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10 domande per la sinistra

Da un interessante articolo di Repubblica.it una provocazione rivolta alla sinsitra italiana, sotto forma di 10 domande, alle quali do la mia risposta come militante di  Sinistra Ecologia Libertà

  1. Quali sono i vostri principali valori politici al di là dell’antiberlusconismo?
    L’antiberlusconismo è una contingenza. Sarebbe folle immaginare di costruire una forza politica “a progetto”. I valori della sinistra dovrebbero rimanere quelli dei pari diritti, delle pari opportunità, della solidarietà, dell’accoglienza, della cura dell’ambiente e delle risorse naturali, un fisco che esprima chiare politiche tributarie non di redistribuzione ma di giustizia sociale, cultura, arte, conoscenza e ricerca come patrimonio nazionale da difendere e incrementare, la partecipazione strutturata ed ampia alle decisioni a tutti i livelli politici, l’inclusione sociale, la cura per i deboli, il ripudio delle forme di violenza economica e politica verso paesi esteri anche se mascherate da missioni di pace, la fusione delle identità nazionali nella più ampia realtà europea
  2. Perché quando avete avuto l’opportunità di governare non avete regolamentato il conflitto d’interessi?
    Perché il conflitto di interessi non c’è soltanto a destra, ma sta diventando evidente che vi sono commistioni non tollerabili anche a sinistra. E queste vanno rapdiamente risolte, se si vuole essere credibili.
  3. Che visione avete della società italiana del futuro e per quale tipo di giustizia sociale vi schierate?
    La società italiana andrà interamente ricostruita dopo queste devastante periodo di governo delle destre più nazionaliste e razziste. I valori chiave della cultura, dell’accoglienza, del lavoro e della giustizia sociale dovranno tornare ad essere prioritari, affinché si realizzi un’azione di governo di ampio consenso, capace di umanizzare l’economia e di riportare la persona al centro dell’attenzione delle istituzioni e non il denaro o l’interesse privato
  4. Quale è la vostra visione della globalizzazione e come vedete l’Italia in essa?
    E’ un fenomeno di dimensione planetaria che richiede interventi di carattere internazionale. Oltre ad essere vittima e carnefice, l’Italia dovrebbe assumere un ruolo di protagonista nella definizione di organismi e istituzioni sovranazionali eletti democraticamente, capaci di imporre normative tali da regolamentare fenomeni che oggi sono interamente nelle mani di poteri extranazionali non soggetti a nessun controllo democratico.
  5. Come pensate di aumentare le possibilità a disposizione dei giovani e che risposta date alla lettera di Pierluigi Celli che invitava il figlio a lasciare l’Italia?
    La lettera di Celli è un caso personale, il giusto appello di un padre al proprio figlio, che sembra però un padre poco informato. Il flusso di persone italiane, giovani e meno, che cercano altrove un luogo in cui realizzare attese, sogni e prospettive è enorme e sta dissanguando almeno due generazioni. Pagheremo duramente l’incuria che stiamo dimostrando davanti ai giovani ai quali non offriamo nessuna prospettiva concreta di futuro.
    Alcuni interventi chiave da mettere in campo senza indugio sono lo sviluppo di una politica della conoscenza che rafforzi la preparazione tecnica e accademica dei nostri giovani, politiche economiche ed industriali che guidino il nostro asfittico sistema della produzione verso la creazioni di vantaggi competitivi spendibili verso i paesi esteri, lo sviluppo del terzo settore, un fisco agevolato per chi entra nel mondo del lavoro.
  6. Sarete in grado di apportare serie riforme alla classe politica in termini di numero dei parlamentari, immunità legali, costi della politica?
    Questo è auspicabile. La selezione delle candidature dovrebbe rispondere a criteri di eccellenza (ma questo è un processo già avviato anche se non ancora compiuto) e dovrebbe avvenire con modaliltà di partecipazione più democratiche. Tra l’altro sarebbe opportuno lasciare ampio spazio anche alle presenze di esponenti della società civile, che tanto hanno da dire alla politica.
  7. E’ possibile che l’inesistenza di un governo ombra comunichi agli elettori l’assenza di un governo alternativo e quindi la non presenza di un’opposizione ufficiale in Italia?
    Il governo ombra non appartiene alla cultura politica dell’Italia e dunque la sua assenza non pregiudica minimamente la percezione dell’opposizione. Il problema è che l’opposizione dovrebbe agire in modo più convinto soprattutto rispetto ai gravi episodi di erosione della legalità che si perpetrano senza grandi reazioni, che spesso sono auto-organizzate dalla gente (giovane!) che dai partiti.
  8. Perché non c’è un reale interesse e capacità nell’usare i nuovi media?
    Perché le classi dirigenti sono mediamente più vecchie dei militanti e della società e sono diffidenti rispetto a mezzi che non conoscono e che sono fondamentalmente impossibili da controllare secondo le vecchie logiche di partito.
  9. Se aveste un miliardo di euro di risorse extra, come le utilizzereste?
    Personalmente, dato che Sinistra Ecologia e Libertà è una piccola forza politica, sarebbero interamente investiti per sviluppare la comunicazione sul web e per garantire una capillare presenza territoriale. Sono le uniche due leve che consentono di scardinare l’attuala status quo
  10. Avete un Obama capace di sfidare Berlusconi in carisma e popolarità ma al tempo stesso di creare una visione un sogno per gli elettori che dovrebbero votarvi?
    Credo che questo ruolo lo possa rivestire soltanto Nichi Vendola, che ha dimostrato come si possano scardinare i vecchi schemi della politica attraverso l’inclusione, la pacatezza, la fermezza sui valori chiave e la partecipazione

Parte la promozione di Amore Civile

Un’intervista che ho rilasciato ad Agenzia Radicale il giorno della presentazione del volume “Amore Civile, alla Camera dei Deputati.

Invece, qui, un servizio sulla presentazione che ho fatto a Trani, in occasione di un incontro sull’omofobia e i nuovi diritti.

“Luca era gay”: intervengano il Garante e il Presidente della RAI

Con una nota diramata nella mattinata di oggi (riportata sotto), l’Associazione Radicale Certi Diritti ha annunciato di aver inviato un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della RAI per chiedere loro di valutare se la preannunciata canzione di Giuseppe Povia “Luca era gay” possa in qualche modo essere contraria al codice etico dell’azienda e ad altre norme.

Nel mio ruolo di Consigliere del’Associazione, sono totalmente d’accordo con il contenuto dell’esposto e con il suo scopo, che è quello, innanzitutto, di richiamare il servizio pubblico alla sua missione e di invitare i responsabili dell’applicazione delle diverse normative cui tale servizio è sottoposto a verificare se effettivamente non vi sia il rischio che si producano delle violazioni e, conseguentemente uno stato di disagio della popolazione che manifesta sensibilità al tema della canzone.

Data l’impossibilità di verificare l’effettivo contenuto del testo della canzone, l’Associazione ha correttamente ritenuto più coerente richiamare i responsabili all’applicazione della normativa di garanzia del servizio, lasciando poi a loro di valutare quale sia il comportamento da adottare. Va da sé che, in caso decidessero di non effettuare alcun intervento, chiunque sarà poi pienamente in diritto di adottare tutte le forme di protesta lecitamente attuabili. Molto più importante e totalmente coerente con uno spirito di legalità ceh sembra essere perduto, è infatti cercare di prevenire che si produca un danno verso milioni di cittadine e cittadini, richiamando le regole che sono poste a garanzia delle loro libertà e del loro rispetto, piuttosto che accontentarsi di protestare più o meno vivacemente prima o dopo che l’evento dannoso si sia prodotto.

Particolarmente importanti nel testo dell’esposto sono i riferimento ad alcuni elementi chiave, che hanno ispirato le riflessioni che hanno portato l’Associazione a scegliere di agire in questo modo:

  • l’omosessualità non è una malattia e non si “guarisce”, piuttosto le persone possono scoprire che il loro orientamento sessuale è diverso da quello che credevano, ma certo non si “ravvedono” volontariamente né possono altrettanto volontariamente “ricondizionare o riprogrammare” la loro natura;
  • sostenere il pregiudizio sociale contro l’omosessualità equivale a rendersi moralmente complici delle violenze e dei soprusi operati contro chi manifesta il proprio orientamento sessuale;
  • nessuna forma di discriminazione può essere operata o sostenuta dal servizio pubblico radiotelevisivo
  • le vittime più indifese contro i fenomeni di discriminazione e di violenza sono i minori, che non di rado sono spinti nel disagio fino a tentare il suicidio.

Personalmente, sebbene mi renda conto che si possa trattare di una forma di censura artistica, sarei favorevole ad impedire che la canzone sia non solo trasmessa al Festival di San Remo, ma anche che essa possa essere rilanciata attaverso tutti i mezzi sotto il controllo della RAI (televisione analogia, digitale terrestre, satellitare, radio, internet, pubblicazioni editoriali).
Ove questa strada non fosse percorribile, sarebbe almeno necessario palesare con la dovuta chiarezza e il necessario risalto la completa dissociazione dell’azienda rispetto al contenuto della canzone e delle tesi in essa sostenute.

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FESTIVAL DI SANREMO: ESPOSTO AL GARANTE PER LE TELECOMUNICAZIONIE E AL PRESIDENTE DELLA RAI SULLA CANZONE DI POVIA, NO ALLA CENSURA MA OCCORRE VALUTAZIONE SU POSSIBILE VIOLAZIONE CODICE ETICO E ALTRE NORME.

Roma, 29 gennaio 2009

L’Associazione Radicale Certi Diritti ha inviato oggi un esposto al Garante per le Telecomunicazioni e al Presidente della Rai, affinché valutino loro, in base alle norme vigenti, se la canzone di Povia ‘Luca era gay’ ha, o no, un contenuto che ravvisi un danno verso le persone omosessuali. In Italia vi sono norme che consentono di agire qualora vengano trasmesse notizie contenenti affermazioni false e/o scientificamente prive di fondamento che possono ingenerare pregiudizio per l’integrità, l’immagine e l’onorabilità delle persone omosessuali, ivi compresa la diffusione di tesi che promuovono sofferenza o turbamento a causa della rappresentazione falsa della realtà, . Nell’esposto sono stati richiamate le seguenti norme previste dalla Delibera n.165/06/CSP del Garante per le Telecomunicazioni sul rispetto dei diritti fondamentali della persona, della dignità personale e del corretto sviluppo fisico, psichico e morale dei minori; gli Articoli 2 e 8 del Contratto di servizio vigente con la Rai-Tv; gli Articoli 3 e 4 del D.Lgs del 31 luglio 2005 n. 177; l’art. 2.13.1 del Codice etico della Rai riguardo le responsabilità nei confronti della collettività.

Browser game: una brutta esperienza con Travian

Un browser game è un videogioco giocabile via Internet tramite un qualsiasi browser, connettendosi ad un sito web e che non necessita, nella maggior parte dei casi, di alcuna installazione o download.

Insomma un modo piacevole, ogni tanto di passare il tempo. Alcuni sono impostati per essere giochi di simulazione o di ruolo, proprio come Travian, che si gioca entrando in competizioni con altri giocatori, costruendo alleanze, fondando e facendo crescere i propri villaggi e combattendo per raggiungere l’obiettivo finale che è la costruzione di un mega villaggio (la meraviglia), che può essere edificato solo dall’alleanza che ha dimostrato di essere la migliore per strategia, compattezza e partecipazione dei giocatori.

Tutto ciò è gratuito, ma c’è anche un lato commerciale. Infatti, per progredire più velocemente nel gioco è possibile acquistare dei punti che permettono di velocizzare le operazioni o di ottenere funzionalità aggiuntive (ad esempio i “punti plus” di Travian).

Io ho partecipato ad una lunga sessione di Travian (qualche mese, sul server 6) che è stata vinta da un’alleanza della quale il team di gestione del gioco ha subito messo in dubbio la correttezza, dissociandosi dalla rituale formula di congratulazione.

Dopo ripetuti inviti da parte mia, hanno confermato di avere le “prove” dell’irregolarità del comportamento dell’alleanza vincitrice, ma di non poterle utilizzare. E al momento sono inutili i tentativi di smuoverli dalla loro posizione.

Per questo, ritengo utile avvisare chiunque intendesse collegarsi a questo tipo di giochi:

  1. prima di registrarvi, verificate bene con chi avete a che fare
  2. se decidete di partecipare e di pagare per avere delle funzioni in più, chiedete al gestore del gioco se sono in grado di garantire la correttezza del gioco
  3. se avete pagato e vi trattano male in caso di protesta, ricordategli che siete dei clienti e che non se la possono cavare con spiegazioni prive di razionalità ed inaccettabili in qualunqe contesto di correttezza e trasparenza.

Il mio personale consiglio è di stare alla larga da chi chiede soldi per far partecipare a questo tipo di attività, dato che è evidente che non hanno una chiara idea di che cosa significhi avere a che fare con dei clienti e che non si possono permettere di incassare denaro senza dare le necessarie garanzie sull’affidabilità della tecnologia e dello staff che gestisce le comunità.

Comunque, buon divertimento, ma non dite che non eravate stati avvertiti

Azione e politica

Bottiglie in tutta Italia per salvare Alitalia

Bottiglie in tutta Italia per salvare Alitalia

Ho ricevuto oggi un messaggio che mi annunciava un’importante iniziativa di Casa Pound: Bottiglie in tutta Italia per salvare Alitalia (portate pazienza, il sito potrebbe non essere raggiungibile!)

Si tratta del seguito di una notevole strategia di azione politica, che sto ancora cercando di capire, sia incontrando chi ne fa parte, sia parlandone con i miei amici rivoluzionari da tastiera. In sostanza hanno messo nelle principali fontane italiane bottiglie contenenti messaggi di aiuto delle vittime dell’affondamento di Alitalia: i lavoratori che rischiano il licenziamento e le loro famiglie. Si accusano la politica e la gestione clientelare dell’azienda come complici dello sfacelo dell’azienda.

Sottolineando che alcuni dipendenti hanno avuto privilegi indiscutibili, fanno notare che non saranno certo questi a pagare. La mannaia si abbatterà come sempre sui più vulnerabili, colpevoli agli occhi del paese del dissesto fallimentare, mettendo i lavoratore gli uni contro gli altri.

Soprattutto non saranno i cosiddetti manager pubblici con stipendi a sei zeri a pagare, né tanto meno i politici che li hanno scelti per governare Alitalia come una succursale governativa, piuttosto che come una gloriosa compagnia di bandiera. Si tratta, sempre secondo Casa Pound di un progetto che si riptete uguale a sé stesso: distruggere l’impresa pubblica per poi svendere ai soliti privati del capitalismo straccione italiano. Un film già vistoche ha portato l’Italia a non avere più il controllo di telecomunicazioni e autostrade e che rivedremo ancora, quando si tratterà di svendere ferrovie e sanità pubblica.

In conclusione, Casa Pound invita ad aprire gli occhi e a solidarizzare con i lavoratori Alitalia che vivono in questi giorni ore drammatiche. A riflettere su una nazione che non ha più una sua compagnia di bandiera e che ha perso un ruolo conquistato grazie anche ai sacrifici del passato.

Ho dunque un’unica domanda: come dare torto a Casa Pound?