Forum SEL Diritti e Cittadinanza – Roma, 15/10/11
LGBTQI: dal movimento al programma politico di Sinistra Ecologia Libertà
A cura di Guido Allegrezza (Resp. Diritti Civili ed Umani, SEL Lazio) e del Circolo Tematico Queer.SEL (Roma)
Care compagne e cari compagni,
Non intendo qui ripercorrere la storia del movimento LGBTQI in Italia, la sua importanza, le sue vittorie e le sue sconfitte. In questa sede ci interessa lavorare sugli aspetti seguenti:
- il rapporto fra il movimento LGBTQI e la politica, con particolare riguardo a quella di SEL
- individuazione e decodifica dell’agenda e delle priorità del movimento LGBTQI
- collocazione delle istanze del movimento LGBTQI nell’ambito del programma politico di SEL
Passiamo dunque ad esaminare i punti individuati.
1. Movimento LGBTQI e la politica
Negli ultimi 20 anni la società italiana ha vissuto sul piano sociale, economico, politico e civile una sostanziale involuzione, resa ancor più stridente dalla crescente distanza che ci allontana da un’Europa capace di guardare con occhio più laico ai mutamenti della società e agire con maggiore decisione e determinatezza sul fronte dell’attestazione degli irrinunciabili valori dell’uguaglianza e della parità.
In Italia, la scena politica è ormai ridotta a un triste cabaret che maschera privilegi e malefatte. Le scelte economiche colpiscono le fasce più deboli della popolazione, la crisi globale si mostra con il volto aggressivo della decadenza dell’impresa, del precariato, dell’inazione del governo.
Di fronte a una situazione che richiederebbe provvedimenti strutturali di redistribuzione, di rinnovamento, di riforma e di tutela per chi è più esposto ai morsi della crisi, si concretizzano interventi governativi e legislativi che sono inequivocabilmente ispirati non al desiderio di portare l’Italia verso un futuro più sostenibile, equo e di sviluppo, quanto piuttosto alla conservazione dei privilegi e all’allargamento del solco che divide la società in più uguali e meno uguali, più ricchi e più poveri, più privilegiati e più tartassati.
Su questo scenario, di cui non può sfuggire la drammaticità, si proietta la storia più recente del movimento LGBTQI, che non è esente da fattori di estrema criticità. Pur essendo una delle poche realtà sociali che nel tempo si è dimostrata capace di portare numeri importanti nelle piazze, ha visto sistematicamente rifiutare dalle istituzioni le sue richieste di riconoscimento di diritti ed ha reagito mostrando preoccupanti sintomi di lacerazione.
- Frammentazione. Un fenomeno in gran parte legato alla proliferazione di realtà più o meno formali che cercano di dar voce ad esigenze che si sono sviluppate in una società che cresce e si confronta con il mondo (principalmente occidentale). Nascono le associazioni che si occupano delle famiglie omogenitoriali, a queste si aggiungono quelle che intendono dare sostegno ai genitori che si scoprono omosessuali o che scelgono la via della transessualità. L’universo transessuale e transgender si moltiplica e si divide su aspetti ritenuti fondamentali dei percorsi di transizione. Ciò è indice da una parte di notevole vivacità, ma d’altra parte, nei fatti, determina una dialettica che sempre più assume le forme e i toni dello scontro, piuttosto che del confronto tra uguali e del reciproco rispetto.
- Litigiosità. Dal punto precedente deriva la constatazione di un’evidente difficoltà a creare un movimento unitario in grado di mantenere il controllo del conflitto. Negli ultimi anni hanno assunto un certo rilievo vicende che hanno portato le associazioni ed i singoli a trasferire il confronto dalle sedi più tradizionali alle aule dei tribunali, trasformandolo in scontro.
- Settarismo. Nel più recente passato, emerge una forte radicalizzazione delle posizioni, che ha condotto addirittura ad operazioni di aperto boicottaggio di manifestazioni tutto sommato ancora importanti come i Pride. Le riunioni del movimento LGBTQI risentono ancora di modalità e di espressioni che appartengono, almeno in ambito politico, al passato. Può accadere che qualcuno sia apostrofato come “fascista” semplicemente perché non condivide analisi fondate su una forte componente ideologica, oppure si dà del “comunista” o del “bolscevico” a chi assume posizioni damovimento di liberazione. Insomma vi è una grande conflittualità fondata su pregiudiziali ideologiche che impediscono di affrontare anche gli aspetti più semplici, di routine, come le scelte organizzative di una manifestazione come il Pride.
- Mancanza di rappresentanza. Anche le maggiori associazioni di rango nazionale, che hanno numerosi iscritti sul territorio, sono attraversate da una fase conflittuale di discreta gravità e non appaiono coese e centrate sulla ricerca di una larga condivisione di obiettivi e strategie. Vi sono dunque molte voci che, pur esprimendo posizioni formate su quanto manifestato dalla base legittima dei loro iscritti, non riescono a dialogare con il resto del movimento o con la comunità LGBTQI né ad avviare una condivisione con essi. Si tratta, a ben vedere, di un divario sempre più marcato – in merito a posizioni, priorità, azioni – tra i vertici delle associazioni e ciò che emerge dalla comunità LGBTQI di base. Quest’ultima, in modo molto vivace e usando i moderni mezzi di espressione, palesa sempre più spesso posizioni e opinioni in aperto dissenso a quelle delle associazioni, ma senza arrivare a confrontarsi in ambito istituzionale.
2. Le priorità del movimento LGBTQI
Sebbene il movimento LGBTQI sia attraversato dai fenomeni sopra delineati in estrema sintesi, non si può mancare di evidenziare il suo ruolo fondamentale nella capacità di organizzare. Sono numerosi i servizi di assistenza e di socializzazione disponibili sul territorio e curati con amore e dedizione dalle decine di realtà che vi operano fattivamente. Si tratta di un aspetto rilevante del movimento, capace di mantenere comunque un legame intenso con la sua comunità di riferimento, anche se non sempre potremmo definirli degli idilli.
Nel tentativo di individuare le istanze e le priorità del movimento LGBTQI è fondamentale partire dall’espressione di carattere collettivo che da sempre rappresenta la sua più rilevante manifestazione, ovvero i Pride. Pur se sono state sistematicamente messe in discussione le modalità di costruzione dei documenti politici dei Pride, essi hanno comunque sempre rappresentato un momento di sintesi collettiva e in qualche modo condivisa dalla quale non si può prescindere.
In particolare, nel tentativo di raccordo e di sintesi che segue, si è fatto riferimento ai contenuti dei documenti politici e di rivendicazione del Roma Pride 2010, del Napoli Pride 2010 e dell’Europride 2011.
A questo punto si permetta una breve digressione. Fra i tanti aspetti critici del movimento LGBTQI, si rileva anche una certa disattenzione alla propria memoria storica. Solo per fare un esempio: non sono di facile reperibilità online i documenti politici dei Roma Pride (ricordo che il primo si tenne nel 1994), rendendo arduo per chi avesse un interesse di questo tipo, effettuare una ricognizione storica. Parimenti non è affatto agevole effettuare lo stesso tipo di ricerca rispetto ai Pride nazionali che si sono succeduti negli ultimi anni. Si tratta di un problema non secondario, che costituisce un aspetto sintomatico della difficoltà a perseguire l’unità e soprattutto impedisce di sviluppare una memoria collettiva e storica.
Tornando al tema, si può dire che nel corso degli ultimi due anni le piattaforme del movimento LGBTQI sono giunte a un livello di maturazione e di consapevolezza che non avevano in passato, al quale le istituzioni politiche sembrano incapace di dare anche la seppur minima risposta. Anche le recenti esternazioni da parte dei vertici del PD appaiono lontane anni luce dallo stesso livello di consapevolezza e giungono a chiedere apertamente al movimento LGBTQI dei “suggerimenti” sul cosa fare. L’agenda del movimento LGBTQI italiano è fissata, ciò che invece occorre dare al movimento è una sponda politica che sappia lavorare nelle istituzioni affinché tali istanze si traducano in provvedimenti legislativi ed amministrativi, secondo un ordine di priorità che dovrebbe essere l’altro punto di dibattito con il movimento stesso.
In sintesi, dalla lettura dei documenti dei Pride degli ultimi due anni, sono chiari sia i valori di riferimento del movimento LGBTQI italiano, sia le sue rivendicazioni politiche:
- Pienezza della cittadinanza;
- Laicità dello Stato e delle sue istituzioni;
- Libertà e autodeterminazione in materia di espressione e realizzazione del sé attraverso il proprio corpo;
- Eguaglianza di diritti, di doveri e di opportunità;
- Ripudio delle discriminazioni;
- Accoglienza delle differenze che costituisce un valore intrinseco ed una ricchezza per la comunità, intendendo per “differenza” la varietà degli orientamenti sessuali, delle identità di genere e le differenze etniche, politiche e religiose;
- Solidarietà nei confronti dei membri della comunità bisognosi di servizi e di supporto;
- Rifiuto dell’omologazione;
- Consapevolezza che le battaglie e le rivendicazioni del movimento LGBTQI appartengono a chi sta dalla parte della laicità dello stato e delle istituzioni, chiede pari opportunità e pensa che una società è migliore solo se è migliore per tutti;
- Vocazione contro ogni forma di totalitarismo di matrice teocratica, economica, politica o sociale;
- Carattere pacifico dell’azione politica delle realtà LGBTQI e ripudio della violenza in tutte le sue forme;
- Valori prioritari dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo quali elementi irrinunciabili delle sue lotte di liberazione;
- Libera circolazione delle cittadine e dei cittadini in Europa e riconoscimento dei diritti acquisiti negli stati di provenienza.
Questo set di valori porta con sé, rispetto alla situazione politica nazionale un insieme di richieste coerenti e molto articolate. Si noti che la lista seguente non costituisce un ordine di priorità.
2.1 Lotta alla omo-transfobia
In sintesi, il movimento comunque non soddisfatto delle proposte bocciate alla Camera, richiede sia l’estensione della legge Mancino (n. 205/93) all’orientamento sessuale e all’identità di genere, sia la pianificazione ed il finanziamento di specifiche campagne ed iniziative di informazione tese a contrastare il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni, soprattutto attraverso interventi nelle scuole e promozione di buone pratiche nella PA.
2.2 Riforma del diritto di famiglia
Si tratta di un tema sul quale l’orientamento del movimento si è venuto stabilizzando nel tempo, anche a causa della pervicace sordità delle istituzioni. Oggi possiamo parlare di posizioni che pur non godendo di un consenso unanime, costituiscono punto di riferimento ed istanza non rinunciabile. Corre obbligo qui ricordare che vi sono posizioni di frangia, sia di destra che di sinistra, che da una parte mettono in discussione il tema della famiglia, dall’altra sono ostili all’adozione. I punti essenziali della riforma del diritto di famiglia cui aspira il movimento LGBTQI italiano riguardano:
- l’estensione del matrimonio civile alle coppie formate da persone dello stesso sesso, ovvero un istituto equivalente con tutti gli stessi diritti e doveri;
- il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili e accessibilità anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso;
- la regolamentazione della co-responsabilità genitoriale del partner dello stesso sesso, anche se non è il genitore biologico, nell’interesse delle migliaia di figli e figlie di lesbiche, gay e transessuali presenti nel Paese (da un punto di vista politico, il tema si collega strettamente alla situazione delle famiglie ricomposte con figli da alti matrimoni o relazioni);
- Opportunità di adozione di minori per le coppie formate da persone dello stesso sesso e per i singoli, indipendentemente dal loro orientamento sessuale e dalla loro identità di genere, da valutarsi nell’interesse esclusivo dei diritti del minore.
2.3 Pari diritti ed opportunità
Questo ambito si configura come quello nel quale più intensa e di dettaglio si deve svolgere l’azione legislativa, perché più estesi ed ampi sono i terreni in cui si registrano forme evidenti di disparità e di discriminazione. Proprio in questo settore il movimento ha compiuto un notevole passo in avanti (pur rimanendo ancora piuttosto immaturo) operando un’apertura notevole verso le persone intersessuate e alle loro esigenze, fino a pochissimo tempo fa del tutto trascurate. Peraltro, sembra ancora molto aperto e fonte di contrasti non lievi il tema della transessualità, alla quale sarebbe opportuno dedicare uno specifico spazio di approfondimento. Di seguito, oltre che alla richiesta di una legge generale per la prevenzione e la lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale ed affettivo e sull’identità di genere
-tesa a rimuovere gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone LGBTIQ- si dà conto della numerosa e corposa serie di interventi di carattere normativo e regolamentare che il movimento ha dettagliato, anche qui senza individuare un ordine di priorità:
2.3.1 Interventi relativi al mondo del lavoro:
- modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”, che deve tenere in considerazione la necessità di eliminare le nuove forme di discriminazione introdotte nel frattempo (ad esempio, le persone gay, lesbiche e transessuali che operano nelle Forze armate, nei Corpi dello Stato e nelle Forze dell’ordine);
- estensione delle norme che tutelano le lavoratrici e i lavoratori dalla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere a tutte le tipologie di contratti di lavoro;
2.3.2 Interventi di interesse specifico per le persone transessuali, intersessuate o transgender:
- applicazione anche alle persone intersessuali e a quelle che compiono la transizione di sesso della direttiva europea 207/76 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di accesso al lavoro, formazione e promozione professionali, condizioni di lavoro (sentenza della Suprema Corte Europea del 30/4/96);
- favorire, anche attraverso strumenti quali la defiscalizzazione, le assunzioni di persone transessuali o transgender da parte delle imprese e delle pubbliche amministrazioni con ruoli e stipendi coerenti con il tipo di lavoro svolto e comparabili con quelli dei loro colleghi;
- introduzione di disposizioni e normative che garantiscano l’erogazione gratuita attraverso il Servizio Sanitario Nazionale per le cure e le terapie necessarie alla transizione di genere e per l’assistenza alle persone intersessuali;
- introduzione di identificativi di genere specifici come opzione per le persone transessuali, transgender e intersessuali che desiderino avvalersene, da usarsi in tutte le possibili aree di applicazione (questionari, rilevazioni, registrazioni, ecc.).
- introduzione di disposizioni e normative che garantiscano l’erogazione gratuita attraverso il Servizio Sanitario Nazionale per le cure e le terapie necessarie alla transizione di genere e per l’assistenza alle persone intersessuali;
- sensibilizzazione ed informazione sulle tematiche inerenti l’intersessualità nelle sue diverse forme, allo scopo di costruire una società accogliente e non discriminante, dove alla persona sia garantito un armonioso ed equilibrato sviluppo, soprattutto in funzione delle proprie scelte, del proprio orientamento sessuale e della propria consapevolezza di genere. In particolare, eliminazione delle assegnazioni di sesso fino a che la persona non abbia la facoltà di esprimersi in merito e non sia in grado di dare il proprio consenso informato ad eventuali trattamenti chirurgici;
- cambio anagrafico del nome proprio e dell’identificativo di genere senza l’obbligo di interventi chirurgici, sia per le persone in transizione sessuale, sia per le persone intersessuali;
- l’introduzione del diritto al risarcimento delle persone transessuali che fino al 1982 sono state sottoposte a regime carcerario per la loro diversa identità di genere e l’abrogazione dell’Articolo 85 del Decreto 773 del 1931 (sul camuffamento ed il mascheramento in pubblico);
2.3.3 Interventi in materia di libera circolazione in Europa e diritto internazionale:
- recepimento della Direttiva europea che garantisce la libertà di movimento dei cittadini europei (38/00), in modo da salvaguardare lo status e i diritti delle persone dello stesso sesso che si sono unite in base a normative degli Stati membri dell’Unione;
- salvaguardare lo status e i diritti delle persone dello stesso sesso che si sono unite in base a normative negli stati extracomunitari che abbiano una qualunque forma di regolamentazione per le coppie dello stesso sesso;
- rafforzamento del ruolo dell’Italia per il rispetto dei diritti umani nel mondo, in particolare attraverso il massimo sostegno alla proposta di legge depositata dall’ONU per l’abolizione della pena di morte e per la depenalizzazione dei reati di omosessualità e transessualità.
- Il perfezionamento dell’applicazione della direttiva europea 85 del 2005 riguardo allo status di rifugiato anche per le persone perseguitate a causa del loro orientamento sessuale e affettivo o per la loro identità di genere;
- la riforma delle disposizioni in materia di sicurezza affinché sia possibile ed agevole denunciare le situazioni di sfruttamento ed accertarsi del rispetto dell’identità di genere nei casi in cui le persone immigrate siano sottoposte a provvedimenti restrittivi della libertà.
2.3.4 Interventi in materia di procreazione e di prevenzione sanitaria:
- riattivazione delle campagne ministeriali d’informazione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, garantendo i diritti delle persone sieropositive;
- modifica della legge 40 per consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiorenne e alle coppie formate da persone dello stesso sesso;
- rimozione delle discriminazioni verso le persone LGBTIQ e le coppie formate da persone dello stesso sesso, sia in ambito sanitario, sia ai fini della tumulazione;
Risulta evidente che si tratta di provvedimenti ed interventi che hanno rango legislativo e regolamentare nazionale. Ma essendo le istituzioni regionali dotate di specifici ambiti di competenza, è opportuno sottolineare che, pur nella differente situazione dei diversi territori possono essere messi in rilievo gli interventi di rango localeche il movimento LGBTQI chiede, ove non già adottati:
- costituzione gruppi di lavoro presso Consigli o Giunte che sviluppino un rapporto di dialogo e di confronto costante con l’universo LGBTQI;
- migliorare i servizi di assistenza e di prevenzione relativi alle malattie sessualmente trasmissibili. Un particolare riguardo va riservato alle persone sieropositive all’HIV o affette da AIDS, per le quali vanno migliorate le strutture ospedaliere, l’assistenza domiciliare e gli altri servizi sociali.
- rimuovere le discriminazioni e assicurare pari opportunità in materia di occupazione e di condizioni di lavoro per tutto il personale delle istituzioni locali e degli enti ad esse collegati (attuazione del D.LGS 216/03 e della Direttiva 2000/78/CE).
- adottare una legge regionale contro l’omofobia e le discriminazioni, in attesa che il Parlamento affronti e risolva la questione. Gli interventi devono riguardare principalmente la formazione degli operatori pubblici, l’informazione nelle scuole e campagne locali in collaborazione con le associazioni, la costituzione di un ufficio di studio ed un osservatorio multidisciplinari e permanenti sulle discriminazioni e la violenza motivata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. In particolare devono essere oggetto di specifici interventi le forme di bullismo omo-trans fobico, l’educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili;
- attivare case di accoglienza e strutture di assistenza per le persone transessuali che sono oggetto di tratta o di sfruttamento, nell’ambito di specifici piani di intervento per il loro sostegno;
- garantire la gratuità delle terapie e di ogni forma di assistenza per le persone che intraprendono la transizione di genere e per le persone intersessuali;
- socializzare la memoria storica delle persone LGBTIQ che furono perseguitate durante i totalitarismi, sia attraverso la costruzione di monumenti ad esse dedicato, sia attraverso la promozione e l’organizzazione di iniziative culturali collegate al tema della memoria e della violazione dei diritti delle persone LGBTIQ anche nel presente.
Con riguardo allo specifico tema del sostegno alle famiglie, le istituzioni devono adoperarsi per sostenere la famiglia recependo la definizione che ne dà il DPR 223/89 (art.4: “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune”). Con tale definizione, si ricomprendono infatti nel concetto di famiglia anche le coppie di persone dello stesso sesso conviventi e ad esse si attribuiscono i medesimi diritti che hanno tutte le famiglie formate da persone di sesso diverso.
3. Le istanze del movimento LGBTQI nel programma di SEL
Fin dalle sue prime mosse, SEL ha collocato al centro della sua riflessione politica e delle modalità di costruzione delle proposte programmatiche i temi propri del movimento LGBTQI. Ne sono la più chiara e netta riprova i contenuti dell’Ordine del Giorno numero 1, approvato all’unanimità al congresso fondativo di Firenze, del 2010.
In tale documento, si parla chiaramente di “una lettura laica e progressista della Costituzione italiana, anche alla luce della Carta dei diritti dell’Unione Europea e del Trattato di Lisbona”, per “dare concreta risposta ai bisogni di una società democratica, egualitaria, moderna, complessa e plurale”. Viene poi messa in evidenza la necessità di promuovere e tutelare le libertà di scelta in merito all’organizzazione della propria vita, sottraendo alla sfera del potere pubblico il giudizio sulla “correttezza delle relazioni umane e la loro affidabilità”. Si sottolinea dunque la necessità di “riformare con urgenza l’intera materia del diritto di famiglia, rendendo effettiva l’attuazione dei diritti fondamentali, tra cui figura senza ombra di dubbio il diritto alla libera affermazione dell’identità personale e al libero sviluppo della
personalità, attraverso l’ampliamento dell’autonomia privata e dell’eguaglianza formale”. Il documento continua recependo le principali istanze di rivendicazione promosse dal movimento LGBTQI:
- estensione della legge Mancino contro ogni forma di discriminazione motivata da orientamento sessuale e identità di genere;
- riconoscimento e tutela delle coppie di fatto a prescindere dal genere delle/dei conviventi;
- possibilità per le persone, nel quadro di un’effettiva parità di diritti, di scegliere liberamente con chi contrarre matrimonio indipendentemente dal genere dei contraenti.
- introduzione del divorzio breve per evitare un calvario lungo anni a discapito degli affetti e dei figli.
- assunzione da parte dell’individuo al momento della nascita del cognome della madre oltre che quello del padre per un pieno riconoscimento della propria identità e per il riconoscimento del pari ruolo genitoriale di madre e padre.
- possibilità di adottare minori per le/i single perché i diritti dei minori trovino una piena effettività;
- indipendenza dall’intervento chirurgico del diritto di riassegnazione del genere e di cambiamento del nome per le persone transgender.
Sempre in occasione del congresso di Firenze, si era inizialmente ipotizzato nell’ambito del Forum dei Diritti di presentare la seguente un’integrazione del documento congressuale, intento che però non è stato perseguito in considerazione che il congresso non ha reso emendabile il documento congressuale.
La proposta prevedeva di inserire dopo il capitolo “Per la ricerca di una nuova identità culturale” e prima di quello “Per l’alternativa”, un capitolo intitolato “La pienezza della cittadinanza è presupposto di civiltà e di progresso”, così forumato:
“Può sembrare impossibile, ma non lo è: per milioni di persone in Italia, la piena cittadinanza non è una realtà, ma solo una speranza, per alcune addirittura vaga e nebulosa. Milioni di cittadine e cittadini a metà.
Quando si parla di discriminazioni, la mente corre veloce alle persone omosessuali, bisessuali, intersessuali o transessuali e transgender, al “soffitto di vetro” che impedisce alle donne di vivere una condizione di parità sul lavoro e nella società, oppure a chi vive da migrante nella disperazione dell’illegalità.
Ma la mente, correndo veloce, spesso non nota altri volti, altre storie: disabili, bambine e bambini, persone anziane o malate o bisognose di cure, chi vive con un lavoro o un reddito precari, sono anche loro cittadini a metà.
Una moltitudine di persone che vive una condizione di debolezza fisica, psicologica, sociale, economica o giuridica e spesso è esposta a forme di violenza o di repressione, che si acuiscono proprio oggi che le risorse economiche scarseggiano e che i servizi pubblici vengono drasticamente ridotti, accollando alle famiglie e a chi su una famiglia non può contare l’onere dell’ingiustizia e dell’iniquità che spesso, troppo spesso, sono insopportabili. La violenza che si scatena quotidianamente e la tendenza crescente al suicidio sono campanelli di allarme il cui richiamo Sinistra Ecologia Libertà intende ascoltare.
Fedele alla promessa di Civiltà che la Costituzione pone al cuore della sua struttura e come mandato vincolante per le istituzioni e per la politica, Sinistra Ecologia Libertà ritiene che la pienezza della cittadinanza costituisca un elemento imprescindibile della civile convivenza e della giustizia sociale, fondamento per la costruzione di un modello di società inclusivo, rispettoso dei diritti, che riconosce nelle differenze elementi di ricchezza e non di discriminazione.
Sinistra Ecologia Libertà considera la pienezza della cittadinanza attraverso la rimozione delle discriminazione e di prevenzione delle diverse forme di violenza un obiettivo prioritario della battaglia per le libertà individuali e collettive e una pietra angolare per la ricostruzione dello stato di diritto.
Siamo convinti che le naturali differenze fra gli individui, così come il loro trovarsi in posizione di debolezza rispetto alla maggioranza siano elementi di ricchezza e non ostacoli al benessere o al progresso della società.”
Oltre a queste importanti, seppur sintetiche attestazioni, c’è da rilevare che è tuttora in corso, seppur non oggetto di particolare attenzione e promozione da parte di SEL, un’iniziativa intitolata “Maratona contro l’omofobia di PD/SEL”, supportata dal sito maratonaomofobia.it. Si tratta di un’iniziativa partita nel 2009, presentata in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, in cui è possibile segnalare l’iter di approvazione di una mozione tipo contro l’omofobia da presentare presso le consiliature locali.
4. Prossimi passi
Partendo da quanto fin qui esposto si pone a SEL l’opportunità di intercettare le istanze del movimento LGBTQI, non certo in maniera acritica, ma facendone oggetto di dibattito e confronto sia all’interno del partito, sia verso il mondo associativo e forse ancor di più nei confronti di quelle soggettività che pur non riconoscendosi nel mondo dell’associazionismo, sono ricettivi a questi temi.
Pertanto, è possibile individuare alcuni ambiti di intervento che sottoponiamo al Forum Diritti e Cittadinanza come contributo alla sua discussione e alla sua iniziativa politica.
4.1 Unità del movimento LGBTQI e rapporto con SEL
Si è scelto di tenere separato questo tema, poiché rappresenta un punto centrale nella relazione con il movimento LBTQI. Partendo dagli aspetti critici sottolineati in apertura, è necessario affrontare la discussione sul tipo di relazione fra SEL, il mondo delle associazioni ed il resto della comunità LGBTQI. Non è facile, infatti, in una situazione in cui le strade percorse finora hanno dato scarsi o nulli frutti, costruire una relazione positiva e costruttiva, indenne da approcci troppo ideologici e che ripercorra i passi e gli errori già occorsi in passato. A questo proposito, sarebbe opportuno, come già suggerito da Gian Paolo Silvestri, nel corso di precedenti riunioni, organizzare una sorta di “convenzione LGBTQI” nella quale mettere a confronto esperienze, pratiche, attese, aspirazioni e desideri della comunità e del movimento LGBTQI. In ogni caso, anche al di fuori di questa iniziativa, dovrebbe essere oggetto di approfondimento anche il tema dei reciproci ruoli fra il partito, le associazioni, le altre soggettività e gli individui della comunità e del movimento LGBTQI. Da questo punto di vista, risulta particolarmente spinoso il tema dell’inserimento nelle liste elettorali di esponenti del movimento, soprattutto alla luce delle esperienze avvenute in passato.
4.2 Azioni interne a SEL
A nostro modo di vedere, ripercorrendo la sostanza dei documenti prodotti negli ultimi due anni da SEL, appare evidente la nostra intenzione, anzi la nostra convinzione che, oltre a non essere i diritti civili e umani delle persone LGBTQI materia negoziabile, essi non lo siano innanzitutto perché SEL riconosce ai diritti civili ed umani a tutti di diritti i civili ed umani, di tutte e di tutti questa caratteristica ineludibile. Parafrasando Jeanne Hersch, si può dire che i diritti civili sono il baluardo contro la barbarie, la linea di confine fra la legge del più forte e la legge che gli uomini si danno democraticamente. Dunque possiamo considerarli non solo la “cartina di tornasole” di una democrazia, ma soprattutto un suo pilastro: nessuna democrazia senza diritti, nessun diritto senza democrazia. Se questo approccio ci persuade e ci convince, allora il tema dei diritti delle persone LGBTQI deve essere parte integrante dell’azione e dell’agenda politica e programmatica di SEL. E occorre dunque che il Forum si attivi con alcune iniziative che diano attuazione a questo orientamento. Ne suggeriamo alcune, da sottoporre alla discussione del Forum:
- “Mettere in rete” il forum e le sue risorse. Abbiamo accennato in alcune precedenti riunioni alla possibilità di replicare il modello “maratona contro l’omofobia”, basato sull’elaborazione di contenuti e di micro iniziative che possono essere facilmente divulgate e supportate praticamente a costo zero (se non per i costi di accesso ad un sito e per il lavoro volontario necessario a sostenerlo). Per farlo occorre, oltre che predisporre i contenuti, estendere la rete dei contatti e delle relazioni del Forum sia nel partito sia verso l’esterno, in modo da ricercare anche il contatto ed il sostegno del mondo delle associazioni e creare forti legami di confronto e di “umanità” sui territori.
- Il manifesto dei diritti. Crediamo sia importante costruire un documento di breve estensione, ma dai contenuti molto concentrati che ci consenta di portare la discussione sui territori (dai singoli circoli, alle nostre assemblee locali), promuovendo iniziative di dibattito pubblico e anche discussioni di approfondimento e di confronto con i nostri eletti nelle amministrazioni.
- Priorità. Sappiamo tutti che le risorse di SEL e vieppiù del nostro Forum sono limitate. Questo ci impone di individuare quali sono le nostre priorità politiche rispetto alle istanze del movimento LGBTQI e di concentrare primariamente su di esse le nostre iniziative e le nostre attenzioni pur cercando di non trascurare le altre. Ovviamente non intendiamo suggerire nessuna priorità al Forum, trattandosi di un punto di attenzione che dovrebbe essere approfondito con il movimento, non solo per evitare “rotte di collisione”, ma soprattutto per poter contare su una piattaforma di intervento condivisa.
4.3 Proporsi all’esterno di SEL
Alcune delle attività suggerite nei punti precedenti, pur orientate all’interno, sono inevitabilmente proiettate anche verso l’esterno. Vi sono però delle aree di azione che si possono suggerire come spunto di riflessione per la discussione del Forum:
- recuperare il disegno di legge di iniziativa popolare sulla riforma del diritto di famiglia che aveva iniziato a programmare il Forum dei Diritti prima della riorganizzazione e farne oggetto di campagna (sempre possibilmente a costo zero) e di capillare discussione sul territorio, magari in collaborazione con soggettività associative disposte a sostenere e condividere l’iniziativa;
- costituire uno o più “focus group” su alcune tematiche di particolare interesse del Forum, con lo scopo di approfondire la conoscenza e agevolare la costruzione di un discorso articolato e coerente con i fondamenti di SEL. In particolare, sono di ampia discussione, al momento, alcuni punti fondamentali del percorso di transizione e il tema del trattamento precoce in età neonatale delle forme di intersessualità. Si parla in proposito e diffusamente di depatologizzazione del transessualismo e di limitazione degli interventi neonatali di attribuzione del sesso.
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