Pubblicato qui
Gay, diritto e pregiudizio
Per la giornata contro l’omofobia 15 mila manifesti choc
di Anna Franco
Una risposta decisa all’intolleranza. Un segnale forte contro gli attacchi e le dichiarazioni di certi politici che dovrebbero essere «eletti a Teharan». La Giornata internazionale contro l’omofobia, che si celebra ogni anno il 17 maggio, in ricordo del giorno del 1990 in cui l’omosessualità è stata eliminata dalla lista delle malattie mentali dell’Organizzazione mondiale della sanità, si carica quest’anno di significati particolari. «Con 15 mila manifesti e 8 mila locandine affisse in tutto il Paese, vogliamo lanciare una campagna davvero incisiva. In risposta agli ultimi attacchi al mondo omosessuale che hanno coinvolto anche alcuni esponenti delle istituzioni che, come tali, dovrebbero rappresentare tutti i cittadini», ha detto il presidente dell’Arcigay Paolo Patanè, che ha presentato il 3 maggio le iniziative legate all’evento e che puntano a culminare nell’Europride di Roma.
DISCRIMINAZIONE DA COMBATTERE. Le esternazioni del sottosegretario alla famiglia, Carlo Giovanardi, e del sindaco di Treviso e segretario regionale della Lega in Veneto, Gian Paolo Gobbo, nonché l’aggressione subita dalla deputata del Partito democratico Paola Concia sono «sintomi gravi di una situazione ormai inaccettabile» che rendono ancora più evidente una discriminazione che colpisce soprattutto tanti omosessuali ‘anonimi’ nella vita di tutti i giorni. Secondo Patanè «tali avvenimenti confermano un clima di omofobia, odio, pregiudizio e violenza, fattori che rappresentano un limite concreto alla piena affermazione della dignità e al raggiungimento della felicità per migliaia di gay, lesbiche e transessuali italiani».
Deperu: «Anche i gay sono una famiglia»
Giacomo Deperu, ideatore della campagna e dello slogan «Civiltà prodotto tipico italiano, Italia unita contro l’omofobia», creata per l’occasione, afferma: «La polemica obbliga le persone a confrontarsi con noi. Il bacio omosessuale immortalato nei manifesti della campagna indica a tutti che siamo una famiglia e la tavola apparecchiata in primo piano ne è un simbolo. Sappiamo che questo dà fastidio a molti, ma è da qui che dobbiamo comincia il percorso di cambiamento».
UN SEGNALE DI SPERANZA. E ha aggiunto: «L’affetto tra due persone non deve essere relegato solo all’interno delle quattro mura domestiche. È tempo di dimostrare la propria identità gay alla luce del sole, per dare un segnale di speranza e coraggio a tanti giovani omosessuali che ancora temono di dover vivere un’esistenza a metà». Gli fa eco Giuseppe Pecce, direttore del Roma rainbow choir, il primo coro che unisce la comunità gay, lesbica, trans e bisessuale e il mondo etero: «Siamo stanchi di essere invisibili, vogliamo far capire che siamo cittadini come tutti gli altri».
Non è solo l’Arcigay, però, a insorgere contro gli attacchi al mondo omosessuale. Secondo la deputata Pd, Paola Concia, «alcune persone dovrebbero candidarsi come politici a Teheran. Certe affermazioni contribuiscono a giustificare le ingiurie e a farci considerare dei reietti. Secondo Giovanardi siamo fuori dalla Costituzione ed è proprio così che si costruisce il disprezzo sociale».
Allegrezza: «L’amore è un diritto di tutti»
Guido Allegrezza, storico attivista gay e da poco responsabile per i diritti umani per Sinistra ecologia e libertà, è dell’idea che certe dichiarazioni siano «la conseguenza di preconcetti e della mancanza di dibattito politico». Secondo Allegrezza, «le manifestazioni di tenerezza sono semplicemente la libera modalità di due persone che esprimono la loro affettività. Vietarle sarebbe come negare l’espressione di un sentimento umano, che sarebbe ipocrita dover esternare solo in privato, tra le mura domestiche, di nascosto».
LA LIBERTÁ DI ESSERE SE STESSI. Le coppie che si vogliono bene devono potere «essere se stesse». Ma, secondo Allegrezza, è un diritto di tutti, non si tratta di «orgoglio gay»: quello esiste durante manifestazioni come il Gay Pride, dove l’esibizione diventa un modo per far riconoscere i propri diritti.
Proprio in occasione del Gay Pride di Madrid, precisa l’attivista, la Fiat aveva invaso la città spagnola con pubblicità rivolte a un pubblico omosessuale: una scelta che nel nostro Paese appare impossibile. «Dietro questa campagna, così come in quella dell’Ikea, c’è uno studio di marketing rivolto a vendere automobili o accessori per la casa. È assurdo che vengano criticate aspramente, mentre bisognerebbe accanirsi contro quelle campagne indecenti che trattano il corpo femminile come merce a buon mercato», continua Allegrezza.
UN USO DISTORTO DELLA POLITICA. «Anche al Gay Pride di Colonia sfila un carro con la pubblicità della famosa ditta svedese», aggiunge Paola Concia. La parlamentare afferma di non sentirsi affatto una provocatrice quando passeggia mano nella mano con la sua compagna, così come non si sentiva tale quando era sposata con suo marito. «Tutti devono avere la possibilità di vivere l’amore nello stesso modo: alla luce del sole».
Infine, attacca i leghisti, che «in campagna elettorale usano gli omosessuali come carne da macello. I gay e gli immigrati vengono trasformati nella personificazione del male da cui dover proteggere l’elettorato e quest’uso distorto della politica contribuisce solo a imbarbarire il Paese».
Mercoledì, 04 Maggio 2011




