Questo lungo messaggio di auguri mi giunge da un caro collega di Palermo. E lo giro a chi legge questo blog, con l’auspicio che ciascuno di noi possa incontrare persone simili a Marcello. Se fosse vero, il mondo cambierebbe presto in meglio. Io non posso che ringraziare Marcello di aver dato questa testimonianza, che tiene accesa in me l’inestinguibile fiammella della speranza e mi spinge a continuare il mio lavoro “politico”: seminare, nella certezza che il seme germoglierà e produrrà il cambiamento.
Auguri a tutte le lettrici ed i lettori di questo blog, anche da parte di Marcello.
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Ho rimosso dal testo le parti del messaggio che sono più personali, mantendo integro il racconto di Marcello. Inoltre ho messo alcuni commenti esplicativi tra parentesi.
Caro Guido,
ti scrivo come consuetudine per gli auguri di Natale.
Finalmente posso annunciarti di avere risolto con l’omogenitorialità.
Non è stato né breve né semplice, ma alla fine ce l’ho fatta.
Magari ti annoio a raccontarti in che modo, ma che vuoi, sei il mio Martin Luther King personale!
Tutto è iniziato quando chiesi alla cameriera di un ristorante cosa pensasse dei figli agli omosessuali. Lei mi rispose: rispetto gli omosessuali ho tanti amici tra gli omosessuali ma i figli no (il riferimento è alle famiglie omogenitoriali e all’adozione per le persone omosessuali).
Mi suonava un po’ triste questa frase anche se sapevo che aveva ragione.
Poi ho pensato: a Guido non farebbe piacere.
Così mi sono messo alla ricerca.
Tempo dopo mi imbattei nella lettura dei 30 diritti umani.
Lessi che tutti gli uomini hanno diritto ad una famiglia.
Allora conclusi che per essere universali quei diritti dovevano valere anche per gli omosessuali e quindi anche per loro dovesse valere il diritto alla famiglia.
Sì ma che tipo di famiglia?
Riflettendoci conclusi che potevano esistere solo quattro tipi di famiglia:
- l’adottiva
- quella dei divorziati
- la famiglia allargata
- la famiglia omogenitoriale stretta.
Chiedendomi se tutte fossero lecite arrivai alla conclusione che la quarta non lo fosse perchè creava dei figli semiorfani.
Gli orfani dalla nascita possono convivere per tutta la vita con un senso di vuoto una sofferenza che talvolta non viene colmata nemmeno dal riallacciare dei rapporti con i consanguinei.
Bene mi dissi, lasciamo che gli omosessuali accedano solo alle prime tre famiglie e non alla quarta.
Poi mi sono detto: a Guido non farebbe piacere.
Ricominciamo il ragionamento.
Come si fà a scardinare l’idea che c’è un modello familiare che non può essere concesso per i diritti dei bambini?
Sebbene i bambini abbiano dei diritti, sanciti dalla Carta dell’ONU, e sebbene si possa discutere sui diritti del feto e dell’embrione non ha senso discutere sui diritti di un bambino non ancora nato.
Le tipologie di famiglie poi non sono quattro, ma infinite.
Trovato un numero n di tipologie se ne può sempre immaginare una in più.
Ciò significa che un limite che segna il confine tra ciò che è permesso e quello che non lo è non si può stabilire con certezza.
Bene allora spostiamo la negazione alla sola fecondazione eterologa.
Poi ho pensato: a Guido non farebbe piacere.
Rimettiamoci a riflettere.
La chiave per il superamento di quest’ultimo scoglio è venuto proprio dagli orfani. Gli orfani infatti non necessariamente lo sono dalla nascita. I figli possono essere abbandonati dai genitori nel corso della loro vita, anche nell’infanzia. Ciò significa che la certezza di avere dei genitori non esclude la possibilità di diventare orfani. In ultima analisi venire al mondo è solo una lotteria.
Così ho concluso che anche la fecondazione eterologa deve essere liberalizzata.
L’augurio di quest’anno è che tu possa diventare genitore
quando e come vuoi.
Mi spiace che tu ti debba chiedere perchè quello che per te è chiarissimo a me abbia dovuto richiedere così tanto ragionamento.
Quello che mi ha convinto definitivamente è stato aver letto nel forum degli introversi la testimonianza di una donna rimasta orfana di entrambi i genitori, non dalla nascita, ma nell’infanzia alta. All’età di due anni lei venne abbandonata dalla madre naturale e continuò ad essere allevata dal padre naturale. All’età di dieci anni venne abbandonata anche dal padre naturale. Questa estimonianza è veramente molto drammatica. Mi ha convinto del fatto che la genitorialità non va progettata attorno alle figure del padre e della madre naturali, ma attorno all’amore filiale.
Ho, alla fine, provato ad immaginare cosa proverei ad essere ricevuto da te a Roma in compagnia di un tuo figlio naturale.
Mi farebbe davvero molto piacere.
Per l’amicizia non serve davvero un volume di uscite condivise, ma stima ammirazione e almeno un pò di sentimenti affettuosi.
Se fra tanti anni mi considererai un tuo amico avrai fatto in modo che una persona introversa non muoia senza aver avuto mai nessun amico.

