Allegrezza, Guido: Intervento al primo congresso regionale di Sinistra Democratica, 4/10/2008


Care Compagne e cari Compagni,

Ieri abbiamo sentito riaffermare con forza che ci sarà un nuovo partito. E allora evvia il nuovo partito! Un nuovo soggetto che spero non sia solo un coagulo di persone e passioni “contro”, quanto piuttosto “PER” qualcosa e qualcuno. Si dice e noi tutti speriamo che la nascita di questo nuovo partito della sinistra sia un processo partecipato e plurale. Ma io auspico di più e spero che anche voi lo facciate. Mi auguro che sarà un partito che non solo si intitoli e si proclami di sinistra, ma che lo sia nell’intimo e che sia capace di fare le proposte che da esso ci si attende: le proposte che fanno le persone di sinistra!

Tempo fa parlavo di SOGNO. Il titolo del nostro congresso parla di SPERANZA, ebbene è arrivato il momento del CORAGGIO! Il coraggio di fare proposte e avviare iniziative che marchino la differenza ed una chiara discontinuità. Cosa significa? Significa che dobbiamo avere il coraggio di esprimere una NUOVA IDEA DI MONDO organica e progettuale, di parlare a tutti e non solo a classi e categorie che non esistono più. La mia profonda ignoranza su molti aspetti della vita e del sapere, mi impone di rifarmi a qualcuno che meglio di me ha saputo formulare concetti e riflessioni sul senso della sinistra nel XXI secolo: il brasiliano Roberto Mangabeira Unger, filosofo del diritto ad Harvard e ministro del governo Lula. Vediamo dunque alcuni esempi di cosa può significare essere di sinistra oggi.

  • Promuovere il pluralismo nell’economia e nella società, ovvero superare la contrapposizione storica tra liberismo e dirigismo creando le condizioni perché si sviluppino modelli alternativi e coesistenti per la definizione di proprietà ed per il lavoro, costruendo quindi nuovi contratti sociali e generazionali. Nel pieno rispetto dei diritti individuali e dando a chi lo desidera e lo chiede  la possibilità di scegliere se, ad esempio, usare il baratto piuttosto che la moneta, oppure basarsi su schemi di proprietà comune e condivisa, piuttosto che rigidamente privata e individuale.
  • Ribaltare il paradigma tassazione-redistribuzione che riduce la fiscalità ad un meno trasferimento di risorse e trascura completamente la persona con i suoi bisogni e che impedisce alla solidarietà sociale di svilupparsi. Ma che ancor peggio non premia e non concede dignità a chi non produce profitto, ma contribuisce al miglioramento della qualità della vita del paese e della collettività. Cosa ci faccio con 50 euro in più in busta paga se poi devo pagare l’asilo, la baby sitter, la badante per assistere i parenti anziani o invalidi? Ed ecco anche l’inganno del federalismo fiscale, salutato come una grande riforma storica, ma che è una colossale finzione: trasferire le risorse da un unico “comitato d’affari centrale” sottoposto comunque al controllo del Parlamento (per fortuna!) ad una pluralità di “comitati d’affari locali” che saranno più soggetti al controllo di poteri forti locali. E non faccio fatica ad immaginare che abbiate capito che dietro i poteri forti locali si cela la criminalità organizzata: mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita. Un grande regalo dunque alla criminalità che per altri versi si dichiara di combattere.
  • Piuttosto che parlare della difea della scuola, tema importante certamente ma non esaustivo neanche se collegato all’università e alla ricerca, sarebbe meglio parlare di una grande battaglia, meglio, una vera e propria guerra a difesa della conoscenza. In cui non solo le istituzioni della didattica, ma soprattutto i nuovi strumenti del sapere e della conoscenza vanno presidiati e difesi strenuamente. Internet ed il software libero, insieme a tutte le tematiche del diritto di autore devono diventare una priorità irrinunciabile, poiché sono alla base della libertà e della democrazia! In un’economia che in tutto l’occidente si muove verso il sapere, l’esperienza e la conoscenza, una scuola (e quindi un’università) che espelle i cervelli migliori costretti ad andare all’estero e crea legioni di consumatori inconsapevoli e di lavoratori con una formazione culturale scadente rischia di creare una nuova schiavitù, che passa per la piena intercambiabilità dei lavoratori e la loro riduzione a merce da comprare al prezzo più basso possibile, se non la loro totale inutilità. Se la cultura non torna ad essere considerato un VALORE PATRIMONIALE della collettività, come possiamo consentire lo sviluppo di un pensiero scientifico e di tornare a essere un motore della civiltà?
  • Potenziare gli strumenti per una REALE partecipazione democratica alla vita politica ed istituzionale per assicurare al corpo elettorale di esercitare oltre alla delega rappresentativa anche il ruolo fondamentale di CONTROLLO e la possibilità di essere parte attiva del lavoro legislativo.

E proprio quest’ultimo punto mi spinge a svolgere alcune riflessioni sull’azione politica, che dovrebbe conseguire a queste riflessioni più di impostazione e che si dovrebbe caratterizzare per proposte concrete e forti. Solo alcuni esempi, in materia di laicità dello stato, tema poco considerato in questa assise congressuale, ma di primaria importanza:

  • Battersi per far riunire la commissione mista che avrebbe dovuto effettuare la revisione periodica dell’aliquota dell’8×1000 e che, invece non si è mai riunita, nonstante le esplicite disposizioni sul punto.
  • Avviare una discussione coraggiosa sulla necessità di riformare il Nuovo Concordato ed i Patti Lateranensi, che segnano privilegi non più tollerabili nei confronti di istituzioni religiose che non possono più essere considerate interlocutori di preferenza, ma che dovrebbero essere invece collocate su un piano di parità rispetto ad altri soggetti che emergono e si attestano nella società.
  • Lanciare una campagna nazionale per portare nei comuni la discussione sull’istituzione dei Registri delle unioni civili, tema che investe in modo determinante l’intera collettività e non sono quella delle cittadine e dei cittadini omosessuali, presi a pretesto per bloccare un progresso che andrebbe a beneficio di tutti.
  • Denunciare con forza il fatto che esistono (almeno a Roma) istituzioni sanitarie gestite da religiosi o di loro proprietà nelle quali il personale è soggetto ad un odioso ricatto: devono impegnarsi a sostenere i valori cattolici a pena di essere licenziati o allontanati. E questo anche operano nella loro sfera privata. Una violazione della Costituzione continua e indecente che nessuno denuncia e di cui nessuno parla!

E soprattutto, a mio parere, è necessario costruire dei gruppi di progettazione delle riforme che vorremmo attuare, per trasformare il nostro essere “CONTRO” in veri progetti che ci consentiranno di dialogare con le istituzioni, ma soprattutto di aprire canali concredi ri comunicazione per parlare alla gente e per riavvicinarla non solo a noi, ma alla politica, VERA MISSIONE che dobbiamo porci.

Ed infine, compagne e compagni, permettetemi di concludere recuperando un nostro simbolo. Ora che la fine del Novecento ha relegato al mondo degli affetti “il gran partito dei lavoratori” ed “il rosso fiore [che] c’è in petto fiorito, dobbiamo dedicarci a creare il “gran stendardo al sol fiammante che innanzia a noi glorioso va”. Buon viaggio a tutti noi!