Domenico, Pierrick, Ethan


Una ninfea, dedicata a Domenico, Pierrick ed Ethan

Una ninfea, dedicata a Domenico, Pierrick ed Ethan

Questa pagina è dedicata alla memoria di Domenico Riso, Pierrick ed Ethan Charilas.
Erano una famiglia arcobaleno.

Per parecchio tempo, questa sarà una pagina in evoluzione. Tutti coloro che desiderano fare precisazioni, aggiungere informazioni o semplicemente lasciare la loro testimonianza, possono farlo scrivendo nei commenti o mandandomi un’email.

I protagonisti

Domenico Riso, in una foto di qualche anno fa

Domenico Riso, in una foto di qualche anno fa

Pierrick Charilas, in una foto di anni fa

Pierrick Charilas, in una foto di anni fa

Domenico Riso era Siciliano, nato a Isola delle Femmine (Palermo) il 3 settembre del 1967. Steward dell´Air France, impegnato anche nelle rivendicazioni sindacali del personale aereo, si trovava a bordo del volo conclusosi il 19 agosto 2008 in un disastroso incendio all’aeroporto Barajas di Madrid con 154 morti, in compagnia del suo uomo Pierrick e di Ethan, il figlio di tre anni che Pierrick aveva avuto dalla ex moglie Magali Baton. Sportivi entrambi, Magali e Pierrick, lei impegnata nel judo, lui nella ginnastica artistica.

Magali Baton, moglie di Pierrick Charilas e mamma di Ethan, mostra una loro foto

Magali Baton, moglie di Pierrick Charilas e mamma di Ethan, mostra una loro foto

Una “normale famiglia arcobaleno europea”, che viveva alle porte di Parigi e che presto si sarebbe ulteriormente rafforzata; sembra infatti che Domenico stesse per adottare Ethan. Stavano andando in vacanza alle Canarie, ovviamente con il bimbo al seguito, come fanno la quasi totalità della famiglie che hanno un bimbo piccolo.

Pierrick, a breve sarebbe entrato anche lui a lavorare in Air France.

I funerali di Domenico

(Da fonte ANSA, 26 AGO) Il funerale di Domenico è stato celebrato nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Isola delle Femmine. Tanta la gente che si è raccolta in preghiera. Nelle prime file il padre Pietro, 82 anni, e le sorelle Marianna e Concetta. Commossi anche i cinque nipoti di Domenico Riso, tutti molto giovani, e i tanti amici presenti, oltre al sindaco Gaspare Portobello che, dopo la strage aerea, aveva proclamato tre giorni di lutto sospendendo le manifestazioni estive in programma nella cittadina marinara. Fuori dalla chiesa anche molti turisti con le lacrime agli occhi, che hanno voluto dare l’ultimo saluto allo steward, la cui storia ha commosso tanti.

(da fonte Adnkronos, 26 ago.) Le dichiarazioni del sindaco di Isola delle Femmine:

Non dimenticheremo mai Domenico. Era una persona eccezionale e un vanto per la nostra comunità. Ogni volta che ritornava da Parigi ci affascinava con i suoi racconti di viaggio.

Valuterò con il Consiglio comunale quale sia il modo migliore per onorarne il ricordo. Penso all’intitolazione di una strada o ad un premio culturale, anche perché era una persona molto colta.

Sapevamo tutti che era gay, ma questo non cambiava la nostra stima nei suoi confronti. Siamo molto dispiaciuti per l’immagine che alcuni giornali hanno dato di Isola delle Femmine, come di un paese chiuso e retrogrado. La realtà è che la vita privata di chiunque merita rispetto e lo merita ancor di piu’ in una situazione tragica come questa.

I funerali di Pierrick ed Ethan

Pierrick ed Ethan sono stati sepolti il 3 settembre 2008 nel cimitero del Blanc-Mesnil (Seine-Saint-Denis). I loro parenti più prossimi, si sono riservati di intraprendere un’azione legale nei confronti della compagnia aerea responsabile del volo.

Nessuna parola sulla relazione con Domenico.

La notizia

Roma, 21 agosto 2008 – Adnkronos – SPAGNA: INCIDENTE MADRID, UN ITALIANO TRA LE VITTIME – C’è anche un cittadino italiano tra le vittime dell’incidente aereo di ieri a Madrid. Si chiamava Domenico Riso e lavorava come steward dell’Air France. Lo conferma la Farnesina. Riso lavorava a Parigi, la sua famiglia risiede in provincia di Palermo.

Stampa italiana

Corriere.it 21 agosto,

I parenti non sapevano che Riso era diretto alle Canarie
Madrid, un italiano tra le 153 vittime
E’ Domenico Riso, 41enne siciliano, steward per l’Air France. Morto anche un bimbo che viaggiava con lui

MADRID - C’è anche un italiano tra le 153 vittime dell’incidente all’aeroporto Barajas di Madrid. Lo ha confermato la Farnesina. Si chiamava Domenico Riso e lavorava come steward per l’Air France. Riso, 41 anni, era originario di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, ma dal 1995 viveva a Parigi. L’Unità di Crisi aveva da subito avviato le verifiche sul nominativo di Riso nella lista dei passeggeri sull’MD-82 della Spanair diretto alle Canarie.

IL BAMBINO – Dapprima si pensava che la vittima italiana fosse un bambino. Un ragazzino ci sarebeb comunque stato: Ethan Charilas, figlio di un amico di Domenico. A rivelarlo è un cugino della vittima italiana, che porta il suo stesso nome, Domenico Riso: «Mio cugino era in viaggio verso le Canarie col suo amico Pierrick Charilas e suo figlio Ethan di tre anni. Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio». Sia Pierrick sia il figlio risultano tra i morti. «Tre mesi fa – ha aggiunto il cugino – sono andato a trovarli nell’appartamento che avevano vicino Disneyland a Parigi. Mi hanno accolto in una bellissima casa e ho fatto una cena principesca. Mio cugino aveva arredato una stanza per il bambino con tanti giocattoli e ovunque andavamo con noi c’era Ethan». «Mi aveva detto – ha detto ancora – che quest’estate sarebbe venuto a Isola invece all’ultimo momento mi ha detto che andava alle Canarie con l’amico e il bimbo e che sarebbe tornato qui a Natale. Purtroppo non c’è più e di lui mi rimane solo un sms che custodisco nel cellulare».

LE INDAGINI - Il giorno dopo la tragedia, oltre alla rabbia e al dolore si aggiungono i tanti interrogativi sulle cause dell’incidente dell’MD-82 della Spanair. Il governo spagnolo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. C’è attesa per i risultati delle scatole nere recuperate tra le macerie del velivolo. Gli investigatori dovranno cercare di capire perché il pilota è tornato indietro dopo il primo tentativo di decollo, e se davvero erano stati risolti tutti i problemi tecnici. Alcuni fonti della compagnia aerea hanno riferito mercoledì notte che il pilota aveva informato di un’avaria segnalata dal termometro esterno.

DIFFICILE L’IDENTIFICAZIONE - Dieci dei 19 sopravvissuti, ricoverati in ospedale, sono gravi, quattro in condizioni disperate. Tre bambini sono rimasti feriti. È ancora in corso l’identificazione di una donna. Intano nel padiglione 6 della Fiera di Madrid proseguono le analisi del Dna per identificare le vittime. Una procedura resa difficile dai molti corpi completamente carbonizzati. «Fino ad ora sono stati identificati grazie alle loro impronte digitali e, in alcuni casi, bisognerà condurre dei test del Dna» ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture spagnolo, Magdalena Alvarez. I familiari delle vittime stanno ricevendo il sostegno di 70 psicologi. Nella lista dei passeggeri morti ci sono anche tre francesi, un cittadino bulgaro e probabilmente anche uan famiglia tedesca, formata da padre, madre e due bambini.

Lasicilia.it, 21 agosto

Il cugino: “A bordo con il figlio adottivo”

ISOLA DELLE FEMMINE (PALERMO) – Dalla lista fornita dalla compagnia aerea non risultano esserci altri nomi italiani oltre a quello di Domenico Riso.

Un cugino omonimo della vittima ha mostrato una fotografia con il cugino steward con il bimbo nell’appartamento di Parigi dove viveva. Ma alcuni familiari che si trovano davanti la casa dei Riso dicono di non sapere che Domenico avesse un figlio. Altri invece vedendo le fotografie hanno allontanato i giornalisti, contrariati.

“Secondo il cugino della vittima, a bordo dell’aereo Domenico Riso “era con un amico francese e col bimbo di tre anni che stava adottando”.

“Mio cugino era in viaggio verso le Canarie col suo amico Pierrick Charilas e suo figlio Ethan di tre anni. Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio”. Lo puntualizza Domenico Riso omonimo e cugino dello steward morto nella tragedia aerea ieri a Madrid. Nella lista dei passeggeri risultano infatti sia Pierrick che Ethan Charilas, entrambi morti.

“Tre mesi fa – aggiunge – sono andato a trovarli nell’appartamento che avevano vicino Disneyland a Parigi. Mi hanno accolto in una bellissima casa e ho fatto una cena principesca. Mio cugino aveva arredato una stanza per  il bambino con tanti giocattoli e ovunque andavamo con noi c’era Ethan”.

“Mi aveva detto – conclude – che quest’estate sarebbe venuto a Isola invece all’ultimo momento mi ha detto che andava alle Canarie con l’amico e il bimbo e che sarebbe tornato qui a Natale. Purtroppo non c’è più e di lui mi rimane solo un sms che custodisco nel cellulare”.

Nella lista dei passeggeri fornita dalla Spainair c’è un altro nominativo con lo stesso cognome: si tratta di Pierrick Charilas, un ex ginnasta discretamente popolare in Francia.

Repubblica.it, 21 agosto

Domenico Riso, originario di Isola delle Femmine (Palermo), lavorava per Air France – Il sindaco ha proclamato tre giorni di lutto cittadino. “Era il nostro orgoglio”
Madrid, uno steward italiano tra le vittime del disastro aereo
Andava alle Canarie per una vacanza e non aveva informato la famiglia del suo viaggio

MADRID - C’è anche un italiano tra le 153 vittime dell’incidente di ieri all’aeroporto Barajas di Madrid. Domenico Riso, che avrebbe compiuto 41 anni il prossimo 3 settembre, era originario di Isola delle Femmine, paese di settemila abitanti alle porte di Palermo, ma da tempo viveva a Parigi, dove lavorava per l’Air France.

Domenico Riso era uno steward e si stava recando alle Canarie per una vacanza. L’uomo non aveva informato la famiglia del suo viaggio. I parenti hanno avuto dai carabinieri la notizia della sua morte. Nella lista dei passeggeri fornita dalla compagnia Spanair il suo nome era accompagnato dalla notazione “niño” (bambino). Forse per un errore, o forse per il fatto che, essendo steward e grazie ai rapporti di collaborazione tra le compagnie aeree, aveva ottenuto da Spanair la tariffa normalmente riservata ai bambini.

Un cugino omonimo di Domenico Riso spiega che l’assistente di volo stava andando in vacanza con il suo amico francese Pierrick Charilas, ex campione di aerobica, e il figlio di quest’ultimo, Ethan, di tre anni. “Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio”, aggiunge. Nella lista dei passeggeri figurano sia Pierrick che Ethan Charilas, entrambi periti nella sciagura.

Domenico Riso era il figlio di Pietro Riso, pensionato, conosciuto da tutti in paese. L’uomo è disperato: “Perché mio figlio?”, continua a ripetere l’anziano uomo. Accanto a lui ci sono le due figlie. La madre di Domenico Riso è morta qualche anno fa.
In casa c’è anche il sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello che è venuto a portare le condoglianze dell’intera comunità. “E’ straziante – ha detto – Siamo tutti disperati. Non pensavamo che si trattasse di Domenico”.

Nella casa il via vai di persone è continuo. Decine le persone che stanno arrivando nella piccola abitazione a pieno terra circondata da una grande vite. Il padre e le sorelle della vittima raggiungeranno Madrid entro domani mattina.

“Aiuteremo la famiglia per il rimpatrio della salma”, ha detto a Sky Tg24 il vicecapo dell’Unità di crisi della Farnesina, Maurizio Canfora. “La compagnia aerea e il governo spagnolo – ha aggiunto – si sono offerti di ospitare a proprie spese quattro membri della famiglia a Madrid in attesa dell’espletamento delle formalità per il rimpatrio della salma”.

Il sindaco di Isola delle Femmine ha deciso di proclamare tre giorni di lutto cittadino. “Siamo attoniti – ha detto sconvolto – Conoscevamo tutti Domenico. Faceva lo steward e per la nostra piccola comunità era motivo di orgoglio”.

Corriere.it, 22 agosto, di Giusi Fasano, Enzo Mignosi

Domenico Riso stava andando in vacanza. Lavorava all’Air France, viveva a Parigi
Morto steward italiano con il compagno e il figlio di tre ann
L’ultima telefonata al padre: vado via per un po’. Ma la famiglia non sapeva dove. Il giallo dell’identificazione

MADRID – Domenico aveva osato sognare una vita accanto al suo amico più amato, Pierrick. Diceva che «solo chi sa sognare può volare» e chi l’ha conosciuto giura che quelle parole non avevano niente a che fare con la sua professione di steward.

Anni e anni passati in volo, prima per l’Alitalia, poi per l’Air France. Domenico Riso, cresciuto sotto il sole e davanti al mare della Sicilia, prendeva più aerei che autostrade, vedeva più nuvole che palazzi. È l’unico italiano morto fra le lamiere e le fiamme dell’Md-82, sulla pista di Barajas. Aveva 41 anni e la pretesa di chi è felice: vivere cent’anni assieme alle persone più amate. Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: erano loro quelle persone. Erano la sua «famiglia», le sue vacanze, i suoi sogni, i suoi coinquilini nella bella casa di Parigi, «una piccola reggia accogliente e calda » conferma il cugino dello steward, suo omonimo. Pierrick Charilas ed Ethan erano accanto a lui sul volo della catastrofe. Sono morti seduti l’uno vicino all’altro perché martedì pomeriggio Domenico era fra i passeggeri: non era salito su quell’aereo per servizio. Stavolta si partiva per le vacanze, tutti e tre assieme, come al solito, per qualche giorno di riposo sulle spiagge delle Canarie. Domenico aveva ottenuto dalla Spanair una tariffa agevolata, quella riservata ai bambini. Per questo accanto al suo nome, nella lista dei passeggeri, c’era scritto «niño», bambino, e per questo è stato difficile identificarlo.

Nessuno fino a ieri mattina aveva chiesto informazioni su quel passeggero dal nome italiano. Non una chiamata di un parente o di un amico allarmato. Sembrava un giallo. All’ambasciata e alla Spanair hanno capito dopo il perché. Domenico era sempre in volo e spesso non chiamava nemmeno casa per dire dove stesse andando. Un volo per lui era come spostarsi in macchina di pochi chilometri. Aveva telefonato al padre Pietro poche ore prima di partire, martedì. Ma erano state soltanto due parole: «Vado in vacanza per un po’», nessun dettaglio sulla destinazione. Così né il vecchio marinaio Pietro né le sorelle di Domenico (Concetta e Marianna) potevano immaginarlo sull’aereo della morte (la madre è scomparsa qualche anno fa). Lo hanno saputo ieri mattina, a casa Riso. E hanno saputo anche di Pierrick ed Ethan, nomi tante volte sentiti dalla voce di lui. Pierrick una volta era campione di aerobica, ha avuto una storia d’amore poco fortunata con la madre di Ethan e poi ha deciso di vivere con il bambino e Domenico nell’appartamento parigino, come fossero una famiglia fra tante, con il bambino da tirare su assieme.

Non che la cosa sia sfuggita alle malelingue di Isola delle Femmine, borgo marinaro alle porte di Palermo che «l’uomo dei cieli» (come lo chiamavano gli amici) aveva lasciato nel 1997 per la capitale francese. Due uomini che vivono assieme, si sa, sono fonte di chiacchiere e in paese non sono certo le chiacchiere che mancano. Se poi c’è di mezzo un bambino piccolo, amatissimo da tutti e due e che per Domenico era come un figlio, si può arrivare fino ai pettegolezzi più velenosi. Ma lui, Domenico, ha sempre tirato dritto per la sua strada. Come fece quella volta che decise di mettersi l’orecchino. Pazienza se qualcuno non gradiva. Se qualche parola di troppo lo irritava respingeva la rabbia cantando, lirica soprattutto, una delle sue tante passioni. Non era tipo che non osasse, Domenico. Lui volava. E «solo chi sa sognare può volare».

ilgiornale.it, 22 agosto

Domenico, steward siciliano sempre in volo per lavoro morto nel viaggio di piacere

Tutti ricordano Domenico, il ragazzo gentile che girava il mondo. I parenti a Isola delle Femmine, cittadina marinara alle porte di Palermo, mostrano con orgoglio le sue foto con la divisa blu da steward. I viaggi erano la vita di Domenico Riso. E sono stati anche la sua morte. Riso è l’unica vittima italiana della tragedia aerea di Madrid, avrebbe compiuto 41 anni a settembre. Faceva lo steward per l’Air France e dal 1997 viveva a Parigi, non era sposato e non aveva figli. Stava andando alle Canarie in vacanza. Aveva chiamato l’anziano padre, Pietro Riso, 83 anni, ex pescatore, il giorno prima della partenza per le vacanze e neanche 24 ore dopo i carabinieri hanno bussato alla porta della casa di Isola. Sono stati loro a dare la terribile notizia al genitore e nel giro di pochi minuti la voce è corsa veloce in paese. In via Trapani si è radunata una piccola folla di parenti e amici, tutti conoscevano Domenico, un ragazzone dai capelli scuri e di bell’aspetto, che amava la lirica ed aveva una voce da cantante. Tra i tanti parenti sconvolti dalla commozione e dal dolore, anche un suo cugino omonimo. «Domenico stava andando alle Canarie assieme a un suo amico, Pierrick Charilas ed a suo figlio Ethan, – racconta -. Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio, passava molto tempo con lui». Nella lista dei passeggeri risultano infatti sia Pierrick che Ethan Charilas, entrambi morti.
L’anziano padre di Domenico e le sorelle, Marianna e Concetta, di 49 e 43 anni, sono chiusi nell’abitazione di famiglia e già oggi dovrebbero partire per Madrid per riconoscere la salma. Anche il padre ha chiesto di poter partire, ma considerata l’età gli altri familiari stanno cercando di convincerlo a rimanere. Racconta commosso Simone Croce, marito di una sorella della vittima: «Era un ragazzo meraviglioso, sportivo, parlava quattro lingue. Ogni anno trascorreva parte delle sue vacanze qui a Isola. Quest’anno invece aveva scelto le Canarie…». Il sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello, ha proclamato da ieri tre giorni di lutto cittadino. «Lo conoscevo benissimo – ha detto – Sono professore di matematica e, quando Domenico frequentava l’istituto tecnico per il turismo, gli davo lezioni. Era il nostro orgoglio, in città era conosciuto da tutti. Faceva un lavoro non usuale e quando arrivava in città con la divisa, gli chiedevamo di raccontarci dei suoi viaggi». Il sindaco ha sospeso anche tutte le manifestazioni ludiche in programma nella cittadina.

Corriere.it, 23 agosto, di Gianna Fregonara

La deputata del Pd Concia: quando riusciremo a chiamare le cose con il loro nome?
L’Arcigay: perbenismo sullo steward morto
«Troppi silenzi sull’italiano e il compagno». Ma Galan: omofobia è parlarne

ROMA — Quali sono le parole per dirlo? Si doveva raccontare la storia personale di Domenico Riso (nella foto), lo steward siciliano morto nel disastro aereo di Madrid, insieme al suo compagno francese e al figlio di lui? I dettagli della nuova vita parigina, come riferita dal cugino dell’unica vittima italiana della sciagura, sono un fatto di cronaca o un’ingerenza inutile nella privacy di Riso, di Pierrick Charilas e di suo figlio Ethan?

Ad aprire il dibattito sono state le associazioni gay. Indignate non per i racconti ma per i silenzi e le omissioni sulla storia dello steward: «La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina di fumo tragicamente ridicola: quando questo Paese avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome?», scrivono i vertici dell’Arcigay, in una nota firmata anche dalla parlamentare pd Paola Concia. E non solo. Si scandalizza per il motivo opposto il governatore del veneto Giancarlo Galan (Pdl), che considera «omofobo» mettere la lente sulla vita di Riso: «Sono ripugnanti le cronache pubblicate da alcuni giornali penosamente impegnate a dare il massimo risalto al fatto che Domenico Riso fosse in viaggio assieme al suo “compagno”. Che pena per un giornalismo così scadente e morboso».

- fanno un solo fugace cenno alla presenza di «un amico italiano, di cui non si hanno altre notizie»: per il resto raccontano il dolore dell’ex compagna di Charilas, che è una celebrità sportiva nazionale. Ecco che cosa ne pensano i lettori, che si sono divisi sulla scelta di raccontare la storia: «Il Corriere è stato l’unico giornale nazionale a trattare con rispetto la memoria di Riso descrivendo le persone con cui viaggiava come “il compagno e il figlio di tre anni” invece di nascondere la loro identità con formule generiche », scrive un lettore. «Ma come si possono scrivere certe cose sulla vita privata di una persona appena deceduta? Questa è informazione???», protesta un’altra mail. «Dopo la tragedia in Spagna, ho dovuto notate l’arretratezza del nostro Paese, il modo triste con cui alcune testate hanno cercato di evitare il discorso dell’omosessualità di Domenico», scrive un collega che lo ha conosciuto.

Le reti tv hanno scelto di non raccontare nulla. «E’ tabù in Italia parlare di questo tipo di famiglie», si lamenta il radicale Sergio Ravasio, segretario dell’Associazione Certi Diritti. I giornali hanno usato diversi toni e termini: delicatezza, vista la situazione tragica? «Ipocrisia», accusa il presidente di gaynet Franco Grillini: «Amico del cuore», «un amico», hanno scritto i più. «Compagno», ha scritto il
Corriere in prima pagina. La storia è stata anche ignorata o «omessa», da alcuni quotidiani. Quelli francesi che hanno dato la notizia della morte di Pierrick Charilas e di suo figlio Le Parisien e L’Équipe

Angelo Pezzana, storico animatore della libreria Luxemburg di Torino, non getta la croce sui giornali. Sta scrivendo un libro in cui affronterà anche il tema della difficoltà di trovare le parole per definire «l’identità omosessuale»: «Senza un riconoscimento giuridico delle coppie gay non si riesce a codificare una realtà che sarebbe accettata in gran parte della società italiana. I termini usati dai giornali non sono tanto offensivi quanto indicativi del-l’arretratezza linguistica del nostro Paese ». Pezzana ricorda infatti: «Persino nel mondo della moda non si riesce a definire senza ipocrisie il compagno di Valentino o l’identità di Armani, e per Versace si seppe del suo compagno solo dopo la morte…».

Repubblica.it, 23 agosto, di Francesco Merlo

Madrid, il movimento omosessuale accusa i media di ipocrisia – “Hanno censurato la relazione con il suo compagno francese”
Se lo steward morto diventa una bandiera gay

SIAMO tutti omosessuali, e dunque ci spiace dire che l’omofobia, nella orribile morte del povero Domenico Riso, è un’ossessione sì, ma solo dell’Arcigay, che ha infatti accusato i media italiani di “avere censurato la relazione tra lo steward e il suo compagno francese”. Ma noi siamo anche tutti eterosessuali.

E dunque ci spiace dire che solo ad un’Arcigay, che è ossessionata dall’idea e non è intelligente dei fatti, poteva venire in mente che in quel forno crematorio all’aeroporto di Madrid non c’erano 153 persone, ma solo due omosessuali dichiarati.

Tutto questo per dire che la sessualità, rispetto a quell’atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l’Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni, ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone, sulle quali l’onorevole Grillini non ha però l’occhio impietrito dall’ossessione e dall’indecenza.

E infatti solo per quei due, per Domenico Riso e per il suo convivente, l’Arcigay trova necessario che “la completezza dell’informazione” frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d’amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d’amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.

Ma che c’entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo? In base alla logica sessuocentrica dell’Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l’Italia, che ha le sue gravi rogne ma è ancora civile e sa tenere lontana la tragedia dalla farsa, avrebbero dovuto involgarirsi, come purtroppo ha fatto l’onorevole Grillini, e dunque indagare e raccontare – “senza ipocrisia” perbacco – quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti…

Abbiamo, insomma, il fondato sospetto che l’onorevole Grillini sia – proprio lui – l’ossessionato dall’omofobia. È lui ad avere bisogno, sempre e comunque, del nemico per le sue usurate battaglie, al punto da andare fiero della sessualità di una vittima di un disastro aereo e di celebrarlo come un eroe della diversità, del pensiero laterale e dell’anticonformismo.

E c’è forse qualcosa di più. C’è un accenno rivelatore nell’indignazione di maniera dell’Arcigay, la quale si chiede: “Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova e una famiglia, potrà avere rispetto, almeno dopo morto?”. Noi che sappiamo pensare male, temiamo che in questa sottolineatura dell’emigrante siciliano, che solo a Parigi può liberare la propria sessualità, ci sia un avvitamento razzista, probabilmente inconsapevole. Grillini, insomma, non si rende conto che l’idea che un siciliano debba uscire per riuscire è un’idea criptoleghista, perché appunto i leghisti ritengono che i meridionali solo altrove possono avere opportunità, mentre la loro terra li condanna a un destino di dissipazione sociale e, nel caso dell’omosessuale, di infelicità e di disprezzo. Secondo l’Arcigay, Domenico, se fosse rimasto in Sicilia, avrebbe potuto solo nascondersi e dannarsi. A Parigi, invece: allegria, valori condivisi, fierezza… C’è insomma uno sguardo di degnazione verso la caverna del Sud, dove – malgrado Grillini e il suo bisogno di arcaismi da aggredire per continuare ad esistere – c’è ormai tutto il ventaglio della sessualità praticata, e anche nelle istituzioni, proprio come a Parigi.

Due parole infine sui giornali e sulle tv italiane che, a conferma di libertà, hanno deciso in maniera molto varia come e quanto tirare in ballo la scelte private e i pudori familiari di Domenico Riso. Ogni giornale, insomma, si comporta come crede, ciascuno ha la propria misura di eleganza, ciascuno ha i suoi titolisti e i suoi cronisti, e ciascuno fa ovviamente anche i suoi errori.
È legittimo criticare, ma la paranoia dell’omofobia, in questa Italia confusa, sta rischiando di trasformare l’Arcigay in una comunità di preti fondamentalisti al contrario, con lo sguardo tutto puntato sulle pratiche sessuali e con la stessa idea di società che ha Rocco Buttiglione, e magari anche con lo stesso Dio sessuomane. Qui in più c’è anche l’orrore di avere scambiato un camposanto in un campo di battaglia.

Stampa estera

La stampa francese non riporta mai il nome di Pierrick e di Domenico, ignorando completamente il legame fra loro. Lo stesso accade, in prevalenza per le altre testate estere, che al massimo menzionano la presenza di Domenico come “amico” di Pierrick.

America Oggi, 22 agosto

Madrid. C’era anche un siciliano a bordo dell’Md82 caduto

 

ISOLA DELLE FEMMINE (Palermo) C’era anche un italiano a bordo dell’Md82 che ieri è esploso all’aeroporto di Madrid. L’unico connazionale tra le 153 vittime si chiamava Domenico Riso, 40 anni. Fino a ieri si pensava che fosse un bambino perché nella lista pubblicata sul sito internet della Spanair, il nome era seguito dalla sigla CHD che indica, appunto, i bambini.
Originario di Isola delle Femmine, cittadina marinara a pochi chilometri da Palermo, Riso lavorava come steward per la compagnia aerea “Air France”. Era partito dalla Sicilia nel 1997 dopo avere vinto un concorso per la compagnia di bandiera francese e lasciato il posto di assistente di volo all’Alitalia, e viveva ormai da anni a Parigi. Abituato a solcare i cieli per mestiere, la tragedia lo ha colpito mentre stava andando in vacanza, alle Canarie, assieme ad un amico francese, Pierrick Charilas, ex campione di aerobica, e ad Ethan, figlio di tre anni del ginnasta transalpino. Charilas, argento agli Europei del 2001 e bronzo nel 2003, sulla trentina d’anni, “aveva passato i test per lavorare ad Air France – la compagnia aerea dove Riso faceva lo steward – e aspettava solamente di ottenere uno stage presso l’azienda”.
La notizia della morte di Riso è piombata inaspettata a Isola delle Femmine, dove vivono il padre Pietro di ottantaquattro anni e le sorelle Marianna e Concetta. I familiari, straziati, sapevano che Domenico era in ferie ma ignoravano si trovasse su quell’aereo maledetto. Appreso il lutto che li ha colpiti, nella loro abitazione di via Trapani è cominciato subito un mesto pellegrinaggio di parenti e amici. “Eravamo orgogliosi di lui, era bello e intelligente, parlava quattro lingue, amava lo sport e la musica lirica”, dice il cognato Simone Croce.
L’ultima telefonata, poche ore prima di partire, Domenico l’aveva fatta proprio al padre, cui era molto legato. L’aveva visto l’ultima volta un anno fa, quando era sceso in Sicilia per i funerali di un cognato, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare 40 anni, il 3 settembre.
“Non sapevamo che Domenico si trovasse su quell’aereo – dice Rosaria Riso, la cugina – Due giorni fa ci aveva detto che sarebbe andato in ferie, ma non aveva fornito particolari”.
Un altro cugino, Domenico Riso, omonimo del defunto, ha detto prima ai giornalisti che lo steward viaggiava assieme al figlio e poi si è corretto, precisando che il bambino era figlio del suo amico Pierrick, morti anche loro nell’inferno di Barajas. “Ma adorava quel bambino come se fosse suo figlio”, ha raccontato il cugino Domenico, omonimo della vittima. I tre vivevano insieme a Parigi, in un appartamento vicino a Disneyland: “Quando sono andato a trovarli, mi hanno accolto in una bellissima casa, mio cugino aveva arredato una stanza per il bambino con tanti giocattoli e ovunque andavamo con noi c’era Ethan”, ha raccontato ancora Domenico Riso, mostrando una fotografia dello steward sorridente con in braccio il bambino. Gli altri parenti accorsi a dare sostegno al padre e alle sorelle hanno invece mostrato di non saperne nulla, e qualcuno, vedendo le fotografie del bambino, ha allontanato i giornalisti con fare brusco.
Il cugino è stato l’unico a voler parlare della vita privata di Domenico, ed è stato anche l’ultimo a vederlo: “Mi aveva detto che quest’estate sarebbe venuto a Isola, dove mancava da un anno, invece all’ultimo momento mi ha detto che andava alle Canarie con l’amico e il bimbo e che sarebbe tornato qui a Natale. Purtroppo non c’è più e di lui mi rimane solo un sms che custodisco nel cellulare”.
Domani intanto le sorelle di Domenico partiranno per Madrid per il riconoscimento della salma, carbonizzata nell’incendio dell’aereo, e dovranno portare con sé radiografie ed esami medici, come richiesto dagli investigatori spagnoli tramite l’Unità di crisi della Farnesina. Anche il padre ha chiesto di poter andare, ma considerata l’età gli altri familiari stanno cercando di convincerlo a rimanere a casa. La Farnesina si è messa subito a disposizione per prestare assistenza: “Aiuteremo la famiglia”, ha riferito a Sky Tg24 il vice capo dell’Unità di Crisi del ministero, Maurizio Canfora. “La compagnia aerea Spainair e il governo spagnolo – ha aggiunto – si sono offerti di ospitare a proprie spese la famiglia a Madrid in attesa dell’espletamento delle formalità per il rimpatrio della salma”. Un messaggio di cordoglio alla famiglia è stato inviato anche dal ministro degli Esteri Franco Frattini; mentre il sindaco di Isola, Gaspare Portobello, che ricorda Domenico come “una celebrità” in paese per via del suo mestiere che gli faceva girare il mondo, ha proclamato tre giorni di lutto cittadino.

La comunità GLBT in Italia

ANSA – ROMA, 22 AGO – SPAGNA: AEREO; GRILLINI, TV IPOCRITE SU FAMIGLIA GAY – «La notizia della morte di Domenico Riso, del suo compagno Pierrick Charilas e del figlioletto di tre anni Ethan, è stata data da tutti i telegiornali delle televisioni pubbliche e private italiane omettendo che si trattasse di una coppia convivente, che, come ha detto anche il cugino della vittima, costituivano un nucleo familiare vero e proprio nella loro casa di Parigi». Lo sottolinea Franco Grillini, presidente dell’associazione Gaynet e leader storico della comunità omosessuale. «Mentre esprimiamo vivo cordoglio per questa perdita e grande vicinanza alla famiglia, non possiamo che biasimare l’ipocrisia di quei mezzi di comunicazione che, persino in questo frangente, hanno censurato la relazione tra lo steward e il suo compagno francese. Mentre infatti, negli stessi casi, quando si parla di eterosessuali si dice esplicitamente che è mancata una famiglia, in questo caso ci si è arrampicati sugli specchi utilizzando eufemismi di varia natura, per non dire che anche in questo caso è venuta meno una famiglia vera e propria». «Ben diverso – conclude – è stato il trattamento quando si è perlato dall’architetto romano ucciso da un romeno. Lì non ci sono state remore a parlare della sua omosessualità».

ANSA – ROMA, 22 AGO – SPAGNA:AEREO; ARCIGAY,INDIGNATI PER SERVIZI MEDIA SU STEWARD – «I servizi tv e la rassegna stampa di ieri e oggi ci hanno indignato. La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola. Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova e una famiglia, potrà avere rispetto, almeno dopo morto?». Così Arcigay contesta il modo in cui i media hanno trattato la storia dello steward morto nell’incidente aereo di Madrid. «È dovere, per chi informa – afferma Aurelio Mancuso, presidente dell’associazione – dar conto di una storia che è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese. Un tempo si chiamava omosessualità ‘l’amore che non osa dire il suo nomè, e oggi? Siamo ancora lì?». «Vogliamo salutare a nostro modo Domenico – continua Mancuso – cui ci sentiamo legati da un sentimento di fraternità. La sua breve vita testimonia la volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua battaglia per la felicità, che in questo paese è ottusamente negata. Per lui e per tante altre persone, continueremo a lavorare affinchè non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale

Lettera aperta di alcuni esponenti della Comunità

Il dolore per la scomparsa di un giovane uomo in modo cosi assurdo richiede sempre il massimo rispetto e la capacità di fare un passo indietro, di coltivare il silenzio come atteggiamento adeguato e rispettoso. Ci abbiamo provato per due giorni e abbiamo mantenuto, nonostante la drammaticità dell’accaduto, l’adeguata distanza di chi non è in prima persona coinvolto.

Ma i servizi tv e la rassegna stampa di ieri e di oggi ci hanno ancora una volta indignato.

La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola, e ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto? È possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall’ipocrisia, dall’omissione, dal perbenismo? È dovere per chi dovrebbe informare correttamente, dare conto di una storia che purtroppo è stata bruscamente interrotta, e che propone una riflessione ampia sulla condizione di milioni di gay e lesbiche in questo paese.

Un tempo, evidentemente non ancora troppo lontano, quando ci si riferiva all’omosessualità si parlava “dell’amore che non osa dire il suo nome” e oggi? Siamo ancora lì?

Quando la vita delle persone omosessuali non sarà più cancellata o trattata sui mass media solo nei casi di cronaca nera o nei pezzi di colore?

Vogliamo salutare a nostro modo Domenico, cui ci sentiamo legate e legati da un sentimento di fraternità e di sorellanza: la sua pur breve vita è la testimonianza di una ferrea volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua personale battaglia per la felicità, che in questo paese c’è ottusamente negata. Per lui e per tante e tanti, figlie e figli, amici ed amiche, continueremo a lavorare affinché anche nel vuoto della scomparsa, non sia mai più negata la realtà della famiglia omosessuale.

Andrea Benedino (Gay Pd), Paola Concia (Deputata Pd), Rita De Santis (Presidente Agedo), Riccardo Gottardi (Segretario Arcigay), Cristina Gramolini (Segretaria Arcilesbica), Franco Grillini (Presidente Gaynet), Giuseppina La Delfa (Presidente Famiglie Arcobaleno), Aurelio Mancuso (Presidente Arcigay), Paolo Patané (Arcigay Sicilia), Francesca Polo (Presidente Arcilesbica), Sergio Rovasio (Presidente Certi Diritti Radicali), Agata Ruscica (Arcigay Sicilia)

I blog

 

4 pensieri su “Domenico, Pierrick, Ethan

  1. kiss

    Ciao stratex…ottimo lavoro. Ne sono commosso. Possiamo mettere il tuo materiale sul nostro sito che stiamo rifacendo in occasione dell’anniversario della morte… ho anche molte foto di Domé. Ma fuori gli italiani. Ipocrisia assoluta.
    Scrivimi memoria@domenicoriso.net oppure all’address allegato.

    Un amico di Pierrick.

    Risposta

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