Archivio Mensile: agosto 2011

Evviva le spose!

E’ già da qualche giorno che Ricarda Trautmann e Anna Paola Concia sono ufficialmente coniugate secondo la legge della Repubblica Federale della Germania. Anzi per dirla tutta sono le Signore Concia, in considerazione del fatto che, a leggere il suo profilo Facebook, Ricarda ha scelto di assumere il cognome di Anna Paola Concia.

Ho ancora nelle orecchie l’eco delle parole che Paola Concia ha urlato (giustamente) quest’estate dalla piazza di Montecitorio e dai palchi delle feste del PD dove ho potuto ascoltarla. E nel cuore mi porto l’emozione per il suo essere così risoluta, determinata, umanamente aggressiva e commossa per le vicende della “sua” legge sull’introduzione di aggravanti specifiche per le violenze compiute in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Echi ed emozioni che non hanno fatto in tempo ad affievolirsi, perché non appena sono state rese note le nozze di Paola e Ricarda, si è scatenata una volgare ridda di insulti di cui esponenti della destra e del centro destra italiano hanno fatto a gara a chi fosse il più scurrile. Posso immaginare gli imbarazzi nel PD ed i motivi del sostanziale silenzio dell’intera dirigenza. Un silenzio che costituisce, per me, una volgarità peggiore di quella urlata dalla destra. Peggiore perché dimostrazione di un’intima ipocrisia, di una vergognosa pavidità e di una disarmante pochezza.

Quindi, io penso che sia doveroso umanamente e politicamente accogliere le nozze di Anna Paola e di Ricarda come un segno dei tempi che, anche in Italia e come dice Franco Battiato “stanno per cambiare”. Spero sia un cambiamento in meglio e che l’attesa non sia lunga, anche se certe prese di posizione che suonano come dimostrazioni di fondamentalismo religioso o di neonazismo in nuce potrebbero indurre a non essere così ottimisti.

Umanamente accolgo le nozze di Paola e Ricarda come farei per le nozze di qualunque coppia di persone a me vicine, con gioia e felicitandomi per il coronamento di un “sogno d’amore” che appartiene a tutte le persone coloro che si impegnano quotidianamente, dedicandosi l’una all’altra.

Politicamente, il matrimonio di Paola e Ricarda ripropone sia il tema della libertà di opinione e dei suoi limiti, sia quello della tutela dei diritti umani. Se è vero che in Italia vige un regime di libertà di manifestazione del proprio pensiero (art. 21 della Costituzione) è anche vero che tale libertà trova i suoi giusti limiti, oltre che nel buon senso, in una serie di prescrizioni che vietano e puniscono, ad esempio, l’istigazione alla violenza (cosiddetta Legge Mancino) ed impediscono altri comportamenti che possono essere lesivi delle libertà fondamentali dei cittadini. Non costituiscono, a mio parere, opinioni ma veri e propri reati le affermazioni incivili di nazisti come Saya che avrebbe dato a Paola e Ricarda delle pervertite. Si tratta di un tema fondamentale che ci richiama al recupero di una maggiore consapevolezza del nostro senso di cittadinanza e ad una conseguente rigidità nei confronti di chi contrabbanda affermazioni da codice penale come semplici e libere “opinioni”.

Costituire una famiglia è uno dei diritti umani fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (ONU, art. 16)) e dalla Costituzione Europea (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 9). Un diritto negato, in Italia, per tutti i cittadini e le cittadine omosessuali che desiderano farlo con i loro compagni e le loro compagne dello stesso sesso, ma anche per le cittadine ed i cittadini eterosessuali che non possono farlo se non attraverso il matrimonio civile o religioso con effetti civili. Si tratta di uno dei tanti elementi di blocco dello sviluppo sociale dell’Italia, che scaturisce direttamente da pregiudizi di natura culturale fondati su una sostanziale ignoranza e su un approccio fideista alla politica. Mi torna alla mente ciò che dice Jeanne Hersch nel suo I diritti umani dal punto di vista filosofico, mettendoci in guardia sul futuro dei diritti: la battaglia per garantire i diritti umani non cesserà mai. La società umana è troppo incline a lasciarsi andare alla legge di natura (quella del più forte, per intenderci) per abbassare la guardia. La civiltà ed i diritti che essa definisce va difesa incessantemente proprio dagli stessi uomini che intende proteggere.

Guido Allegrezza
SEL Lazio
Responsabile Diritti Civili ed Umani

Evasione fiscale? No, secessione economica.

Alcuni dati essenziali riferiti al 2010, su cui credo sia opportuno ragionare, considerando che ci sono certamente alcune imprecisioni di dettaglio, che però non modificano il senso del ragionamento.

  • PIL: 1.547 miliardi.
  • Evasione fiscale: 3,5% del PIL (pari a 50 miliardi di redditi non dichiarati nel 2010)
  • Economia sommersa: 27% del PIL (dato FMI), pari a circa 400 m.di.
  • Pressione fiscale: 43%

Alcune osservazioni supplementari:

  • Parte delle attività ricomprese nel concetto di economia sommersa possono attribuirsi alla malavita (natura criminosa), mentre un’altra parte (a mio parere molto più significativa) non ha natura criminosa
  • L’emersione del sommerso e la sua conseguente tassazione ne determinerebbero una contrazione (dovuta alla mancanza di convenienza di operare in trasparenza)

Pur considerando queste ultime osservazioni mi sembra evidente che siamo di fronte ad una situazione che richiede azioni totalmente differenti da quelle cui si sente far riferimento.

  • La tassazione che deriverebbe dai redditi non dichiarati  (pari a circa 20 miliardi/anno) è pari al 12% di quella che deriverebbe dalla tassazione dall’economia sommersa (aliquota della pressione fiscale del 43% applicata ai 400 miliardi, circa 170 miliardi/anno). Pur volendo tenere conto in maniera cautelativa delle osservazioni supplementari, possiamo stimare che essa sia attorno al 20%
  • Quindi, lavorare sul recupero a tassazione dei redditi evasi, significa lavorare solo sul 20% del problema. Trascurando il rimanente 80%.

Non solo.

  • Entrate fiscali supplementari pari a 170 miliardi/anno, consentirebbero di abbattere significativamente la pressione fiscale, che dal 43% potrebbe ridursi ragionevolmente fino ad arrivare al 30 – 35% rendendo ragionevole e conveniente nel tempo operare in trasparenza.
  • Soprattutto, ciò consentirebbe di alleggerire il peso dell’imposizione sugli strati più deboli dei contribuenti (redditi da lavoro dipendente, piccola rendita da immobile e finanziaria).

L’aspetto politico più rilevante è che siamo di fronte ad una vera e propria secessione economica, poiché circa un quarto delle attività economiche è fuori dal controllo dello Stato. Possiamo dunque dire che esistono il Nord, il Centro, il Sud assieme alle Isole e l’Italia sommersa, un territorio virtuale in cui non valgono le leggi che valgono sul resto del territorio e per tutti gli altri cittadini. Un territorio in cui non esistono diritti, non esistono doveri, non esistono garanzie e legalità. Insomma una medaglia nera sulla bandiera dell’Italia. Per la quale sembra che nessuno abbia una precisa idea di come rimuoverla, sempre che ne abbia la voglia.

Si continua però a dire che c’è crisi, che occorre pagare più tasse, rinunciare ai servizi pubblici, privatizzare, monetizzare.

Non è così che le cose dovrebbero funzionare. No, proprio no.