Un’espressione un po’ forte, direi anche ironica. E’ stato il commento di una persona che lavora con me quando ha saputo quello che mi è capitato. La trovo così densa di significati che ho deciso di estenderla fino a comprendere chi, in un modo o nell’altro sono ha subto insulti, discriminazioni, violenze. Chi tutto questo non lo ha sopportato e lo ha interrotto con la morte, chi invece è morto per mano assassina.
Questa volta, con me si sono fermati prima dell’irreparabile. E sono qui a condividere con voi il mio essere “diversamente martire”, semplicemente perché io SONO non come vorrebbe qualcuno, ma esattamente come mi hanno edificato la natura, la cultura, le esperienze, l’educazione, il dialogo con gli altri.
In due parole, la sintesi di quello che mi è successo. Mentre stavo tornando a prendere l’auto parcheggiata su Via del Turismo, attraversando il parco, quattro ragazzi iniziano a seguirmi e poi ad inseguirmi. Uno di loro mi raggiunge e mi colpisce alle spalle fra la scapola ed il collo. Nella mia reazione ne afferro uno per la maglia e piombiamo a terra. “Bastardo”, dice uno di loro in un italiano perfetto. Rotoliamo cadendo. Gli altri 3 in un lampo ci sono addosso. Non riesco ad alzarmi e tutti e 4 mi sono addosso con calci e pugni. Pochi istanti e il pestaggio termina. Mi rialzo, recupero qualcosa in macchina per tamponare le ferite e chiamo il 113 che in pochi minuti è lì con 3 volanti. Chiamano l’ambulanza e al suo arrivo mi portano al pronto soccorso. E questo è in sostanza tutto.
La società italiana sembra non voler prendere atto che ci sono fenomeni persistenti e sistematici di violenza ed aggressività. Finché non accetterà l’idea che è una società imperfetta, che genera nel suo stesso seno la violenza che non vuole riconoscere, non farà ciò che è necessario per prevenirla. Educare alla libertà significa far comprendere che essa è assunzione di responsabilità, verso la libertà degli altri e verso i propri comportamenti. Cose banali, ma delle quali sembra che ci siamo dimenticati totalmente.
Ringrazio amiche, amici, contatti, conoscenze, la mia famiglia e tutte le persone che oltre a loro mi hanno testimoniato la loro vicinanza raggiungendomi con tutti i canali possibili. Ho tentato di fare una lista e di elencarli, ma è al di sopra delle mie possibilità. Per cui ringrazio tutte le persone che mi hanno contattato per esprimermi la loro solidarietà e la loro vicinanza e che condividono come gli ideali e i valori della libertà propria e degli altri e la civiltà dello stato in cui viviamo.


che tristezza infinita…. meno male che nella tragedia non è successo qualcosa di irreparabile. quanti pestaggi ancora serviranno per smettere di ignorare il problema?
La diversita’ e’ presente in ognuno di noi, qualunque natura essa sia. Ma coloro che definiamo diversi non hanno paura a mostrarla e usarla come forma di espressione, a differenza di molti che si reputano normali.
Nella descrizione degli aggressori hai voluto precisare che uno di loro era italiano o parlava perfettamente l’italiano. Posso chiederti se cio’ avesse a che fare in qualche modo con quanto accaduto?
Ho letto ora la notizia in dettaglio su internet. Ritiro la mia domanda stupida qui sopra. Pero’ quanta discriminazione esiste ancora in Italia! E non credo abbiano molto a che fare istituzioni come il Vaticano, lo Stato, ecc, ma e’ proprio la mentalita’ della gente in generale che non vuole cambiare. Forse il menefreghismo italiano e’ alla base di tutto questo e di molto altro.
La nostalgia che provo dell’Italia mi provoca spesso un senso di indignazione (per usare un eufeismo) quando vedo quanta “voluta” ignoranza ancora esista da parte di moltissima gente, che degna la propria attenzione solo su cio’ riguarda il proprio spazio, cioe’ l’orticello di casa.
Che tristezza vedere la sempre amata Italia in queste vesti miserabili.
Ciao
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