Non è raro che io ascolti opinioni secondo cui le rivendicazioni dei gay riguardano solo i gay, oppure che è necessario costruire circoli, forum, luoghi di discussione in generale in cui tratti solo di quello. Ho sempre individuato qualche stonatura in questo atteggiamento, che è lo stesso che può portare (e che forse porta) molti a pensare che tutto sommato, finché uno ha il contratto a tempo indeterminato, beh si, è solidale con i precari, ma in fin dei conti il problema è loro. E’ una frattura politica grave, gravissima. Mina alle radici il concetto stesso di solidarietà fra discriminati, fra chi è colpito da norme ingiuste ed inique. Una frattura che impedisce di aggregare e di costruire consapevolezza e consenso.
Mentre penso che sia giusto e pragmatico focalizzare l’attenzione di una discussione o su un punto preciso, quando si tratta di scendere in piazza le cose cambiano sensibilmente; perché in piazza sono i numeri, la partecipazione e il consenso che contano, non tanto le sottigliezze dell’analisi in cui, alla fine tutti siamo bravi a perderci.
E così, io penso che alle donne dovrebbero interessare i temi della migrazione, ai gay quelli delle donne, ai migranti quelli dei disabili, ai disabili quelli degli anziani e a questi ultimi quelli dei bimbi. Insomma, tutte i portatori di cittadinanza dimezzata, dovrebbe sempre e comunque sentirsi parte della stessa discriminazione e solidali fra loro.
Senza pretesa di essere esaustivi e lasciando a chi legge di ampliare riflessione si può tentare di rispondere ad una domanda di questo tipo: “Perché a me che sono donna, dovrebbero interessare le lotte dei gay?”. Proviamo a fare un elenco delle tematiche che apre una domanda apparentemente semplice come questa:
- le persone omosessuali (gay e lesbiche) e bisessuali sono vittime dello stesso machismo dello stesso pensiero predominante al maschile che, in forme diverse, colpisce le donne e impedisce loro di ottenere una piena parità;
- le persone transgender, transessuali e quelle intersessuali vivono sulla loro pelle le contraddizioni di una società che vuole tutto ben definito in categorie precise maschile/femminile, maschio/femmina, bianco/non bianco, normale/diverso;
- le donne migranti subiscono una doppia forma di discriminazione in quanto donne e poi in quanto migranti;
- gli uomini migranti possono essere portatori di valori e di culture addirittura peggiorativi rispetto al machismo, all’omofobia, all’idea di inferiorità della donna.
Sarebbe noioso continuare in una lista che darebbe una vertigine. Ogni tema che riguarda le cittadinanze dimezzate interseca necessariamente tutti i soggetti che di esse sono portatori. Non si può pensare di vincere da soli, disinteressandosi delle difficoltà degli anziani o dell’emarginazione dei disabili o della situazione dell’infanzia. Non si può pensare di lasciare solo a lottare chi ha più difficoltà ad essere ascoltato o ad esprimersi proprio come accade a anziani, persone in cura, bambini o disabili.
Solo recuperando una visione complessiva dei fenomeni di discriminazione, facendosene carico e tenendoli insieme sia nell’analisi, sia nell’escogitare i rimedi, sia nella rivendicazione si riesce a tenere vivo quello spirito di solidarietà che ci fa umani e ci consente di pensare ad uno sviluppo sostenibile certamente rispetto al’ambiente, ma anche rispetto alla persona, con tutte le sue diversità e con tutte le sue splendide debolezze.


