGIA

Il tema della famiglia omosessuale, con tutte le problematiche che la circondano, è sicuramente un tema conosciuto. Ma come tutti i temi di cui si parla molto, corre il rischio di essere male approfondito. O di essere approfondito con mezzi che prescindono dal racconto visivo, come la carta stampata, il giornalismo o la semplice notizia di attualità.
La definizione, o meglio la costruzione, di una nuovo modello di famiglia allargata, è una problematica universale alla quale in molti stanno tentando di dare una risposta. Probabilmente una risposta non codificata ma che ricerchi sempre nuove modalità adattabili alle esigenze della storia singola. Un tema universale con una forte esigenza di approfondimento. In questo progetto è evidente che persiste la tematica “al femminile” che si inquadra però in nuovi scenari: la problematica delle relazioni sentimentali atipiche, le dinamiche familiari, l’atteggiamento verso la maternità.

I cattolici meritano di potersi sposare?

Il libro di Gastaldi/D’Agostino che ho citato nel precedente post (Gay: diritti e pregiudizi), contiene una breve appendice dedicata ad uno spassoso e paradossale (sicuro che è paradossale?) testo pubblicato il 18 ottobre 2004 in un blog spagnolo che ha fatto il giro del mondo e dei blog, trasformato in una specie di manifesto, tradotto al plurale. Si trattava, all’origine, di un post molto ironico, che fu pubblicato nel periodo in cui in Spagna si introducevano i matrimoni anche per gli omosessuali. Le versioni in italiano che girano sono tutte al plurale e si perdono alcune sottigliezze; con quelle quattro parole di spagnolo che so e un po’ di buon senso, gli ho ridato il suo aspetto originario.

Oggi più che mai attuale in Italia, sebbene lontana dall’evoluzione della Civilissima Spagna, mi sembrava interessante dargli nuova luce e altro spazio.

Matrimonio e cattolici

In linea con la rilevanza sociale che attualmente riveste la questione della modifica della legislazione spagnola in tema di matrimonio (N.d.T. introduzione del matrimonio per le coppie omosessuali) e della posizione dei cattolici esprimo la mia posizione sul mio blog:

Sono completamente favorevole a consentire al matrimonio tra cattolici

Ritengo un’ingiustizia ed un errore cercare di impedirlo.

Il cattolicesimo non è una malattia. I cattolici, nonostante a molti non piacciano o possano sembrare strani, sono persone normali e devono godere degli stessi diritti della maggioranza, come fossero, ad esempio, informatici od omosessuali.

Sono cosciente che molti comportamenti e aspetti del carattere delle persone cattoliche, come la loro abitudine a demonizzare il sesso, possono sembrare strani. So che a volte potrebbero emergere questioni di sanità pubblica, a causa del loro pericoloso e deliberato rifiuto all’uso dei profilattici. So anche che molti dei loro costumi, come l’esibizione pubblica di immagini di torturati, possono dare fastidio a taluno. Sebbene ciò risponda più a un’immagine mediatica che alla realtà, non è un buon motivo per impedire loro di sposarsi.Alcuni potrebbero argomentare che un matrimonio tra cattolici non è un vero matrimonio, perché per loro si tratta di un rito e di un precetto religioso assunto davanti al loro Dio, anziché di una unione tra due persone. Inoltre, dato che i figli nati fuori dal matrimonio sono pesantemente condannati dalla Chiesa, qualcuno potrebbe ritenere che permettere ai cattolici di sposarsi incrementerà il numero di matrimoni causati da motivazioni sociali (“cosa dirà la gente?”) o per la semplice ricerca del sesso (proibito dalla loro religione fuori dal matrimonio), causando un aumento dei casi di violenza familiare e del numero delle famiglie disgregate. Ma d’altra parte bisogna ricordare che questo non riguarda solo le famiglie cattoliche e che, siccome non possiamo metterci nella testa degli altri, non possiamo giudicare le loro motivazioni.

Inoltre, negare che sia matrimonio e che si dovrebbe chiamarlo in altro modo, non è che la forma, invero un po’ meschina, di sviare la discussione su questioni semantiche del tutto fuori luogo: anche se tra cattolici, un matrimonio è un matrimonio e una famiglia è una famiglia!

E con questa allusione alla famiglia, passo all’altro tema incandescente, sul quale spero che la mia opinione non sia troppo radicale: sono anche favorevole a consentire ai cattolici di adottare dei figli.

Qualcuno si potrà scandalizzare davanti ad un’affermazione simile. È probabile che vi sia chi risponderebbe con affermazioni come: “Cattolici che adottano figli?!? I bambini potrebbero diventare cattolici!”.

A queste critiche rispondo: sebbene sia vero che i figli di cattolici hanno molte più probabilità di diventare a loro volta cattolici (a differenza, ad esempio, di quanto accade nell’informatica o con l’omosessualità), ho già detto in precedenza che i cattolici sono persone come tutti.

Nonostante le opinioni di qualcuno e alcuni indizi, non ci sono prove evidenti che dimostrino che i genitori cattolici siano meno preparati di altri a educare figli, né che l’ambiente religiosamente orientato di una casa cattolica abbia un’influenza negativa sul bambino.

Sono i tribunali competenti che giudicano ogni caso singolarmente ed il loro compito è proprio di determinare l’idoneità dei genitori adottivi.

In definitiva, nonostante le opinioni di alcuni settori, credo che si dovrebbe consentire ai cattolici sia il matrimonio sia l’adozione.Esattamente come accade per gli informatici e gli omosessuali.