Pubblicato su AUT (Circolo Mario Mieli), nel numero di gennaio (non disponibile in rete
La presente versione è priva delle correzioni finali e potrebbe risultare leggermente diversa da quella pubblicata. L’Autore del blog si scusa in anticipo con gli autori dell’articolo.
Si ringrazia la Redazione della testata per l’autorizzazione alla pubblicazione
Speciale Nuove famiglie – Coppie gay e coppie lesbiche, con figli
Se ne sente parlare, nascono associazioni, si iniziano a vedere. Sono le nuove famiglie. Quelle formate da genitori omosessuali che, in barba alla totale mancanza di tutela e di leggi in Italia, decidono di avere dei figli, facendo da sé o rivolgendosi all’estero. Un’inchiesta basata sui percorsi di coppie di donne, uomini o anche single che hanno avuto o stanno per avere dei figli. Per stimolare la conoscenza e il dibattito su questa nuova realtà dall’interno delle esperienze e dei percorsi che l’hanno generata. Per stimolare chi sta pensando di diventare genitore ma nutre dubbi e incertezze. Per lanciare un messaggio forte ai nostri governanti: queste sono famiglie e come tali vanno rispettate, cautelate, difese e amate.
Aut ha pensato di entrare nelle loro case e di guardarle dritto negli occhi: sono le nuove famiglie, di oggi e di domani. Le nostre.
La genitorialità omosessuale è un tema poco conosciuto e molto controverso, persino all’interno dalla comunità glbt. Ma mentre la politica italiana resta indietro a discutere sui “diritti dei singoli che convivono”, alcune coppie di donne e uomini sono andate oltre e hanno deciso, con coraggio e determinazione, di portare avanti i loro progetti di famiglia e amore. Perché si sa, la vita e le esistenze delle persone vanno avanti, progrediscono, si evolvono e prendono nuove forme al di là di quanto vorrebbero coloro che intendono controllare e giudicare le nostre scelte. Questa realtà delle famiglie di coppie omosessuali, relativamente giovane nel nostro paese, è invece consolidata altrove – Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Olanda per fare alcuni esempi – e sta crescendo anche da noi a ritmi notevoli, come dimostra la dinamica dell’associazione “Famiglie Arcobaleno”, nata appositamente per rappresentarla.
Per motivi pratici, psicologici e sociali molte più numerose sono le coppie, o le singole lesbiche, che hanno avuto figli tramite tecniche di fecondazione assistita o artificiale (in Italia, prima della legge 40/2004, o all’estero), con tecniche di auto inseminazione con donatore di seme conosciuto, oppure come conseguenza di affidamento di figli avuti da precedenti unioni eterosessuali. Più rari (ma in costante crescita), anche per le difficoltà tecniche e le barriere economiche, i casi di coppie di uomini che sono riusciti a coronare il loro desiderio di paternità congiunta. In entrambi i casi si tratta comunque di scelte molto ponderate, a volte sofferte, e sempre dettate da amore.
Una fuga in avanti dalla realtà legislativa italiana che ancora non riconosce neanche le pure e semplici unioni omosessuali e che, con la nuove legislazione sulla procreazione assistita, ha reso il percorso per queste coppie assai più difficile, oneroso e sofferto. Eppure la nostra classe politica continua a fare il gioco del prosciutto sugli occhi, a cominciare dal ministro Bindi, danneggiando di fatto proprio questi bambini: colpiti dalla discriminazione legale verso i loro genitori, si trovano ad avere assai meno tutele degli altri figli nati all’interno del “sacro” matrimonio, a cominciare dalla irrilevanza per la legge italiana del genitore non biologico, che pure è sempre una figura di riferimento affettivo ed economico al pari dell’altro genitore.
Aut ha pensato di andare a fondo, di osservare dall’interno, di guardare dritto negli occhi queste nuove mamme e questi papà, di giocare con questi bambini, di entrare nel loro quotidiano per capire meglio. Coppie di gay, di lesbiche o di omosessuali single che hanno deciso di formare un nucleo familiare, di procreare, di dare amore, in barba alla vacatio legis italiana. Figli sereni e amati, frutto di amore e scelte ponderate.
Abbiamo conosciuto e incontrato in questi mesi tante famiglie e ognuna di loro ci ha insegnato qualcosa. Ma sono così numerose e hanno così tanto da raccontare dei loro percorsi intensi e mai facili che abbiamo dovuto dividere questo speciale in due puntate. E chissà che non ne vengano anche delle altre nei prossimi mesi.
In questo primo mese del 2008 vi raccontiamo le storie di due coppie di lesbiche che hanno avuto dei figli in due modi diversi, una coppia di gay che si appresta ora a realizzare il proprio progetto di genitorialità e di una scrittrice lesbica che ha immaginato, prima ancora di viverlo, il futuro di una famiglia di genitori omosessuali. Il prossimo mese entreremo nel vivo di altre storie, altre coppie, altri figli, altre vite.
Con questa inchiesta, attraverso le interviste di diverse coppie di donne e uomini che hanno avuto o stanno per avere dei figli, Aut cerca di stimolare la conoscenza e il dibattito su questa nuova realtà dall’interno delle esperienze e dei percorsi che l’hanno generata. Essere di stimolo a chi sta pensando di diventare genitore ma nutre dei dubbi e delle incertezze. Lanciare un messaggio forte ai nostri governanti: se si vogliono davvero aiutare e sostenere le famiglie bisogna partire dai loro vissuti e dai loro problemi reali, dalle famiglie più discriminate e marginalizzate. L’inseguimento di una fantomatica “famiglia tradizionale, naturale, ideale, eterosessuale, patriarcale…” è solo vuota retorica familista che non aiuta nessuno (tantomeno i figli).
Aut vi presenta una società più evoluta di quanto i nostri governanti ci vorrebbero far credere, in cui l’unica arma contro il pregiudizio resta sempre la visibilità.
Eccovi le famiglie pioniere di oggi e gli individui in esse cresciute di domani. Benvenuti in famiglia.
Intervista a Costanza e Monia, mamme di Beatrice, avuta con l’inseminazione medicalmente assistita
Da quanto state insieme e come è formata la vostra famiglia?
Stiamo insieme da quasi 9 anni. Da 18 mesi siamo in tre, noi due e la nostra bimba.
Dopo quanto avete sentito il desiderio di avere dei figli insieme?
Abbiamo cominciato a parlarne praticamente da subito, perché la mia compagna sentiva da sempre un forte desiderio di maternità.
Come avete preso la decisione di avere un figlio assieme? È stata una scelta difficile?
Abbiamo parlato dei dubbi e delle paure di entrambe, soprattutto dei miei: viviamo in una società dalla quale non ci aspettavamo un’accoglienza favorevole, le leggi non riconoscono né la nostra unione né tanto meno il rapporto tra genitore non biologico e figli, con il risultato di non tutelare in alcun modo i diritti dei bambini. Ne abbiamo parlato tra noi e con altre persone che stavano percorrendo la stessa strada, abbiamo letto interviste e studi che hanno fugato i nostri timori, e alla fine ha prevalso la spinta procreativa (che nelle persone omosessuali è esattamente la stessa degli eterosessuali).
La scelta di avere un figlio con una persona del proprio sesso è da molti criticata e ritenuta eticamente negativa perché si imporrebbe al figlio l’assenza di una delle due figure genitoriali classiche. Cosa rispondete a questa critica?
La critica è mal posta perché le due figure genitoriali ci sono comunque e svolgono ruoli diversi. Bisogna distinguere tra ruolo genitoriale e figura di riferimento maschile o femminile; il ruolo genitoriale non è necessariamente legato al sesso, ma semmai si determina in base al contesto familiare: il carattere dei due genitori, la disponibilità di tempo in base all’attività lavorativa, la spartizione delle cure parentali… Sicuramente nostra figlia non ha una figura maschile all’interno del nostro nucleo familiare, ma i riferimenti maschili non le mancano nella famiglia allargata e nelle amicizie: la nostra famiglia non è una monade, abbiamo nonni, zii, cugini, nipotini, amici… In questa rete la bimba troverà sicuramente tutti i modelli di cui avrà bisogno per crescere.
Come hanno reagito le vostre famiglie di origine, i vostri amici, parenti etc alla vostra decisione? Vi hanno supportato, scoraggiato o osteggiato?
Nessuno ci ha mai scoraggiato o osteggiato apertamente. Forse qualcuno ha avuto delle ansie sul futuro di questa creatura per via dell’arretratezza culturale della nostra società, ma da parte nostra abbiamo sempre fatto presente che avremmo lottato per garantire ai nostri figli un ambiente di crescita sereno, impegnandoci in prima persona.
Che percorso avete dovuto seguire dal punto di vista medico-sanitario? Avete vagliato tutte le varie possibilità o eravate già orientate verso una determinata modalità?
Abbiamo scartato da subito l’ipotesi di rivolgerci a un donatore conosciuto, perché volevamo che il nostro fosse un progetto di coppia, senza interferenze esterne. Ci siamo quindi rivolte a un ospedale di Bruxelles dove è previsto l’anonimato del donatore per la fecondazione assistita eterologa, e dove ci hanno trattato come una qualunque coppia infertile: e dico “coppia” perché entrambe avevamo un tesserino di riconoscimento, una cartella clinica, e abbiamo sempre firmato insieme tutti i documenti necessari.
Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nel vostro percorso dalla decisione fino alla nascita?
Sicuramente dover andare all’estero non è un’agevolazione, tanto più che non è possibile programmare la partenza in anticipo, essendo questa legata ai tempi biologici dell’ovulazione. I costi medici sono meno alti di quanto si pensi, ma bisogna aggiungerci tutte le analisi, i farmaci eventuali (in Italia ovviamente non passati alle coppie come la nostra), il viaggio, l’albergo… Ovviamente se il risultato non arriva in tempi brevi questo ha un certo impatto sulla vita familiare, sia dal punto di vista psicologico che da quello economico. Nostra figlia è arrivata dopo 3 anni di tentativi, durante i quali siamo passate dalle inseminazioni intra-uterine alle fivet, provando diversi protocolli farmaceutici.
Come è cambiata la vostra vita con questa figlia?
Moltissimo: lei è al centro di ogni nostra decisione e dell’organizzazione familiare. Sono cambiate le priorità, e siamo contente così.
Come vi comportate nel contesto sociale? A scuola, sul luogo di lavoro? Ci sono state curiosità o reazioni particolari da parte di colleghi o amici?
La nostra politica è quella della massima chiarezza: si nasconde chi ha qualcosa di cui vergognarsi, noi invece siamo fiere delle persone che siamo e delle scelte che abbiamo fatto. La sicurezza di nostra figlia dipende dalla nostra, e noi dobbiamo insegnarle ad affrontare eventuali difficoltà; così come abbiamo il dovere di farci conoscere dagli altri, anche per dar loro l’opportunità di confrontarsi con una realtà verso la quale potrebbero avere dei pregiudizi.
La bimba chiama mamma entrambe?
Assolutamente sì, indistintamente. Per lei siamo entrambe le sue mamme, senza alcuna differenza.
Avete riscontrato reazioni di ostilità sociali o di accoglienza?
Finora siamo sempre state accolte positivamente, a volte anche con manifestazioni di apprezzamento particolare per la determinazione e il coraggio che abbiamo dimostrato. Non abbiamo avuto il minimo problema con i vicini di casa, al nido, dal pediatra. L’unico rifiuto l’abbiamo ricevuto dal parroco della nostra zona, che ci ha caldamente invitato a rivolgerci a un’altra parrocchia per il battesimo della bambina.
Secondo voi, nonostante il contesto politico-mediatico non troppo favorevole, la società è pronta per queste nuove famiglie?
Assolutamente sì. Sicuramente il contesto politico-mediatico rafforza il pregiudizio teorico sulle famiglie come la nostra, ma la nostra esperienza è che poi conoscendoci da vicino le persone vedono che non c’è niente che non vada in noi e che la nostra bambina sta crescendo serenamente.
Vi sentite feriti dagli attacchi che arrivano al mondo omosessuale da parte di gran parte del mondo politico e cattolico, e dalla mancanza di un riconoscimento a livello di diritti?
Decisamente sì. Ci sentiamo cittadine di serie B, tenute in considerazione soltanto per i doveri ma prive di diritti elementari. Personalmente mi infastidiscono l’astrattezza del dibattito politico, l’invadenza della Chiesa cattolica che mira a identificare peccato e reato per instaurare una versione moderna del potere temporale perduto, l’ipocrisia di una certa sinistra che ha rinunciato a difendere la laicità per non perdere il voto dei cattolici.
Come avete pensato di cautelarvi, come coppia e come famiglia, dal punto di vista legale vista la vacatio che c’è in materia nel nostro paese?
La casa è intestata a entrambe, come pure il mutuo. Stiamo sullo stesso stato di famiglia (il che, al momento, ci garantisce soltanto di pagare una retta più alta al nido). Con l’aiuto della nostra avvocata abbiamo fatto testamento per cautelarci quanto più possibile dal punto di vista patrimoniale. Vista l’impossibilità di avere la reversibilità della pensione, un buon consiglio è sottoscrivere una polizza vita indicando il partner omosessuale come beneficiario.
Quali sono le paure più forti che avete riguardo a questo figlio nato e cresciuto in una relazione omosessuale?
Più che di paure parlerei di problemi pratici difficilmente affrontabili. Ad esempio non abbiamo alcuno strumento per tutelare il legame tra me e la bimba: se venisse a mancare la mia compagna sarebbe tutto in mano al Tribunale dei minori, potrei chiedere l’affidamento per “continuità affettiva” dimostrando con carte e testimonianze di essere sempre stata presente nella sua vita, ma alla fine deciderebbe un giudice che potrebbe anche non tenerne conto. Così come in caso di separazione i figli nati all’interno di una relazione omosessuale non hanno alcun diritto di avere contatti con il co-genitore, e questi non è tenuto ad assolvere ad alcun dovere circa il loro mantenimento. Senza ipotizzare eventi così drammatici, anche nella vita quotidiana ci sono una serie di situazioni nelle quali è richiesta la presenza o la firma del genitore biologico.
Vostro figlio come vi sembra si relazioni al vostro rapporto di coppia? Come pensate di affrontare problematiche relative al suo confronto con famiglie eterosessuali di eventuali suoi compagni?
È un po’ presto per dirlo, visto che comincia appena a parlare. Ma i bambini non nascono con i pregiudizi, per lei la sua famiglia è la normalità, come lo è per noi e per la nostra rete sociale. Finora le famiglie dei sui compagni di nido ci hanno accolto positivamente, se in futuro qualcuno dovesse avere reazioni di altro tipo parleremo innanzitutto con la bambina per rassicurarla e darle strumenti per interagire con i compagni; se necessario, saremo pronte a un confronto franco e aperto con i loro genitori ed eventualmente con il corpo docente. È importante sottolineare che possiamo contare sull’esperienza e il supporto di Famiglie Arcobaleno, associazione di genitori omosessuali che abbiamo contribuito a fondare.
Quanto è difficile e pieno di ostacoli il cammino di chi fa una scelta come la vostra in Italia?
Degli aspetti pratici abbiamo già parlato. Il resto dipende dai percorsi individuali, dalla solidità della coppia, dal supporto della famiglia e del contesto sociale in cui si vive.
Conoscete altre coppie che hanno figli come voi?
Certo, e sono sempre di più! È importante che i nostri figli frequentino anche bambini che hanno situazioni familiari simili perché non si sentano dei marziani.
Nel complesso vostra figlia vi sembra felice e sereno?
Decisamente sì, è una bambina solare e gioiosa e può dirlo chiunque la conosca.
Che consigli dareste a chi sta pensando di mettere su famiglia all’interno di una coppia omosessuale?
Innanzitutto di non fare scelte avventate, per avere la consapevolezza di tutto ciò che questa scelta comporta, vagliando attentamente i desideri di coppia e tenendo in considerazione le varie strade percorribili (non esiste soltanto la procreazione medicalmente assistita con donatore anonimo, ad esempio in Olanda è prevista la possibilità di conoscere il donatore; oppure c’è chi preferisce il donatore conosciuto, che può o meno assumere anche un ruolo genitoriale). Un altro punto importante, secondo noi, è che bisogna essere omosessuali “risolti”, pronti ad esporsi in prima persona per trasmettere serenità ai figli. Poi di non scoraggiarsi di fronte ad eventuali difficoltà e cercare il sostegno e il confronto di chi ha già percorso la stessa strada e mette a disposizione la propria esperienza attraverso l’associazione (www.famigliearcobaleno.org).
Intervista a L. e F., coppia gay che ha appena iniziato il percorso per poter diventare genitori
Da quanto state insieme e come è formata la vostra famiglia?
Ci siamo conosciuti 12 anni fa al Circolo Mario Mieli di Roma. Io, L., volontario da tempo, lui, F., appena sbarcato nel mondo gay. Mi ha visto a Marratèsh e ha deciso che sarei stato il suo fidanzato. Gli ci è voluto un po’, ma poi in effetti le cose sono andate come aveva previsto lui.
Dopo quanto avete sentito il desiderio di avere dei figli insieme?
F. ha sempre sentito la spinta ad essere padre e da sempre ne parla; io avevo qualche remora invece. Non ho mai pensato che non potessimo essere buoni genitori, anzi. Più che altro mi spaventava il mondo esterno a noi, non ero certo di essere forte abbastanza per lottare quotidianamente non solo per noi, ma anche per nostro figlio. Ma dopo aver conosciuto una coppia gay con figli, ogni paura si è dissolta. Ed è così che adesso ci siamo imbarcati in quest’avventura che ci porterà (presto, speriamo) a un figlio.
Come avete preso la decisione di avere un figlio assieme? È stata una scelta difficile?
E’ stata sicuramente una scelta discussa e ponderata, come di sicuro lo sono state quelle di ogni coppia gay o lesbica che ha voluto far figli.
La scelta di avere un figlio con una persona del proprio sesso è da molti criticata e ritenuta eticamente negativa perché si imporrebbe al figlio l’assenza di una delle due figure genitoriali classiche. Cosa rispondete a questa critica?
Modelli femminili di riferimento (che mancherebbero tra di noi rinchiusi nelle nostre quattro mura) li avrà attraverso le nonne, le zie e tutte le amiche che ci circondano. Crediamo fermamente che la cosa importante sia l’amore e la serenità in famiglia.
Come hanno reagito le vostre famiglie di origine, i vostri amici, parenti etc alla vostra decisione? Vi hanno supportato, scoraggiato o osteggiato?
Le famiglie hanno capito e supportato la nostra decisione. Anzi, potrei dire che non vedono l’ora di abbracciare il/la bimbo/a. Qualche amico non ha fatto invece salti di gioia, soprattutto per le modalità; ma nonostante questo credo e spero che con il tempo possa capire. In ogni caso la quasi totalità degli amici (gay o etero) hanno accolto la notizia con gioia.
Che percorso avete dovuto seguire dal punto di vista medico-sanitario? Avete vagliate tutte le varie possibilità o eravate già orientati verso una determinata modalità?
Abbiamo appena intrapreso la via della surrogacy, naturalmente non in Europa, dove è vietata. Per le coppie gay non ci sono molte altre vie, genitorialità con single donne o coppie di lesbiche esclusa. A questa ipotesi abbiamo anche pensato e ne abbiamo parlato anche varie volte con amiche; ma certo questa è una strada molto più complessa da seguire, le relazioni della coppia con la donna o con l’altra coppia devono essere più che stabili e sicure.
Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nel vostro percorso dalla decisione fino ad ora?
Abbiamo appena intrapreso questo percorso. Speriamo che le difficoltà siano poche e facilmente superabili.
Come vi comporterete nel contesto sociale? A scuola, sul luogo di lavoro?
Si dovrà essere il più chiari possibile fin dall’inizio. L’ignoranza, si sa, è la causa prima delle intolleranze; dunque anche in questo caso, farsi conoscere sarà il primo passo da fare ogni volta.
Secondo voi, nonostante il contesto politico-mediatico non troppo favorevole, la società è pronta per queste nuove famiglie?
Crediamo di sì. La società è sicuramente più evoluta rispetto alla classe politica e alle leggi italiane.
Vi sentite feriti dagli attacchi che arrivano al mondo omosessuale da parte di gran parte del mondo politico e cattolico, e dalla mancanza di un riconoscimento a livello di diritti?
Certamente. Nel paese in cui avremo il bambino è, ad esempio, prassi usuale segnare i nomi dei due padri sul certificato di nascita del bambino. Qui non avrebbe valore, siamo dunque forzati a lasciare solo il nome del padre biologico; l’altro genitore per la legge italiana non ha alcun diritto.
Come avete pensato di cautelarvi, come coppia e come famiglia, dal punto di vista legale vista la vacatio che c’è in materia nel nostro paese?
Il genitore non biologico sarà nominato tutore legale del bambino. Certo, questa precauzione potrebbe essere impugnata senza molti problemi dalla famiglia del genitore biologico, in caso di sua morte. La tutela più forte è sempre la serenità tra le due famiglie d’origine; nel nostro caso questa c’è, altrimenti probabilmente non avremmo fatto questa scelta.
Quali sono le paure più forti che avete riguardo ad un figlio nato e cresciuto in una relazione omosessuale?
Nessuna in particolare. Le paure saranno quelle solite di ogni genitore. In più c’è solo la paura di qualche discriminazione a scuola, tra i compagni, ecc… Ma abbiamo, come già detto, scelto di non nasconderci e di proporci subito agli altri. La visibilità rimane sempre l’arma migliore contro i pregiudizi.
Come pensate di affrontare problematiche relative al confronto di vostro figlio con famiglie eterosessuali di eventuali suoi compagni?
Con la visibilità e il dialogo.
Quanto è difficile e pieno di ostacoli il cammino di chi fa una scelta come la vostra in Italia?
In Italia è praticamente impossibile per una coppia di gay, a meno di farlo con amiche, ma occorre essere particolarmente affiatati. Per le lesbiche è già più semplice trovare un uomo che voglia essere solo donatore; o nel caso di inseminazione artificiale, si può andare in molti paesi europei, senza traversare l’Oceano. Ma la cosa più drammatica è la completa assenza di tutele legali una volta rientrati in Italia con il figlio. Probabilmente ci vorrà tempo, ma prima o poi sarà materia da trattare legislativamente.
Conoscete altre coppie omosessuali che già hanno figli?
Sì; come già detto, la spinta finale che ha determinato la nostra scelta è venuta proprio dal conoscere una coppia con figli. E da quando l’abbiamo fatta anche noi, è un continuo conoscere altre coppie gay e lesbiche che hanno già avuto figli o lo stanno facendo o ci stanno pensando. In poco tempo già più volte abbiamo spiegato il nostro percorso ad altre coppie interessate.
Che consigli dareste a chi sta pensando di mettere su famiglia all’interno di una coppia omosessuale?
Anche solo decidere di avere un figlio, di dare inizio ad una vita è una cosa bella. La cosa più importante per chiunque faccia questa scelta è che ci sia armonia non solo all’interno della coppia, ma anche con le famiglie d’origine e quella “allargata” degli amici.
Intervista a Alessandra e Francesca, mamme di Matteo, avuto con l’autoinseminazione
Da quanto state insieme e come è formata la vostra famiglia?
Stiamo insieme da quattro anni. La nostra famiglia è composta da tre persone.
Dopo quanto avete sentito il desiderio di avere dei figli insieme?
Circa un anno dopo
Come avete preso la decisione di avere un figlio assieme? È stata una scelta difficile?
Era nostro desiderio avere un figlio e di comune accordo ci siamo documentate al fine di concretizzare il tutto. L’unica difficoltà sta nella società in cui viviamo.
La scelta di avere un figlio con una persona del proprio sesso è da molti criticata e ritenuta eticamente negativa perché si imporrebbe al figlio l’assenza di una delle due figure genitoriali classiche. Cosa rispondete a questa critica?
Inizialmente ci siamo poste anche noi tale problema, ma guardandoci intorno non sono molte le famiglie esemplari dove le due figure “classiche” sono realmente presenti nella vita dei propri figli né tantomeno positive. A nostro avviso, un bambino che viene cresciuto con amore, in un contesto sereno e stabile riuscirà a colmare la mancanza di una delle due figure.
Come hanno reagito le vostre famiglie di origine, i vostri amici, parenti etc alla vostra decisione? Vi hanno supportato, scoraggiato o osteggiato?
Va detto che una delle due famiglie non è a conoscenza della nostra relazione (forse lo immaginano). A parte questo, la reazione della famiglia che ne è a conoscenza è stata positiva; per quanto riguarda gli amici la reazione di gran parte di loro è stata positiva, alcuni invece, pur appartenendo alla comunità gay, hanno espresso parere contrario sulla possibilità che persone dello stesso sesso possano crescere bene un figlio.
Che percorso avete dovuto seguire dal puntodi vista medico-sanitario? Avete vagliato tutte le varie possibilità o eravate già orientati verso una determinata modalità?
La nostra idea era quella di recarci presso un centro di fecondazione assistita a Copenaghen, uno dei pochi paesi che eseguono la fecondazione con donatore conosciuto. Date le notevoli difficoltà comunicative ed organizzative, abbiamo abbandonato l’idea; prendendo spunto dalla documentazione trovata su internet dove si parlava di un kit di autoinseminazione, abbiamo approfondito la nostra ricerca e abbiamo praticato noi stesse l’inseminazione.
Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nel vostro percorso dalla decisione fino alla nascita?
L’unica difficoltà è stata trovare un donatore affidabile.
Come è cambiata la vostra vita con questo figlio?
Sicuramente ci sono maggiori responsabilità e sacrifici ma innegabilmente anche tante gioie…
Come vi comportate nel contesto sociale? A scuola, sul luogo di lavoro? Ci sono state curiosità o reazioni particolari da parte di colleghi o amici?
Sul luogo di lavoro sanno tutti della nostra relazione e gran parte delle reazioni sono state positive. Tante le curiosità alle quali abbiamo risposto con mezze verità.
Avete riscontrato reazioni di ostilità sociali o di accoglienza?
Al momento no.
Secondo voi, nonostante il contesto politico-mediatico non troppo favorevole, la società è pronta per queste nuove famiglie?
In parte sì, purtroppo c’è tanta ignoranza ed egoismo.
Vi sentite feriti dagli attacchi che arrivano al mondo omosessuale da parte di gran parte del mondo politico e cattolico, e dalla mancanza di un riconoscimento a livello di diritti?
Sicuramente!
Come avete pensato di cautelarvi, come coppia e come famiglia, dal punto di vista legale vista la vacatio che c’è in materia nel nostro paese?
Al momento in nessun modo, anche perché non sapremmo come muoverci in tal senso.
Quali sono le paure più forti che avete riguardo a questo figlio nato e cresciuto in una relazione omosessuale?
La maggiore paura è la possibilità che possa essere discriminato.
Vostro figlio come vi sembra si relazioni al vostro rapporto di coppia? Come pensate di affrontare problematiche relative al suo confronto con famiglie eterosessuali di eventuali suoi compagni?
Il bambino è ancora piccolo, comunque in futuro sarà nostra premura consultare uno psicologo.
Quanto è difficile e pieno di ostacoli il cammino di chi fa una scelta come la vostra in Italia?
Il cammino è relativamente difficile, soprattutto per la mancanza di leggi che regolamentano le coppie gay, soprattutto per la tutela dei diritti della madre che non ha partorito.
Conoscete altre coppie che hanno figli come voi?
No.
Nel complesso vostro figlio vi sembra felice e sereno?
Sì.
Che consigli dareste a chi sta pensando di mettere su famiglia all’interno di una coppia omosessuale?
Di non seguire la moda, un figlio non è un giocattolo , un capriccio, come sembra suggerire la tendenza del momento.
Bambini d’Europa
Viaggio alla scoperta dei centri di procreazione assistita, nei paesi europei in cui questa è consentita anche alle lesbiche, più gettonati dalle italiane.
di Costanza Tantillo
(articolo pubblicato sul sito http://www.listalesbica.it e successivamente integrato con informazioni su altri centri. Fonte: Famiglie Arcobaleno)
PMA in Europa: dove è accessibile anche alle lesbiche
“Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1*, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.”
Così recita l’articolo 5 della legge 40/2004 sulle “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. Ecco dunque la prima legge nella storia d’Italia che discrimina esplicitamente le persone omosessuali, e lo fa unicamente sulla base della volontà di subordinare la tutela del diritto alla salute a una concezione religiosa.
Quali possibilità hanno allora a disposizione le lesbiche italiane che desiderano avere un figlio? L’autoinseminazione con donatore conosciuto oppure, se non desiderano coinvolgere nella crescita il padre biologico del bambino, la fecondazione assistita all’estero con seme di donatore anonimo.
Ecco una breve panoramica sui paesi europei che offrono tale opportunità, e sui centri sperimentati da alcune “pioniere”.
*Ecco il testo dell’art. 4, comma 1:
“Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procre azione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certifi cata da atto medico.”
L’intero testo della legge è disponibile su internet all’indirizzo http://www.parlamento.it/parlam/leggi/04040l.htm.
Paesi nei quali le lesbiche (single o in coppia) possono accedere alla PMA
Belgio
L’accesso all’inseminazione artificiale, sia omologa che eterologa, è consentita alle coppie sposate e conviventi, eterosessuali e omosessuali, nonché alle donne singole.
Danimarca
Con il voto del 2 giugno 2006 il parlamento danese ha approvato l’inseminazione artificiale gratuita negli ospedali per le coppie di lesbiche e per le single.
Gran Bretagna
La legge del 1990 consente sia l’inseminazione omologa che eterologa a coppie sposate o conviventi e a donne singole, quindi anche lesbiche. Ammette l’utero in affitto, purché non ci sia passaggio di denaro, e l’inseminazione post-mortem.
Olanda
È ammesso l’accesso alla PMA anche per le donne single.
In base alla legge del maggio 2002, i centri devono fornire alla “Stichting Registratie Donorgegevens” (“Registro nazionale delle informazioni sulle donazioni”) i dati relativi alla donne rimaste incinte con una donazione (nome e cognome, data di nascita, indirizzo). La legge prevede che il bambino, compiuti i 16 anni di età, possa chiedere di conoscere l’identità del donatore; il donatore può opporsi alla richiesta e in tal caso la decisione finale verrà presa da un tribunale. Tranne il figlio/la figlia, tuttavia, nessuno può ottenere informazioni sull’identità del donatore: la madre può chiedere solo – una volta che il bambino sia nato – informazioni sulle caratteristiche fisiche del donatore; in caso di necessità, le informazioni sanitarie sul donatore possono essere richieste da medici autorizzati.
In nessun caso il donatore può essere ritenuto il padre del nato, benché ne sia il padre biologico, e non può rivendicare la paternità del bambino nato dal suo seme.
Spagna
L’accesso all’inseminazione artificiale, sia omologa che eterologa, è consentita alle coppie sposate e conviventi, nonché alle donne singole (e quindi anche lesbiche) purché vi acconsentano in modo libero e cosciente. La prima legge che regola la materia è del 1987.
Centri sperimentati da alcune lesbiche italiane
AZ-VUB, Bruxelles, Belgio
Academisch Ziekenhuis von Vrije Universiteit Brussel Laarbeeklaan 101, B-1090 Brussel Tel. + 32 2 477 41 11
Il centro di medicina riproduttiva dell’ospedale universitario della Vrije Universiteit di Bruxelles è uno dei più accreditati in Europa nel campo della fecondazione in vitro. Basta una telefonata per inserirsi nella lista d’attesa per il primo colloquio, nel frattempo l’ospedale invia l’elenco degli esami da fare. Il primo colloquio con un’infermiera/psicologa serve, oltre che a illustrare le procedure da un punto di vista pratico, a valutare se la donna/coppia può accedere al trattamento. Sono disponibili diverse tecniche di procreazione medicalmente assistita: inseminazione semplice in utero (con o senza stimolazione ormonale), fecondazione in vitro (anche ICSI), embriodonazione: la scelta viene fatta in base all’età della donna e alla sua storia clinica. Il centro è aperto tutti i giorni dell’anno, e tutte le persone reperibili ai vari numeri di telefono sono in grado di rispondere ad eventuali dubbi o domande. Costi: 1100 euro circa ogni 3 tentativi di inseminazione semplice è il costo del seme, acquistato da una banca danese (il poco seme belga è utilizzato per le donne belghe); a questa cifra vanno aggiunti i costi di laboratorio dell’ospedale (analisi del seme, materiali utilizzati per l’inseminazione), e che per ogni tentativo ammontano a meno di 100 euro. L”inseminazione in vitro e l’embriodonazione costano 4200 euro ca. (informazioni fine 2004) e comprendono tutto – anche il ricovero in day hospital – tranne l’eventuale anestesia totale per il prelievo degli ovociti e i farmaci per la stimolazione ormonale. Lingue: le lingue ufficiali a Bruxelles sono il francese e il neerlandese, ma tutti parlano correntemente anche l’inglese. Il sito del Centro di medicina riproduttiva offre tantissime informazioni anche in inglese.
CEFER, Barcellona, Spagna
Centro de Reproducción Humana
Calle Marquesa de Vilallonga 12, despacho 21
08017 Barcelona (España)
Tel.: +34 93 4187653, +34 93 2404060
Fax: +34 93 2546016, +34 93 2023385
L’Istituto di Riproduzione CEFER è un centro medico privato interdisciplinare dedito allo studio e al trattamento dei problemi di riproduzione e sessualità, attivo dal 1977 (ha organizzato la prima Banca di Seme umano di Spagna), nel campo della Fivet dal 1982. I pazienti italiani possono contattare l’assistente del dr. Xavier Garcia, signora Caroline Fort, che parla italiano, all’indirizzo e-mail carolinafort@yahoo.es o al numero di cellulare 0034637046065. Durante il primo incontro vengono fatte due visite (costo totale circa 200 euro): l’andrologo responsabile della banca del seme spiega le modalità di scelta del donatore; il ginecologo che si occuperà dell’inseminazione effettua ecografia e visita ginecologica e controlla gli esami (richiesti al momento del primo contatto). Dopo l’incontro con il ginecologo viene fornito il protocollo con farmaci e dosi del trattamento ormonale, quindi si decide la data dell’inseminazione (a giugno 2005 non c’era lista d’attesa). La stimolazione ormonale rende probabile lo sviluppo di più ovuli: l’inseminazione (intrauterina) viene eseguita se sono presenti da 1 a 4 ovuli, nel caso di sovrastimolazione ovarica (più di 4 ovuli) viene rimandata al mese successivo e le dosi del farmaco vengono ridotte. Costi:
- Ciclo di inseminazione con seme omologo: 900 euro
- Ciclo di inseminazone con seme di donatore: 1100 euro
- · Ciclo di fecondazione in vitro: 3200 euro
- · Ciclo di fecondazione in vitro con ovodonazione: 6500 euro
(dati aggiornati all’estate 2005)
Ivfkliniek, Leida, Olanda
Stichting Medisch Centrum voor Geboorteregeling
Fertility Department
Elisabethhof 21 a
2353 EW Leiderdorp
telefoon: (071) 581 23 00
fax: (071) 581 23 09
Oltre alle consuete tecniche di procreazione assistita il centro offre la possibilità di eseguire inseminazioni e fecondazioni in vitro con seme di donatore. Possono essere utilizzate tre tecniche: auto-inseminazione (con l’utilizzo di un cappuccio in gomma da applicare in vagina), inseminazione intrauterina (IUI), fecondazione in vitro (FIVET). Per accedere alle tecniche di PMA con donazione di seme è necessario un primo colloquio, durante il quale verrà stabilito se la donna/coppia può accedere al trattamento e verranno stabiliti gli esami preliminari necessari. In base all’età della paziente e alla sua storia clinica verrà deciso quale tecnica utilizzare. La FIVET viene indicata solo se strettamente necessaria, per esempio in caso di occlusione di entrambe le tube o in caso di ripetuto fallimento dei tentativi di inseminazione. In caso di FIVET vengono trasferiti al massimo due embrioni, e alla paziente viene chiesto di restare nelle vicinanze del centro per 10 giorni dopo il transfer; il centro fornirà aiuto per trovare una sistemazione in albergo. La città è piacevolissima e rilassante, la clinica esiste da vent’anni, il personale politicamente motivato e affabile benché possa risultare “freddo” per gli standard mediterranei.
Costi 2005 (il listino aggiornato è riportato sul sito internet della clinica):
· primo colloquio, analisi e una serie di 3 IA euro 312.00
· IUI euro 366.00
· IVF/ICSI euro 1384.50
· Anestesia per il prelievo degli ovociti in caso di FIVET euro 90.00
· Seme del donatore per una serie di trattamenti (max 6) euro 366.00
I prezzi includono ecografie, esami del sangue e colloqui. Non includono i farmaci.
Valencia, Spagna
Instituto Valenciano de Infertilidad (IVI)
Plaza de la Policía Local, 3
46015 – Valencia (España)
Tel.: +34 96 305 09 00
Fax: +34 96 305 09 99
mail: ivivalencia@ivi.es
I pazienti stranieri possono rivolgersi al Dipartimento de Atención Internacional
Telefono/Call Center: +34 902 509 888
Fax: +34 963 050 942
mail: internacional@ivi.es
mail: interitaliano@ivi.es
Orario: 9-21
L’Instituto Valenciano de Infertilidad è nato a Valencia nel 1990 ed è specializzato interamente nella riproduzione umana. Ha aperto sedi in tutta la Spagna tra cui Madrid, Barcellona e Siviglia. Le informazioni che seguono riguardano la sede di Valencia. Sono disponibili diverse tecniche di procreazione medicalmente assistita: inseminazione intrauterina con stimolazione ormonale, fecondazione in vitro (FIVET e ICSI), donazione di ovociti. È necessario un primo colloquio, che si puo’ prenotare via telefono o mail. Una volta effettuata la prenotazione vengono inviati due questionari di dati clinici e personali da compilare e una lista di esami clinici da fare (si tratta solo di analisi del sangue che si possono fare in Italia).
Il primo incontro prevede la presenza di uno dei 3 medici del reparto internazionale e di un impiegato/a del reparto in veste di traduttore. Nel nostro caso il colloquio è durato 1 ora e mezza circa in cui il medico ha illustrato le procedure da un punto di vista pratico, ha controllato gli esami ed effettuato una visita ginecologica e un’ecografia. Non è previsto nessun colloquio psicologico.
Se non ci sono controindicazioni, quando si decide di procedere (alla fine del 2005 non c’era lista d’attesa) viene fornito il protocollo con farmaci e dosi del trattamento ormonale. L’IVI di Valencia ha una sua banca del seme e i donatori vengono sottoposti a indagine medica per escludere malattie ereditarie, genetiche e infezioni trasmissibili; vengono anche esclusi donatori che abbiano generato 6 o piu’ discendenti per riproduzione assistita o non assistita (ulteriori dettagli sulle caratteristiche dei donatori e sul controllo del seme si possono trovare sul sito). La donazione del seme in Spagna è totalmente anonima, l’unico dato che viene fornito in caso di gravidanza è il gruppo sanguigno. Non è possibile scegliere in alcun modo le caratteristiche fisiche del donatore, ma viene garantito che il seme verra’ selezionato anche tenendo conto delle caratteristiche fisiche di chi si sottopone all’inseminazione.
Costi (validità fino al 31/12/2005, farmaci non inclusi):
· Primo colloquio con visita ed ecografia 125 euro
· Inseminazione intrauterina (2 inseminazioni in 2 giorni consecutivi) 440 euro (seme non compreso)
· Seme di donatore 290 euro
NOTE
Nel nostro caso (40 anni senza particolari problemi) hanno lasciato a noi la scelta della tecnica da utilizzare, dandoci solo le loro statistiche sulle diverse probabilità di successo. Ci hanno però consigliato un massimo di 2-3 tentativi con la inseminazione intrauterina, in caso negativo si sarebbe eventualmente passati alla fecondazione in vitro. Tenere presente che i “traduttori” sono tutti spagnoli tranne uno e non conoscono benissimo l’italiano. Si può incontrare qualche problema a comunicare in tempi rapidi con i medici, in particolare nella fase finale pre-inseminazione, quando sono necessari contatti quotidiani per la gestione del trattamento ormonale.
StorkKlinik, Copenhagen, Danimarca
Egilsgade 22 – DK-2300 Copenhagen
Tel. +45 32 57 33 16 Fax: +45 32 57 33 46
Le legge dell’1 ottobre 1997, superata da quella approvata il 2 giugno 2006, vietava ai medici l’inseminazione di donne che non fossero sposate o comunque conviventi con un uomo. Il 6 ottobre 1999 Nina Stork, ostetrica lesbica, aprì la clinica Stork proprio per dare anche alle donne single la possibilità di accedere legalmente alla inseminazione artificiale con seme di donatore anonimo, che viene comunque regolarmente esaminato dai medici per escludere patologie. Era tutto legale anche con la vecchia legge perché l’inseminazione è effettuata non da medici ma da ostetriche o da infermiere specializzate che seguono protocolli ben definiti. Sono ammesse all’IA tutte le donne indipendentemente dalla loro etnia, cultura, religione, stato civile e orientamento sessuale. La clinica non offre la possibilità di accedere a tecniche di fecondazione in vitro. La clinica è aperta 365 giorni all’anno, le donne che ci lavorano sono molto carine e disponibili. Esiste la possibilità di riservare dosi di seme per eventuali fratellini e sorelline da concepire successivamente; è anche possibile scegliere determinate caratteristiche del donatore (colore di occhi e capelli, statura). Costi: circa 500 euro 1 inseminazione in un ciclo, 800 1 doppia inseminazione nello stesso ciclo (informazioni luglio 2004). Il sito internet è ricco di informazioni.
