- L’art. 29 della Costituzione (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare) non pone nessun divieto e parla solo di coniugi.
- La sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale ha rinviato al legislatore l’onere e il dovere di emanare una legge riguardo i matrimoni gay, affinché essi godano delle stesse garanzie e riconoscimenti dei matrimoni eterosessuali.
- La sentenza 4184/2012 della Corte di Cassazione, prende atto che il matrimonio fra persone dello stesso sesso esiste e che la diversità del sesso dei coniugi non è un presupposto essenziale del matrimonio. Inoltre, statuisce che i componenti della coppia omosessuale possono chiedere al giudice di avere un trattamento omogeneo rispetto a quello della coppia coniugata.
Dati tutti questi punti per assodati, sorgono le seguenti questioni:
- Bindi ha capito la sentenza della Corte Costituzionale?
- Bindi mente, confidando sull’ignoranza popolare?
- Bindi ha letto sola la frase di circa 50 parole che le interessava, e ha saltato le altre circa 10.000 parole della sentenza?
- Bindi conosce la sentenza di Cassazione? Se la conosce, non la cita, confidando sull’ignoranza popolare?
Se è vero come è vero che l’ordinamento non pone DIVIETI COSTITUZIONALI O GIURIDICI al matrimonio fra persone dello stesso sesso, per quale motivo Bindi non lo vuole?
a. Bindi pensa che il matrimonio fra persone dello stesso sesso sia contro natura
b. Bindi pensa che si debbano prendere come riferimento superiore le posizioni dottrinali e morali espresse da autorità religiose
c. Bindi pensa che la sua introduzione possa destabilizzare il tessuto sociale del paese.
d. Altra risposta.
Penso che siano vere le risposte a, b e c. E proprio su queste mi piacerebbe un confronto diretto e serrato con Bindi. Se fosse proprio questa la natura delle sue obiezioni verso il matrimonio fra persone dello stesso sesso, allora non vi potebbe essere alcun dubbio sull’omofobia (cosiddetta istituzionale o politica) di cui è preda, assieme a chiunque condivida le sue stesse riflessioni. I veli cadrebbero tutti e finalmente il PD sarebbe costretto a fare i conti con l’ipocrisia che lo attanaglia e gli impedirà sempre di essere il motore del cambiamento che dice di volere, ma che in realtà non vuole, rimanendo sullo stesso piano delle forze più biecamente conservatrici.

Domanda retorica?
diciamo che è retorica