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Ringrazio per lo spazio che L’INKontro ha voluto dedicare a questa iniziativa di rilancio dell’azione politica di SEL, ovvero di alcuni suoi aderenti, e di persone che ad essa si sentono vicine, pur non aderendo formalmente. Il tema della “narrazione”, si coniuga con la ricerca, anzi con il recupero del significato profondo delle parole che furono bandiere per la sinistra italiana.
Uno dei nostri compiti è di ridonare alle parole non solo i significati che ad esse sono propri semanticamente, ma tutto quell’alone di suggestione e di emozione che ne può fare interi concetti.
Vorrei lanciare, dunque, da queste righe telematiche una sfida, in particolare alle Fabbriche di Nichi, che sono vere fucine di creatività e passione. Io comincio con qualche suggestione, aspettandomi che chi è più giovane di me sappia arricchirla oltre la mia visione forse troppo ancorata agli scorsi decenni, proiettandola verso il futuro e ricostruendo un pirmo “set” di parole per la nuova sinistra.
IMMIGRATO. Oggi all’immigrato si associa automaticamente la parola PERICOLO, chiave di volta del “detournement” che ha portato al pacchetto sicurezza della destra. Io penso che la parola immigrato si dovrebbe coniugare con la parola ACCOGLIENZA. Non l’accoglienza pietosa a chi ha patito e umanamente soffre, ma quella di una società civile che accoglie e SI PRENDE CURA di chi è qui principalmente per lavorare e che ha diritto allo stesso trattamento che hanno i lavoratori italiani, ad avere parità di accesso ai servizi pubblici, accoglienza per la sua cultura. Sì, perché IMMIGRATO è anche, e forse soprattutto, INCONTRO DI CULTURE.
FLESSIBILITA’. Parola e “status” che diventato il mantra dei nuovi profeti dell’economia. Il tentativo è quello di farla passare per una NECESSITA’ per il nostro mercato del lavoro. Per noi, senza ipocrisie, FLESSIBILITA’ è parente stretta di PRECARIETA’ e di SCHIAVITU’. E credo che io, come altri nella mia situazione, dal nostro/mio posto di lavoro con contratto a tempo indeterminato, non possiamo che immaginare solo pallidamente che cosa significhi avere non la precarietà, ma la schiavitù come prospettiva di vita.
E questi sono solo un paio di esempi. Come dicevo, la sfida è virtualmente indirizzata alle Fabbriche di Nichi, ma è aperta a chiunque voglia partecipare a costruire le fondamenta sulle quali far crescere il nostro sogno di sinistra

