Archivio Mensile: novembre 2010

SEL, le famiglie e il matrimonio gay

Dopo la polemica sulle dichiarazioni di Pisapia (sintetizzate con spirito creativo dalla Stampa) proseguono qua e sulla rete alcuni tentativi di trascinare SEL nella confusione e nella incertezza che aleggia fra molti dei partiti del centro sinistra sul tema del legittimazione dei rapporti affettivi.

A chi vuole fare una lettura più approfondita consiglio di leggere cosa il Congresso Nazionale di SEL ha approvato nei suoi lavori di Firenze (ordine del giorno ed integrazione del manifesto fondativo). Mentre a chi vuole andare al sodo, può bastare una riflessione sul fatto che in SEL si sta tentando un nuovo approccio al tema dei diritti delle persone LGBTIQ, visti all’interno del diritto alla piena cittadinanza per tutti ed una nuova visione del diritto di famiglia. Dunque un approccio laico, progressista e aperto alla pluralità delle scelte personali, che al momento si riscontra solo in SEL e nell’ambito del partito radicale che, su questo, ha presentato in Parlamento una proposta di legge di riforma integrale del diritto di famiglia (alla cui stesura ho partecipato anche io, proprio in tema di forme della famiglia).

Nichi Vendola è stato accusato di dire cose ambigue su questi temi, che non convincono. Gli spazi mediatici nei quali Vendola si è potuto esprimere (un’intervista doppia alle iene e qualche flash di agenzia) non hanno consentito né lo consentono di solito di precisare e di articolare un discorso che è di per sé molto complesso (come ben sanno alcuni detrattori di Vendola su questo punto). Ma negli spazi pubblici si, ma un po’ meno mediatici, SEL e dunque anche Nichi Vendola che era presente ed ha ripreso il discorso (si vedano gli interventi al congresso di Firenze) è stato chiarito senza ambiguità che in tema di riconoscimento giuridico dei rapporti di coppia  il matrimonio è indipendente dal genere dei coniugi e le unioni civili sono per tutte quelle coppie che desiderano costruire una vita insieme, ma che non si riconoscono nella camicia stretta del matrimonio.

Giuliano Pisapia e i temi eticamente sensibili

Giuliano Pisapia vince le primarie del centro sinistra a Milano.
Bene.
Il giorno dopo, in un’intervista alla stampa dichiara che “Le posizioni eticamente sensibili resteranno fuori dall’agenda comunale. Invece sui temi del Welfare cittadino, sulla costruzione di una città più moderna partendo dai bisogni della gente, è possibile dialogare”.

Forse è utile che qualcuno ricordi a Pisapia che SEL ha recentemente tenuto un Congresso nazionale a Firenze, nel quale si sono presi impegni forti sul tema dei diritti e delle libertà civili, attestando inquivocabilmente che SEL è dalla parte di chiunque sia portatore di cittadinanza dimezzata, ovvero donne, persone lgbtiq, disabili, bambini, migranti, malati, persone bisognose di cure continuative, ecc.

A questo punto sarebbe opportuno che Pisapia spiegasse chiaramente che cosa intende per “posizioni eticamente sensibili”, perché l’espressione ha già suscitato un notevole clamore negli ambienti che, in mancanza di chiarimenti, si ritengono giustamente toccati dalla precisazione di Pisapia. E non la stanno prendendo molto bene, dato che si sta parlando di diritti della persona.
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A meno di poche ore dall’uscita sulla Stampa, Pisapia scrive la sua precisazione che chiude la questione.

Questa è la precisazione di Pisapia, inviata al Direttore de La Stampa.
Per me è più che sufficiente e dimostra piena competenza nel ruolo.

Grazie a tutt* quell* che hanno espresso la loro opinione.

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Caro Direttore,

mi ha sorpreso la sintesi del mio pensiero che leggo nell’articolo di Marco Alfieri. Ogni sintesi è a rischio ma questa volta sento proprio la necessità di precisare. Penso che le questioni eticamente sensibili abbiano grande rilevanza politica e civile e le mie posizioni in materia sono note e non voglio qui riprenderle.
Ho detto quasi ogni giorno che tra i primi atti da sindaco ci sarà l’istituzione del registro delle unioni civili e delle coppie di fatto. Ho insistito su questa scelta, che considero essenziale per una città moderna e giusta: a partire dal registro, che riguarda tutte le forme di convivenza e di relazione affettiva, verranno estesi gli interventi in campo sociale – nel senso più ampio – sostenuti dal comune.
Sinceramente non penso sia un palliativo, tant’è vero che è uno dei punti che fanno la differenza tra le diverse proposte dei candidati. E, tra l’altro, è quanto può fare una amministrazione comunale sul piano degli interventi per così dire materiali.
La battaglia di civiltà di cui sono convinto deve portare a considerare le persone nella loro integrità e personalità, sconfiggendo così discriminazione, sessismo, intolleranza.
Penso invece, ho detto e qui ribadisco, che le scelte per la buona amministrazione – e Milano ne ha bisogno come il pane – non sono subordinate all’intesa su questioni che richiedono una legge nazionale, anche perché implicano questioni di coscienza profonde, intime, personali. Su questo ho convinzioni e opinioni, che esprimo e continuerò ad esprimere, anche da sindaco se i milanesi mi eleggeranno, ma non sono né possono essere oggetto di programmi di governo locale.
Laicità è per me anche questo: saper distinguere gli ambiti, la competenza nel senso alto e non meschino del termine, la capacità di lavorare su quanto unisce o può unire.
La sintesi può essere “fuori dalla porta”? non credo proprio.
Giuliano Pisapia

Areggi! Con SEL al Colosseo per i beni culturali

Colosseo, domenica 14/11/10, ore 12,00
Beni Culturali?
Sosteniamoli!
SEL promuove un Flash Mob per sensibilizzare sul tema della salvaguardia dei beni culturali e del patrimonio artistico, che cadono a pezzi.

Istruzioni:

  • ore 11:45 Ritrovo: non c’è un punto di aggregazione preciso, l’importante è stare nei pressi delle mura del Colosseo come se foste un turista qualunque.
  • ore 12:00 Flash Mob: al segnale (una sirena, un campanaccio, un fischietto) tutte le persone presenti corrono verso le mura del Colosseo – come se stesse crollando improvvisamente – e reggono, sostengono le mura.

Arrivano le piogge e il nostro paese frana. Una frana materiale e simbolica che investe cose e persone.

Cadono le case, i monumenti, scivolano a valle intere colline e con esse l’immagine di un paese incapace di concentrare gli sforzi su priorità evidenti ma puntualmente disattese: la messa in sicurezza del territorio, la tutela del patrimonio culturale e con essi della vita umana.

I crolli di Pompei si aggiungono ad una lunga serie di eventi analoghi che hanno colpito, solo un anno fa la stessa Capitale, con il crollo delle gallerie Traianee della Domus aurea, episodi che avrebbero dovuto allertare il Governo sulla necessità di prevedere un piano straordinario di valutazione dei rischi e una conseguente politica di investimenti finalizzati alla tutela e alla conservazione del nostro patrimonio culturale.
Pompei non è che la cronaca di una morte annunciata, diversamente non poteva essere.

Le politiche finanziarie di questi ultimi anni, , attraverso l’azzeramento dei fondi (-198,2 milioni per il 2009; -207,7 milioni per il 2010; – 366,4 milioni per il 2011) hanno smantellato progressivamente il sistema pubblico di tutela, disattendendo il nostro testo costituzionale che affida la tutela dei beni culturali direttamente allo Stato.

Per questo, caro Ministro Bondi, crolla il nostro Patrimonio.
Non perché risale ad oltre 2000 anni fa come da lei spiegatoci.
Se avessimo scelto strade diverse, rispetto a quelle mirate all’investimento su inutili opere faraoniche o all’armamento gli aerei militari in missione di “pace”all’estero, forse oggi non ci troveremmo di fronte all’incredibile necessità di dover scegliere se destinare i soldi alle popolazioni colpite dall’alluvione, oppure alla messa in sicurezza del patrimonio culturale, senza parlare della ferita ancora aperta del terremoto de L’Aquila.

Per queste ragioni abbiamo ritenuto urgente una iniziativa, seppur simbolica, come un flash mob.

Per dire che Sinistra Ecologia Libertà sostiene la cultura e la tutela del territorio e del paesaggio. Gli allagamenti in Veneto e i crolli del nostro Patrimonio sono le facce di una stessa medaglia.

BENI CULTURALI? SOSTENIAMOLI!

Vieni via con me: no, grazie

Molto rumore per nulla, o quasi.

Confesso che l’ho guardata solo per vedere Nichi Vendola e Claudio Abbado. Ma me ne sono andato a dormire, piuttosto annoiato, più o meno a metà della pièce di Benigni.

Mi aspettavo, da Fazio e dagli altri autori, un prodotto decisamente più all’altezza della situazione tragica in cui il Paese vive. Invece mi sono trovato davanti un ciafruglio di ingredienti mal cotti e mal conditi.

Potrei stare ore a sentire Dario Fo che mi racconta dei potenti e li mette alla berlina. Ma  5 minuti di Saviano che guarda in alto e soliloquia sulla mafia e su quanto era bravo e solo Falcone, basterebbero a far cambiare canale a chiunque passasse per caso in quel momento su Rai 3 e non appartenesse alla categoria “di sinistra-colto-un po’ arrabbiato” (che per inciso, tutta quella roba là, già la conosce). Benigni ha visto tempi migliori, decisamente molto. La tiritera degli elenchi, al terzo giro è di una noia mortale, anche se la legge Nichi Vendola.

Nella prima puntata “Vieni via con me” ha messo in scena il peggio che ci si potesse aspettare dai suoi autori. Un modo assolutamente privo di appeal di fare televisione, contenuti lontani dalla realtà del Paese, un tentativo mal riuscito di mettere in scena attualità, teatro, giornalismo ed informazione. Un programma che non convince perché su temi di grande interesse annoia e allontana, ma che non vince perché non dice nulla di nuovo e quello che dice lo dice in modo prolisso, laterale, accennato. Insomma si parla senza dire, appoggiandosi a icone di belle persone che non sono più.

Un programma di cui non sentivo assolutamente nessun bisogno e che boccio senza appello. Saviano è ottimo giornalista e scrittore, Fazio è ottimo giornalista e anchor man. Nichi è il mio leader e il mio politico di riferimento (adesso confesso che subito dopo, tra i viventi, potrei mettere Fini). La Finocchiaro è sempre una brava attrice, Benigni dovrebbe seriamente ripensare il suo modo di essere attore.

Gli unici momenti veramente emozionanti sono stati la suora che legge le ragioni per costruire la moschea a Torino e le immagini di Falcone. Piuttosto poco per tutto il frastuono che ha accompagnato la trasmissione prima della sua messa in onda.