Il censimento “mutilato”. Rilevamento 2011: e le coppie gay?


(Pubblicato su Notiziegay.com)

Con encomiabile impegno, alcune associazioni del mondo LGBTIQ hanno chiesto all’Istat di tenere conto dell’;universo delle coppie “di fatto” allorquando si fosse effettuato il censimento previsto per l’ottobre di quest’anno. In questo ambito si domandava di rilevare anche la consistenza e la distribuzione delle coppie di fatto, formate da persone dello stesso sesso.

Trattandosi di materia delicata e fortemente connessa con le prescrizioni in tema di riservatezza dei dati sensibili relativi alla vita sessuale, l’Istat ha rivolto al Garante Privacy un’istanza per conoscere il suo parere rispetto alla formulazione esplicita nel questionario di rilevazione (convivente dell’intestatario in coppia di sesso diverso o dello stesso sesso, con obbligo di risposta). Il Garante il 16 febbraio dava un parere positivo condizionato all’adozione da parte dell’Istat di alcuni accorgimenti in grado di superare i profili di criticità del Garante (non obbligatorietà della risposta, esplicitazione dell’uso dei dati e del loro trattamento). In seguito, l’Istat comunicava al Garante che avrebbe optato per una soluzione che prevedeva l’indicazione obbligatoria “Convivente in coppia dell’intestatario”, indipendentemente dal sesso dei conviventi. Al che, il 23 marzo, il Garante esprimeva una presa d’atto rispetto alla soluzione adottata, osservando però che “tale scelta non era l’unica possibile tra quelle che avrebbero potuto essere adottate per rendere il trattamento aderente alla normativa in materia di protezione dei dati personali e al parere dell’Autorità del 16 febbraio 2011″.

In sostanza, a fronte dell’atteggiamento favorevole inizialmente espresso dall’Istat e corroborato dal Garante Privacy, l’ultima decisione dell’;Istat assume il sapore di una “marcia indietro”. Il dibattito che si è sviluppato online in questi giorni evidenzia alcuni aspetti interessanti che si possono sintetizzare così:

  1. Il censimento 2011 conterà tutte le coppie di fatto.
  2. L’evidenza del numero delle coppie di fatto formate da persone dello stesso sesso potrebbe essere condizionata da una valutazione sulla concreta entità del fenomeno (si parla di un numero sufficientemente alto, senza però specificare quale). Il calcolo a posteriori, pur senza rilevare la risposta direttamente è reso agevole dalle attuali modalità di calcolo elettronico.
  3. Non esplicitare e rendere obbligatoria la possibilità di dichiarare la coppia di conviventi dello stesso sesso, rischia di produrre equivoci o malintesi fra i cittadini che si trovino in convivenza (indipendentemente dal sesso), soprattutto per chi è meno informato.
  4. Si pone l’evidente rischio che il numero delle coppie di fatto formate da persone dello stesso sesso possa essere sottostimato a tal punto da risultare non sufficientemente alto per l’Istat.

Dunque, concedendo che le motivazioni della scelta operata dall’Istat siano tecnicamente fondate e non legate ad alcuna volontà di condizionare la rilevazione, sarebbe auspicabile che l’Istat stesso chiarisse la sua posizione, soprattutto rispetto al punto 2. Infatti, un qualunque dato è “sufficientemente alto” non solo rispetto al parametro di riferimento al quale lo si vuole raffrontare, ma anche rispetto all’universo al quale fa riferimento. E qui è d’;obbligo considerare che il numero le stime relative all’entità della popolazione omosessuale parlano di una frazione non superiore al 10% della popolazione, portando immediatamente a ridurre di almeno un ordine di grandezza il fenomeno delle coppie di conviventi dello stesso sesso in relazione affettiva. Si tratta di un evidente svantaggio di partenza che non può essere in alcun modo ignorato rispetto all’entità complessiva del fenomeno.

Rispetto al punto 3, si può osservare che l’;eventuale rilevazione di un numero ridotto di coppie di fatto dello stesso sesso potrebbe portare facilmente a pensare che allora “non c’è bisogno di riconoscere le coppie gay, tanto sono poche”. Questo porrebbe alla politica più progressista, ma anche al movimento LGBTIQ un problema nuovo, che imporrebbe una profonda riflessione sulle strategie, sulle ragioni stesse e sulle pratiche del movimento.

Resta dunque da sottolineare che, proprio in considerazione degli aspetti critici sopra individuati rispetto al punto 4, per evitare che le cose vadano per il verso peggiore, è necessario diffondere un’informazione capillare nel mondo LGBTIQ proprio per convincere le coppie di conviventi dello stesso sesso a dichiarare la loro situazione di convivenza, in modo tale da dare una rappresentazione del fenomeno la rappresentazione più corretta possibile ed evitare il rischio di alimentare speculazioni di carattere politico che danneggerebbero la comunità LGBTIQ e le sue istanze, con la concretissima possibilità di ulteriori rinvii di interventi legislativi in materia, nonostante i recentissimi pronunciamenti della Corte Costituzionale ed i richiami del Presidente della Repubblica.

Una risposta a Il censimento “mutilato”. Rilevamento 2011: e le coppie gay?

  1. siamo proprio curiosi di vederne il risultato.

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