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Parte la Costituente della Sinistra

Il 7 novembre, a Roma, è stata annunciata la nascita dell’Associazione “Per la Sinistra”, una vera e propria Costituente che ha lo scopo di avviare iniziative di dibattito e discussione in vista della creazione di un nuovo partito della sinistra italiana, capace di raccogliere nel segno dell’unità tutti gli ideali, i valori, le esperienze e le persone che ancora credono che si può essere modernamente di sinistra, lontani dall’ideologia e dalle contrapposizioni, proiettati verso il futuro.

In questo articolo, si fa una sintesi dei principali interventi succedutisi nella conferenza stampa, che si possono vedere qui (sono intervenuti Moni Ovadia, Maria Luisa Boccia, Gianni Mattioli, Giorgio Parisi, Nichi Vendola, Paolo Cento, Claudio Fava, Umberto Guidoni)

Il documento che ha accompagnato la presentazione della Costituente della sinistra, invece può essere consultato sul sito nazionale di Sinistra Democratica, oppure nella sezione documentale di questo blog.

Ovviamente, l’ho sottoscritto, con l’idea di intensificare ulteriormente il mio impegno a partecipare alla discussione sui singoli temi, per arrivare a definire una piattaforma di programma molto più articolata, costruita con il contributo di tutti i militanti e i simpatizzanti. Il passaggio più importante di tutti partirà proprio dal territorio, dove nasceranno innumerevoli comitati promotori provvisori aperti, per dare vita all’Assemblea Nazionale di sabato 13 dicembre, alla quale si arriverà attraverso iniziative centrate sulla scuola, università, lavoro, diritti negati, ambiente, contro il nucleare civile e militare, sviluppo delle energie rinnovabili.

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A gennaio, si avvierà una consultazione di massa sulle proposte avanzate dall’Assemblea Nazionale sulla carta d’intenti, il nome, il simbolo e le regole condivise.
Un percorso non semplice e non breve, a cui tutti coloro che sono convinti che una sinistra unita e progressista è possibile per il bene dell’Italia e del suo futuro, possono e devono partecipare.

Alcune “parole chiave” contenute nel documento, sono fondamentali e danno il segno del pensiero che si sta sviluppando per costruire quella che già Roberto Mangabeira Unger ha definito la sinistra del ventunesimo secolo.

  • Scuola come”fabbrica del futuro”
  • Dignità del lavoro, al di là della contrapposizione tra lavoro e capitale, alla ricerca di un nuovo sistema di relazioni socio-economiche più giuste
  • Contro la criminalità, che riduce al silenzio gli onesti e i liberi
  • Per l’inviolabilità della laicità dello stato
  • Per costruire un mondo in pace e di pace
  • Per sconfiggere il razzismo
  • Conversione ecologica dell’economia
  • Coagulare culture politiche diverse
  • Per diritti civili, libertà, uguaglianza e valorizzazione delle differenze.

L’inutile piacere della disinformazione

Il fatto che i media nazionali (mettiamo anche parecchi di quelli internazionali, così non facciamo torto a nessuno) abbiano la consolidata abitudine di fare un’informazione di pessima qualità non è un fatto nuovo per nessuno; almeno per chi abbia neuroni allenati. Giornali, commenti, servizi, speciali sono infarciti di fatti, dati e circostanze errati, mal posti, parziali e spesso gli autori, oltre alla malafede, ci mettono anche parecchia trascuratezza, molta ignoranza e una buona dose di arroganza, soprattutto se si considera che li paghiamo pure con le tasse dell’erario (sostanziosi contributi pubblici alla stampa).

Però, che a queste male pratiche si accodino anche quelli che dovrebbero far parte dell’audience… non va, proprio non va. Soprattutto se chi cade in questi giochetti è il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, che fa fare a tutto il movimento (complice il fatto che i media tendono ad esaltare ciò che gli fa più comodo) una pessima figura, alimentando un’inutile isteria ed un allarmismo pressappochista che fa più danni che altro.

Non trovo giusto che una strategia di presenza a tutti i costi si fondi su un’interpretazione forzata di un elemento trascurabile di una sentenza che riguarda tutt’altra materia, alla quale si associ una reazione francamente esagerata, sopra le righe e del tutto fuori luogo, soprattutto quando la stessa Cassazione nel passato recente ha dato prova di un’ampia larghezza di vedute.

Veniamo ai fatti.

    • La Corte di Cassazione emette la sentenza N. 7208 UD. 29/11/2007, che viene depositata 14 febbraio 2008, che dichiara l’inapplicabilità di una condizione esimente al teste prossimo congiunto non avvalsosi della facoltà di astensione dalla testimonianza nell’ambito di un procedimento per delitti contro l’amministrazione della giustizia.
    • Il 19 febbraio viene diffuso il comunicato stampa Arcigay.
    • Repubblica.it pubblica il 20 febbraio, a pagina 23, un articolo non firmato, intitolato “L’omosessualità è disonorevole – Gaffe della Cassazione, è scontro – In una sentenza il parallelo con l’incesto. L’Arcigay: gravissimo ed inaccettabile”. L’incipit dell’articolo recita: “Un rapporto omosessuale giudicato al pari di un rapporto incestuoso. ‘Fatti disonorevoli entrambi’. Fatti che un testimone può decidere di tacere, per non dover spiegare che cosa faceva in un determinato giorno, in un certo posto e a una certa ora”.
    • Nello stesso articolo, immediato il legame al clima di dilagante omofobia che pervade l’Italia. Mancuso dichiara che i giudici della Cassazione sono omofobi.
    • L’articolo si conclude, neutralizzando le affermazioni di Mancuso (che non ci fa affatto una bella figura), ricordando che solo a luglio 2007, la Corte avevano affermato in un provvedimento, relativo alla vicenda di un giovane senegalese gay, che “La libertà sessuale va intesa come libertà di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie preferenze sessuali”. In quel caso, Arcigay uscì con un altro comunicato stampa, in cui traspare una certa indignazione verso la Cassazione (per quale motivo c’è questo astio, verrebbe da chiedersi).

        Questo, il parere di un giurista che non entra nel merito del dispositivo della sentenza e fa un discorso molto lineare:

        Se qualcuno offende una persona determinata, commette un reato, perseguibile a querela.
        Se invece dice qualcosa contro un comportamento o una categoria (esempio: coloro che frequentano la chiesa o i motociclisti, ecc.) esprime un’opinione, che può essere stupida, ma resta tale.
        Volerla perseguire significa entrare nella categoria dei reati d’opinione.
        Nè le cose cambiano se l’opinione è espressa da chi abbia una particolare autorità o funzioni.
        Il caso è diverso, se l’opinione riguarda categorie per le quali esiste una speciale protezione di legge (si pensi a questioni razziali, apologia del fascismo, ecc.) ma, come è noto, non esiste in Italia una legislazione che persegua comportamenti omofobici.
        Nulla impedisce di rispondere ad opinioni sbagliate con riprovazione, condanna morale o civile, invocazione del giudizio della pubblica opinione ed altri mezzi simili.
        Ad esempio, un’associazione potrebbe fare un comunicato stampa, indicando il comportamento in questione come segnale di una cultura da superare e spiegandone i motivi.

        Un altro amico, sempre esperto di materie giuridiche, liquida la questione in maniera molto secca:

        “… Dal primo giorno della segnalazione della sentenza ho nutrito la forte impressione che si fosse creato e che si stesse alimentando un forte equivoco… Quando vengo a conoscenza del testo integrale della sentenza, lo leggo e lo rileggo e io non vedo nessuna omofobia nel testo.
        Mi confronto con varie persone, sia con chi aveva ideato il comunicato stampa di Mancuso, sia con vari colleghi penalisti. L’impressione diventa una certezza quando ho finalmente il tempo di leggere tutto il testo della sentenza.
        … leggere con animo sereno il testo INTEGRALE della sentenza. NON C’E’ NESSUNA OMOFOBIA!”

        Qualche riflessione personale

        Non sono giurista, né esperto di questioni porcessuali, ma dalla lettura attenta dell’intero dispositivo della sentenza emergono alcuni fatti che dovrebbero imporre una maggiore attenzione nel farsi prendere da ingiustificate emozioni e montare casi ove non ve ne sono e non di meno se ne sente la necessità.

        La sentenza non riguarda un procedimento che aveva come oggetto principale una controversia penale in cui la Corte fosse chiamata ad esprimere un giudizio di merito su materie in qualche modo riconducibile al comportamento sessuale di qualcuno. Già questo depotenzia in modo sostanziale la presunta gravità della notizia, almeno per come è stata riportata.

        La citazione dell’incesto e del RAPPORTO omosessuale è fatta per rendere l’idea del comportamento disonorevole in una specifica circostanza familiare (che come noto in Italia corrisponde all’unione di un uomo e di una donna, presunti eterosessuali), legata allo svolgimento di un processo. Si badi che la sentenza riporta l’esempio come fattispecie che il singolo (non la Corte) potrebbe considerare disonorevole, in relazione alla volontà di non rendere noto in fase processuale un fatto strettamente personale e privato, che la società (nella visione dell’individuo) riterrebbe riprovevole. Si può ragionevolmente obiettare che l’esempio sia un po’ eccessivo nel momento in cui avvicina l’incesto al RAPPORTO omosessuale, ma certamente non implica in nessun modo un giudizio di merito sull’omosessualità, fuori delle competenze della Corte.

        La sentenza fa esplicito cenno ad un RAPPORTO OMOSESSUALE e non ad una RELAZIONE OMOSESSUALE, mettendo in evidenza che si riferisce ad un EPISODIO della vita di una persona e non ad una sua sistematicità. Dal contesto in cui l’esempio è posto, è chiaro che se la persona ha una relazione omosessuale, magari non riservata non avrebbe alcun senso parlare di rapporto omosessuale come fatto disonorevole (=percepito come tale dalla persona rispetto al contesto in cui vive).

        Lo Stato oltraggiato dalla chiesa non reagisce!

        Da rifondazionebrescai.it(post pubblicato anche su Resistenza Laica e sul alteredo.org, con ulteriori commenti)

        Nella vicenda di Luxuria emerge un profilo gravissimo che non ho ancora visto mettere in evidenza.

        La marcia indietro del Vescovo Tamburrino non cambia la gravità del vulnus alle istituzioni democratiche della nostra Repubblica (*)

        Lo Stato Italiano, la Repubblica, la nostra Nazione sono stati oltraggiati in modo gravissimo da un esponente di un’organizzazione che fa capo ad uno stato straniero, sovrano.

        I fatti sono presto detti. Una cugina del deputato di Rifondazione si sposa, chiedendo al cugino di farle da testimone. Il vescovo di Foggia lo vieta e il caso finisce sui giornali. Il parroco spiega che la decisione non dipende dal fatto che Luxuria è omosessuale; poiché non crede nei valori della famiglia il parroco non sa cosa possa testimoniare. Sottolineando poi che le scelte di vita personali sono un’altra cosa e che questo gli l’ha già spiegato.

        Vediamo ciò che non va in tutta questa brutta faccenda:

        1. Luxuria non è omosessuale è un transgender. Evidente una scarsa dimestichezza dei servi della chiesa con quello che la natura può “proporre”;
        2. Il testimone di nozze (quand’anche con il matrimonio concordatario, quindi religioso con effetti civili), serve solo a accertare i fatti e a sottoscrivere le relative dichiarazioni. Non è come madrina e padrino che si impegnano a curare l’educazione religiosa dei pargoli battezzati.
        3. Art. 22 della Costituzione: Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome. Il tenore letterale è evidente e non si presta ad interpretazioni: nessuno può condizionare un cittadino nel pieno delle sue facoltà e dei suoi diritti, impedendogli di compiere un atto pubblico.
        4. art. 67 della Costituzione: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Un vescovo e un pretucolo hanno commesso un abuso gravissimo, attraverso il quale hanno offeso un deputato rappresentante della Nazione e quindi tutta la Nazione, non intesa come individui ma come collettività portatrice di diritti e di valori.
        5. In base al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 (misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, altrimenti noto come legge Mancino) si potrebbero ravvisare nel comportamento del vescovo e del parroco un’ipotesi di reato. E la fattispecie, se provata, potrebbe comportare un’estensione della responsabilità anche a tutta la diocesi di Foggia.

        Tutto ciò è veramente inaccettabile e ogni cittadino dovrebbe sentirsi i dovere di esprime il pieno disprezzo nei confronti del vescovo di Foggia e del suo tirapiedi, i quali dovrebbero essere deplorati pubblicamente, censurati dalle più alte cariche dello Stato e sottoposti ad indagini per ravvisare l’eventualità di ipotesi di reato.

        Ma noi non siamo nella civile Francia e quindi questo non accadrà. Alleluja!

        (*) Dal sito TGCOM: Vladimir Luxuria “potrà tranquillamente fare il testimone di nozze avendo compiuto 18 anni, poiché per la legge, per essere testimone, è sufficiente che una persona sia maggiorenne”. Con queste parole l’arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Tamburrino, mette fine alla polemica sorta dopo che il deputato transgender del Prc ha denunciato che gli era stato impedito dal vescovo di partecipare come testimone al matrimonio della cugina. Sulla vicenda l’arcivescovo sta per diramare un comunicato nel quale ribadisce che ”in ogni caso il sacramento del matrimonio unisce un uomo e una donna”. Sempre l’arcidiocesi di Foggia precisa che il matrimonio in questione si celebrerà al Santuario dell’Incoronata a Foggi il 18 settembre del 2008.

        Emergenza sicurezza? Una vera bufala

        Da kataweb.itRapporto sulla criminalità in Italia

        Non esiste un’emergenza sicurezza

        Straniero e criminale non sono sinonimi
        Non tutti gli immigrati sono rumeni, albanesi e marocchini (fra i più numerosi tra gli stranieri arrestati)

        20 giugno 2007. Il Ministero dell’Interno ha pubblicato a giugno il Rapporto sulla criminalità in Italia – anno 2006 (versione sintetica).

        Il rapporto si presenta veramente bene e alla lettura sembra effettivamente ben fatto sia tecnicamente sia editorialmente. Sul piano tecnico, vale la pena di notare che i dati sono rielaborati tenendo conte di un’elevata percentuale di reati non denunciati, una sorta di “numero oscuro”. Inoltre, l’analisi è condotta con una prospettiva di medio periodo, con il preciso scopo di individuare i cambiamenti nella frequenza dei reati, che sono tendenzialmente lenti. Spesso, variazioni contingenti anche modeste nel numero di reati possono dare l’impressione di una crescita o di una diminuzione che invece devono essere considerate solo increspature di tendenza.

        Dalla lettura dei dati riportati nella sintesi emergono alcuni fenomeni di notevole importanza, che sintetizzo per chi non avesse voglia di andarselo a leggere tutto (non riporto i dati relativi alla criminalità organizzata, all’eversione, agli stupefacenti e all’ordine pubblico):

        • OMICIDI. Il loro numero è notevolmente diminuito, sia in valore che in percentuale. Dal 1991 il fenomeno è in netto calo (da 1.901 a 621 nel 2006), con un tasso di incidenza che scende da 3,4 a 1,1 su 100.000 fra il ’91 ed il 2006. Fra questi si presentano in netto calo gli omicidi dovuti alla criminalità organizzat, mentre sono in preoccupante aumento quelli scaturiti in ambito familiare o per passioni amorose (picco nel 2002-03)
        • FURTI DI AUTOVEICOLI E SU AUTO IN SOSTA. Dopo un tendenziale aumento fino al ’91, il numero è diminuito
          continuamente, con una lieve ripresa nel 2006 rispetto al periodo 2000-2003 per i furti di autoveicoli (autovetture, ciclomotori e motocicli), dovuta interamente
          all’incremento dei furti di motoveicoli, strettamente connessa all’aumento dei motorini circolanti.
        • FURTI CON STRAPPO (SCIPPI). Si conferma la tendenza, in atto da tempo, al declino di questo reato, il cui tasso è oggi il più basso dagli ultimi trent’anni (37 ogni 100mila abitanti).
        • FURTI IN APPARTAMENTO E ABITAZIONE. L’inversione di tendenza si realizza dal ’90, con due picchi in crescita nel ’95 e nel ’98. Dopo, si è avuta una decisa contrazione dei furti in abitazione. Nel triennio 2004-2006 il tasso di furti in abitazione è il più basso degli ultimi vent’anni.
        • FURTI CON DESTREZZA (BORSEGGI). Dopo una crescita molto rapida fino al ’91, si è verificato un ulteriore picco nel ’99, dopo di che il tasso ha avuto alcune oscillazioni su livelli alti, per poi riprendere a calare tra 2000 e 2006.
        • FURTI IN ESERCIZI COMMERCIALI. Purtroppo, il fenomeno presenta una ininterrotta tendenza all’aumento, in particolare fra l’84 ed il 2006.
        • RAPINE. La tendenza al rialzo a partire dalla metà degli anni 90 è stata molto marcata e ha portato in breve tempo a sfondare il tetto raggiunto nei primi anni novanta. Sul totale le rapine in strada sono circa il 43%, mentre poco più del 3% sono
          costituite in abitazione. Queste ultime sebbene siano le meno frequenti sul totale delle rapine, trasmettono grande senso di insicurezza nei cittadini.
        • VIOLENZA CONTRO LE DONNE. 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una violenza fisica o
          sessuale nel corso della vita (31,9% della classe considerata). 3.961.000 sono state vittime di violenze fisiche, 5.000.000 hanno subito violenze sessuali. Complessivamente, circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri. Nella maggioranza dei casi (quasi il 70%), il responsabile delle violenze fisiche e sessuali è il partner.
        • DELITTI COMMESSI DA STRANIERI. La quota di stranieri sul totale dei denunciati e degli arrestati per la gran parte dei reati è decisamente più alta rispetto all’incidenza della popolazione straniera nel nostro Paese. Bassa è l’incidenza degli stranieri per rapine in banca o negli uffici postali (3-6%), mentre più alta (circa 70%) per i borseggi. In media, gli stranieri costituiscono il 51% dei denunciati per rapina in
          abitazione o furto in abitazione, il 45% dei denunciati per rapina in pubblica via, il 19% per le estorsioni e il 29% per le truffe e le frodi informatiche.
          Un terzo dei denunciati lo troviamo associato a gran parte dei reati violenti: dal 39% dei denunciati per violenze sessuali al 36% per gli omicidi consumati e al 31% per quelli tentati, al 27% dei denunciati per lesioni dolose. E’ importante sottolineare che la netta maggioranza dei reati viene
          commessa da stranieri irregolari
          , mentre quelli regolari hanno una delittuosità analoga alla popolazione italiana.

        Il rapporto indica poi alcuni elementi di valutazione della paura di subire reati. Da almeno quattordici anni, tale paura appare stabile, se non addirittura in lieve declino. Dal 1993 l’Istat ha chiesto a un campione rappresentativo di famiglie italiane se considerasse a rischio di criminalità la zona in cui vivevano. Nel 2005 meno del 30% dichiara di considerarla molto o abbastanza a rischio, e la quota corrispondente nel 1993 era di poco superiore al 30%.Tale paura è più elevata al sud che al nord e al nord che al centro, con differenze che riguardano anche le tendenze nel tempo. Se è vero che la paura di subire un reato non è cresciuta nell’arco degli ultimi 14 anni, ha dimensioni non trascurabili. Oltre una persona su quattro si sente poco o per niente sicura quando cammina sola al buio la sera nel proprio stesso quartiere (in particolare in Sicilia, Lazio, Lombardia e Campania).

        Nella presentazione del rapporto alla stampa, il Ministro Amato mette in evidenza alcuni punti essenziali che riguardano i dati rilevati. Innesto sulle sue considerazioni le mie, particolarmente rispetto al ruolo della stampa nella definizione delle priorità e delle emergenze:

        • i fenomeni che presentano un consolidato trend in calo (ad es. gli omicidi) vengono percepiti al contrario a causa dall’impatto emotivo che hanno sull’opinione pubblica gli episodi criminosi che avvengono e che vengono messi in evidenza dalla stampa.
        • è essenziale analizzare e comprendere i dati, senza farne un uso emotivo, che facilmente porta ad identificare lo straniero con il criminale. In estrema sintesi, se ad un 5% di immigrati regolari in Italia è ascrivibile, un tasso di criminalità pari a quello rilevabile per i reati commessi da cittadini italiani, non ha senso parlare di EMERGENZA SICUREZZA A CAUSA DEGLI STRANIERI
        • Chiaramente, se parliamo di immigrati irregolari, le cose cambiano. Proprio fra essi si concentra la criminalità sia per la violazione della normativa sull’immigrazione, che per i reati predatori. In particolare, essi sono frequenti nel Nord Est italiano in ragione della concentrazione di ricchezza e della notevole presenza di flussi migratori clandestini.
        • Rispetto alla nazionalità degli arrestati, i dati del Ministero rilevano che sono tre quelle maggiormente responsabili di “fenomeni di criminalità vera”: rumeni, albanesi e marocchini. Ma sarebbe fortemente irresponsabile identificarli con l’insieme degli immigrati.

        In conclusione, il dato veramente impressionante è l’aumento dei reati “familiari”. Dalle parole dello stesso ministro appare chiaro che si tratta di una situazione molto brutta, proprio in considerazione che nella maggioranza dei casi è il partner l’autore della violenza.

        Ma questo fa molto, molto meno notizia dello spauracchio straniero e soprattutto non corrobora l’azione repressiva intrapresa con grande clamore dagli esponenti del nuovo partito di maggioranza, il Partito Democratico.

        Ciò che mi crea maggiore fastidio è comunque la “fontana” di ipocrisia che attraversa i commenti di politici irresponsabili che, complici i media, prima creano le premesse per le bravate delle squadracce (odio razziale, dagli al mostro straniero, ecc.) e poi ne deplorano le azioni con sommo distacco ed irritazione.

        Meglio sarebbe stato, principalmente da parte dei Sindaci delle città maggiormente interessate al problema degli immigrati clandestini (e quindi NON dei NOMADI!), intervenire a suo tempo ed IMPEDIRE la nascita delle baraccopoli, senza aspettare che esse si trasformassero in città vere e proprie, e quindi in problemi di difficilissima risoluzione.

        In ogni caso, la soluzione non può e non deve essere l’espulsione di massa o i campi di conc… pardon! di accoglienza, magari costruiti ai confini dei comuni (come il progetto del mega campo nomadi di Castel Romano, presso Pomezia), per scaricare sulle amministrazioni limitrofe i problemi della gestione di queste impressionanti masse umane.

        Invito ad andare a leggere l’articolo pubblicato da Guerrillaradio, che con maggiore sintesi, si colloca sulla stessa linea dei miei commenti.

        Matto da legare

        Mi sono imbattuto in una storia alla quale mi stavo rifiutando di credere. Ma poi ho visto e ho dovuto prendere atto.

        La vicenda riguarda Jean Paul, un ragazzo con qualche grave forma di psicosi che, nel Camerun non riusciva a trovare il suo posto nella società. Violenza, superstizione, magia e malattia si legano in un intreccio perverso che porta la famiglia di Jean Paul, insieme alla gendarmeria, nella quale esercita una notevole influenza, a decretarne la morte. Non un’esecuzione, ma una lenta agonia. Jean Paul è stato incatenato ad un albero, senza mangiare e senza bere.

        Una casualità ha portato Francesco Uboldi a filmare gli ultimi istanti di vita di Jean Paul, in cui il suo “custode” infieriva, chiedendogli, quando fosse morto, di non vendicarsi su di lui, che era un mero esecutore, quanto sulla sua famiglia che lo ha voluto ridotto così.

        Le immagini del documentario sono forti, di una violenza irreale. Ad esse, come occidentali, reagiamo con orrore ed indignazione autentica. Non possiam, non dobbiamo e non vogliamo comprendere.

        Ora, Jean Paul è morto. Non possiamo fare più nulla per lui. Vedere e ricordare la sua storia e la sua sofferenza, forse, potrà aiutarci a comprendere il male di essere esclusi e la necessità di comprendere e di provare pietà per chi è sottoposto a privazioni sproporzionate rispetto ai delitti che ha commesso, se mai delitti vi furono: “ho sete, mi date un po’ d’acqua?”

        (la notizia viene da qui, la fotografia viene da qui)