Archivio Mensile: maggio 2011

Donne, omosessuali, migranti, transgender, anziani, intersessuali, bambini, disabili: nessuno vince da solo!

Non è raro che io ascolti opinioni secondo cui le rivendicazioni dei gay riguardano solo i gay, oppure che è necessario costruire circoli, forum, luoghi di discussione in generale in cui tratti solo di quello. Ho sempre individuato qualche stonatura in questo atteggiamento, che è lo stesso che può portare (e che forse porta) molti a pensare che tutto sommato, finché uno ha il contratto a tempo indeterminato, beh si, è solidale con i precari, ma in fin dei conti il problema è loro. E’ una frattura politica grave, gravissima. Mina alle radici il concetto stesso di solidarietà fra discriminati, fra chi è colpito da norme ingiuste ed inique. Una frattura che impedisce di aggregare e di costruire consapevolezza e consenso.

Mentre penso che sia giusto e pragmatico focalizzare l’attenzione di una discussione o su un punto preciso, quando si tratta di scendere in piazza le cose cambiano sensibilmente; perché in piazza sono i numeri, la partecipazione e il consenso che contano, non tanto le sottigliezze dell’analisi in cui, alla fine tutti siamo bravi a perderci.

E così, io penso che alle donne dovrebbero interessare i temi della migrazione, ai gay quelli delle donne, ai migranti quelli dei disabili, ai disabili quelli degli anziani e a questi ultimi quelli dei bimbi. Insomma, tutte i portatori di cittadinanza dimezzata, dovrebbe sempre e comunque sentirsi parte della stessa discriminazione e solidali fra loro.

Senza pretesa di essere esaustivi e lasciando a chi legge di ampliare riflessione si può tentare di rispondere ad una domanda di questo tipo: “Perché a me che sono donna, dovrebbero interessare le lotte dei gay?”. Proviamo a fare un elenco delle tematiche che apre una domanda apparentemente semplice come questa:

  • le persone omosessuali (gay e lesbiche) e bisessuali sono vittime dello stesso machismo dello stesso pensiero predominante al maschile che, in forme diverse, colpisce le donne e impedisce loro di ottenere una piena parità;
  • le persone transgender, transessuali e quelle intersessuali vivono sulla loro pelle le contraddizioni di una società che vuole tutto ben definito in categorie precise maschile/femminile, maschio/femmina, bianco/non bianco, normale/diverso;
  • le donne migranti subiscono una doppia forma di discriminazione in quanto donne e poi in quanto migranti;
  • gli uomini migranti possono essere portatori di valori e di culture addirittura peggiorativi rispetto al machismo, all’omofobia, all’idea di inferiorità della donna.

Sarebbe noioso continuare in una lista che darebbe una vertigine. Ogni tema che riguarda le cittadinanze dimezzate interseca necessariamente tutti i soggetti che di esse sono portatori. Non si può pensare di vincere da soli, disinteressandosi delle difficoltà degli anziani o dell’emarginazione dei disabili o della situazione dell’infanzia. Non si può pensare di lasciare solo a lottare chi ha più difficoltà ad essere ascoltato o ad esprimersi proprio come accade a anziani, persone in cura, bambini o disabili.

Solo recuperando una visione complessiva dei fenomeni di discriminazione, facendosene carico e tenendoli insieme sia nell’analisi, sia nell’escogitare i rimedi, sia nella rivendicazione si riesce a tenere vivo quello spirito di solidarietà che ci fa umani e ci consente di pensare ad uno sviluppo sostenibile certamente rispetto al’ambiente, ma anche rispetto alla persona, con tutte le sue diversità e con tutte le sue splendide debolezze.

Europride: gli onori di casa di Alemanno

“L’Europride che si terrà a Roma nei primi giorni di giugno è una manifestazione importante ed emozionante, che rilancia il tema della parità e dell’uguaglianza. Lo spot con il quale Alemanno dà il benvenuto a chi verrà a Roma in quell’occasione, sembra più un appello disperato che un messaggio di accoglienza.” Lo afferma Guido Allegrezza, responsabidiritti civili e umani di SEL Lazio, che prosegue: “Le poche e timide misure che sono state prese dall’amministrazione di Roma Capitale non valgono nulla di fronte alla violenza dei toni e dei mille luoghi comuni che la destra e del centrodestra hanno riversato nella campagna elettorale, confermando a chi avesse ancora dei dubbi che il razzismo, la xenofobia e l’odio per le differenze sono le loro parole d’ordine”

“Le posizioni personali di apertura che alcuni esponenti della destra e del centro destra aprono qualche crepa nel fronte delle politiche omofobiche e retrive del centrodestra – prosegue Allegrezza – ma sono sostanzialmente prive di efficacia. Così come tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, il centrodestra non schioda e non passa dalle parole ai fatti. Ne è la dimostrazione evidentissima la vicenda di una legge che in 3 anni di discussione è stata talmente limata da non poter più essere definita ‘contro l’omofobia’ e che, nonostante tutto, rischia di non essere approvata nel voto del 31 maggio, proprio alle soglie dell’Europride. Non ci sembra che tutto questo faccia dell’Italia un paese civile e della sua capitale un luogo accogliente e sicuro per chi, giustamente, intende manifestare sé stesso con orgoglio e consapevolezza.”

“Molte attese del movimento LGBTIQ si sono infrante sulle politiche di compromesso al ribasso dei governi del centrosinistra – conclude Allegrezza – per questa ragione, Sinistra Ecologia Libertà e le energie della società che in essa si riconoscono stanno lavorando per riaprire la partita anche su questi temi e riconquistare alla sinistra quel primato di civiltà e testimonianza dei diritti che nel tempo si è offuscato, ma che appartiene indissolubilmente a chi trasforma libertà, civiltà e uguaglianza in fatti concreti e non usa parole vuote.”


Gay: ricominciare dalle parole

(Pubblicato anche su Linkontro.info)

Il 20 maggio sono stato alla maratona artistica di testimonianze contro l’omofobia che il Partito Democratico ha organizzato a Piazza Navona. Un evento interessante, con musica, passione, emozione e gente. Ma non tanta, almeno per il tempo che mi sono trattenuto io.

Ho scelto di essere a quella manifestazione piuttosto che andare ad un’iniziativa di SEL perché ho ritenuto più importante dare testimonianza della vicinanza di SEL a questo tema piuttosto che essere presente ad un’iniziativa diciamo più “interna”. Probabilmente sarò criticato per questo, ma più probabilmente, nessuno si sarà accorto e avrà sofferto per la mia assenza.

Ma torniamo alla gente che era alla manifestazione. Prevalentemente si trattava di qualche centinaio di persone della comunità lgbtiq di Roma, altre invece che la sostengono e ne condividono le richieste. Ma comunque meno gente di quella che ci dovrebbe essere. Con Cristiana Alicata, con Andrea Di Stefano, con Marco Palillo, con Carlo Guarino, con Fabrizio Marrazzo, con Frenky e altri ci siamo domandati perché. E io ho cominciato a meditare sulla questione.

E questa è la mia risposta.

Il problema sta tutto nelle parole. O meglio in quello che le parole significano, nel loro potere di coumunicare, che è sia la loro forza che la loro debolezza. Non sono un esperto della materia e le cose che sto dicendo si potrebbero dire meglio, esporre in modo più rigoroso ed accademico. Ma io ci provo lo stesso.

Quando penso la parola “omosessuale” io mi riferisco ad una persona che ama una persona del suo stesso sesso. La ama, la desidera, costruisce su di essa un’idea di relazione, una relazione affettiva, sentimentale, emotiva e anche sessuale che intercorre fra persone dello stesso sesso. E questa stessa parola se la uso in un dialogo con Luca Sappino, Francesca Fornario o con Imma Battaglia, per noi significa esattamente la stessa cosa.

Ma se io pronuncio la parola “omosessuale” in un dialogo con Giovanardi, quella parola, per lui, credo, abbia tutto un altro signficato. Per lui omosessuale significa, o immagino che significhi, una persona libertina, dedita al sesso promiscuo e ai peggiori comportamenti sessuali. Dunque, nella testa di Giovanardi una persona incapace o inadatta a costruire relazioni amorose, una famiglia, allevare dei figli. Il bello è che Giovanardi pensa che siano inadatte a fare la stessa cosa anche persone eterosessuali che si comportassero nello stesso modo. Quindi, potremmo concludere che Giovanardi, dal suo punto di vista è coerente e ha ragione. La cosa sarebbe anche peggio se usassi la parola “transessuale”.

Ovviamente, Giovanardi serve solo come esempio perché in queste considerazioni lui incarna e rappresenta la maggioranza degli italiani.

E qui sta la spiegazione del perché alla manifestazione del PD c’era poca gente. Troppo abituati come gay, lesbiche, transessuali, bisessuali, intersessuali e queer a parlare di noi rispetto agli altri e solo fra noi, non ci rendiamo conto (soffrendo della stessa malattia che ha la politica) che gli altri, la maggioranza le persone che dovrebbero essere nostre alleate semplicemente non capiscono che cosa diciamo. Non capiscono chi siamo. Non capiscono perché chiediamo certe cose, che poi sono le stesse che chiederebbero loro se si sentissero discriminati in qualche modo.

Si badi, che in questo discorso, non c’entrano nulla né la parità, né la laicità, né la dignità. C’entra solo il senso delle parole.

Per questo, io sono convinto che abbiamo una sola speranza, che in realtà è anche un dovere morale (un imperativo categorico?). Archiviati decenni pressoché inutili di movimento passato a urlare le nostre rivendicazioni e a contrapporci alla società, dobbiamo necessariamente tornare alle origini, alla semplicità della parola, l’unica arma che vince. Dobbiamo essere capaci di fare una giravolta a 180° e cominciare a parlare con la gente, a coinvolgerla, a spiegare chi siamo, cosa facciamo nella vita e perché quello che chiediamo appartiene anche agli altri. E’ il lavoro delle associazioni come Famiglie Arcobaleno, che dà testimanianza di sé nella vita di tutti i giorni, ma anche promuovendo la produzione di materiali audio visivi. Ma è il lavoro che dobbiamo tornare a fare tra la gente, per la gente. Non solo nelle scuole, dove è doveroso insegnare ai bimbi il pregio delle differenze, ma soprattutto fra gli adulti, che sono gli elettori e le elettrici di oggi, ovvero le uniche persone che nel breve e medio termine possono aiutare a cambiare le cose.

Se non lo facciamo, il risultato è che passeremo i prossimi 20 o 25 anni in attesa che il seme piantato nelle scuole germogli e dia vita ad una classe di cittadini che mandino in parlamento una maggioranza politica in grado di fare le leggi che mancano e lasciano l’Italia al palo.

A spasso fra i generi

Cosa sono l’identità e l’orientamento sessuale?

Perché si parla di omofobia e transfobia?

Ne parliamo in modo semplice e divertendoci un po’ in una conversazione con Guido Allegrezza (Resp. Diritti civili ed umani di SEL Lazio), Alessandro Paesano (docente precario, esperto di media e pregiudizi), Paola Biondi(www.prsicologiagay.it)

10 maggio, ore 18.00
Sala delle Grotte, Cortile del Comune
Via dell’Infiorata, Genzano

Matrimonio choc in Italia: due coppie omosessuali sposate da una donna prete

Madre Maria Vittoria Longhitano, sacerdote e parroco della Chiesa Vetero Cattolica di Milano

Prime nozze gay religiose
Celebrerà una donna prete

Il 21 maggio I matrimoni, di una coppia gay e una lesbica, a Milano con il rito protestante (NdR) vetero-cattolico: “Dio è amore, non dice di no a chi si ama”.Milano

(Pubblicato qui)

Nella Bibbia, Rut dice a Noemi: “Dove andrai tu, andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio”. Poi: “Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te”. La “promessa d’amore” di Rut a Noemi è una delle letture scelte per i primi matrimoni gay d’Italia, che verranno celebrati dalla Chiesa Vetero-Cattolica: quello tra Agnese Cighetti e Letizia Torrisi, 30enni, e quello tra Carmelo Mazzeo, 41 anni, e Paolo Cenni, 33. Li officerà in contemporanea – il 21 maggio prossimo a Cormano – Madre Maria Vittoria Longhitano, parroca protestante di Milano. “Quella di Rut e Noemi è la prima testimonianza di un legame omo-affettivo femminile. Mi sembrava bello sceglierlo”, spiega la parroca. “Siamo cristiane: per noi è importante giurarci amore eterno di fronte a Dio e alla comunità”, aggiunge una delle spose, Letizia. Le coppie che stanno per andare a nozze non hanno dubbi che le loro siano famiglie come le altre: “La famiglia è amore”, dice Carmelo.
Di fronte a Dio, non alla legge
I matrimoni milanesi non avranno valore legale: “Possono essere trascritti nei registri civili solo nei Paesi civili”, scherza Madre Maria Vittoria. E infatti Letizia e Agnese chiederanno il riconoscimento della loro unione in Spagna: “Ci andremo per fare la fecondazione assistita: vogliamo avere dei figli”, dice Letizia. L’unico rammarico è per il viaggio di nozze: “Dovremo rimandarlo: non avere pari diritti e significa anche non avere i 15 giorni di licenza matrimoniale”, si lamenta Carmelo. Lui e Paolo si sono allontanati dalla religione perchè la Chiesa li discriminava: “In quella Vetero-Cattolica, invece, abbiamo trovato piena accoglienza”, dice. In questa confessione (con rito cattolico, ma “in comunione con la Chiesa episcopale”, spiega Madre Maria Vittoria) i gay vengono uniti in sacramento con lo scambio degli anelli, la promessa di fedeltà e la consegna della Bibbia. “Sono felice di unire queste coppie di fronte a Dio”, dice la parroca, che non ha trovato una chiesa per ospitare la cerimonia: si terrà in una villa. Ed è pronta ad affrontare le (inevitabili) polemiche: “Chi si scandalizza mal interpreta la parola di Dio: se Dio amore, cosa può avere da ridire sul fatto che due persone si amino?”, chiosa. “Ora ci manca solo che anche la legge italiana ci riconosca”, conclude Carmelo.

Elena Tebano
03 maggio 2011