Mancuso, Aurelio: Prima urgenza ridare fiducia alle lesbiche e ai gay


Pubblicato l’11 febbraio 2006, sul sito di Sinistra Democratica

Troppe le delusioni accumulate dal popolo lgbt rispetto all’azione di governo dell’Unione. Troppi i no, le incertezze, le omissioni. Si tratta una delusione profonda, di cui entità è difficile da calcolare in termini elettorali, certo è assai diffusa e stratificata da un ventennio di battaglie civili e di libertà andate a vuoto. Nella società, nell’affermazione della visibilità, dell’emersione dalla clandestinità, dei propri sentimenti e sessualità, il salto in avanti è stato poderoso, accompagnato da una reazione evidente da parte delle gerarchie cattoliche e della destra.
Ma è proprio nello scarto tra evoluzione sociale della più grande minoranza del paese e la respingente risposta della politica che si è formata una diffidenza, di più un disgusto nei confronti dei partiti. Le cittadine e i cittadini lgbt militanti per la gran parte hanno votato per il centro sinistra, in una misura tra il 65-70%. Anche nell’area cosiddetta d’attenzione civile della più vasta comunità, quella per intenderci che affolla i locali notturni, i Pride, le tante iniziative culturali e sociali nei territori, il centro sinistra ha sempre raccolto la stragrande maggioranza del consenso. Una massa quantificabile tra gli 800 – 1 milione di persone. Se si pensa che i primi degli anni ’90 i Pride vedevano la partecipazione di non più di 2mila – 4 mila persone, e ciò che è avvenuto dal 2000 in poi, si comprende bene che una massa enorme di genti ha preso la parola, con i propri corpi, con i propri vissuti, E poi c’è il popolo ancora consistente, nascosto, certo attento e sensibile ai cambiamenti, ma confinato nell’area chiaro scura della clandestinità, della lontananza forzata. E’ il popolo dei gay e delle lesbiche sposate, dei preti rannicchiati dentro le sacre stanze, nelle sezioni-parrocchie o negli eserciti- movimenti ecclesiali di Ruini, nella politica di centro destra e di centro sinistra (a volte i peggiori nemici della causa), nell’esercito, nella polizia, nelle scuole, insomma nella società. Tanti, ancora troppi, milioni…
Ebbene quel popolo, che generalmente vota come il resto delle e degli italiani, in qualche caso, pur nel segreto dell’urna, e con grandi patemi d’animo, ha collegato la propria condizione alle parole accoglienti dei partiti della sinistra, dei radicali, dei DS. Ora come siamo messi?
Molto male.. I militanti sono profondamente delusi, frustrati. I gay e le lesbiche che si riconoscono e s’impegnano nei partiti del centro sinistra, vivono l’assurda condizione di sentirsi traditi dai loro referenti politici, e sono avvertiti come amici del giaguaro dai loro fratelli e sorelle.
Nell’area ampia della militanza omosessuale la voglia di non schierarsi è forte; contribuire alla sconfitta di un centro sinistra che si presenta diviso e, quindi, non in gara per il prossimo governo del paese, è una tentazione troppo allettante, un messaggio potente di rifiuto civile.
Se il sentimento maggioritario tra chi s’impegna è quello descritto, si comprende che ciò si allargherà a macchia d’olio nel resto della comunità. Certo molti gay e lesbiche andranno a votare per non far stravincere Berlusconi, ma si pensa che ciò possa dare forza nel presente e nel futuro alla sinistra e ai partiti sinceramente laici e libertari?
Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza di distacco, che va contrastata con decisione e con nuove politiche. Non saranno sufficienti candidature anche prestigiose del movimento lgbt, se non saranno capaci di dialogare con il sentimento generale di scoramento, quindi, capaci di agire nel vivo del popolo lgbt, rivolgendosi non solo a ristrette minoranze politicizzate
Se si vuole recuperare, anzi ampliare il proprio consenso elettorale, bisogna ritenere la questione omosessuale non solo dentro il tema della laicità (che andrebbe promossa e non difesa), ma come paradigma della stessa necessità del cambiamento. Un elemento costituente, caratterizzante di proposte politiche nuove, che sollecitino l’impegno diretto della società plurale e che favorisca l’articolazione di una classe dirigente per una nuova stagione di diritti sociali e civili coniugati insieme
Ecco, in estrema sintesi, cosa non chiede esplicitamente il popolo lgbt: una nuova concreta speranza!