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15 ottobre 2011, una giornata di contrasti

Ieri era il 15 ottobre. Di mattina la riunione del Forum Diritti e Cittadinanza di SEL, per lavorare sul tema dei diritti delle persone LGBTQI, di pomeriggio la manifestazione dell’indignazione.

Al termine dei lavori del nostro forum, insieme a Corrada, Alessandra, Manuela, Fabrizio, Alessandro, Flaminia e Marinella, ci siamo attardati a smangiucchiare qualche cosa e poi ci siamo uniti al corteo all’altezza di Santa Maria Maggiore. Abbiamo percorso qualche centinaio di metri insieme alle compagne e ai compagni di SEL di Roma e di tutta Italia. Pochi metri in cui abbiamo cantato, saltato, partecipato, anche se io avevo già ricevuto avvisi da amici nei pressi del Colosseo che le cose non stavano andando bene. Poco dopo, infatti mi è arrivata la notizia degli incendi su via Labicana.

Poi ci siamo fermati esattamente all’angolo dell’albergo Palatino Mediterraneo, accanto all’autopompa dei vigili del fuoco che si vede in molti video. Lì hanno cominciato a scoppiare bombe carta e petardi piuttosto potenti. E improvvisamente il corteo è indietreggiato. Mi sono ritrovato solo con Flaminia e Marinella, in un attimo abbiamo perduto di vista tutti gli altri. Con loro ci siamo rifugiati sotto la tenda del ristorante accanto all’albergo, proprio sopra le scalette che portano a via urbana. E da lì abbiamo vissuto in prima persona la sequenza dell’invasione dei blacks, che sono arrivati da dietro, tutti vestiti di nero e con i volti coperti. In mano brandivano bandiere rosse arrotolate attorno a pesanti bastoni e manici di picconi, Baldanzosi e quasi in coorte.

Raccapricciante.

Erano gli stessi momenti in cui Enzo, del II municipio di Roma rimaneva ferito per allontanare un petardo dalla folla, proprio a pochi passi da noi. Rifugiati sotto la tenda, abbiamo visto i manifestanti cacciare i balcks nel cul de sac della scaletta sotto l’albergo. Lì, intanto avevamo radunato e cercavamo di rassicurare e proteggere un gruppo di persone molto anziane impaurite. Insomma ci sono passati faccia a faccia, anzi ci hanno quasi camminato sopra, per scappare lungo la scaletta (dove tra l’altro era rifugiata Corrada, come ci ha detto poi).

Non avranno avuto più di 25 anni, quelli che ho visto io. Con loro anche alcune ragazze. Li ho visti giustamente terrorizzati, anche loro, da una manifestazione che li espelleva, disprezzandoli e gridando loro tutta la rabbia dei diritti violati. Manifestare pacificamente è un diritto civile fondamentale (quante volte si è detto dell’innegoziabilità dei diritti, forse ieri abbiamo capito qualche cosa), quelle bestie ce l’hanno levato. Non sono solo da condannare, sono da prevenire, si poteva fare e non si è fatto. La Polizia non ha alzato un dito. Forse ha fatto bene, sarebbe bastato un attimo per scatenare una violenza cieca in quei 10 metri quadrati: loro erano una decina, forse poco più.

Noi centinaia.

Noi, siamo rimasti umani. Loro no.

La “danza del fuoco” attorno al blindato dei carabinieri in fiamme a S. Giovanni, ci dà la misura. Non li chiamo fascisti, ma essi sono stati peggiori.

Ma anche io ho rischiato di essere peggiore. Li ho guardati, praticamente inermi in quel buco in cui si erano cacciato e ho pensato: che ci vuole, prendiamo i MANICI DI PICCONE che reggono le loro BANDIERE ROSSE e corchiamoli di botte, poi voglio vedere che ca**o si ridono e dove finisce la loro boria di esaltati.

Per fortuna non è andata così. Ma loro non la pensano nella stessa maniera. loro usano le bombe carta e i petardi per seminare la paura, loro sfilano in formazione vestiti di nero, con i visi coperti, loro portano i bastoni, danno fuoco alle macchine, ai palazzi, distruggono quello che trovano. Loro sono dalla stessa parte del nemico che dicono di combattere e non lo sanno, o fanno finta di non saperlo. O forse lo sanno e gli sta bene così, perché è tutto più facile

Proprio di mattina parlavo di confini tra la barbarie e la civiltà. E’ bastato un pizzico di violenza (e una sostanziale disorganizzazione dell’ordine pubblico)  per impedire che una manifestazione pacifica con oltre 200.000 persone potesse svolgersi nella capitale della settima potenza del mondo (almeno così dicono). Ieri abbiamo vissuto i due lati della medaglia. La mattina a trovare la strada per rendere i diritti civili ed umani ancora più “organici” al programma e all’azione di SEL e il pomeriggio, pochi metri da dove eravamo la mattina a vedere quanto poco basti per polverizzarli. Ha ragione Jeanne Hersch quando dice che la lotta per i diritti non finisce e non finirà mai, perché la legge della natura, la legge del più forte, la violenza e la sopraffazione sono in agguato ad ogni angolo e non dobbiamo mai pensare di “avercela fatta”

LGBTQI: dal movimento al programma politico di Sinistra Ecologia Libertà

Forum SEL Diritti e Cittadinanza – Roma, 15/10/11
LGBTQI: dal movimento al programma politico di Sinistra Ecologia Libertà

A cura di Guido Allegrezza (Resp. Diritti Civili ed Umani, SEL Lazio) e del Circolo Tematico Queer.SEL (Roma)

Care compagne e cari compagni,

Non intendo qui ripercorrere la storia del movimento LGBTQI in Italia, la sua importanza, le sue vittorie e le sue sconfitte. In questa sede ci interessa lavorare sugli aspetti seguenti:

  1. il rapporto fra il movimento LGBTQI e la politica, con particolare riguardo a quella di SEL
  2. individuazione e decodifica dell’agenda e delle priorità del movimento LGBTQI
  3. collocazione delle istanze del movimento LGBTQI nell’ambito del programma politico di SEL

Passiamo dunque ad esaminare i punti individuati.

1. Movimento LGBTQI e la politica

Negli ultimi 20 anni la società italiana ha vissuto sul piano sociale, economico, politico e civile una sostanziale involuzione, resa ancor più stridente dalla crescente distanza che ci allontana da un’Europa capace di guardare con occhio più laico ai mutamenti della società e agire con maggiore decisione e determinatezza sul fronte dell’attestazione degli irrinunciabili valori dell’uguaglianza e della parità.

In Italia, la scena politica è ormai ridotta a un triste cabaret che maschera privilegi e malefatte. Le scelte economiche colpiscono le fasce più deboli della popolazione, la crisi globale si mostra con il volto aggressivo della decadenza dell’impresa, del precariato, dell’inazione del governo.

Di fronte a una situazione che richiederebbe provvedimenti strutturali di redistribuzione, di rinnovamento, di riforma e di tutela per chi è più esposto ai morsi della crisi, si concretizzano interventi governativi e legislativi che sono inequivocabilmente ispirati non al desiderio di portare l’Italia verso un futuro più sostenibile, equo e di sviluppo, quanto piuttosto alla conservazione dei privilegi e all’allargamento del solco che divide la società in più uguali e meno uguali, più ricchi e più poveri, più privilegiati e più tartassati.

Su questo scenario, di cui non può sfuggire la drammaticità, si proietta la storia più recente del movimento LGBTQI, che non è esente da fattori di estrema criticità. Pur essendo una delle poche realtà sociali che nel tempo si è dimostrata capace di portare numeri importanti nelle piazze, ha visto sistematicamente rifiutare dalle istituzioni le sue richieste di riconoscimento di diritti ed ha reagito mostrando preoccupanti sintomi di lacerazione.

  • Frammentazione. Un fenomeno in gran parte legato alla proliferazione di realtà più o meno formali che cercano di dar voce ad esigenze che si sono sviluppate in una società che cresce e si confronta con il mondo (principalmente occidentale). Nascono le associazioni che si occupano delle famiglie omogenitoriali, a queste si aggiungono quelle che intendono dare sostegno ai genitori che si scoprono omosessuali o che scelgono la via della transessualità. L’universo transessuale e transgender si moltiplica e si divide su aspetti ritenuti fondamentali dei percorsi di transizione. Ciò è indice da una parte di notevole vivacità, ma d’altra parte, nei fatti, determina una dialettica che sempre più assume le forme e i toni dello scontro, piuttosto che del confronto tra uguali e del reciproco rispetto.
  • Litigiosità. Dal punto precedente deriva la constatazione di un’evidente difficoltà a creare un movimento unitario in grado di mantenere il controllo del conflitto. Negli ultimi anni hanno assunto un certo rilievo vicende che hanno portato le associazioni ed i singoli a trasferire il confronto dalle sedi più tradizionali alle aule dei tribunali, trasformandolo in scontro.
  • Settarismo. Nel più recente passato, emerge una forte radicalizzazione delle posizioni, che ha condotto addirittura ad operazioni di aperto boicottaggio di manifestazioni tutto sommato ancora importanti come i Pride. Le riunioni del movimento LGBTQI risentono ancora di modalità e di espressioni che appartengono, almeno in ambito politico, al passato. Può accadere che qualcuno sia apostrofato come “fascista” semplicemente perché non condivide analisi fondate su una forte componente ideologica, oppure si dà del “comunista” o del “bolscevico” a chi assume posizioni damovimento di liberazione. Insomma vi è una grande conflittualità fondata su pregiudiziali ideologiche che impediscono di affrontare anche gli aspetti più semplici, di routine, come le scelte organizzative di una manifestazione come il Pride.
  • Mancanza di rappresentanza. Anche le maggiori associazioni di rango nazionale, che hanno numerosi iscritti sul territorio, sono attraversate da una fase conflittuale di discreta gravità e non appaiono coese e centrate sulla ricerca di una larga condivisione di obiettivi e strategie. Vi sono dunque molte voci che, pur esprimendo posizioni formate su quanto manifestato dalla base legittima dei loro iscritti, non riescono a dialogare con il resto del movimento o con la comunità LGBTQI né ad avviare una condivisione con essi. Si tratta, a ben vedere, di un divario sempre più marcato – in merito a posizioni, priorità, azioni – tra i vertici delle associazioni e ciò che emerge dalla comunità LGBTQI di base. Quest’ultima, in modo molto vivace e usando i moderni mezzi di espressione, palesa sempre più spesso posizioni e opinioni in aperto dissenso a quelle delle associazioni, ma senza arrivare a confrontarsi in ambito istituzionale.

2. Le priorità del movimento LGBTQI

Sebbene il movimento LGBTQI sia attraversato dai fenomeni sopra delineati in estrema sintesi, non si può mancare di evidenziare il suo ruolo fondamentale nella capacità di organizzare. Sono numerosi i servizi di assistenza e di socializzazione disponibili sul territorio e curati con amore e dedizione dalle decine di realtà che vi operano fattivamente. Si tratta di un aspetto rilevante del movimento, capace di mantenere comunque un legame intenso con la sua comunità di riferimento, anche se non sempre potremmo definirli degli idilli.

Nel tentativo di individuare le istanze e le priorità del movimento LGBTQI è fondamentale partire dall’espressione di carattere collettivo che da sempre rappresenta la sua più rilevante manifestazione, ovvero i Pride. Pur se sono state sistematicamente messe in discussione le modalità di costruzione dei documenti politici dei Pride, essi hanno comunque sempre rappresentato un momento di sintesi collettiva e in qualche modo condivisa dalla quale non si può prescindere.

In particolare, nel tentativo di raccordo e di sintesi che segue, si è fatto riferimento ai contenuti dei documenti politici e di rivendicazione del Roma Pride 2010, del Napoli Pride 2010 e dell’Europride 2011.

A questo punto si permetta una breve digressione. Fra i tanti aspetti critici del movimento LGBTQI, si rileva anche una certa disattenzione alla propria memoria storica. Solo per fare un esempio: non sono di facile reperibilità online i documenti politici dei Roma Pride (ricordo che il primo si tenne nel 1994), rendendo arduo per chi avesse un interesse di questo tipo, effettuare una ricognizione storica. Parimenti non è affatto agevole effettuare lo stesso tipo di ricerca rispetto ai Pride nazionali che si sono succeduti negli ultimi anni. Si tratta di un problema non secondario, che costituisce un aspetto sintomatico della difficoltà a perseguire l’unità e soprattutto impedisce di sviluppare una memoria collettiva e storica.

Tornando al tema, si può dire che nel corso degli ultimi due anni le piattaforme del movimento LGBTQI sono giunte a un livello di maturazione e di consapevolezza che non avevano in passato, al quale le istituzioni politiche sembrano incapace di dare anche la seppur minima risposta. Anche le recenti esternazioni da parte dei vertici del PD appaiono lontane anni luce dallo stesso livello di consapevolezza e giungono a chiedere apertamente al movimento LGBTQI dei “suggerimenti” sul cosa fare. L’agenda del movimento LGBTQI italiano è fissata, ciò che invece occorre dare al movimento è una sponda politica che sappia lavorare nelle istituzioni affinché tali istanze si traducano in provvedimenti legislativi ed amministrativi, secondo un ordine di priorità che dovrebbe essere l’altro punto di dibattito con il movimento stesso.

In sintesi, dalla lettura dei documenti dei Pride degli ultimi due anni, sono chiari sia i valori di riferimento del movimento LGBTQI italiano, sia le sue rivendicazioni politiche:

  • Pienezza della cittadinanza;
  • Laicità dello Stato e delle sue istituzioni;
  • Libertà e autodeterminazione in materia di espressione e realizzazione del sé attraverso il proprio corpo;
  • Eguaglianza di diritti, di doveri e di opportunità;
  • Ripudio delle discriminazioni;
  • Accoglienza delle differenze che costituisce un valore intrinseco ed una ricchezza per la comunità, intendendo per “differenza” la varietà degli orientamenti sessuali, delle identità di genere e le differenze etniche, politiche e religiose;
  • Solidarietà nei confronti dei membri della comunità bisognosi di servizi e di supporto;
  • Rifiuto dell’omologazione;
  • Consapevolezza che le battaglie e le rivendicazioni del movimento LGBTQI appartengono a chi sta dalla parte della laicità dello stato e delle istituzioni, chiede pari opportunità e pensa che una società è migliore solo se è migliore per tutti;
  • Vocazione contro ogni forma di totalitarismo di matrice teocratica, economica, politica o sociale;
  • Carattere pacifico dell’azione politica delle realtà LGBTQI e ripudio della violenza in tutte le sue forme;
  • Valori prioritari dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo quali elementi irrinunciabili delle sue lotte di liberazione;
  • Libera circolazione delle cittadine e dei cittadini in Europa e riconoscimento dei diritti acquisiti negli stati di provenienza.

Questo set di valori porta con sé, rispetto alla situazione politica nazionale un insieme di richieste coerenti e molto articolate. Si noti che la lista seguente non costituisce un ordine di priorità.

2.1 Lotta alla omo-transfobia

In sintesi, il movimento comunque non soddisfatto delle proposte bocciate alla Camera, richiede sia l’estensione della legge Mancino (n. 205/93) all’orientamento sessuale e all’identità di genere, sia la pianificazione ed il finanziamento di specifiche campagne ed iniziative di informazione tese a contrastare il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni, soprattutto attraverso interventi nelle scuole e promozione di buone pratiche nella PA.

2.2 Riforma del diritto di famiglia

Si tratta di un tema sul quale l’orientamento del movimento si è venuto stabilizzando nel tempo, anche a causa della pervicace sordità delle istituzioni. Oggi possiamo parlare di posizioni che pur non godendo di un consenso unanime, costituiscono punto di riferimento ed istanza non rinunciabile. Corre obbligo qui ricordare che vi sono posizioni di frangia, sia di destra che di sinistra, che da una parte mettono in discussione il tema della famiglia, dall’altra sono ostili all’adozione. I punti essenziali della riforma del diritto di famiglia cui aspira il movimento LGBTQI italiano riguardano:

  • l’estensione del matrimonio civile alle coppie formate da persone dello stesso sesso, ovvero un istituto equivalente con tutti gli stessi diritti e doveri;
  • il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili e accessibilità anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso;
  • la regolamentazione della co-responsabilità genitoriale del partner dello stesso sesso, anche se non è il genitore biologico, nell’interesse delle migliaia di figli e figlie di lesbiche, gay e transessuali presenti nel Paese (da un punto di vista politico, il tema si collega strettamente alla situazione delle famiglie ricomposte con figli da alti matrimoni o relazioni);
  • Opportunità di adozione di minori per le coppie formate da persone dello stesso sesso e per i singoli, indipendentemente dal loro orientamento sessuale e dalla loro identità di genere, da valutarsi nell’interesse esclusivo dei diritti del minore.

2.3 Pari diritti ed opportunità

Questo ambito si configura come quello nel quale più intensa e di dettaglio si deve svolgere l’azione legislativa, perché più estesi ed ampi sono i terreni in cui si registrano forme evidenti di disparità e di discriminazione. Proprio in questo settore il movimento ha compiuto un notevole passo in avanti (pur rimanendo ancora piuttosto immaturo) operando un’apertura notevole verso le persone intersessuate e alle loro esigenze, fino a pochissimo tempo fa del tutto trascurate. Peraltro, sembra ancora molto aperto e fonte di contrasti non lievi il tema della transessualità, alla quale sarebbe opportuno dedicare uno specifico spazio di approfondimento. Di seguito, oltre che alla richiesta di una legge generale per la prevenzione e la lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale ed affettivo e sull’identità di genere

-tesa a rimuovere gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone LGBTIQ- si dà conto della numerosa e corposa serie di interventi di carattere normativo e regolamentare che il movimento ha dettagliato, anche qui senza individuare un ordine di priorità:

2.3.1 Interventi relativi al mondo del lavoro:

  • modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”, che deve tenere in considerazione la necessità di eliminare le nuove forme di discriminazione introdotte nel frattempo (ad esempio, le persone gay, lesbiche e transessuali che operano nelle Forze armate, nei Corpi dello Stato e nelle Forze dell’ordine);
  • estensione delle norme che tutelano le lavoratrici e i lavoratori dalla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere a tutte le tipologie di contratti di lavoro;

2.3.2 Interventi di interesse specifico per le persone transessuali, intersessuate o transgender:

  • applicazione anche alle persone intersessuali e a quelle che compiono la transizione di sesso della direttiva europea 207/76 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di accesso al lavoro, formazione e promozione professionali, condizioni di lavoro (sentenza della Suprema Corte Europea del 30/4/96);
  • favorire, anche attraverso strumenti quali la defiscalizzazione, le assunzioni di persone transessuali o transgender da parte delle imprese e delle pubbliche amministrazioni con ruoli e stipendi coerenti con il tipo di lavoro svolto e comparabili con quelli dei loro colleghi;
  • introduzione di disposizioni e normative che garantiscano l’erogazione gratuita attraverso il Servizio Sanitario Nazionale per le cure e le terapie necessarie alla transizione di genere e per l’assistenza alle persone intersessuali;
  • introduzione di identificativi di genere specifici come opzione per le persone transessuali, transgender e intersessuali che desiderino avvalersene, da usarsi in tutte le possibili aree di applicazione (questionari, rilevazioni, registrazioni, ecc.).
  • introduzione di disposizioni e normative che garantiscano l’erogazione gratuita attraverso il Servizio Sanitario Nazionale per le cure e le terapie necessarie alla transizione di genere e per l’assistenza alle persone intersessuali;
  • sensibilizzazione ed informazione sulle tematiche inerenti l’intersessualità nelle sue diverse forme, allo scopo di costruire una società accogliente e non discriminante, dove alla persona sia garantito un armonioso ed equilibrato sviluppo, soprattutto in funzione delle proprie scelte, del proprio orientamento sessuale e della propria consapevolezza di genere. In particolare, eliminazione delle assegnazioni di sesso fino a che la persona non abbia la facoltà di esprimersi in merito e non sia in grado di dare il proprio consenso informato ad eventuali trattamenti chirurgici;
  • cambio anagrafico del nome proprio e dell’identificativo di genere senza l’obbligo di interventi chirurgici, sia per le persone in transizione sessuale, sia per le persone intersessuali;
  • l’introduzione del diritto al risarcimento delle persone transessuali che fino al 1982 sono state sottoposte a regime carcerario per la loro diversa identità di genere e l’abrogazione dell’Articolo 85 del Decreto 773 del 1931 (sul camuffamento ed il mascheramento in pubblico);

2.3.3 Interventi in materia di libera circolazione in Europa e diritto internazionale:

  • recepimento della Direttiva europea che garantisce la libertà di movimento dei cittadini europei (38/00), in modo da salvaguardare lo status e i diritti delle persone dello stesso sesso che si sono unite in base a normative degli Stati membri dell’Unione;
  • salvaguardare lo status e i diritti delle persone dello stesso sesso che si sono unite in base a normative negli stati extracomunitari che abbiano una qualunque forma di regolamentazione per le coppie dello stesso sesso;
  • rafforzamento del ruolo dell’Italia per il rispetto dei diritti umani nel mondo, in particolare attraverso il massimo sostegno alla proposta di legge depositata dall’ONU per l’abolizione della pena di morte e per la depenalizzazione dei reati di omosessualità e transessualità.
  • Il perfezionamento dell’applicazione della direttiva europea 85 del 2005 riguardo allo status di rifugiato anche per le persone perseguitate a causa del loro orientamento sessuale e affettivo o per la loro identità di genere;
  • la riforma delle disposizioni in materia di sicurezza affinché sia possibile ed agevole denunciare le situazioni di sfruttamento ed accertarsi del rispetto dell’identità di genere nei casi in cui le persone immigrate siano sottoposte a provvedimenti restrittivi della libertà.

2.3.4 Interventi in materia di procreazione e di prevenzione sanitaria:

  • riattivazione delle campagne ministeriali d’informazione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, garantendo i diritti delle persone sieropositive;
  • modifica della legge 40 per consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiorenne e alle coppie formate da persone dello stesso sesso;
  • rimozione delle discriminazioni verso le persone LGBTIQ e le coppie formate da persone dello stesso sesso, sia in ambito sanitario, sia ai fini della tumulazione;

Risulta evidente che si tratta di provvedimenti ed interventi che hanno rango legislativo e regolamentare nazionale. Ma essendo le istituzioni regionali dotate di specifici ambiti di competenza, è opportuno sottolineare che, pur nella differente situazione dei diversi territori possono essere messi in rilievo gli interventi di rango localeche il movimento LGBTQI chiede, ove non già adottati:

  • costituzione gruppi di lavoro presso Consigli o Giunte che sviluppino un rapporto di dialogo e di confronto costante con l’universo LGBTQI;
  • migliorare i servizi di assistenza e di prevenzione relativi alle malattie sessualmente trasmissibili. Un particolare riguardo va riservato alle persone sieropositive all’HIV o affette da AIDS, per le quali vanno migliorate le strutture ospedaliere, l’assistenza domiciliare e gli altri servizi sociali.
  • rimuovere le discriminazioni e assicurare pari opportunità in materia di occupazione e di condizioni di lavoro per tutto il personale delle istituzioni locali e degli enti ad esse collegati (attuazione del D.LGS 216/03 e della Direttiva 2000/78/CE).
  • adottare una legge regionale contro l’omofobia e le discriminazioni, in attesa che il Parlamento affronti e risolva la questione. Gli interventi devono riguardare principalmente la formazione degli operatori pubblici, l’informazione nelle scuole e campagne locali in collaborazione con le associazioni, la costituzione di un ufficio di studio ed un osservatorio multidisciplinari e permanenti sulle discriminazioni e la violenza motivata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. In particolare devono essere oggetto di specifici interventi le forme di bullismo omo-trans fobico, l’educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili;
  • attivare case di accoglienza e strutture di assistenza per le persone transessuali che sono oggetto di tratta o di sfruttamento, nell’ambito di specifici piani di intervento per il loro sostegno;
  • garantire la gratuità delle terapie e di ogni forma di assistenza per le persone che intraprendono la transizione di genere e per le persone intersessuali;
  • socializzare la memoria storica delle persone LGBTIQ che furono perseguitate durante i totalitarismi, sia attraverso la costruzione di monumenti ad esse dedicato, sia attraverso la promozione e l’organizzazione di iniziative culturali collegate al tema della memoria e della violazione dei diritti delle persone LGBTIQ anche nel presente.

Con riguardo allo specifico tema del sostegno alle famiglie, le istituzioni devono adoperarsi per sostenere la famiglia recependo la definizione che ne dà il DPR 223/89 (art.4: “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune”). Con tale definizione, si ricomprendono infatti nel concetto di famiglia anche le coppie di persone dello stesso sesso conviventi e ad esse si attribuiscono i medesimi diritti che hanno tutte le famiglie formate da persone di sesso diverso.

3. Le istanze del movimento LGBTQI nel programma di SEL

Fin dalle sue prime mosse, SEL ha collocato al centro della sua riflessione politica e delle modalità di costruzione delle proposte programmatiche i temi propri del movimento LGBTQI. Ne sono la più chiara e netta riprova i contenuti dell’Ordine del Giorno numero 1, approvato all’unanimità al congresso fondativo di Firenze, del 2010.

In tale documento, si parla chiaramente di “una lettura laica e progressista della Costituzione italiana, anche alla luce della Carta dei diritti dell’Unione Europea e del Trattato di Lisbona”, per “dare concreta risposta ai bisogni di una società democratica, egualitaria, moderna, complessa e plurale”. Viene poi messa in evidenza la necessità di promuovere e tutelare le libertà di scelta in merito all’organizzazione della propria vita, sottraendo alla sfera del potere pubblico il giudizio sulla “correttezza delle relazioni umane e la loro affidabilità”. Si sottolinea dunque la necessità di “riformare con urgenza l’intera materia del diritto di famiglia, rendendo effettiva l’attuazione dei diritti fondamentali, tra cui figura senza ombra di dubbio il diritto alla libera affermazione dell’identità personale e al libero sviluppo della

personalità, attraverso l’ampliamento dell’autonomia privata e dell’eguaglianza formale”. Il documento continua recependo le principali istanze di rivendicazione promosse dal movimento LGBTQI:

  1. estensione della legge Mancino contro ogni forma di discriminazione motivata da orientamento sessuale e identità di genere;
  2. riconoscimento e tutela delle coppie di fatto a prescindere dal genere delle/dei conviventi;
  3. possibilità per le persone, nel quadro di un’effettiva parità di diritti, di scegliere liberamente con chi contrarre matrimonio indipendentemente dal genere dei contraenti.
  4. introduzione del divorzio breve per evitare un calvario lungo anni a discapito degli affetti e dei figli.
  5. assunzione da parte dell’individuo al momento della nascita del cognome della madre oltre che quello del padre per un pieno riconoscimento della propria identità e per il riconoscimento del pari ruolo genitoriale di madre e padre.
  6. possibilità di adottare minori per le/i single perché i diritti dei minori trovino una piena effettività;
  7. indipendenza dall’intervento chirurgico del diritto di riassegnazione del genere e di cambiamento del nome per le persone transgender.

Sempre in occasione del congresso di Firenze, si era inizialmente ipotizzato nell’ambito del Forum dei Diritti di presentare la seguente un’integrazione del documento congressuale, intento che però non è stato perseguito in considerazione che il congresso non ha reso emendabile il documento congressuale.

La proposta prevedeva di inserire dopo il capitolo “Per la ricerca di una nuova identità culturale” e prima di quello “Per l’alternativa”, un capitolo intitolato “La pienezza della cittadinanza è presupposto di civiltà e di progresso”, così forumato:

Può sembrare impossibile, ma non lo è: per milioni di persone in Italia, la piena cittadinanza non è una realtà, ma solo una speranza, per alcune addirittura vaga e nebulosa. Milioni di cittadine e cittadini a metà.

Quando si parla di discriminazioni, la mente corre veloce alle persone omosessuali, bisessuali, intersessuali o transessuali e transgender, al “soffitto di vetro” che impedisce alle donne di vivere una condizione di parità sul lavoro e nella società, oppure a chi vive da migrante nella disperazione dell’illegalità.

Ma la mente, correndo veloce, spesso non nota altri volti, altre storie: disabili, bambine e bambini, persone anziane o malate o bisognose di cure, chi vive con un lavoro o un reddito precari, sono anche loro  cittadini a metà.

Una moltitudine di persone che vive una condizione di debolezza fisica, psicologica, sociale, economica o giuridica e spesso è esposta a forme di violenza o di repressione, che si acuiscono proprio oggi che le risorse economiche scarseggiano e che i servizi pubblici vengono drasticamente ridotti, accollando alle famiglie e a chi su una famiglia non può contare l’onere dell’ingiustizia e dell’iniquità che spesso, troppo spesso, sono insopportabili. La violenza che si scatena quotidianamente e la tendenza crescente al suicidio sono campanelli di allarme il cui richiamo Sinistra Ecologia Libertà intende ascoltare.

Fedele alla promessa di Civiltà che la Costituzione pone al cuore della sua struttura e come mandato vincolante per le istituzioni e per la politica, Sinistra Ecologia Libertà ritiene che la pienezza della cittadinanza costituisca un elemento imprescindibile della civile convivenza e della giustizia sociale, fondamento per la costruzione di un modello di società inclusivo, rispettoso dei diritti, che riconosce nelle differenze elementi di ricchezza e non di discriminazione.

Sinistra Ecologia Libertà considera la pienezza della cittadinanza attraverso la rimozione delle discriminazione e di prevenzione delle diverse forme di violenza un obiettivo prioritario della battaglia per le libertà individuali e collettive e una pietra angolare per la ricostruzione dello stato di diritto.

Siamo convinti che le naturali differenze fra gli individui, così come il loro trovarsi in posizione di debolezza rispetto alla maggioranza siano elementi di ricchezza e non ostacoli al benessere o al progresso della società.

Oltre a queste importanti, seppur sintetiche attestazioni, c’è da rilevare che è tuttora in corso, seppur non oggetto di particolare attenzione e promozione da parte di SEL, un’iniziativa intitolata “Maratona contro l’omofobia di PD/SEL”, supportata dal sito maratonaomofobia.it. Si tratta di un’iniziativa partita nel 2009, presentata in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, in cui è possibile segnalare l’iter di approvazione di una mozione tipo contro l’omofobia da presentare presso le consiliature locali.

4. Prossimi passi

Partendo da quanto fin qui esposto si pone a SEL l’opportunità di intercettare le istanze del movimento LGBTQI, non certo in maniera acritica, ma facendone oggetto di dibattito e confronto sia all’interno del partito, sia verso il mondo associativo e forse ancor di più nei confronti di quelle soggettività che pur non riconoscendosi nel mondo dell’associazionismo, sono ricettivi a questi temi.

Pertanto, è possibile individuare alcuni ambiti di intervento che sottoponiamo al Forum Diritti e Cittadinanza come contributo alla sua discussione e alla sua iniziativa politica.

4.1 Unità del movimento LGBTQI e rapporto con SEL

Si è scelto di tenere separato questo tema, poiché rappresenta un punto centrale nella relazione con il movimento LBTQI. Partendo dagli aspetti critici sottolineati in apertura, è necessario affrontare la discussione sul tipo di relazione fra SEL, il mondo delle associazioni ed il resto della comunità LGBTQI. Non è facile, infatti, in una situazione in cui le strade percorse finora hanno dato scarsi o nulli frutti, costruire una relazione positiva e costruttiva, indenne da approcci troppo ideologici e che ripercorra i passi e gli errori già occorsi in passato. A questo proposito, sarebbe opportuno, come già suggerito da Gian Paolo Silvestri, nel corso di precedenti riunioni, organizzare una sorta di “convenzione LGBTQI” nella quale mettere a confronto esperienze, pratiche, attese, aspirazioni e desideri della comunità e del movimento LGBTQI. In ogni caso, anche al di fuori di questa iniziativa, dovrebbe essere oggetto di approfondimento anche il tema dei reciproci ruoli fra il partito, le associazioni, le altre soggettività e gli individui della comunità e del movimento LGBTQI. Da questo punto di vista, risulta particolarmente spinoso il tema dell’inserimento nelle liste elettorali di esponenti del movimento, soprattutto alla luce delle esperienze avvenute in passato.

4.2 Azioni interne a SEL

A nostro modo di vedere, ripercorrendo la sostanza dei documenti prodotti negli ultimi due anni da SEL, appare evidente la nostra intenzione, anzi la nostra convinzione che, oltre a non essere i diritti civili e umani delle persone LGBTQI materia negoziabile, essi non lo siano innanzitutto perché SEL riconosce ai diritti civili ed umani a tutti di diritti i civili ed umani, di tutte e di tutti questa caratteristica ineludibile. Parafrasando Jeanne Hersch, si può dire che i diritti civili sono il baluardo contro la barbarie, la linea di confine fra la legge del più forte e la legge che gli uomini si danno democraticamente. Dunque possiamo considerarli non solo la “cartina di tornasole” di una democrazia, ma soprattutto un suo pilastro: nessuna democrazia senza diritti, nessun diritto senza democrazia. Se questo approccio ci persuade e ci convince, allora il tema dei diritti delle persone LGBTQI deve essere parte integrante dell’azione e dell’agenda politica e programmatica di SEL. E occorre dunque che il Forum si attivi con alcune iniziative che diano attuazione a questo orientamento. Ne suggeriamo alcune, da sottoporre alla discussione del Forum:

  1. Mettere in rete” il forum e le sue risorse. Abbiamo accennato in alcune precedenti riunioni alla possibilità di replicare il modello “maratona contro l’omofobia”, basato sull’elaborazione di contenuti e di micro iniziative che possono essere facilmente divulgate e supportate praticamente a costo zero (se non per i costi di accesso ad un sito e per il lavoro volontario necessario a sostenerlo). Per farlo occorre, oltre che predisporre i contenuti, estendere la rete dei contatti e delle relazioni del Forum sia nel partito sia verso l’esterno, in modo da ricercare anche il contatto ed il sostegno del mondo delle associazioni e creare forti legami di confronto e di “umanità” sui territori.
  2. Il manifesto dei diritti. Crediamo sia importante costruire un documento di breve estensione, ma dai contenuti molto concentrati che ci consenta di portare la discussione sui territori (dai singoli circoli, alle nostre assemblee locali), promuovendo iniziative di dibattito pubblico e anche discussioni di approfondimento e di confronto con i nostri eletti nelle amministrazioni.
  3. Priorità. Sappiamo tutti che le risorse di SEL e vieppiù del nostro Forum sono limitate. Questo ci impone di individuare quali sono le nostre priorità politiche rispetto alle istanze del movimento LGBTQI e di concentrare primariamente su di esse le nostre iniziative e le nostre attenzioni pur cercando di non trascurare le altre. Ovviamente non intendiamo suggerire nessuna priorità al Forum, trattandosi di un punto di attenzione che dovrebbe essere approfondito con il movimento, non solo per evitare “rotte di collisione”, ma soprattutto per poter contare su una piattaforma di intervento condivisa.

4.3 Proporsi all’esterno di SEL

Alcune delle attività suggerite nei punti precedenti, pur orientate all’interno, sono inevitabilmente proiettate anche verso l’esterno. Vi sono però delle aree di azione che si possono suggerire come spunto di riflessione per la discussione del Forum:

  1. recuperare il disegno di legge di iniziativa popolare sulla riforma del diritto di famiglia che aveva iniziato a programmare il Forum dei Diritti prima della riorganizzazione e farne oggetto di campagna (sempre possibilmente a costo zero) e di capillare discussione sul territorio, magari in collaborazione con soggettività associative disposte a sostenere e condividere l’iniziativa;
  2. costituire uno o più “focus group” su alcune tematiche di particolare interesse del Forum, con lo scopo di approfondire la conoscenza e agevolare la costruzione di un discorso articolato e coerente con i fondamenti di SEL. In particolare, sono di ampia discussione, al momento, alcuni punti fondamentali del percorso di transizione e il tema del trattamento precoce in età neonatale delle forme di intersessualità. Si parla in proposito e diffusamente di depatologizzazione del transessualismo e di limitazione degli interventi neonatali di attribuzione del sesso.

Manifesto per l’equità e lo sviluppo sostenibile

Il testo che segue è frutto di uno scambio di opinioni fra me ed il carissimo compagno Mario Liso, di Ostuni. Ci ha messo lo zampino anche qualche giovane economista che simpatizza per SEL. Si tratta, se vogliamo di una provocazione, della dimostrazione che facendo lavorare un po’ l’immaginazione ed aprendosi ad una visione di lungo termine si possono individuare strade nuove, più eque e più giuste, più solidali e sostenibili per affrontare il tema della crisi e della necessità di rimettere ordine nei nostri conti. Chi è più esperto o ha maggiore confidenza con i temi economici, sa che queste misure dovrebbero essere valutate e che bisognerebbe dichiarare “quanto rendono e quanto costano”. E’ vero, ma né Mario né io siamo ministri. Siamo solo militanti appassionati di SEL che vogliono poter dire, che c’è un modo diverso di governare. Perché, come dice Mario, la politica non si fa con la calcolatrice (e io aggiungo che non si fa solo con la calcolatrice).

Questo Manifesto è in realtà un appello ed una proposta aperta, da dibattere e su cui costruire un percorso di partecipazione e di confronto con la società e la nostra militanza. Esso prosegue idealmente l’articolo che Smeriglio ha scritto di recente sui comuni e sulla logica del saccheggio. Molte delle cose scritte in questo Manifesto, possono destare perplessità, forse qualche sufficienza. Ma l’importante è riaprire la partita anche su questi temi che oggi sembrano attorcigliati al palo nella scelta fra cosa e quanto tagliare, piuttosto che come recuperare e sviluppare. Anche nella semplicità della militanza, abbiamo qualcosa da dire e dobbiamo dirlo.

Mario Liso e Guido Allegrezza

MANIFESTO PER L’EQUITA’  E LO SVILUPPO SOSTENIBILE

L’Italia è un Paese fermo, impaurito dagli spettri di una crisi che dura da tempo e di cui si fatica a vedere la fine. Il Governo, la maggioranza e quello che oggi è solo un simulacro di Parlamento si sono dimostrati incapaci di assolvere al loro ruolo di indirizzo e di guida dello Stato. Gli impegni internazionali, la speculazione finanziaria, l’arretratezza della nostra economia e la sua incapacità di rinnovarsi ci tengono al palo e le manovre finanziarie sembrano pezze a colori in attesa di riforme che non arrivano mai.

Sinistra Ecologia Libertà facendosi interprete del disagio che emerge sempre più forte da una società che sta smettendo di sperare,  non progetta più il suo futuro e che sta diventando preda della rozzezza e della barbarie propone l’adozione di una serie di misure che ristabiliscano il principio di equità e stimolino l’Italia a crescere si, ma in maniera sostenibile, rispettosa dei diritti delle categorie più deboli o svantaggiate, dell’ambiente, del suo patrimonio culturale. Soprattutto pensando alle future generazioni e ai loro diritti.

Le misure che proponiamo sotto forma di manifesto aperto per l’equità e lo sviluppo sostenibile sono un punto di partenza di un ragionamento che vorremmo partecipato e diffuso, un modo di discutere insieme e di progettare il futuro che vorremmo realizzare e che ci piacerebbe portare anche al tavolo di confronto con i nostri futuri alleati.

Più che una manovra finanziaria o una riforma dello Stato, si tratta di misure innovative che possono integrare interventi di maggiore respiro e di più profondo impatto strutturale. Sono misure che le persone possono capire facilmente e che danno il senso di un approccio nuovo e diverso alla gestione del patrimonio dello Stato, della ricchezza collettiva e alle questioni del lavoro.

Insomma, più che una politica economica fatta con la calcolatrice ed i registri contabili, si tratta di un’ipotesi di interventi ispirati all’equità e al rispetto dell’ambiente, del territorio e del nostro patrimonio artistico e culturale.

Un manifesto che ci piacerebbe veder allungato e “colorato” dai contributi di coloro che, militando in SEL o simpatizzando per noi, sentono di poter dire la loro.

Misure relative alle entrate

  1. Tassazione sulle transazioni finanziarie (Robin Tax), proporzionale al numero di transazioni effettutate su uno stesso titolo, al numero e al valore dei titoli scambiati.
  2. Tassazione delle rendite finanziarie e delle plusvalenze
  3. Tassazione del reddito proveniente dall’esercizio della libera prostituzione (per inciso: sia maschile, sia femminile)
  4. Monopolio di Stato sulle droghe leggere (cannabis, marijuana, ecc.), con conseguente tassazione
  5. Tassazione per accertamento condizionato del reddito degli immobili per i quali non risultano registrati contratti di locazione o sono di valore basso. L’operazione comporta l’aumento delle rendite catastali fino al 120% del valore del canone sul libero mercato e conseguente accertamento al contribuente, salvo il caso che questi abbia registrato un contratto di locazione per un importo corrispondente a quello di mercato. Parallelamente, il locatario ha diritto alla detrazione integrale del canone di locazione registrato
  6. Manovra di emersione forzata dei lavori dipendenti con secondo lavoro in nero, effettuata con accertamenti condizionati per chi, figurando come lavoratore dipendente ha un reddito inferiore al suo tenore di vita (utenze, movimentazioni del conto corrente, ecc.). Per chi non lo sapesse, 1/3 dei lavori dipendenti ha un secondo lavoro in nero.
  7. Riduzione del deficit del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso l’operatività h24 e 7×7 di tutti gli impianti ed i servizi diagnostici delle strutture pubbliche. L’esercizio fuori orario sarà affidato a cooperative defiscalizzate di tecnici disoccupati del settore, se necessario provenienti dall’estero.
  8. Istituzione dell’anagrafe dei patrimoni privati e tassazione patrimoniale per quelli che superano i 500.000 euro
  9. Introduzione della tassa sul lusso, da intendersi o come aliquota iva maggiorata su certi beni o come addizionale di imposta diretta sul reddito dei soggetti privati possessori di oggetti di lusso (cos’è di lusso lo determina periodicamente un provvedimento discusso in commissione bilancio alla camera e al senato, non il ministero dell’Economia)
  10. Introduzione di un super bollo sul possesso di beni mobili registrati di lusso (macchinoni, yacth, barconi, elicotteri ed aerei privati, terze case, ecc.)
  11. Eliminazione delle esenzioni fiscali e delle agevolazioni indirette per i redditi degli enti religiosi.
  12. Razionalizzazione dell’8×1.000 e revisione dell’aliquota al 5 (come previsto dalla normativa istitutiva dell’8×1.000).
  13. Contributo di solidarietà triennale a carico dei soggetti investitori istituzionali (banche, assicurazioni, ecc.)

Misure relative alla spesa pubblica

  1. Taglio del 50% del bilancio per la difesa
  2. Avvio del ritiro dalle missioni militari internazionali
  3. Scioglimento delle Province e delle istituzioni ed enti territoriali provinciali, ovvero in alternativa  costituzione di Aree Metropolitane per le maggiori città e riduzione del numero delle Province.
  4. Accorpamento amministrativo dei Comuni. Pur manentenendo la loro denominazione, i comuni sotto i 5.000 abitanti saranno governati da una struttura sovra comunale di consistenza minima pari a 5.000 residenti (con unico Sindaco, unico consiglio sovracomunale e unica struttura amministrativa territoriale)
  5. Scioglimento delle Comunità montane
  6. Censimento ed immediata liquidazione degli Enti Pubblici di provata inutilità (attività non prioritarie), inefficacia (obiettivi non raggiunti) o inefficienza (sbilancio e indebitamento)
  7. Normalizzazione della posizione contributiva e previdenziale di Deputati e Senatori (eliminazione dei vitalizi e delle indennità) e riduzione degli stipendi a 5.000 euro al mese.
  8. Razionalizzazione delle spese di tutti gli Enti costituzionali (Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, ecc.), con una riduzione minima almeno del 20% nel primo anno e di un ulteriore 30% nel secondo anno
  9. Recupero delle inefficienze e degli aggravi di costo sugli appalti pubblici
  10. Carta addio: dematerializzazione totale della Pubblica Amministrazione
  11. Abbassamento del tetto per i pagamenti in contanti a 200 euro e successiva graduale eliminazione (entro 3 anni).
  12. Stop delle opere pubbliche inutili (ponte sullo stretto, ecc.)
  13. Revisione del Concordato fra Italia e Santa Sede per l’abbattimento degli oneri a carico dello Stato.
  14. Revisione del sistema delle invalidità e contestuale verifica dei requisiti di accesso alla pensione di invalidità o ad altre forme di assistenza a carico dello Stato.

Misure di carattere ecologico e di tutela e sviluppo dei Beni Culturali

  1. Biglietti di ingresso ai musei pubblici a costo triplicato, salvo per chi ha una carta di identità italiana
  2. Tetti verdi: tutti gli edifici pubblici convertono le coperture attuali in coperture verdi o fotovoltaici (salvi i vincoli)
  3. Fotovoltaico ed eolico: tutti gli spazi pubblici che possono, ospiteranno pannellature fotovoltaiche o impianti eolici
  4. Risparmio sulla luce pubblica: passaggio all’illuminazione a led e spegnimento di una luce su due (le luci spente possono essere installate altrove, per illuminare zone non servite)
  5. Agricoltura biologica: tutti i terreni di proprietà pubblica non coltivati o coltivati in modo tradizionale devono essere coltivati a biologico
  6. Affidamento per gara della gestione e della promozione dei siti di interesse artistico, archeologico, culturale a cooperative di giovani residenti sul territorio, con possibiltà di consorzio e di interscambio. L’obiettivo dell’affidamento è la copertura dei costi di gestione con entrate generate o recuperate dalle cooperative affidatarie. Tutti i costi di investimento e di carattere straordinari saranno sostenuti dallo Stato
  7. Incenitivazione all’utilizzo di imballaggi riciclabili, riutilizzabili e razionali mediante tassazione specifica e progresssiva sugli imballaggi stessi.

Misure per la redistribuzione e lo sviluppo dell’economia

  1. Introduzione del principio di allineamento delle retribuzioni italiane alla media di quelle europee (con gli opportuni aggiustamenti in termini di medie ponderate e potere di acquisto locale), per sostenere la domanda interna e la crescita economica (del pil).
  2. Potenziamento degli investimenti nei settori di punta della ricerca scientifica italiana
  3. Tutti i servizi di natura pubblica o di sfruttamento/utilizzo dei beni comuni devono sono gestiti direttamente da soggetti pubblici
  4. Incoraggiamento del risparmio e del consumo consapevole, mediante politiche di incentivazione fiscale
  5. Richiamo in servizio dei baby pensionati (ex dipendenti pubblici) che non abbiano ancora raggiunto i minimi contributivi e di anzianità
  6. Riforma fiscale per consentire la deducibilità delle spese correnti documentate, afferenti la vita quotidiana (alimentari, vestiario, acquisti). La deducibilità sarà progressivamente inferiore all’aumentare del reddito dichiarato (in sostanza chi guadagna di più, deduce di meno, a parità di spesa)
  7. Incentivazione fiscale agli istituti di credito, previdenziali e finanziari che adottino i principi della finanza etica e del micro credito
  8. Raddoppio delle pensioni minime.

Il Partito Democratico e la deriva a destra

Massimo D'Alema, December 2007.
Image via Wikipedia

D’Alema scivola sui diritti e cade a destra, costruendo una “gerarchia dei diritti” che non appartiene al pensiero della sinistra moderna

In un’intervista che gli fa Zoro qualche giorno fa, Massimo D’Alema esterna in tema di matrimonio per le coppie gay e non ne azzecca una. E nella migliore delle tradizioni proverbiali, il rimedio è peggiore del male. In un incontro con i presidenti di Arcigay e Ariclesbica Nazionali (Paolo Patanè ed Elisa Mancini) alla festa del PD a Bologna, liquidava la faccenda formulando le sue scuse per un equivoco. Un giochino retorico cui ci hanno abituato anni di esternazioni e smentite di Berlusconi (che però, invero, non chiede mai scusa, perché è sempre colpa di qualcun altro.
Al di là delle imprecisioni e delle leggerezze che riguardano il matrimonio civile fra persone dello stesso sesso, le unioni civili e via discorrendo, D’Alema compie un’operazione che non solo è reazionaria, ma è esageratamente sbilanciata, direi pericolosamente, a destra. Il riferimento è alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’ONU.
Infatti, opera una doppia forzatura nella definizione delle priorità, introducendo una gerarchizzazione arbitraria nella categoria dei diritti civili che va ben oltre la “discriminazione” delle persone LGBTQI. Asserisce infatti che in tempi di crisi oppure rispetto a chi ha un credo religioso, vi possono essere diritti condizionati allo stato generale del Paese, alla sua situazione politica, allo stato dell’economia o al disturbo che si può arrecare alle tradizioni. Oggi tocca al riconoscimento dei diritti civili per le persone LGBTQI, domani potrebbe toccare ai diritti di cittadinanza per gli immigrati (pericolosissima la deriva verso gli immigrati di religione islamica), dopodomani ai diritti del bambino, della madre, della donna e degli anziani. Una riflessione molto più attuale di quanto si possa immaginare, perché è del tutto evidente che la contrazione della spesa pubblica e la conseguente stretta sui servizi di assistenza, cura e istruzione, sarà pagata dalle donne, dalle madri, dai bambini che non avranno posto negli asili nido, dagli anziani. Insomma, in parole povere, il welfare sarà “scaricato” sulle spalle delle categorie alle quali saranno sottratti i sostegni e che storicamente pagano per primi non essendo “produttivi”.
Jeanne Hersch, nel breve e bellissimo saggio I diritti umani da un punto di vista filosofico, ci ricorda che i diritti umani non appartengono alla realtà fattuale, alla natura, che la natura non conosce il diritto né i diritti. Ci ricorda dunque, che i diritti umani sono, forse, il punto più alto cui può arrivare la civiltà umana. Un punto che è come una pallina da ping pong su uno zampillo d’acqua: oscilla perennemente sostenuta da una forza esterna che nel tempo ha intensità diverse.
Attraverso il riconoscimento e la tutela dei diritti lo Stato attua il riconoscimento di un essere umano nel suo assoluto e nella sua capacità di libertà, individuale ed in rapporto agli altri.
Segmentando i diritti umani, mettendoli in ordine di priorità, si opera una discriminazione, si gerarchizza la libertà. A chi i diritti sono garantiti, si dice “tu sei una persona libera”, chi invece non ha gli stessi diritti è una persona meno libera, diversa, dunque discriminata legalmente di fronte allo Stato, alla comunità, alla cittadinanza e alla legge.
Istituire una gerarchia fra le persone e dunque fra le loro libertà è l’essenza stessa del pensiero di destra. E’ la strada attraverso la quale, se nessuno si chiede “Dove stiamo andando? Che cosa stiamo facendo?”, si arriva allo sterminio della Shoah, alle stragi, alle pulizie etniche. Orrori che vorremmo non aver mai conosciuto, ma di cui sappiamo e dobbiamo sapere riconoscere i sintomi i prodromi.
Un uomo di sinistra non può tollerare la gerarchizzazione dei diritti umani, né può accettare che essi siano condizionata alla ragione economica, ad una crisi finanziaria o peggio ad un credo religioso.
Dunque, quello che ci dobbiamo domandare e la questione che dobbiamo porre al Partito Democratico che si colloca “naturalmente” al centro sinistra dello schieramento politico è se è coscente o almeno è disposto a discutere del fatto che vi sono personalità di grande rilievo al suo interno che si stanno collocando all’esterno del campo che storicamente disegnamo attorno alla sinistra. Se si rende conto che D’Alema sta facendo compiere al Partito Democratico una stambata politica a destra (sarei tentato di parlare di stramberia, se non si trattasse di faccenda serissima).
Personalmente, dopo le affermazioni di D’Alema sulla priorità della crisi rispetto ai diritti (che si badi, se proprio si vuole stare sullo stesso piano che innalza D’Alema, allo Stato costerebbero poco e niente, ma non è questo il terreno su cui voglio stare), da persona di sinistra, non posso più accettare che egli e chi come lui si colloca, si possa definire a sua volta una persona di sinistra, né di centro sinistra e meno che mai moderato. Quelle poche parole, quell’atto semplice e pericoloso di stabilire una gerarchia dei diritti umani lo colloca inesorabilmente nel versante della destra reazionaria e non della sinistra progressista.
Il PD, per la sua forza e per quel che rappresenta dovrebbe sentire impellente il bisogno di aprire un dibattito al suo interno e chiamare l’intera sinistra a discutere sul tema dell’interezza della cittadinanza, sul livello di civiltà che vuole proporre a questo paese, sul posto che, in un pensiero di sinistra moderno, hanno i diritti civili e dunque anche il welfare, troppo rapidamente sacrificato sull’altare della finanza internazionale, con la benedizione di personalità che militano nel PD o che addirittura si pensa di candidare alla guida dello Stato.
Infine, e mi si perdoni la lunghezza, credo opportuno che si faccia un po’ di chiarezza, ad uso di D’Alema e di una sua eventuale “redenzione”, sui temi specifici che riguardano la comunità LGBTQI, le sue rivendicazioni e le sue posizioni.
Storicamente, il matrimonio nasce come un negozio giuridico di tipo specifico; nel diritto romano (se la memoria non mi inganna) si chiamava coniugio, ma pre-esisteva ed è sempre stato un istituto CIVILE, destinato a garantire la successione per via parentale (matrimonio, letteralmente cessione, trasferimento della madre).
Il matrimonio religioso (già precedentemente esistente in forme di rito di consacrazione a vario titolo) nel cristianesimo assume valore di sacramento, limitatamente a chi accetta o si riconosce nel diritto canonico. Quindi, pur essendo una tradizione radicata, non è un valore assoluto, ma vale solo per chi condivide il culto, tanto che, se non è pronunciato con le dovute formule, per lo stato non esiste. Nell’ambito del diritto ecclesiastico (ovvero di quella parte delle norme e della dottrina giurisprudenziale che riguarda i rapporti tra l’ordinamento canonico e quello italiano) si individua, a riprova, il matrimonio concordatario, ovvero religioso con effetti civili, che, essendo celebrato anche sulla base del rituale civile, è riconosciuto avere valore per lo stato.
La richiesta di estendere il matrimonio civile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso è un punto principale delle rivendicazioni del mondo LGBTQI, sostenuto dall’assoluta maggioranze delle associazioni nazionali e locali dell’universo LGBTQI. Al contrario, il matrimonio religioso per le coppie formate da persone dello stesso sesso non costiuisce una richiesta di questo movimento e di essa non c’è alcuna traccia in nessun documento di rivendicazione. E’ però opportuno sottolineare (e rendere noto ai vertici del PD) che le confessioni cristiane non cattoliche romane  (Valdesi, Luterani, Vetero Cattolici, ecc.) celebrano rituali specifici di benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso che non hanno nessun effetto civile, ma che, per chi appartiene a quelle confessioni, hanno il valore di un sacramento celebrato davanti alla divinità.
Infine, è opportuno sottolineare e ricordare che le forme di regolarizzazione delle unioni non fondate sul matrimonio (indipendentemente dalla finalità e dal sesso dei contraenti) riguardano tutta la cittadinanza e non solo la comunità lgbtqi, trattandosi di un’opzione che ad oggi non è contemplata per nessuno, né per le coppie di sesso diverso né per le coppie dello stesso sesso.
Al solo scopo di precisare meglio quanto le informazioni su cui si basano le opinioni di D’Alema siano lontane dalla realtà, le rivendicazioni principali del mondo lgbtqi in Italia, limitatamente al diritto di famiglia, possono essere così sintetizzate (anche alla luce dei pronunciamenti della Corte Costituzionale, che smentisce le posizioni di D’Alema e dei dalemiani):
  • estensione del matrimonio CIVILE alle coppie dello stesso sesso (si veda il richiamo al legislatore della corte costituzionale sul tema);
  • introduzione di uno o più istituti di normazione delle differenti forme di unione che lo stato intende riconoscere, indipendentemente dal sesso dei partecipanti all’unione;
  • adozione per i single e per le coppie dello stesso sesso formate secondo le norme indicate dal codice civile, in tutti i casi in cui ricorrano i presupposti ed i requisiti di idoneità e di compatibilità fra i genitori e il bambino;
  • riconoscimento della genitorialità omosessuale all’interno delle unioni/coppie di persone dello stesso sesso.
Guido Allegrezza
SEL Lazio, Diritti civili ed umani

 

Europride: gli onori di casa di Alemanno

“L’Europride che si terrà a Roma nei primi giorni di giugno è una manifestazione importante ed emozionante, che rilancia il tema della parità e dell’uguaglianza. Lo spot con il quale Alemanno dà il benvenuto a chi verrà a Roma in quell’occasione, sembra più un appello disperato che un messaggio di accoglienza.” Lo afferma Guido Allegrezza, responsabidiritti civili e umani di SEL Lazio, che prosegue: “Le poche e timide misure che sono state prese dall’amministrazione di Roma Capitale non valgono nulla di fronte alla violenza dei toni e dei mille luoghi comuni che la destra e del centrodestra hanno riversato nella campagna elettorale, confermando a chi avesse ancora dei dubbi che il razzismo, la xenofobia e l’odio per le differenze sono le loro parole d’ordine”

“Le posizioni personali di apertura che alcuni esponenti della destra e del centro destra aprono qualche crepa nel fronte delle politiche omofobiche e retrive del centrodestra – prosegue Allegrezza – ma sono sostanzialmente prive di efficacia. Così come tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, il centrodestra non schioda e non passa dalle parole ai fatti. Ne è la dimostrazione evidentissima la vicenda di una legge che in 3 anni di discussione è stata talmente limata da non poter più essere definita ‘contro l’omofobia’ e che, nonostante tutto, rischia di non essere approvata nel voto del 31 maggio, proprio alle soglie dell’Europride. Non ci sembra che tutto questo faccia dell’Italia un paese civile e della sua capitale un luogo accogliente e sicuro per chi, giustamente, intende manifestare sé stesso con orgoglio e consapevolezza.”

“Molte attese del movimento LGBTIQ si sono infrante sulle politiche di compromesso al ribasso dei governi del centrosinistra – conclude Allegrezza – per questa ragione, Sinistra Ecologia Libertà e le energie della società che in essa si riconoscono stanno lavorando per riaprire la partita anche su questi temi e riconquistare alla sinistra quel primato di civiltà e testimonianza dei diritti che nel tempo si è offuscato, ma che appartiene indissolubilmente a chi trasforma libertà, civiltà e uguaglianza in fatti concreti e non usa parole vuote.”