Intervento tenuto nel corso della riunione con le rappresentanze delle associazioni glbt della Capitale (qui il resoconto dell’incontro)
Signor Sindaco, Signori rappresentanti della Giunta e dell’Amministrazione Comunale, amici ed amiche presenti in sala,
Mi chiamo Guido Allegrezza, sono funzionario di una grande azienda, gay dalla nascita, direi per Diritto Naturale. Non dirò quale associazione rappresento, poiché le mie parole hanno un valore che supera questo concetto. Né sono qui per chiedere nulla. Vorrei solo invitare ad una riflessione: parlerò al suo cuore e attraverso quello cercherò poi di parlare alla sua mente.
Nelle vostre introduzioni avete usato spesso la parola gay, lesbica, ecc. ebbene io vi prego di pulire i vostri pensieri per un attimo e pensare a noi come delle persone. Persone che sono discriminate perché vivono la loro affettività e la loro sessualità in maniera diversa da quella della maggioranza eterosessuale della cittadinanza. Persone che sentono costantemente, quotidianamente sulle loro spalle il peso di una discriminazione che è nei fatti. I diritti che sono sanciti da almeno 8 articoli della nostra Costituzione, per noi non sono garantiti e questo fa di noi delle persone cui è negata l’aspirazione ad essere felici e conseguire la piena realizzazione personale: i nostri progetti di vita sono bloccati da ostacoli giuridici che pongono dei paletti che altre persone e fattispecie non hanno. Non siamo solo patrimoni da dividere al momento della successione, ma siamo persone che amano e desiderano vivere serenamente.
Spero che queste poche parole abbiano potuto risuonare nel suo cuore e che continueranno a farlo anche dopo questo incontro e passo quindi a rivolgermi alla sua mente, confidando che la strada del suo cuore sia spianata.
Vorrei soffermarmi alcuni istanti sull’espressione che lei ha usato a proposito del Pride, utilizzando l’aggettivo folkloristico. Ebbene, mi permetta di fare un esempio scherzoso. Quando i cittadini di Guardia Piemontese, decidono di indossare i loro costumi tradizionali ed andare, che so, a New York per la settimana della Famiglia Calabrese, portando lì i loro abiti, le loro musiche, i loro canti ed i loro balli, non vanno con i loro abiti di tutti i giorni. Essi vanno per testimoniare l’orgoglio per la loro storia, la loro cultura, usi e tradizioni che li contraddistinguono. In una parola essi sono testimoni di una identità precisa. Ecco, lei consideri che al Pride ci sono persone che decidono di andare più o meno discinte, più o meno stravaganti. Essi sono si una minuscola minoranza, ma tutti noi li accogliamo e li accettiamo, rispettandoli, per come sono. Essi/e sono fratelli e sorelle nella stessa rivendicazione. E tutti siamo testimoni della nostra multiforme identità di cittadini discriminati, differenza questa che ci rende speciali, perché più deboli.
Ed infine, Signor Sindaco, io non le chiedo di fare questa o quell’altra cosa. Dopo le mie parole e quelle che ha già sentito, io sono convinto che le sa già cosa fare, sa già cosa può fare. Signor Sindaco, faccia la cosa giusta.
Grazie.
