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Manifesto per l’equità e lo sviluppo sostenibile

Il testo che segue è frutto di uno scambio di opinioni fra me ed il carissimo compagno Mario Liso, di Ostuni. Ci ha messo lo zampino anche qualche giovane economista che simpatizza per SEL. Si tratta, se vogliamo di una provocazione, della dimostrazione che facendo lavorare un po’ l’immaginazione ed aprendosi ad una visione di lungo termine si possono individuare strade nuove, più eque e più giuste, più solidali e sostenibili per affrontare il tema della crisi e della necessità di rimettere ordine nei nostri conti. Chi è più esperto o ha maggiore confidenza con i temi economici, sa che queste misure dovrebbero essere valutate e che bisognerebbe dichiarare “quanto rendono e quanto costano”. E’ vero, ma né Mario né io siamo ministri. Siamo solo militanti appassionati di SEL che vogliono poter dire, che c’è un modo diverso di governare. Perché, come dice Mario, la politica non si fa con la calcolatrice (e io aggiungo che non si fa solo con la calcolatrice).

Questo Manifesto è in realtà un appello ed una proposta aperta, da dibattere e su cui costruire un percorso di partecipazione e di confronto con la società e la nostra militanza. Esso prosegue idealmente l’articolo che Smeriglio ha scritto di recente sui comuni e sulla logica del saccheggio. Molte delle cose scritte in questo Manifesto, possono destare perplessità, forse qualche sufficienza. Ma l’importante è riaprire la partita anche su questi temi che oggi sembrano attorcigliati al palo nella scelta fra cosa e quanto tagliare, piuttosto che come recuperare e sviluppare. Anche nella semplicità della militanza, abbiamo qualcosa da dire e dobbiamo dirlo.

Mario Liso e Guido Allegrezza

MANIFESTO PER L’EQUITA’  E LO SVILUPPO SOSTENIBILE

L’Italia è un Paese fermo, impaurito dagli spettri di una crisi che dura da tempo e di cui si fatica a vedere la fine. Il Governo, la maggioranza e quello che oggi è solo un simulacro di Parlamento si sono dimostrati incapaci di assolvere al loro ruolo di indirizzo e di guida dello Stato. Gli impegni internazionali, la speculazione finanziaria, l’arretratezza della nostra economia e la sua incapacità di rinnovarsi ci tengono al palo e le manovre finanziarie sembrano pezze a colori in attesa di riforme che non arrivano mai.

Sinistra Ecologia Libertà facendosi interprete del disagio che emerge sempre più forte da una società che sta smettendo di sperare,  non progetta più il suo futuro e che sta diventando preda della rozzezza e della barbarie propone l’adozione di una serie di misure che ristabiliscano il principio di equità e stimolino l’Italia a crescere si, ma in maniera sostenibile, rispettosa dei diritti delle categorie più deboli o svantaggiate, dell’ambiente, del suo patrimonio culturale. Soprattutto pensando alle future generazioni e ai loro diritti.

Le misure che proponiamo sotto forma di manifesto aperto per l’equità e lo sviluppo sostenibile sono un punto di partenza di un ragionamento che vorremmo partecipato e diffuso, un modo di discutere insieme e di progettare il futuro che vorremmo realizzare e che ci piacerebbe portare anche al tavolo di confronto con i nostri futuri alleati.

Più che una manovra finanziaria o una riforma dello Stato, si tratta di misure innovative che possono integrare interventi di maggiore respiro e di più profondo impatto strutturale. Sono misure che le persone possono capire facilmente e che danno il senso di un approccio nuovo e diverso alla gestione del patrimonio dello Stato, della ricchezza collettiva e alle questioni del lavoro.

Insomma, più che una politica economica fatta con la calcolatrice ed i registri contabili, si tratta di un’ipotesi di interventi ispirati all’equità e al rispetto dell’ambiente, del territorio e del nostro patrimonio artistico e culturale.

Un manifesto che ci piacerebbe veder allungato e “colorato” dai contributi di coloro che, militando in SEL o simpatizzando per noi, sentono di poter dire la loro.

Misure relative alle entrate

  1. Tassazione sulle transazioni finanziarie (Robin Tax), proporzionale al numero di transazioni effettutate su uno stesso titolo, al numero e al valore dei titoli scambiati.
  2. Tassazione delle rendite finanziarie e delle plusvalenze
  3. Tassazione del reddito proveniente dall’esercizio della libera prostituzione (per inciso: sia maschile, sia femminile)
  4. Monopolio di Stato sulle droghe leggere (cannabis, marijuana, ecc.), con conseguente tassazione
  5. Tassazione per accertamento condizionato del reddito degli immobili per i quali non risultano registrati contratti di locazione o sono di valore basso. L’operazione comporta l’aumento delle rendite catastali fino al 120% del valore del canone sul libero mercato e conseguente accertamento al contribuente, salvo il caso che questi abbia registrato un contratto di locazione per un importo corrispondente a quello di mercato. Parallelamente, il locatario ha diritto alla detrazione integrale del canone di locazione registrato
  6. Manovra di emersione forzata dei lavori dipendenti con secondo lavoro in nero, effettuata con accertamenti condizionati per chi, figurando come lavoratore dipendente ha un reddito inferiore al suo tenore di vita (utenze, movimentazioni del conto corrente, ecc.). Per chi non lo sapesse, 1/3 dei lavori dipendenti ha un secondo lavoro in nero.
  7. Riduzione del deficit del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso l’operatività h24 e 7×7 di tutti gli impianti ed i servizi diagnostici delle strutture pubbliche. L’esercizio fuori orario sarà affidato a cooperative defiscalizzate di tecnici disoccupati del settore, se necessario provenienti dall’estero.
  8. Istituzione dell’anagrafe dei patrimoni privati e tassazione patrimoniale per quelli che superano i 500.000 euro
  9. Introduzione della tassa sul lusso, da intendersi o come aliquota iva maggiorata su certi beni o come addizionale di imposta diretta sul reddito dei soggetti privati possessori di oggetti di lusso (cos’è di lusso lo determina periodicamente un provvedimento discusso in commissione bilancio alla camera e al senato, non il ministero dell’Economia)
  10. Introduzione di un super bollo sul possesso di beni mobili registrati di lusso (macchinoni, yacth, barconi, elicotteri ed aerei privati, terze case, ecc.)
  11. Eliminazione delle esenzioni fiscali e delle agevolazioni indirette per i redditi degli enti religiosi.
  12. Razionalizzazione dell’8×1.000 e revisione dell’aliquota al 5 (come previsto dalla normativa istitutiva dell’8×1.000).
  13. Contributo di solidarietà triennale a carico dei soggetti investitori istituzionali (banche, assicurazioni, ecc.)

Misure relative alla spesa pubblica

  1. Taglio del 50% del bilancio per la difesa
  2. Avvio del ritiro dalle missioni militari internazionali
  3. Scioglimento delle Province e delle istituzioni ed enti territoriali provinciali, ovvero in alternativa  costituzione di Aree Metropolitane per le maggiori città e riduzione del numero delle Province.
  4. Accorpamento amministrativo dei Comuni. Pur manentenendo la loro denominazione, i comuni sotto i 5.000 abitanti saranno governati da una struttura sovra comunale di consistenza minima pari a 5.000 residenti (con unico Sindaco, unico consiglio sovracomunale e unica struttura amministrativa territoriale)
  5. Scioglimento delle Comunità montane
  6. Censimento ed immediata liquidazione degli Enti Pubblici di provata inutilità (attività non prioritarie), inefficacia (obiettivi non raggiunti) o inefficienza (sbilancio e indebitamento)
  7. Normalizzazione della posizione contributiva e previdenziale di Deputati e Senatori (eliminazione dei vitalizi e delle indennità) e riduzione degli stipendi a 5.000 euro al mese.
  8. Razionalizzazione delle spese di tutti gli Enti costituzionali (Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, ecc.), con una riduzione minima almeno del 20% nel primo anno e di un ulteriore 30% nel secondo anno
  9. Recupero delle inefficienze e degli aggravi di costo sugli appalti pubblici
  10. Carta addio: dematerializzazione totale della Pubblica Amministrazione
  11. Abbassamento del tetto per i pagamenti in contanti a 200 euro e successiva graduale eliminazione (entro 3 anni).
  12. Stop delle opere pubbliche inutili (ponte sullo stretto, ecc.)
  13. Revisione del Concordato fra Italia e Santa Sede per l’abbattimento degli oneri a carico dello Stato.
  14. Revisione del sistema delle invalidità e contestuale verifica dei requisiti di accesso alla pensione di invalidità o ad altre forme di assistenza a carico dello Stato.

Misure di carattere ecologico e di tutela e sviluppo dei Beni Culturali

  1. Biglietti di ingresso ai musei pubblici a costo triplicato, salvo per chi ha una carta di identità italiana
  2. Tetti verdi: tutti gli edifici pubblici convertono le coperture attuali in coperture verdi o fotovoltaici (salvi i vincoli)
  3. Fotovoltaico ed eolico: tutti gli spazi pubblici che possono, ospiteranno pannellature fotovoltaiche o impianti eolici
  4. Risparmio sulla luce pubblica: passaggio all’illuminazione a led e spegnimento di una luce su due (le luci spente possono essere installate altrove, per illuminare zone non servite)
  5. Agricoltura biologica: tutti i terreni di proprietà pubblica non coltivati o coltivati in modo tradizionale devono essere coltivati a biologico
  6. Affidamento per gara della gestione e della promozione dei siti di interesse artistico, archeologico, culturale a cooperative di giovani residenti sul territorio, con possibiltà di consorzio e di interscambio. L’obiettivo dell’affidamento è la copertura dei costi di gestione con entrate generate o recuperate dalle cooperative affidatarie. Tutti i costi di investimento e di carattere straordinari saranno sostenuti dallo Stato
  7. Incenitivazione all’utilizzo di imballaggi riciclabili, riutilizzabili e razionali mediante tassazione specifica e progresssiva sugli imballaggi stessi.

Misure per la redistribuzione e lo sviluppo dell’economia

  1. Introduzione del principio di allineamento delle retribuzioni italiane alla media di quelle europee (con gli opportuni aggiustamenti in termini di medie ponderate e potere di acquisto locale), per sostenere la domanda interna e la crescita economica (del pil).
  2. Potenziamento degli investimenti nei settori di punta della ricerca scientifica italiana
  3. Tutti i servizi di natura pubblica o di sfruttamento/utilizzo dei beni comuni devono sono gestiti direttamente da soggetti pubblici
  4. Incoraggiamento del risparmio e del consumo consapevole, mediante politiche di incentivazione fiscale
  5. Richiamo in servizio dei baby pensionati (ex dipendenti pubblici) che non abbiano ancora raggiunto i minimi contributivi e di anzianità
  6. Riforma fiscale per consentire la deducibilità delle spese correnti documentate, afferenti la vita quotidiana (alimentari, vestiario, acquisti). La deducibilità sarà progressivamente inferiore all’aumentare del reddito dichiarato (in sostanza chi guadagna di più, deduce di meno, a parità di spesa)
  7. Incentivazione fiscale agli istituti di credito, previdenziali e finanziari che adottino i principi della finanza etica e del micro credito
  8. Raddoppio delle pensioni minime.

10 domande per la sinistra

Da un interessante articolo di Repubblica.it una provocazione rivolta alla sinsitra italiana, sotto forma di 10 domande, alle quali do la mia risposta come militante di  Sinistra Ecologia Libertà

  1. Quali sono i vostri principali valori politici al di là dell’antiberlusconismo?
    L’antiberlusconismo è una contingenza. Sarebbe folle immaginare di costruire una forza politica “a progetto”. I valori della sinistra dovrebbero rimanere quelli dei pari diritti, delle pari opportunità, della solidarietà, dell’accoglienza, della cura dell’ambiente e delle risorse naturali, un fisco che esprima chiare politiche tributarie non di redistribuzione ma di giustizia sociale, cultura, arte, conoscenza e ricerca come patrimonio nazionale da difendere e incrementare, la partecipazione strutturata ed ampia alle decisioni a tutti i livelli politici, l’inclusione sociale, la cura per i deboli, il ripudio delle forme di violenza economica e politica verso paesi esteri anche se mascherate da missioni di pace, la fusione delle identità nazionali nella più ampia realtà europea
  2. Perché quando avete avuto l’opportunità di governare non avete regolamentato il conflitto d’interessi?
    Perché il conflitto di interessi non c’è soltanto a destra, ma sta diventando evidente che vi sono commistioni non tollerabili anche a sinistra. E queste vanno rapdiamente risolte, se si vuole essere credibili.
  3. Che visione avete della società italiana del futuro e per quale tipo di giustizia sociale vi schierate?
    La società italiana andrà interamente ricostruita dopo queste devastante periodo di governo delle destre più nazionaliste e razziste. I valori chiave della cultura, dell’accoglienza, del lavoro e della giustizia sociale dovranno tornare ad essere prioritari, affinché si realizzi un’azione di governo di ampio consenso, capace di umanizzare l’economia e di riportare la persona al centro dell’attenzione delle istituzioni e non il denaro o l’interesse privato
  4. Quale è la vostra visione della globalizzazione e come vedete l’Italia in essa?
    E’ un fenomeno di dimensione planetaria che richiede interventi di carattere internazionale. Oltre ad essere vittima e carnefice, l’Italia dovrebbe assumere un ruolo di protagonista nella definizione di organismi e istituzioni sovranazionali eletti democraticamente, capaci di imporre normative tali da regolamentare fenomeni che oggi sono interamente nelle mani di poteri extranazionali non soggetti a nessun controllo democratico.
  5. Come pensate di aumentare le possibilità a disposizione dei giovani e che risposta date alla lettera di Pierluigi Celli che invitava il figlio a lasciare l’Italia?
    La lettera di Celli è un caso personale, il giusto appello di un padre al proprio figlio, che sembra però un padre poco informato. Il flusso di persone italiane, giovani e meno, che cercano altrove un luogo in cui realizzare attese, sogni e prospettive è enorme e sta dissanguando almeno due generazioni. Pagheremo duramente l’incuria che stiamo dimostrando davanti ai giovani ai quali non offriamo nessuna prospettiva concreta di futuro.
    Alcuni interventi chiave da mettere in campo senza indugio sono lo sviluppo di una politica della conoscenza che rafforzi la preparazione tecnica e accademica dei nostri giovani, politiche economiche ed industriali che guidino il nostro asfittico sistema della produzione verso la creazioni di vantaggi competitivi spendibili verso i paesi esteri, lo sviluppo del terzo settore, un fisco agevolato per chi entra nel mondo del lavoro.
  6. Sarete in grado di apportare serie riforme alla classe politica in termini di numero dei parlamentari, immunità legali, costi della politica?
    Questo è auspicabile. La selezione delle candidature dovrebbe rispondere a criteri di eccellenza (ma questo è un processo già avviato anche se non ancora compiuto) e dovrebbe avvenire con modaliltà di partecipazione più democratiche. Tra l’altro sarebbe opportuno lasciare ampio spazio anche alle presenze di esponenti della società civile, che tanto hanno da dire alla politica.
  7. E’ possibile che l’inesistenza di un governo ombra comunichi agli elettori l’assenza di un governo alternativo e quindi la non presenza di un’opposizione ufficiale in Italia?
    Il governo ombra non appartiene alla cultura politica dell’Italia e dunque la sua assenza non pregiudica minimamente la percezione dell’opposizione. Il problema è che l’opposizione dovrebbe agire in modo più convinto soprattutto rispetto ai gravi episodi di erosione della legalità che si perpetrano senza grandi reazioni, che spesso sono auto-organizzate dalla gente (giovane!) che dai partiti.
  8. Perché non c’è un reale interesse e capacità nell’usare i nuovi media?
    Perché le classi dirigenti sono mediamente più vecchie dei militanti e della società e sono diffidenti rispetto a mezzi che non conoscono e che sono fondamentalmente impossibili da controllare secondo le vecchie logiche di partito.
  9. Se aveste un miliardo di euro di risorse extra, come le utilizzereste?
    Personalmente, dato che Sinistra Ecologia e Libertà è una piccola forza politica, sarebbero interamente investiti per sviluppare la comunicazione sul web e per garantire una capillare presenza territoriale. Sono le uniche due leve che consentono di scardinare l’attuala status quo
  10. Avete un Obama capace di sfidare Berlusconi in carisma e popolarità ma al tempo stesso di creare una visione un sogno per gli elettori che dovrebbero votarvi?
    Credo che questo ruolo lo possa rivestire soltanto Nichi Vendola, che ha dimostrato come si possano scardinare i vecchi schemi della politica attraverso l’inclusione, la pacatezza, la fermezza sui valori chiave e la partecipazione

Parte la promozione di Amore Civile

Un’intervista che ho rilasciato ad Agenzia Radicale il giorno della presentazione del volume “Amore Civile, alla Camera dei Deputati.

Invece, qui, un servizio sulla presentazione che ho fatto a Trani, in occasione di un incontro sull’omofobia e i nuovi diritti.

SeL Lazio: una buona partenza

Il 10 novembre si è svolta a Roma un’importante Assemblea Regionale di Sinistra e Libertà.

Una bella discussione, partecipata ed appassionata, in cui  finalmente emersa la posizione della base del partito che è stata pienamente riassunta con l’adozione di un significativo ordine del giorno (qui il link al sito nazionale), cui stanno aderendo numerosi circoli e numerose persone da tutta Italia.

L’ordine del giorno è stato presentato con un bell’intervento di Elettra Deiana e vale assolutamente la pena di leggerlo approfonditamente. Ovviamente l’invito a tutte le compagne ed i compagni è di promuoverne la diffusione e l’adozione in tutta Italia. Per aderire è indipsensabile scrivere a Elettra Deaina  deiana.elettra@alice.it o a  Silvana Pisa silvana.pisa@gmail.com.

E’ importante chesi diffondano e sia adottati i contenuti di questo importante Ordine del Giorno, che sostanzialmente riprende tutto il percorso del Gruppo 14 luglio e ne raccoglie il testimone, chiedendo regole, chiarezza, trasparenza, partecipazione e autonomia.

L’assemblea ha inoltre assunto un ordine del giorno presentato da me e firmato da altre 5o fra compagne e compagni con il quale l’Assemblea aderisce alla Maratona contro l’omofobia promossa da Queer.SEL e dal Tavolo LGBTE del Partito Democratico per far si che in tutte le regioni, le provincie ed i comuni italiani, il 1° dicembre sia depositata una mozione contro l’omofobia analoga a quella deliberata all’unanimità.

Infine, sono stati assunti anche gli ordini del giorno che esprimono solidarietà a Simonetta Salacone per i procedimenti disciplinari che gravano sul suo capo, l’adesione di SEL Lazio alla manifestazione della CGIL e costituiscono un pronunciamento dei giovani presenti all’assemblea.

Paolo Flores d’Arcais scrive a Napolitano

Paolo Flores d’Arcais ha scritto una lettera aperta al Presidente Napolitano (pubblicata il 20 gennaio su “Liberazione”), suggerendogli che sarebbe stato maggiormente opportuno chiedere scusa a Cini, piuttosto che al papa.

Caro Presidente,
tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il “tu” della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il “lei”, per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il “tu”, è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del “lei”.

Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell’unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l’intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E’ verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell’aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici.

Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c’è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Repubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell’università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.

Quanto agli studenti, nell’approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.

Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l’invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, “L’Avvenire”, rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita). Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell’aula magna la sua allocuzione.

Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o “discussant” era previsto, e un monolo-go resta a tutt’oggi nella lingua italiana l’opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l’unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.

Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell’aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamen-te diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.

Dove sta, in tutto ciò, l’intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messo al Papa la mordacchia (secondo l’happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?

A me sembra che intolleranza – vera e anzi inaudita – sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun ac-cenno del genere è stato fatto.

Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuo-nare un plauso unanime.

Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli ambienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una “famiglia divisa” (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.

Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l’unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c’è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell’immagine di “mondezza” e politica corrotta ormai prevalente all’estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili (“cretini” è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza [Cacciari, ndD] che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi).

Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l’evoluzionismo darwiniano (bollato di “scientificità non provata” da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l’anno accademico della più importante università del paese.

Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo an-che il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli assassini, altro che lettere di scuse!

E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assas-sina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare?

Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l’aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all’inferno, facciano pure, proprio in base a quel “libera Chiesa in libero Stato” che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell’unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.

La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant’anni fa, nel 1966, quando – giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni – vissi incredulo l’esperienza di un congresso (l’XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l’idea di un “diritto al dissenso” fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l’accusa di essere proprio lui un intollerante!

Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell’incubo orwelliano, riguardava solo un partito. Oggi investe l’intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.

Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all’angosciata preoccupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell’informazione, e il cui diritto alla libertà d’opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.

Con stima, con speranza, con affetto, credimi,
tuo Paolo Flores d’Arcais.