Archivio Mensile: giugno 2010

In risposta a Sansonetti

Sul Riformista di oggi, Piero Sansonetti si interroga con una serie di domande che rivelano una saggia e non immotivata preoccupazione:

Chiedo ai tanti compagni di strada che ho avuto in questi anni, ai professori che firmano appelli “antifascisti”, ai giornalisti di giornali militanti amici: voi che idea vi siete fatta? Voi credete normale o preoccupante che esistano pezzi di sinistra così vicini, per modi di pensare e di agire, allo squadrismo? Voi non temete che questo virus si estenda? Temo che nessuno mi risponderà.

Io, gli ho risposto così

Caro Sansonetti,
Sono Guido Allegrezza e, pur non avendo noi fatto molta strada insieme, mi permetto di rispondere alle tue domande. Io non ho sottoscritto il tuo appello per consentire la manifestazione di Blocco Studentesco a Roma, perché il diritto a manifestare, che è sacrosanto, deve essere messo sulla bilancia e pesato, ogni volta che qualcuno propone di manifestare.
Le testimonianze che mi arrivano dalle università mi fanno capire che Blocco costituisce un pericolo per gli studenti, per l’approccio aggressivo e violento che mette in campo. Si badi NON PER LE IDEE che vanno combattute sullo stesso piano, ma nelle pratiche. E’ per questa ragione che ho aderito all’appello dei docenti e degli studenti per non consentire loro di manifestare. E bene ha fatto la questura che ho consentito solo un sit-in invece del corteo.
Ma il fatto di non essere d’accordo con te e anche con l’amica Paola Concia, non mi porta certo ad innalzare le barricate verso di voi. Anzi. Condivido con te e con Paola la conoscenza di questa aggressività a sinistra che va chiamata con il suo nome: intransigenza fondamentalista. Probabilmente potremmo spendere anche la parola fascista, ma è un’etichetta che, contrariamente ad una insulsa pratica invalsa in parecchi ambienti, uso con molta parsimonia.
Sono una delle persone di sinistra, del movimento LGBTIQ, che ha organizzato con Casa Pound il dibattito fra Paola Concia ed un senatore del PDL proprio sul tema dei diritti e del movimento LGBTIQ. Un’iniziativa che nella vulgata è diventata la “visita” di Paola a Casa Pound  e che l’ha sdoganata. Un’operazione brillante di disinformazione, che ancora oggi e per chissà quanto tempo produce strascichi.
Pur appartenendo a SEL, non sono poche le occasioni di confronto (specie nel movimento LGBTIQ) nelle quali assaggio il sapore amaro dell’intolleranza, dell’ideologia fondamentalista, dell’intransigenza dei “duri e puri” della sinistra, unici custodi della verità che salverà il mondo.
Una brutta pratica che oltre a rischiare di “dilagare” fino all’epurazione (che però, siccome siamo di sinistra, anzi, compagni e pure un po’ ipocriti, non si può chiamare tale), nasconde a mio parere un disagio profondissimo, un pensiero perdente e che si rivela debole di fronte all’attualità.
Affibbiare l’etichetta dell’infamia ideologica è il mezzo più veloce e comodo per evitare l’analisi, la discussione, il confronto. E chi non si confronta e non si mette in gioco ha paura, paura di dover aprire gli occhi e di vedere la realtà per quel che è: la società i cittadini, i migranti, i giovani, i lavoratori, le persone anziane non danno ascolto alla sinistra, non hanno fiducia. E lo fanno, non perché sono persone stolte, annebbiate dal consumismo, incapaci di leggere la realtà, ma perché noi a sinistra non gli sappiamo dare nessuna risposta convincente. A meno che non pensiamo che idolatrare icone e teorie del passato possa veramente costituire la salvezza.
Per fortuna, io non la penso così. Personalmente, mi do da fare perché nasca una nuova sinistra, ancorata saldamente ai valori di giustizia, progresso, sostenibilità, equità, rispetto e laicità, scevra da marcature ideologiche, ma capace di ispirare fiducia ed essere forza di governo.
E tutto sommato direi che, pur non essendo sempre tutti d’accordo su tutto, finché c’è rispetto e dignità nella discussione e nelle pratiche della politica, alla fine penso proprio che si potrà fare, sempre che prima o poi non ci capiti qualche manganellatore con il guanto rosso invece che nero. Ma questa spero possa essere solo una metafora fumettistica.