Ai primi di aprile di quest’anno, su Repubblica.it è apparso un bell’articolo di Francesca Caferri (disponibile integralmente qui, nella sez. DOCS) dedicato al la poligamia delle persone di cultura islamica che vivono in Italia.
Orbene, é a tutti noto che nella nostra Costituzione, si attesta il fatto che la Repubblica, all’articolo 29, riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Negli articoli seguenti, la famiglia è ricollegata (con un’interpretazione un po’ restrittiva del dettato della carta costituzionale, ma che in questa sede possiamo tollerare) alla procreazione e alla educazione dei figli ed è riconosciutoa come un bene per tutta la società, anche da un punto di vista culturale ed economico: “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi”. Insomma, possiamo stare tranquilli sul fatto che in Italia la famiglia è riconosciuta, rispettata, sostenuta e agevolata, almeno sulla carta.
Dato dunque per assodato che la famiglia è uno dei pilastri della Repubblica, si pone un problema non da poco. Come si rapportano alla regolamentazione della famiglia le altre tipologie di unione del tutto analoghe alla famiglia fondata sul matrimonio fra due persone di sesso diverso? In questa sede, avendo già dedicato molto spazio al tema, tralasciamo volutamente il tema del matrimonio omosessuale e delle unioni civili non matrimoniali e concentriamo esclusivamente sul tema della famiglia come “società naturale”.
1. Iniziamo con il dire che il matrimonio, nell’ordinamento italiano, è previsto (civile o religioso) solo fra due persone. E che l’unico matrimonio religioso con effetti civili è quello concordatario, celebrato da un sacerdore cattolico con una specifica forma rituale, asseverata da pubblicazione e testimoni (civili). Dunque, dal concetto di famiglia naturale fondata sul matrimonio e degna di tutela in Italia, sono escluse tutte le tipologie di famiglia formate da più di due persone, ovvero tutte le forme di POLIGAMIA (specificatamente suddivisa, per i puristi della lingua, in POLIGINIA e in POLIANDRIA), che sono addirittura considerate reato. Non oso immaginare l’imbarazzo se si osasse parlare di MULTIGAMIA (parole che non esiste e che dovrebbe denotare la possibilità di creare gruppi familiari legati da rapporti legali di matrimonio e costituiti da più di due persone).
2. Se è vero che si vuole riconoscere e tutelare la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, occorre definire giuridicamente i diversi concetti che concorrono a formare questo istituto. Ma poiché il primato non può essere del diritto, dobbiamo partire dalla realtà e dagli aspetti antropologici. La famiglia assume diverse tipologie sociali a seconda della cultura e del tempo che di prendono in analisi. Famiglie basate su vincoli matrimoniali (o analoghi, dato che il matrimonio non è un concetto riconosciuto da tutte le culture), ma composte da più di due coniugi sono presenti e considerate del tutto normali in culture ed ordinamenti, che, anzi riconoscono a questi istituti piena legittimità e tutela. Quindi, ricorrendo al concetto molto elastico di “natura”, non sarebbe “laico” rifiutare tutela a queste forme di unione familiare. Non fosse che il concetto di natura viene di solito manipolato dalle religioni , fino a piegare la natura ai propri fini. Ed ecco che si arriva all’interpretazione restrittiva, per cui la famiglia come società naturale è formata da due persone di sesso diverso, unite da un vincolo matrimoniale.
3. La mia cultura giuridica e antropologica si ferma molto prima dei concetti che ho appena esposto, ma mi permette comunque di arrivare a qualche conclusione. Il nostro ordinamento, per essere laico, dovrebbe considerare la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio anche quelle formata da più di due coniugi, non necessariamente di sesso diverso, che decidono di dare rilevanza giuridica e patrimoniale al vincolo di amore, affetto, solidarietà e rispetto reciproco che li unisce. E i diritti e doveri derivanti da questa accettazione dovrebbero poter essere estesi anche ad unioni analoghe, non formalizzate nel rito del matrimonio.
Ed ora, come di consueto, i dati più rilevanti dell’articolo citato in apertura:
- Si stimano fino a 20.000 i casi di famiglie poliginiche (un uomo con più mogli), prevalentemente di cittadini immigrati di religione musulmana.
- A febbraio 2008, la Gran Bretagna ha formalizzato l’accettazione della poliginìa consentendo di richiedere un assegno familiare per ogni moglie “aggiuntiva”.
- Anche Germania e Belgio garantiscono benefici a chi ha più mogli.
- In Italia, pur registrando solo il primo matrimonio, si ammette l’esistenza della situazione di fatto e la si riconosce attraverso pronunciamenti dottrinali e di giurisprudenza.
- Molte donne di religione e cultura islamica rifiutano la poligamia e la combattono con determinazione.
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