Ieri era il 15 ottobre. Di mattina la riunione del Forum Diritti e Cittadinanza di SEL, per lavorare sul tema dei diritti delle persone LGBTQI, di pomeriggio la manifestazione dell’indignazione.
Al termine dei lavori del nostro forum, insieme a Corrada, Alessandra, Manuela, Fabrizio, Alessandro, Flaminia e Marinella, ci siamo attardati a smangiucchiare qualche cosa e poi ci siamo uniti al corteo all’altezza di Santa Maria Maggiore. Abbiamo percorso qualche centinaio di metri insieme alle compagne e ai compagni di SEL di Roma e di tutta Italia. Pochi metri in cui abbiamo cantato, saltato, partecipato, anche se io avevo già ricevuto avvisi da amici nei pressi del Colosseo che le cose non stavano andando bene. Poco dopo, infatti mi è arrivata la notizia degli incendi su via Labicana.
Poi ci siamo fermati esattamente all’angolo dell’albergo Palatino Mediterraneo, accanto all’autopompa dei vigili del fuoco che si vede in molti video. Lì hanno cominciato a scoppiare bombe carta e petardi piuttosto potenti. E improvvisamente il corteo è indietreggiato. Mi sono ritrovato solo con Flaminia e Marinella, in un attimo abbiamo perduto di vista tutti gli altri. Con loro ci siamo rifugiati sotto la tenda del ristorante accanto all’albergo, proprio sopra le scalette che portano a via urbana. E da lì abbiamo vissuto in prima persona la sequenza dell’invasione dei blacks, che sono arrivati da dietro, tutti vestiti di nero e con i volti coperti. In mano brandivano bandiere rosse arrotolate attorno a pesanti bastoni e manici di picconi, Baldanzosi e quasi in coorte.
Raccapricciante.
Erano gli stessi momenti in cui Enzo, del II municipio di Roma rimaneva ferito per allontanare un petardo dalla folla, proprio a pochi passi da noi. Rifugiati sotto la tenda, abbiamo visto i manifestanti cacciare i balcks nel cul de sac della scaletta sotto l’albergo. Lì, intanto avevamo radunato e cercavamo di rassicurare e proteggere un gruppo di persone molto anziane impaurite. Insomma ci sono passati faccia a faccia, anzi ci hanno quasi camminato sopra, per scappare lungo la scaletta (dove tra l’altro era rifugiata Corrada, come ci ha detto poi).
Non avranno avuto più di 25 anni, quelli che ho visto io. Con loro anche alcune ragazze. Li ho visti giustamente terrorizzati, anche loro, da una manifestazione che li espelleva, disprezzandoli e gridando loro tutta la rabbia dei diritti violati. Manifestare pacificamente è un diritto civile fondamentale (quante volte si è detto dell’innegoziabilità dei diritti, forse ieri abbiamo capito qualche cosa), quelle bestie ce l’hanno levato. Non sono solo da condannare, sono da prevenire, si poteva fare e non si è fatto. La Polizia non ha alzato un dito. Forse ha fatto bene, sarebbe bastato un attimo per scatenare una violenza cieca in quei 10 metri quadrati: loro erano una decina, forse poco più.
Noi centinaia.
Noi, siamo rimasti umani. Loro no.
La “danza del fuoco” attorno al blindato dei carabinieri in fiamme a S. Giovanni, ci dà la misura. Non li chiamo fascisti, ma essi sono stati peggiori.
Ma anche io ho rischiato di essere peggiore. Li ho guardati, praticamente inermi in quel buco in cui si erano cacciato e ho pensato: che ci vuole, prendiamo i MANICI DI PICCONE che reggono le loro BANDIERE ROSSE e corchiamoli di botte, poi voglio vedere che ca**o si ridono e dove finisce la loro boria di esaltati.
Per fortuna non è andata così. Ma loro non la pensano nella stessa maniera. loro usano le bombe carta e i petardi per seminare la paura, loro sfilano in formazione vestiti di nero, con i visi coperti, loro portano i bastoni, danno fuoco alle macchine, ai palazzi, distruggono quello che trovano. Loro sono dalla stessa parte del nemico che dicono di combattere e non lo sanno, o fanno finta di non saperlo. O forse lo sanno e gli sta bene così, perché è tutto più facile
Proprio di mattina parlavo di confini tra la barbarie e la civiltà. E’ bastato un pizzico di violenza (e una sostanziale disorganizzazione dell’ordine pubblico) per impedire che una manifestazione pacifica con oltre 200.000 persone potesse svolgersi nella capitale della settima potenza del mondo (almeno così dicono). Ieri abbiamo vissuto i due lati della medaglia. La mattina a trovare la strada per rendere i diritti civili ed umani ancora più “organici” al programma e all’azione di SEL e il pomeriggio, pochi metri da dove eravamo la mattina a vedere quanto poco basti per polverizzarli. Ha ragione Jeanne Hersch quando dice che la lotta per i diritti non finisce e non finirà mai, perché la legge della natura, la legge del più forte, la violenza e la sopraffazione sono in agguato ad ogni angolo e non dobbiamo mai pensare di “avercela fatta”


